Attualità

MASSIMO E MINIMO

m.r.La campagna elettorale si fa dura e Massimo Romano mostra i muscoli. Anziché condurre una campagna elettorale su cosa fare perché il Molise metta alle spalle 20 anni di “iorismo”, ha scelto come avversario Paolo Di Laura Frattura e i candidati della coalizione di centrosinistra.

Maschera l’insufficienza della proposta politica e amministrativa facendo le pulci uno ad uno ai candidati di Di Laura Frattura.

Così, in perfetta sintonia con il coordinatore regionale del PDL, il segretario socialista Marcello Miniscalco, diventa un delinquente matricolato, non per avere ammazzato qualcuno, neanche per essere scappato con i soldi della cassa, nemmeno per aver intascato una mazzetta o per aver usato l’auto del comune per farsi riportare a casa.

Ma per il solo fatto di aver negato, alla fine degli anni 90 quando era sindaco di Rocchetta al Volturno, una piazza che tre partiti contemporaneamente volevano per un comizio.

All’insegna del “basta al vecchio”, della lotta “alla vecchia casta” lui e i candidati delle liste che lo appoggiano invece di dire ai molisani come intendono governare la regione, provano a sedurre gli elettori con iniziative demagogiche e populiste.

Il fondatore di “Costruire democrazia”, alla pari di Berlusconi, prende un impegno con i molisani: abbattere i costi della politica. Però il diritto al vitalizio da consigliere regionale lo ha maturato.

In quanto al vecchio diventa difficile ignorare che lo stesso Romano è il rampollo di una famiglia politica democristiana di vecchia data, che proviene dall’UDC, che è stato eletto la prima volta in consiglio regionale con il partito di Tonino Di Pietro, che è stato coordinatore nazionale dei giovani dell’Italia dei Valori, che ha partecipato alle primarie del settembre del 2011, per la scelta del candidato presidente alla regione per il centro sinistra riportando la metà delle preferenze rispetto a Di Laura Frattura.

Oggi vuole rappresentare, contemporaneamente, Oscar Giannino con il suo neoliberismo, (dottrina economica che ha avuto grande impulso a partire dagli anni settanta, soprattutto ad opera del dittatore cileno Augusto Pinochet) e l’attuale sindaco di Napoli Luigi De Magistris che il suo capo, quando era magistrato a Catanzaro, definì “inaffidabile, incapace e del tutto inadatto al ruolo di pm”.

In tutto questo rancore nei confronti dei candidati nelle liste di centro sinistra è attivo anche Domenico Di Lisa, sostenitore della discontinuità e candidato nel listino di Romano, titolare di un vitalizio mensile di 1.700 euro e di una buonuscita di 36 mila e spicci euro per essere stato consigliere regionale dei comunisti italiani-verdi, predicatore del nuovo e della discontinuità. L’attuale sindaco di Roccavivara politicamente non è una novità. Proviene dal PCI, già dirigente regionale del Pds e componente della direzione nazionale del Pd, già in corsa per le primarie del PD del 2009, oltre essere stato consigliere regionale.

Tra i seguaci di Romano c’è anche Gianluca Cefaratti, sindaco di Campodipietra e presidente del consiglio provinciale di Campobasso eletto nella coalizione di centro-destra e già segretario provinciale di FLI.

Se questo e il “nuovo“, se questa è la discontinuità, le elezioni regionali del 24 e 25 febbraio prossimo ne sono l’applicazione massima con tutti i cambi di casacca, con tutti i riposizionamenti di cui sono piene le liste.

A cominciare da quelle in appoggio a Massimo Romano.

mader

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