BERLUSCONI – 24 LUNGHI ANNI NELLE AULE DI TRIBUNALE

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Dalla P2 al processo Mediaset – Assoluzioni, prescrizioni, condanne, accuse: tutta la controversa storia giudiziaria del Cavaliere.

Berlusconi si iscrive alla loggia massonica P2 il 26 gennaio 1978 ma, negando la sua partecipazione alla P2, ha ammesso in tribunale di esserne stato iscritto. Dichiarò: «Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo. Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata chiesta». Per queste dichiarazioni, il pretore di Verona ha avviato un procedimento per falsa testimonianza nei confronti di Berlusconi. L’ex presidente del Consiglio è stato però prosciolto in fase istruttoria perchè il fatto non costituisce reato.

Il proscioglimento è stato successivamente impugnato dal sostituto procuratore generale Stefano Dragone, e la Corte d’appello di Venezia ha avviato un nuovo procedimento, e ha stabilito, al termine, che «Berlusconi, deponendo davanti al Tribunale di Verona nella sua qualità di teste-parte offesa, ha dichiarato il falso» ma che «il reato attribuito all’imputato va dichiarato estinto per intervenuta amnistia».

Silvio Berlusconi è stato accusato di concorso in corruzione per aver pagato, tra 1989 e 1994, delle tangenti a ufficiali della Guardia di finanza perché chiudessero un occhio sulle verifiche fiscali a quattro delle società di Fininvest: Videotime, Arnoldo Mondadori Editore, Mediolanum e Tele+. Il processo inizia il 17 gennaio 1996. Il 19 ottobre 2001 la Corte di Cassazione assolve l’imputato «per non aver commesso il fatto».

Tuttavia, Il 25 febbraio 2010 quando la corte di Cassazione emette una sentenza nell’ambito del processo Mills, dichiara che l’avvocato David Mills fu corrotto per testimoniare il falso nel processo sulle tangenti alla Guardia di Finanza, favorendo l’assoluzione di Berlusconi.

Il 12 luglio 1996 Silvio Berlusconi viene rinviato a giudizio per i reati di finanziamento illecito a un partito politico e falso in bilancio aggravato. Il processo inizia il 21 novembre 1996 ma Il 17 giugno 1998, pochi giorni prima dalla sentenza di primo grado, il processo viene diviso in due tronconi a causa della violazione di legge commessa dalla magistratura requirente (non aveva permesso alla società Fininvest di partecipare al processo in qualità di parte offesa per l’accusa di falso in bilancio aggravato). Il 22 novembre 2000 la Corte di Cassazione conferma la sentenza d’Appello emessa il 26 ottobre 1999, e dichiara il proscioglimento dell’imputato per intervenuta prescrizione del reato.

Il processo viene dunque diviso in due tronconi: All Iberian 1, che indaga sulla presunta violazione della legge sul finanziamento dei partiti politici: tra il gennaio 1991 e il novembre 1992 Silvio Berlusconi avrebbe versato illecitamente 22 miliardi di lire al Partito Socialista Italiano di Bettino Craxi, utilizzando fondi occulti di Fininvest. Il processo All Iberian prende il nome dalla società dietro cui – hanno sostenuto molti testimoni – si celava proprio Fininvest.

All Iberian 2, per la parte relativa al falso in bilancio, viene azzerato e rincomincia nel febbraio 2001.

Berlusconi è accusato di comportamenti illeciti nelle operazioni d’acquisto della società Medusa cinematografica per non aver messo a bilancio 10 miliardi di lire. In primo grado è stato condannato a 1 anno e 4 mesi per falso in bilancio, poi condonati. In appello, nel 2000, Berlusconi viene assolto per non avere commesso il fatto.

La sentenza viene confermata dalla quinta sezione penale della Cassazione nel 2001, che ha dichiarato inammissibile il ricorso avanzato dal sostituto procuratore di Milano, in quanto per la sua ricchezza Berlusconi potrebbe non essere stato al corrente dei fatti contestati.

Il dibattimento del processo di primo grado All Iberian 2 riprende il 22 febbraio 2001. Secondo l’accusa, tra il 1989 e il ’96 un miliardo di euro era transitato nel conto All Iberian della Fininvest per operazioni illecite come la corruzione di magistrati, operazioni finanziarie al di fuori delle regole dei mercati e finanziamento ai partiti tra i quali il Psi di Bettino Craxi.

Il 26 settembre 2005 Silvio Berlusconi viene assolto perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato. A rendere la condotta di Berlusconi non più perseguibile fu la nuova normativa in materia di falso in bilancio, con gli articoli 2621 e 2622 del codice civile riscritti nell’ambito della riforma del diritto societario, approvata dal Parlamento sotto il governo presieduto da Berlusconi.

