Attualità

RIZZETTO (M5S): «COL PD SI DOVEVA TRATTARE»

rizzetto(Walter Rizzetto)

dal “Secolo XIX”

di Ilario Lombardo

Il deputato “grillino” Walter Rizzetto in un’intervista al “Secolo XIX”: «Non siamo all’asilo, non siamo bambini».

Il parlamentare friulano di M5s Walter Rizzetto nella vita fa il venditore. Conosce la gente, annusa gli umori. Sente che c’è qualcosa che sta sfuggendo di mano. Gli elettori che non capiscono, «non tutti perlomeno». Lo stallo istituzionale, il Movimento al 25% ma immobile sulle proprie posizioni: il rifiuto a oltranza di qualsiasi dialogo. Poi, il gruppo che per rimanere compatto sacrifica la libertà dei singoli a dire come la pensano. E adesso che Tommaso Currò ha parlato, la faida di chi lo considera un «traditore», e gli avvertimenti di chi cura la comunicazione a stare attenti a parlare con i giornalisti. Consigli che suonano come richiami. Allora Walter sbotta, e dice che «non siamo all’asilo, non siamo bambini». Rizzetto, di Tricesimo, Udine, uno che in passato ha votato An e Lega, «ma una sola volta», che viene da tutt’altra storia rispetto al Pd, e rispetto anche a Currò.

Cosa pensa dell’uscita del suo collega?

«Ha fatto bene. Una persona è libera di esprimere il proprio dissenso, di avere le proprie idee diverse dagli altri, e non deve avere paura di dichiararlo».

Altri del M5S invece la pensano diversamente. Lo considerano un elemento estraneo e dallo staff della comunicazione arrivano disposizioni di tacere se non sono interviste concordate, per evitare, di «danneggiare il Movimento»…

«È questo atteggiamento che danneggia il Movimento, invece. Questa paranoia asfissiante sull’informazione, gli sguardi sospetti tra di noi. Ci stiamo facendo del male, e se ora se la prenderanno con Tommaso, lo emargineranno, sarà solo l’ennesimo errore. Aria di caccia alle streghe, non mi piace»

Ma lei la sostiene come Currò, che un confronto con il Pd è, o era, necessario?

«Io dico: guardiamoci intorno, guardiamo dove siamo arrivati e in quanti. Qui ragionano come se non fossimo in Parlamento, e fossimo ancora in un meet up. Abbiamo la responsabilità di lavorare, di far funzionare le istituzioni. Sì, credo che abbia ragione Tommaso, che impuntarsi sul dire no a ogni costo, non serve a noi e non serve all’Italia».

Lei quando si è votato per decidere se aprire o meno a Pierluigi Bersani è stato tra gli astenuti. Adesso aprirebbe un dialogo con il Pd?

«Siamo nel Palazzo: bene, mettiamoci in gioco. È la politica, e non dobbiamo avere paura di pronunciare questa parola. Ce lo chiede una parte dell’elettorato, non possiamo restare indifferenti. Altrimenti cosa ci stiamo a fare? Se uno come Bersani, uno con una storia politica di 20 anni alle spalle, e che certo non è uno sprovveduto, ha fatto tutti quei passi in avanti, ci ha dato segnali concreti, ha passato l’iniziativa nelle nostre mani, almeno gli dobbiamo portare rispetto. Vediamo cosa ha da dire, cerchiamo punti di contatto. Invece ha prevalso la chiusura».

Cosa avrebbe fatto lei?

«Avrei cercato una mediazione»

Per ottenere?

«Dei ministeri. Faceva il premier, alle nostre condizioni, e intanto ci sedevamo nel governo e iniziavamo seriamente a lavorare. Ci potevamo dare una possibilità. E lo dice uno che sulla fiducia a Bersani ha votato no. Però, le cose sono cambiate»

Ma il nodo è quello, la fiducia: come si fa?

«Ci sono tanti modi, tattiche di aula, uscire per abbassare il quorum. Qualcosa si escogita. Il punto è che abbiamo deciso di voltarci dall’altra parte».

Lei viene dall’elettorato di centrodestra. Non sentirebbe disagio a lavorare con Bersani?

«Non mi potranno certamente accusare di connivenza con il Pd o Sel. Deve far pensare che proprio uno come me è disposto a cercare un accordo con Bersani. Il M5S è trasversale. Mettiamoci tutti in testa che destra e sinistra non esistono più».

Bersani è ancora lì che aspetta, comunque.

«Ormai il tempo è scaduto, non si torna indietro. Credo che il destino del M5S sia all’opposizione».

mader

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