LA VERDURA ITALIANA VIENE DALLA MONTAGNA DEI RIFIUTI TOSSICI

campo-avvelenato

di Regina Kerner

Proprio in Campania, dove da generazioni prosperano le colture di frutta e verdura, la mafia e la politica conducono un affare particolarmente sporco. Sotto ai campi coltivati si accumulano tonnellate di rifiuti tossici che penetrando nella catena alimentare avvelenano l’Europa intera.

Mauro Pagnano si arrotola la sciarpa a coprire bocca e naso. “Attenzione, è pieno di amianto, ne bastano pochissime fibre nei polmoni”, mormora indicando dei pezzi grigiastri di lamiera ondulata per tetti proprio accanto alla piantagione di pomodori. Lungo il sentiero nei pressi di Orta di Atella al nord di Napoli, nel bel mezzo delle coltivazioni di verdura, si erge un deposito illegale di rifiuti alto più di dieci metri: congelatori, secchi e lattine di vernice, montagne di contenitori di plastica con solventi e colle, pezzi di pneumatici, batterie, cartone catramato carbonizzato, materiali isolanti. Con le sue scarpe da ginnastica nere Mauro Pagnano prende a calci sacchi di plastica stracolmi da cui fuoriescono resti di pelle di tutti i colori e scarpe spaiate. Altri sacchi contengono chili e chili di stracci. “Sono tutti scarti industriali”, rivela il suo accompagnatore Enzo Tosti, “delle industrie tessili e di scarpe, delle aziende edili e di risanamento dell’amianto. Vengono scaricati di notte, e di tanto in tanto gli danno fuoco”.

Un accostamento sconcertante

Ma i rifiuti tossici non si trovano solo lungo questo sentiero. Fino all’orizzonte, laddove svetta il Vesuvio, la campagna offre alla vista un accostamento sconvolgente di verdura e immondizia. Campi verdi sui quali maturano insalata, rucola, zucchine, melanzane, broccoli, mele – e nel bel mezzo cumuli di rifiuti dalle variegate tinte irriconoscibili. Quanto meno stamattina non si alzano quelle fiamme per le quali è ormai nota la famigerata zona al nord di Napoli: “Terra dei Fuochi” viene chiamata. Solo nell’ultimo anno e mezzo la prefettura di Caserta ha registrato più di 6500 roghi di immondizia che avvolgono il tutto in nuvole puzzolenti nere come la pece. Un altro appellativo di questa zona è “il triangolo della morte” perché il numero di persone che si ammalano di cancro qui è molto più elevato che nel resto d’Italia, e ad ammalarsi sono soprattutto giovani e bambini. “Tutto qui è contaminato”, dice Enzo Tosti, “l’aria, i terreni e le acque sotterranee”. In alcuni punti i rifiuti tossici arrivano fino a 30 metri di profondità, spesso seppelliti lì già da decenni. Enzo Tosti, un assistente sociale di 55 anni di Orta di Atella, e Mauro Pagnano, un fotografo di 37 anni che documenta lo stato in cui riversa la sua regione natale, fanno parte dell’associazione “Coordinamento Comitati Fuochi”, un’unione di diverse iniziative popolari per la lotta alla contaminazione. Enzo, Mauro e i loro collaboratori sono diventati specialisti delle pericolose sostanze chimiche che minacciano la loro salute e quella di familiari e amici: diossina, composti di cloro cancerogeni, piombo, metalli pesanti, solventi, gommapiuma che esalano sostanze tossiche durante la combustione. Questo movimento popolare comprende tra gli altri casalinghe, infermieri, meccanici, insegnanti in pensione che sacrificano tutto il loro tempo libero. Organizzano eventi informativi e manifestazioni, querelano i sindaci e pubblicano cartine su internet sulle quali altri cittadini possono inserire la posizione di nuovi depositi illegali di rifiuti.

 

La fama è rovinata

“In realtà questa è una zona particolarmente fertile”, commenta Mauro Pagnano gettando uno sguardo indignato verso il campo di pomodori. “I romani la chiamavano Campania Felix – la campagna felice. In teoria si potrebbe fare il raccolto fino a quattro volte all’anno. Ma ora… chi vorrebbe mangiarseli certi pomodori?”. I contadini hanno seri problemi per vendere i propri prodotti. L’orto d’Italia, la terza regione agraria più importante del paese, ha la fama di una serra tossica. La colpa è della camorra, ossia dei clan mafiosi locali, che grazie allo smaltimento illegale dei rifiuti guadagnano miliardi. Siccome da oltre vent’anni questo non è più un segreto e ciònonostante non è stato fatto nulla al riguardo Enzo Tosti, Mauro Pagnano e il resto del comitato accusano un nuovo colpevole: lo Stato italiano. “La politica e la camorra abitano sotto lo stesso tetto. Altrimenti perché le amministrazioni sarebbero rimaste per decenni a guardare senza fare nulla?”, si chiede Enzo Tosti in preda al risentimento. “Molti contadini della zona ci hanno raccontato che già negli anni ‘70 erano costretti dalla camorra a sversare residui industriali sui propri campi – presumibilmente come nuovo concime”, dice. “Chi si lamentava veniva minacciato”. Successivamente i clan hanno iniziato ad affondare i rifiuti tossici nei laghi, a interrarli e anche a scaricarli nelle discariche ufficiali per i rifiuti domestici corrompendo i sorveglianti. I rifiuti provengono dal nord Italia, dalla Germania e dalla Svizzera. Al sud ci sono pochissime industrie. Solo recentemente è stata resa pubblica la dichiarazione del camorrista pentito Carmine Schiavone. Nel 1992 il cugino del boss del clan dei Casalesi era stato arrestato e già allora aveva mostrato agli inquirenti dove venivano nascosti i rifiuti pericolosi. “Si tratta di milioni di tonnellate”, aveva dichiarato, tra gli altri scarti di ospedali e case farmaceutiche… (articolo completo su ItaliaDallEstero.info)

[Articolo originale su Frankfurter Rundschau]

mader

Annunci
Post a comment or leave a trackback: Trackback URL.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: