PESCE “RIVITALIZZATO”, MOZZARELLE ADULTERATE, PASTA CONTRAFFATTA

cibo contraffatto

di: Ferruccio Pinotti per Sette

“Il cibo italiano è sotto attacco: adulterato, copiato, trasformato in veleno da sostanze dannose, oggetto di giganteschi interessi da parte delle agromafie (il cui giro d’affari è stimato da Coldiretti in 13 miliardi di euro), svilito da aziende senza scrupoli con la complicità di una grande distribuzione anch’essa infiltrata, talvolta, da organizzazioni criminali. L’agroalimentare italiano vale il 15% del Pil e muove ogni anno 245 miliardi di euro, tra consumi, export, distribuzione e indotto. Ma per quanto l’Italia si vanti di avere una delle migliori legislazioni al mondo (un conto però sono le norme, un altro la loro applicazione e la repressione dei reati connessi) questo comparto, centrale per la ripresa – l’unico a crescere e a produrre occupazione – è a rischio per lo svilupparsi dell’interesse attorno al business della sofisticazione alimentare.

Un affare planetario: la crescita della popolazione globale, stimata in quasi 9 miliardi di persone al 2040 contro gli attuali 7, determina una domanda crescente di prodotti alimentari. Questa domanda però rischia di non essere soddisfatta a causa della riduzione dei terreni agricoli a vantaggio dell’urbanizzazione. In questa piega d’ombra si muovono i trafficanti internazionali di alimenti. Le frodi alimentari sono forzature chimiche sui prodotti gastronomici, sapori contraffatti ad arte in laboratorio. In un’economia dove solo profitti e fatturati fanno la differenza, si propinano alchimie alimentari studiate a tavolino, con disprezzo del gusto e del territorio di provenienza, ma soprattutto della salute, con un occhio rivolto solo ed esclusivamente agli strabilianti guadagni che si possono originare da un tale commercio.

La casistica è vastissima: si va dalle mozzarelle “blu” alla pasta con grano “truccato” dell’Est europeo, dai mirtilli con l’epatite al pesce con cadmio e mercurio. L’aggressione interna ed esterna si intensifica: ma come si sta difendendo davvero il sistema Italia?

Il tema della tracciabilità richiamato dal ministro e dall’esperto dell’Iss è sottolineato anche dal settore privato da un esperto di tracciabilità come Andrea Secci, un lungo passato nella Coop e nella grande distribuzione organizzata, che spiega: «Stiamo lavorando, insieme all’università di Tor Vergata, a un sistema avanzatissimo di tracciabilità dell’origine dei prodotti: è evidente che il vero fronte di lotta è questo, le etichette non bastano, spesso non dicono nulla, non garantiscono né il consumatore né il produttore nel difficile confronto sui mercato internazionali. La ricerca italiana deve porsi all’avanguardia tecnologica su questo fronte, se vuole sostenere questo comparto chiave». Uno sguardo comparato viene da un top manager con esperienze in Coop, Galbani e Danone, l’amministratore delegato di un’azienda tedesca, Meggle Italia, Roberto Bechis: «In Germania le grandi aziende hanno più attenzione al livello organolettico, la credibilità è fondamentale e i consumatori si passano le informazioni ancor più che in Italia. Serve più chiarezza sulla filiera dei prodotti. Da parte della Gdo e dei buyer delle grandi catene spesso c’è troppa attenzione al prezzo e poca alla qualità dei prodotti». Bechis denuncia che il problema delle frodi «tocca anche il biologico: il problema è che ogni volta che facciamo un acquisto facciamo una scelta sempre più etica e “politica”. E ognuno di noi deve divenire un attore responsabile del sistema». Vero: la ripresa del sistema Italia, dopo i fallimenti della finanza malata, riparte proprio dal settore alimentare e dell’agricoltura.

Articolo originale su: Sette – Corriere della Sera

mader 

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