Nel gennaio del 1999 Berlusconi viene accusato di appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio (doppio) per l’acquisto dei terreni intorno alla sua villa di Macherio (Monza Brianza). L’accusa partiva da un condono tributario ottenuto dal venditore della tenuta di Macherio, Agostino Erba, che nel 1992 denunciò al fisco di aver incassato “in nero” quattro miliardi e mezzo.

Nell’operazione erano coinvolte due società immobiliari del gruppo Fininvest. In primo grado Silvio Berlusconi viene stato assolto dai reati di appropriazione indebita e di frode fiscale, mentre per le due imputazioni di falso in bilancio contestate dal pm Francesco Saverio Borrelli è scattata la prescrizione. In appello, nell’ottobre de 1999, è confermata l’assoluzione per il reato di frode fiscale e per uno dei due falsi in bilancio; per l’altro invece è stata concessa l’amnistia come conseguenza del condono fiscale del 1992. Il condono fiscale del 1992 ha cancellato infatti anche i falsi in bilancio connessi, cioè realizzati per coprire le evasioni che venivano però perdonate con l’autodenuncia.

Berlusconi viene indagato, nel gennaio del 1995, per il reato di falso in bilancio, perpetrato attraverso il versamento “in nero” di una decina di miliardi di lire dalle casse della squadra di calcio del Milan a quelle del Torino per l’acquisto del giocatore Gianluigi Lentini. Secondo l’accusa, i bilanci della società Milan sarebbero stati “fraudolentemente falsificati” negli anni 1993 e 1994.

Silvio Berlusconi e il fratello Paolo sono stati accusati di falso in bilancio e appropriazione indebita relativi ai bilanci Fininvest dal 1988 al 1992. Nei bilanci della società della famiglia Berlusconi, l’acquisto di diritti tv sarebbe stato esposto a valori superiori al reale per creare “fondi neri”.

Secondo il giudice, Fininvest avrebbe usato (dal 1989 al 1996) 65 società estere per movimentare e accantonare, fuori bilancio, circa 1550 miliardi di lire. Parte dei fondi neri sarebbero stati usati per operare in Borsa sui titoli Rinascente, Standa, Mondadori e Sbe (aggirando gli obblighi di informativa all’autorità di controllo), per coprire perdite del Milan e per liquidare pagamenti riservati a Craxi, Previti e Squillante.

Il processo nasce dall’acquisizione da parte di Berlusconi della maggioranza della Arnoldo Mondadori, editore di La Repubblica, dopo la vendita delle quote dei Formenton (eredi di Mondadori) alla Fininvest. Carlo De Benedetti, che possedeva le restanti quote con la Cir, decide di ricorrere a un lodo arbitrale per stabilire se i Formenton potessero o no vendere le quote alla Fininvest e se il precedente contratto di vendita che i Formenton avevano sottoscritto con De Benedetti dovesse invece avere seguito. A decidere viene chiamato un collegio di tre arbitri, scelti da De Benedetti, i Formenton-Mondadori e la Corte di Cassazione, che stabiliscono che le azioni Mondadori devono tornare alla Cir. Berlusconi non si dà per vinto, impugna il lodo arbitrale davanti alla Corte d’appello di Roma. La sentenza annulla il verdetto precedente e consegna di nuovo le azioni Mondadori in mano alla Fininvest.

Nel 1995 la magistratura comincia a indagare sulla sentenza. Stefania Ariosto testimonia che i giudici che avevano emesso la sentenza erano amici di Cesare Previti, avvocato di Fininvest. Le indagini si concentrano sui movimenti bancari della società offshore “All Iberian” di Silvio Berlusconi, dalla quale erano partiti bonifici verso Previti e a sua volta verso Attilio Pacifico, altro avvocato Fininvest, che avrebbe consegnato il denaro a uno dei giudici.

Il processo si divide in due tronconi. Quello civile, che riguarda il danno economico subito dalla Cir, per il quale nel luglio 2011 Berlusconi viene condannato in appello a risarcire Carlo De Benedetti. E quello penale, che riguarda la corruzione e le tangenti che sarebbero state consegnate ai giudici per l’emissione di una sentenza positiva, nel quale Berlusconi è stato prosciolto per prescrizione dopo la rimodulazione dell’accusa da corruzione in atti giudiziari in corruzione semplice e la concessione delle attenuanti generiche.

