LA TERRA DEI FUOCHI BRUCIA DI OMERTÀ

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Indegno. Spaventoso. Terribile. Inconcepibile. Vergognoso. Soltanto queste parole si possono usare per descrivere la situazione che vive la Campania, e in particolare nelle province di Napoli e Caserta. Pochi giorni fa il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto al Quirinale una delegazione di madri di famiglia, accompagnate da don Maurizio Patriciello, alle quali è morto un figlio in seguito a tumori. E sono proprio i tumori a uccidere le giovani vite dei campani. Anzi. È la camorra che continua a mietere vittime indirettamente.

La Terra dei Fuochi è un territorio compreso tra Napoli, Caserta e Benevento dove la camorra, dalla fine degli anni Ottanta, ha sepolto, e continua a seppellire, milioni di tonnellate di rifiuti tossici. Tra questi, oltre ai rifiuti urbani, scarti e immondizia delle grandi industrie e imprese del centro-nord Italia. Non solo. Camion carichi di rifiuti provengono anche da Svizzera e Austria. La Campania è diventata la prima discarica-regione dell’Unione Europea.

Analisi dell’ARPA, Legambiente e vari istituti sanitari di ricerca hanno rilevato nei prodotti ortofrutticoli sproporzionate quantità di piombo, nichel, naftalene, diossina, uranio e altri agenti chimici mortali per la salute. Recenti inchieste sospettano l’inquinamento delle falde acquifere del casertano. Dal 1991 almeno 433 aziende hanno versato nel sottosuolo campano quasi dieci milioni di tonnellate di rifiuti industriali. Le conseguenze sono facilmente intuibili: un innalzamento della mortalità per tumori del 300% in soli due anni.

Il sistema ribattezzato “ecomafia” ha rapporti diretti con le imprese italiane e i sindaci ed amministratori delle località campane. Nel solo 2013 sono scattate 1800 denunce e 915 ordinanze di carcerazione preventiva. Il pentito camorrista Carmine Schiavone aveva già riferito alla Commissione parlamentare d’Inchiesta, sul ciclo dei rifiuti, nel 1997. Ben sedici anni sono trascorsi. I danni e le vittime si iniziano a contare solo ora.

Il 3 dicembre scorso il governo Letta, su insistenza del PSI e del M5S, ha emanato un decreto legge che si occupa di rifiuti. Infatti la legislazione italiana attualmente prevede il reato di “combustione illecita dei rifiuti” con pene variabili da 2 a 6 anni di reclusione. Tuttavia tale decreto arriva con un ritardo abissale. In questi venticinque anni i cittadini campani hanno costruito case, a loro insaputa, sopra i rifiuti tossici sotterrati. Inoltre gli agricoltori e le aziende del settore primario coltivano e vendono prodotti alimentari destinati alla grande distribuzione. L’effetto “Terra dei Fuochi” minaccia anche di avere un impatto disastroso sull’industria agroalimentare della regione, la quale fattura 5 miliardi di euro all’anno e conta 65mila addetti.

L’oncologo Antonio Marfella, dell’Istituto Pascale di Napoli, che ha condotto le analisi sui prodotti alimentari e ha in cura diversi cittadini provenienti da Frattaminore, Acerra e Giugliano, scredita il decreto del governo Letta. Per il professor Marfella il vero problema non è la gestione dei rifiuti urbani, ma la lotta contro l’evasione fiscale, che ha favorito l’estensione delle discariche abusive. La paura, ora, è la concreta possibilità di un’infiltrazione della camorra negli appalti per il risanamento dei terreni.

«La vicenda della Terra dei Fuochi racchiude in se quattro emergenze: quella sanitaria, quella economica, quella ambientale e quella dell’illegalità» – così Marco Di Lello, presidente dei deputati socialisti, intervenendo alla camera durante la discussione del decreto Terra dei Fuochi- «Accanto ai temi sanitari e ambientali che vanno di pari passo, infatti, c’è la necessità di ridare impulso all’economia agricola della zona e di intervenire con maggiore forza contro la criminalità che fa dello smaltimento dei rifiuti pericolosi un business di 50 milioni di euro all’anno. E’stato un errore non inasprire le pene e introdurre il reato di disastro ambientale per i rifiuti» – conclude Di Lello- «Solo affrontando di petto le quattro emergenze la terra dei fuochi tornerà a essere la terra dei sapori. Questo Decreto e’ dunque un primo importante passo, ma altri occorre farne».

La speranza risiede nella prontezza di adottare misure quanto mai urgenti per tutelare sia la bonifica del suolo campano sia per tutelare i cittadini colpiti da patologie tumorali gravi. Non possiamo che unirci come socialisti alla battaglia per la legalità e la trasparenza, nonché la lotta costante e senza quartiere nei confronti della criminalità organizzata, dispensatrice di morte e soprusi.

mader

Manuele Franzoso per Avantionline.it

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