“I PROFESSIONISTI DEL NO” NEL MOLISE PRECARIO

stoprecarita

In Molise su 3 aziende che chiudono (commercio, servizi, artigianato, industria o agricoltura che sia) una appartiene all’ultima categoria. Un terzo delle imprese dell’intero settore produttivo appartiene all’agricoltura. Dato, peraltro, in linea con quello nazionale dove l’agricoltura è il settore con le perdite maggiori.

Le piccole e medie aziende agricole sono costrette ad arrendersi ad una crisi economica che medio e lungo termine non hanno lasciato e non lascia scampo. La remunerazione dei prodotti agricoli non copre neanche i costi di produzione.

Alla crisi in agricoltura si somma la crisi più generale degli altri settori produttivi, dove 3 giovani molisani su 4 non hanno uno straccio di lavoro e il quarto spesso è sfruttato da precario e dove a 50 anni si sta a casa perché l’azienda, presso cui si lavorava, ha chiuso.

L’unica possibilità, oltre le check list della regione, l’offerta della Granarolo.

Una stalla supermoderna, in Basso-Molise, al confine con la Puglia, dove svezzare le piccole manze. Non il massimo, ma pur sempre qualcosa.

30, 40 forse 50 posti di lavoro, sputaci sopra, di questi tempi. Invece, entrano in campo i “professionisti del no”, quelli che un posto di lavoro lo hanno, una pagnotta a casa la portano e per questo ci sputano sopra. Quelli che sono contrari a prescindere, tuttologi a tempo pieno che per professione mettono il naso, è proprio il caso di dirlo, su tutto o quasi.

Per costoro l’allevamento non si deve fare perché i piccoli di mucca puzzano e inquinano dopo la digestione e con l’organo olfattivo tutto questo si percepisce.

Meglio costruire palazzi, meglio cementificare, li almeno la puzza resta confinata tra le mura di casa.

I giovani che sono costretti ad andarsene via, Le aziende che chiudono, le famiglie alla fame, i giovani costretti ad andare all’estero, disperati e avviliti non puzzano. Le distese di impianti fotovoltaici, che hanno sostituito il grano, i girasoli gli ortaggi, che tra qualche anno dovranno essere smaltiti, spettrali prodotti incommestibili neanche puzzano. Tutti i pali eolici che hanno sostituiti gli alberi di olivo, le viti, e la frutta, i boschi, neppure loro puzzano. Tutti i veleni che la camorra ha interrato per l’intero territorio regionale, quelli non inquinano e non puzzano e soprattutto non ci portano il cancro.

Se questo è il problema di qualcuno perchè buttare all’aria una opportunità.

Meglio la puzza di vacca, che morire di stenti o di male incurabile e chi vuole può tenersi la puzza al naso.

mader

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