Il processo Sme risale al 1985, con la mancata vendita della Sme (comparto agroalimentare dell’Iri) alla Cir di Carlo de Benedetti. Nel 1985 Romano Prodi, allora presidente dell’Iri, raggiunse un’intesa con Carlo de Benedetti. L’Iri avrebbe ceduto la partecipazione in Sme al 63% a Carlo de Benedetti per 500 miliardi circa.

Dopo che il ministro delle Partecipazioni statali, Clelio Darida, democristiano, incaricò l’Iri di eseguire un esame comparativo delle tre nuove offerte intervenute, delle quali una della Iar (Barilla, Ferrero, Fininvest), Giuliano Amato, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, e Romano Prodi dichiararono allora che l’accordo con Buitoni (De Benedetti) non era vincolante, perché mancavano le autorizzazioni ministeriali. De Benedetti si rivolse al Tribunale di Roma ma i giudici, presieduti da Filippo Verde, gli diedero torto.

Il processo Sme parte il 9 marzo 2000 al Tribunale di Milano dal sospetto che la Corte di Roma fosse stata influenzata attraverso il versamento di tangenti da parte di Silvio Berlusconi (proprietario della Fininvest), al giudice Filippo Verde e al giudice Renato Squillante che, come capo dei Gip, svolgeva la sua attività solo in campo penale, e agli avvocati Cesare Previti e Attilio Pacifico. Dopo un lungo iter processuale, il 30 novembre 2006 la Corte di Cassazione annulla le sentenze emesse dal Tribunale di Milano.

Silvio Berlusconi viene assolto in Cassazione sia dal reato di corruzione giudiziaria per la mancata vendita della Sme, sia dal reato di falso in bilancio perché non più previsto come reato (è stato depenalizzato nel 2002 dal governo Berlusconi).

Il capitolo Sme 2 viene separato dal troncone principale – quello in cui Berlusconi è stato assolto dall’accusa di corruzione in atti giudiziari – perché i giudici si rivolgono alla Corte europea per chiedere di valutare la corrispondenza tra la normativa italiana sul falso in bilancio e le direttive comunitarie. La Corte europea decide di non entrare nel merito della legislazione nazionale.

L’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi viene accusato di corruzione in atti giudiziari per aver pagato la falsa testimonianza dell’avvocato inglese David Mills nei processi sulle tangenti alla Guardia di Finanza e All Iberian. Le false testimonianze di Mills sarebbero state pagate da Berlusconi 600mila dollari.

Nell’agosto del 2008 il Parlamento approva il lodo Alfano, che imponeva la sospensione dei processi penali nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato. Il processo nei confronti di Berlusconi, dunque, viene sospeso fino al 7 ottobre 2009, quando la Corte costituzionale dichiara il lodo Alfano incostituzionale, mentre il processo nei confronti di Mills prosegue regolarmente.

Nel febbraio del 2009 Mills viene condannato in primo grado dal Tribunale di Milano a 4 anni e 6 mesi per aver ricevuto i 600mila dollari e per aver testimoniato due volte il falso. La sentenza viene confermata dalla Corte d’Appello nell’ottobre del 2009. L’anno successivo, nel 2010, la Corte di Cassazione dichiara prescritto il reato contestato a Mills, condannandolo al pagamento di 250mila euro per danno all’immagine dello Stato, oltre al pagamento delle spese processuali.

Il 25 febbraio 2012 anche Silvio Berlusconi viene prosciolto per intervenuta prescrizione. Secondo le motivazioni del dispositivo della sentenza, le prove presentate dall’accusa sarebbero comunque state insufficienti per una sentenza di condanna.

La compravendita dei diritti di film americani da parte di Mediaset avveniva, secondo l’accusa, in modo illegale: la tv non li comprava direttamente ma da società offshore che a loro volta li cedevano ad altre società gemelle, facendo lievitare il prezzo a ogni passaggio. La differenza tra il valore reale e quello finale consentiva di mettere da parte fondi neri. Berlusconi avrebbe intascato fondi neri, senza pagarvi le tasse e frodando i propri azionisti.

Il 18 giugno 2012 i pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro chiedono al giudice una condanna di 3 anni e 8 mesi per frode fiscale di 7,3 milioni di euro. Il 26 ottobre 2012 i giudici del Tribunale di Milano condannano Silvio Berlusconi a quattro anni di reclusione, più l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici e l’interdizione per tre anni a contrattare con la pubblica amministrazione.

Nel novembre 2012 i legali di Silvio Berlusconi depositano il ricorso in appello. L’8 maggio 2013 la Corte d’Appello di Milano ha confermato la condanna di 4 anni di reclusione, 5 anni di interdizione dai pubblici uffici e 3 anni dagli uffici direttivi.

