GLI ELETTORI DI BEPPE GRILLO

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Chi sono gli elettori del Movimento 5 Stelle. Un’indagine Swg per l’Espresso spiega da chi è composto l’elettorato grillino che ama Matteo Renzi, dopo Grillo. E due deputati pentastellati commentano i risultati.

 

di Alessandro Gilioli

Un elettorato abbastanza giovane, come prevedibile: nelle fasce sotto i 45 anni il M5S è sopra la media nazionale, sopra i 55 è sotto. E quasi un terzo degli elettori di Grillo è under 35. «Un dato che coincide con la diffusione di Internet, prima di tutto: dato che la nostra capacità di avvicinare gli elettori avviene soprattutto attraverso la Rete. Ma c’è anche una questione sociale, visto che noi parliamo soprattutto alle fasce più colpite dalla crisi: disoccupati e precari, che stanno soprattutto fra i giovani» (D’Incà). Ma se Internet fosse un limite, nel tentativo di sfondare tra gli over 50? «Infatti stiamo lavorando per essere più presenti anche fuori dal Web. Abbiamo una tradizione di banchetti e politica per strada, sul territorio» (Cancelleri).
E la famosa tivù, i talk show? Risponde D’Incà: «Partecipiamo ad alcuni programmi, ma sempre alla nostra maniera. Evitiamo alcune situazioni che sono imbarazzanti per noi, ma anche per il Paese». I famosi “pollai”? «Esatto». Il peggiore? «Direi “Ballarò”» (sempre D’Incà). E da Vespa ci andresti? «Dipende dal tema, dagli ospiti, da altre cose. Se penso che possa essere utile per il Paese sì, altrimenti no. Spesso vedo una lontananza enorme tra quello di cui si parla in quei talk show e le cose concrete di cui ci occupiamo noi qui dalle 8 del mattino alle 10 di sera».

Secondo Swg, gli elettori del Movimento sono molto diversi tra loro: se la maggioranza relativa (39 per cento) non si sente “né di destra né di sinistra”, un altro 30 per cento si dice invece di sinistra, mentre il 22 per cento si colloca a destra. Un caos, una miscela esplosiva? «No: è la prova che il nostro messaggio sta passando, sta crescendo», dice D’Incà. «I cittadini stanno capendo che destra e sinistra sono formule superate. Solo un anno fa probabilmente quasi tutti si sarebbero schierati in una delle due aree: e tra un anno quella sarà una piccola minoranza». Cancelleri: «Fino a ieri tutti pensavano in termini di sinistra e di destra. Noi siamo la prima forza che supera questi confini. A poco a poco, la gente si sta abituando a valutare le idee come buone o cattive, non come di destra o di sinistra». Quindi? «Un dato molto positivo, per noi. E che probabilmente rispecchia quello che sta succedendo tra tutti gli elettori, non solo tra i nostri», (D’Incà). E voi due deputati, prima del M5S cosa votavate? «Tutto quello che non era area berlusconiana, tra cui Radicali e Idv» (D’Incà). «Mai Forza Italia; da ragazza, una volta, Alleanza Nazionale. Una volta sola anche il Pd. Più spesso l’Idv». «Ma è per tutti noi un passato che si è concluso. Lo schema destra-sinistra si basa su ideologie finite per sempre» (ancora D’Incà).

Scontata la scarsissima attrazione degli elettori M5S per il governo Letta (5 per cento) e per il presidente Napolitano (11 per cento), più sorprendente è forse il dato sui leader politici degli altri partiti: il 35 per cento degli elettori M5S ha infatti fiducia in Matteo Renzi, secondo nella classifica in questione dopo l’ovvio Beppe Grillo (83). Al 44 per cento dei votanti per il movimento le proposte del nuovo segretario Pd paiono addirittura «innovative», notizia che probabilmente non è graditissima a Grillo: «Una bolla mediatica, un effetto della visibilità incredibile che le tivù e i giornali danno a Renzi in questo periodo», taglia corto D’Incà. Solo questo? «Forse anche perché ha cercato di copiare i nostri cavalli di battaglia, come i costi della politica», dice Cancelleri. Che aggiunge:«Ma poi sono i fatti a dimostrare le differenze. Il Pd finora non ha realizzato nemmeno un taglio». E il fatto che Renzi abbia un linguaggio molto diverso da quello dei vecchi apparati Pd, molto più diretto e internettiano? «Può usare le parole più giovani del mondo, poi però contano i fatti» (Cancelleri). Quindi, un concorrente destinato a sgonfiarsi? «No no, si sta già sgonfiando», assicura D’Incà.

Un elettorato abbastanza giovane, come prevedibile: nelle fasce sotto i 45 anni il M5S è sopra la media nazionale, sopra i 55 è sotto. E quasi un terzo degli elettori di Grillo è under 35. «Un dato che coincide con la diffusione di Internet, prima di tutto: dato che la nostra capacità di avvicinare gli elettori avviene soprattutto attraverso la Rete. Ma c’è anche una questione sociale, visto che noi parliamo soprattutto alle fasce più colpite dalla crisi: disoccupati e precari, che stanno soprattutto fra i giovani» (D’Incà). Ma se Internet fosse un limite, nel tentativo di sfondare tra gli over 50? «Infatti stiamo lavorando per essere più presenti anche fuori dal Web. Abbiamo una tradizione di banchetti e politica per strada, sul territorio» (Cancelleri).
E la famosa tivù, i talk show? Risponde D’Incà: «Partecipiamo ad alcuni programmi, ma sempre alla nostra maniera. Evitiamo alcune situazioni che sono imbarazzanti per noi, ma anche per il Paese». I famosi “pollai”? «Esatto». Il peggiore? «Direi “Ballarò”» (sempre D’Incà). E da Vespa ci andresti? «Dipende dal tema, dagli ospiti, da altre cose. Se penso che possa essere utile per il Paese sì, altrimenti no. Spesso vedo una lontananza enorme tra quello di cui si parla in quei talk show e le cose concrete di cui ci occupiamo noi qui dalle 8 del mattino alle 10 di sera».

articolo completo su l’Espresso

mader

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