LA COMICA DELL’IMPEACHMENT

grillo_impeachment

di Andrea Mollica

Tanto tuonò che piovve. Alla fine, dopo mesi di martellante assalto sul blog di Beppe Grillo e sui social network dell’attivismo pentastellato è arrivata la formale messa in stato di accusa di Giorgio Napolitano, il cosiddetto impeachment che è stato uno dei punti principale del terzo Vday. Il MoVimento 5 Stelle ha indicato sei capi di imputazione che giustificherebbero  un processo al presidente della Repubblica: l’abuso della decretazione d’urgenza, le riforme con una deroga all’articolo 138, il mancato rinvio delle leggi, la seconda elezione al Quirinale, l’improprio esercizio del potere di grazia e l’abuso nei rapporti con la magistratura. Una lettura anche semplice di questo elenco dimostra come non sussista, pressoché in alcun modo, una seria base giuridica per l’impeachement a 5 Stelle, un’evidente esagerazione senza confini del ridicolo rispetto a legittime critiche politiche.

L’articolo 90 della nostra Costituzione è però molto chiaro e parla di imputabilità del presidente della Repubblica solo per reati che sostanzialmente sovvertano il nostro ordinamento statale, tramite il tradimento – accordi segreti con Stati esteri o simili – oppure l’attentato alla Costituzione. Non esiste una giurisprudenza repubblicana in materia, ma è evidente come i rilievi del M5S a Giorgio Napolitano non reggano la semplice lettura della Carta. Si tratta di critiche politiche, in alcuni casi fondate, in altri decisamente meno, che però meriterebbero una diversa battaglia. L’impeachment è semplicemente un’esagerazione urlata e furiosa, eseguita solo per essere bocciata dal resto del Parlamento per la sua evidente carica strumentale. Il MoVimento 5 Stelle ha correttamente messo nel mirino Napolitano come il più importante garante degli equilibri politici attuali, ma non è con procedimenti burla che possono pensare alla modifica degli stessi.

Il caos inscenato in questi giorni alla Camera dei Deputati sembra voler ottenere una copertura mediatica tale da mettere nel silenzio la richiesta di impeachment, promessa da molti mesi ed arrivata evidentemente molto sgonfia anche per gli stessi Grillo e Casaleggio. Un atto che rappresenta più un gesto di propaganda in vista delle prossimi elezioni europee ed amministrative, che molto diranno sulle sorti dello stesso M5S, Dopo mesi di opposizione sempre più isolata e furibonda solo un netto consenso per questo tipo di linea politica potrebbe giustificare una sua prosecuzione, così come assicurare l’impero dei due fondatori sul Movimento. Altrimenti, le critiche per aver sostanzialmente buttato un enorme capitale politico potrebbero generare più fondate messe in accusa di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Solo che in discussione non sarebbe in questo caso la presidenza della Repubblica, ma più banalmente la guida del M5s.

articolo originale su Giornalettismo

mader

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