MOLISE E TUMORI

tumori

L’Istituto Superiore di Sanità e l’Enea hanno svolto uno studio epidemiologico tra la popolazione del polo industriale di Termoli.

Il lavoro è stato sviluppato dal gruppo, composto da: Stefania Trinca, Luciana Cossa e Pietro Comba (Dipartimento di Ambiente e Connessa Prevenzione Primaria, Istituto Superiore di Sanità);  Pierluigi Altavista, Alessandra Binazzi, Marina Mastrantonio e Raffaella Uccelli (Sezione di Tossicologia e Scienze Biomediche, ENEA);  Marcella Stumpo e Nicola Rocchia   (Fondazione Lorenzo Dilani;  Nicola Vanacore (Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità).

I risultati di questa ricerca relativa alla mortalità specifica nei comuni di Termoli, Campomarino, Guglionesi, Portocannone, San Martino in Pensilis, Petacciato, San Giacomo degli Schiavoni e Ururi, che insistono su aree industriali o contaminate.

Utilizzando la Banca Dati Epidemiologica dell’ENEA, è stata studiata nell’area in esame la mortalità per 35 cause di morte relativa agli anni 1980-2001. Sono stati stimati i Rapporti Standardizzati di Mortalità (SMR) con i corrispondenti Intervalli di Confidenza (IC) al 95% utilizzando come riferimento la mortalità della popolazione residente nella Regione Molise.

Per i tumori totali, quelli polmonari e per le malattie del sistema respiratorio è stata inoltre studiata e rappresentata graficamente l’evoluzione temporale della mortalità mediante i Tassi Standardizzati Diretti (TSD) e i relativi intervalli di confidenza, usando come riferimento la struttura per classi di età quinquennali della popolazione italiana al censimento del 1991.

I risultati dell’indagine che si trovano, da pagina 185 a pagina 190, del documento dell’Istituto Superiore di Sanità da titolo “Indagini epidemiologiche nei siti inquinati: basi scientifiche, procedure metodologiche e gestionali, prospettive di equità”, che dettagliatamente trovate qui, in conclusione precisano:

“In conclusione l’osservazione di una elevata mortalità per alcune cause soprattutto tumorali, alla cui eziologia possono contribuire fattori di rischio occupazionali e ambientali, in un territorio già individuato come sito di interesse nazionale, rende necessario l’approfondimento delle conoscenze attraverso l’ulteriore esame dei flussi informativi sanitari e ambientali e, in prospettiva, la conduzione di indagini sul campo. Questo significa, in primo luogo, superare i limiti inerenti agli studi di mortalità attraverso l’utilizzo dei dati relativi al sistema informativo dei ricoveri ospedalieri, che consente di osservare anche le patologie non letali (37).

Per quanto riguarda il disegno dello studio da adottare, si rinvia a Comba e Fazzo del medesimo Rapporto. In estrema sintesi si può comunque affermare che l’incremento dei tumori nasali e dei mesoteliomi pleurici suggerisce un approccio basato sul metodo degli eventi sentinella. Per conoscere il profilo completo della mortalità e morbosità nei vari comparti produttivi, è opportuno valutare se sussistano i requisiti per la pianificazione e conduzione di studi di coorte.

Oltre alla problematica del rischio professionale, va naturalmente preso in considerazione anche il possibile impatto sanitario associato alle esposizioni ambientali soprattutto nelle porzioni di territorio maggiormente interessate dalla presenza delle forzanti ambientali studiate. In questo contesto, disponendo di specifica cartografia digitalizzata ad un livello di dettaglio superiore (sezioni di censimento, carta tecnica regionale, idrografia superficiale e sotterranea, orografia, ecc.) e di dati chimico-fisici sulle matrici ambientali (acqua, aria, suolo), sarà possibile realizzare mappe di diffusione spaziale del rischio per definire eventuali aree di esposizione (38). Va inoltre pianificata l’analisi della distribuzione spaziale di alcune patologie a livello subcomunale con l’obiettivo di stimare le eventuali associazioni fra le esposizioni ambientali e la distribuzione geografica di alcune delle patologie in eccesso (39, 40).

Tutto questo naturalmente richiede un quadro istituzionale coeso, nel quale le strutture centrali, regionali e locali competenti in materia di ambiente e salute cooperino per comporre un quadro organico delle conoscenze. A questo processo dovranno partecipare attivamente le organizzazioni espressione della società civile che hanno operato localmente per l’avvio di un ciclo di studi scientifici finalizzati alla tutela della salute e della qualità ambientale.

Quest’ultimo punto è oggi ampiamente condiviso dalla letteratura internazionale (41-43).

Su questa base potrà essere impostato un corretto processo di comunicazione del rischio, fondato su concetti e metodi intorno ai quali è oggi consolidato il consenso di quanti operano nel settore ambiente e salute a livello internazionale e nazionale (44-46). Potrà in particolare essere chiarito che lo studio epidemiologico in un sito inquinato, oltre a contribuire all’individuazione delle priorità per il risanamento, rappresenta un contributo ancorché limitato al perseguimento dell’obiettivo dell’equità nella distribuzione dei rischi, e in prospettiva pone le basi per la verifica dell’efficacia degli interventi di miglioramento della qualità ambientale.”

Tutto questo senza un registro dei tumori.

mader

Annunci
Post a comment or leave a trackback: Trackback URL.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: