MUNNEZZA’S TOUR II / CASTELMAURO: CHERNOBYL MOLISANA

rifiuti radioattivi di Castelmauro

di: Maria Cristina Giovannitti per mxpress.eu

Continuando il viaggio nei siti molisani ad alto inquinamento, questa volta sotto la lente d’ingrandimento c’è Castelmauro, un piccolo borgo di neanche 1700 abitanti, a metà strada tra Termoli e Campobasso, conosciuto soprattutto per il suo Osservatorio Astronomico, una struttura tra le più avanzate e moderne del Molise e d’Italia. Un luogo tranquillo se non fosse che il centro storico è stato trasformato per ben 30 anni in una piccola Chernobyl.

Il caso Castelmauro inizia nel 1980 quando il fisico nucleare Quintino De Notaris comincia ad accumulare nella sua casa nel centro del paese migliaia di fusti radioattivi. Con la sua ditta Canrc – (Centro Applicazioni Nucleari, radiazioni e controlli), con sede a Termoli – De Notaris ha un contratto con l’Ospedale Cardarelli di Campobasso.
Nel 1979 il fisico nucleare ottiene il nullaosta per la detenzione di sostanze radioattive, autorizzazione firmata dal medico provinciale Ermanno Sabatini. Così tra il 1980 ed il 1987, anziché smaltire questi rifiuti tossico-nocivi in appositi siti, il fisico nucleare ha già raccolto, con l’aiuto di un dipendente, ben 4 mila carichi radioattivi nella sua casa tra cui carbonio 14, trizio, cromo 51 ed altri rifiuti ospedalieri che creano infezioni biologiche. E proprio negli anni in cui il fisico accumula indisturbato, a sedere sulla poltrona di primo cittadino del paese è Giuseppe De Notaris, suo fratello.
La gran quantità di sostanze tossiche ha portato negli anni a diverse operazioni di perquisizione che, però, a quanto pare, hanno risolto poco o nulla.

Nel 1984

Centro Applicazioni Nucleari, radiazioni e controlli

, fisico incaricato dalla Usl di Termoli, perquisisce casa De Notaris, rilevando i rifiuti radioattivi. Nel 1987 il dott. Ciro Candela, ispettore Enea, accerta la presenza di 4 mila fusti ammassati senza nessuna misura preventiva nella cantina. Tutto fermo per quasi un decennio fino a quando, nel 1995, la Digos di Campobasso e il dottor De Cristofaro, fisico del Crr-Pmp, scoprono un locale murato, una sorta di stanza segreta in cui c’erano fusti colmi di altre sostanze sospette. Caso strano è che dei 4 mila fusti scoperti, dopo alcuni anni, se ne contano “solo” 1833. Che fine hanno fatto gli altri 2167 bidoni?
Quintino De Notaris, secondo un testimone, avrebbe portato i fusti anche a casa del suocero che, in vista di una perquisizione, li avrebbe “nascosti” facendosi aiutare da un agricoltore del posto (primonumero.it). Sempre secondo il testimone, i barili sarebbero stati svuotati, dispersi nelle campagne ed usati come vasi e abbeveratoi per le mucche, decedute improvvisamente appena due giorni dopo.

A distanza di due anni la Regione Molise stanzia 1 miliardo e 223 milioni di vecchie lire per la bonifica, soldi che non sono mai arrivati, secondo quanto viene specificato anche nell’ interrogazione parlamentare (parlamento16.openpolis.it). Nel 2000 il Tar Molise emette un’ ingiunzione per rimuovere i fusti radioattivi mentre solo dopo due anni l’Arpa Molise riscontra un alto tasso d’inquinamento: il campo di radiazione esterna è superiore alla media. Il 18 ottobre del 2000, l’allora presidente della Regione Michele Iorio emana un decreto a Quintino De Notaris per lo smaltimento urgente delle sostanze nocive, tutto a spese del fisico. Questo non avviene e  De Notaris muore nel 2007 a Cuba, cosicché nel novembre 2009 la bonifica della casa del fisico di Castelmauro viene pagata dallo Stato italiano. Sul caso Castelmauro indaga la Procura di Larino che non esclude, oltre l’iniziativa personale, una connessione con l’ecomafia. E’ lo stesso Procuratore Magrone, avendo raccolto alcune testimonianze, a tenere aperta anche la possibilità che la camorra si sia infiltrata in questo caso ambientale.

Ammassi di scorie radioattive che hanno reso questo ridente borgo una piccola Chernobyl, ben 30 anni di traffico illecito pagato, in primis, dai cittadini. Una situazione conosciuta molto bene dalla Regione Molise, ancor prima delle recenti rivelazioni del boss Carmine Schiavone.

mader

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