Il primo agosto 2013 arriva la sentenza definitiva della Cassazione: conferma della condanna d’appello a quattro anni di reclusione e rinvio dell’interdizione dai pubblici uffici alla Corte d’Appello di Milano per rideterminare la pena. Dei quattro anni di condanna, tre saranno coperti da indulto. Silvio Berlusconi potrà decidere se passare l’anno di condanna agli arresti domiciliari, oppure chiedere l’affidamento ai servizi sociali.

Si tratta di un filone del processo sulla compravendita dei diritti televisivi. Nell’ottobre 2005 la Guardia di Finanza perquisisce gli uffici della Mediatrade spa, società controllata del Gruppo Berlusconi per l’acquisto dei diritti tv, scoprendo ingenti trasferimenti di denaro della Wiltshire Trading – società intestata al regista egiziano Frank Agrama – a favore di conti svizzeri di personaggi Mediaset.

Il filone nasce dalla testimonianza di un ex dirigente Paramount, Bruce Gordon, che definisce Agrama come «agente di Berlusconi» e «rappresentante Fininvest».

Nell’aprile del 2010 viene chiesto il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi per appropriazione indebita e frode fiscale. Il Gup di Milano proscioglie Silvio Berlusconi da tutte le accuse “per non avere commesso il fatto”. Nel maggio 2012 la Seconda sezione penale della Cassazione conferma il proscioglimento per Berlusconi.

Le accuse riguardano i fatti della sera del 27 maggio 2010, quando una diciassettenne marocchina, Karima El Mahroug detta Ruby Rubacuori, viene accompagnata presso la Questura di Milano per una identificazione. La prostituta brasiliana Michelle Conceicao, che ospitava Ruby a casa sua, telefona a Berlusconi per avvertirlo. Berlusconi a questo punto avrebbe contattato il Capo di Gabinetto della Questura perché Ruby venisse affidata a Nicole Minetti e non a una comunità per minorenni.

Il 21 dicembre del 2010 Berlusconi viene  indagato dalla Procura di Milano per concussione in quanto secondo l’accusa abusò della sua “qualità” di presidente del Consiglio per esercitare una indebita pressione sui funzionari della Questura di Milano per coprire il reato più grave di prostituzione minorile. La difesa sostenne che la telefonata alla Questura era stata fatta perché Berlusconi credeva si trattasse della nipote dell’allora presidente egiziano Mubarak e che quindi con quella telefonata avrebbe evitato un incidente diplomatico con l’Egitto.

Il 15 febbraio 2011 Silvio Berlusconi viene rinviato a giudizio con rito immediato. Il 5 aprile 2011 la Camera vota a favore della richiesta di sollevare un conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale, che rigetta le richieste nel febbraio del 2012.

Il 24 giugno 2013, Berlusconi è condannato in primo grado a 7 anni di carcere (concussione per costrizione invece che per induzione come ipotizzato dall’accusa) e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Il 7 febbraio del 2012 Silvio Berlusconi viene rinviato a giudizio con l’accusa di avere reso pubbliche delle intercettazioni protette dal segreto d’ufficio effettuate durante le indagini riguardanti la scalata alla Bnl tentata dall’Unipol (gruppo assicurativo guidato in quel periodo da Giovanni Consorte) nel 2005.

Le trascrizioni di queste intercettazioni riportano una conversazione avvenuta tra Consorte e Piero Fassino, che sembrava fare intendere che la scalata era stata appoggiata anche politicamente dal suo partito. 7 marzo 2013: Silvio Berlusconi condannato a un anno di reclusione e al pagamento di 80000 euro, insieme al fratello Paolo, come risarcimento danni in favore di Piero Fassino.

Il procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli chiede un anno di reclusione per Berlusconi con l’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio, mentre per il fratello Paolo Berlusconi vengono chiesti tre anni e tre mesi per concorso in rivelazione di segreto d’ufficio e ricettazione

Nella sentenza di primo grado, emessa il 7 marzo 2013, Berlusconi viene condannato a un anno di reclusione e al pagamento di 80mila euro, assieme al fratello Paolo Berlusconi, quale risarcimento danni in favore di Piero Fassino, più le spese processuali di 10mila euro.

Nel febbraio del 2013 Berlusconi viene indagato per corruzione e finanziamento illecito ai partiti dalla Procura di Napoli. L’accusa è di aver corrotto nel 2006 (con 3 milioni di euro) il senatore Sergio De Gregorio per favorire il suo passaggio nel Popolo delle Libertà. Insieme a Berlusconi sono indagati anche Valter Lavitola e Sergio De Gregorio.

da linkiesta

mader

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