“ATTENTATO ALLA PUBBLICA INTELLIGENZA”

beppe-grillo-matteoderrico

di Fabio D’Anna

Fabio D’Anna ex del MoVimento 5 Stelle ha presentato la: DENUNCIA PER LA MESSA IN STATO D’ACCUSA DEL PRESIDENTE DEL MOVIMENTO 5 STELLE, CONCERNENTE L’ATTENTATO ALLA DEMOCRAZIA DIRETTA
Il Presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Grillo, nell’esercizio delle sue funzioni, ha violato – sotto il profilo oggettivo e soggettivo, e con modalità formali ed informali – i valori, i principi e le supreme norme della Democrazia Diretta.
Il compimento e l’omissione di atti e di fatti idonei ad impedire e a turbare l’attività politica, imputabili ed ascrivibili all’operato del Presidente in carica, ha determinato una modifica sostanziale della forma di stato e di governo del Movimento 5 Stelle e di quanto promesso alle sue origini.
Si rilevano segnatamente, a seguire, i principali atti e fatti volti a configurare l’attentato alla democrazia diretta ed alla buona fede dei cittadini e degli attivisti, violando sistematicamente l’articolo 4 del Non-Statuto:

1. Espropriazione della funzione di governo alla totalità degli utenti della rete
Il Non statuto del Movimento 5 stelle recita: “riconoscendo alla totalità degli utenti della Rete il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi”.
Il testo indica in maniera univoca il Movimento 5 Stelle come un soggetto politico che riconosce agli utenti della rete il ruolo di indirizzo e di governo del Movimento 5 Stelle, tuttavia, a parte la contraddizione nell’aver definito utenti della rete coloro che di fatto sono un sottoinsieme, ovvero gli iscritti al sito http://www.Moviemento5Stelle.it , non è difficile constatare che gli utenti un ruolo di indirizzo e di governo non l’hanno. La prevaricazione ideologica assoluta, caratterizzata da esternazioni autoritarie, la minaccia del ritiro del simbolo e gli atti di espulsione configurano, piuttosto, un ordinamento altro e diverso che non conosce più il principio supremo dell’Ognuno vale Uno. Il predominio da parte dello Staff, attraverso l’uso esclusivo del blog, accettati dal Presidente del Movimento 5 Stelle, viola palesemente l’articolo 4 del non statuto che è stato comunque imposto da Beppe Grillo (o chi per lui) e non adottato democraticamente dagli iscritti. Per anni è stato promesso un portale che permettesse l’esercizio della democrazia diretta, promessa reiterata e rinviata di mese in mese e di anno in anno.

2. Improprio uso della definizione di democrazia diretta
Il Presidente del Movimento 5 Stelle ha formalmente e informalmente incalzato e sollecitato i suoi attivisti all’azione, anche in condizione di assenza di regole, preannunciando per anni che sarebbe arrivato presto un portale per l’attuazione della democrazia diretta, portale che, come solo da poco annunciato, non sarà mai realizzato.
Al suo posto è stato invece sponsorizzato il cosiddetto “Sistema Operativo” che in realtà produce il solo effetto di aumentare il potere di Casaleggio nella determinazione delle attività del Movimento 5 Stelle. Detto “Sistema Operativo” permette, ne più e ne meno di un qualunque altro forum, di commentare e lasciare suggerimenti su proposte di legge che altri nel Movimento 5 stelle decidono di far discutere, inoltre tali commenti e suggerimenti possono essere recepiti ma anche ignorati dal proponente. Questo viene spacciato per democrazia diretta ma è completamente distante dai principi di democrazia diretta che permettono a CHIUNQUE di poter fare proposte di ogni tipo che permettono alla collettività, votandole o no, di determinarne l’attuazione.
Detto “Sistema Operativo” permette inoltre di votare dei quesiti che qualcuno nel non meglio precisato “staff” decide di sottoporre agli iscritti, nella forma e nel modo che sempre lo staff decide debbano avere. E’ chiaro che esiste una supremazia di chi ha il ruolo di decidere la domanda e chi invece può solo scegliere la risposta tra due opzioni precostituite. Il summenzionato “Sistema Operativo” utilizza un sistema di autenticazione che non garantisce il primo dei requisiti che ogni sistema di voto dovrebbe avere, ovvero il principio “Una persona un voto”. Tale sistema di autenticazione permette di far iscrivere chiunque lasci dei nominativi in un modulo automatico su internet, allegando semplicemente copia di un documento di identità, senza nessuna procedura che permetta di verificare che l’iscritto sia effettivamente il titolare del documento allegato. Pertanto chiunque entri in possesso delle copie di documenti di identità di terzi (pensiamo ad un titolare di agenzie di viaggi o di disbrigo pratiche), o ne crei artificialmente, può prendere possesso di diversi account senza possibilità di essere scoperto. Su internet si trovano moltissimi di questi casi denunciati dagli stessi attivisti a 5 stelle, vi è addirittura chi dichiara di aver creato due account con gli stessi dati e lo stesso documento allegato, ciò risulta credibile visto che il modulo di registrazione predisposto da Casaleggio non chiede nemmeno l’inserimento del codice fiscale, che costituirebbe il minimo dei controlli automatici del sistema volti ad impedire registrazioni doppie.
Questo sistema, meno affidabile di un sondaggio viene propagandato come un esercizio di democrazia diretta. Tutto questo tende ad ingenerare una notevole confusione lasciando credere a taluni di essere un passo avanti rispetto al resto del sistema politico per l’uso di un metodo innovativo di democrazia diretta che in realtà non è affatto. Ad altri, che invece si accorgono che il sistema è fallace, lascia supporre che quella adottata dal M5S sia la reale democrazia la democrazia diretta così da ingenerare in essi repulsione nei sistemi di democrazia diretta che invece si basano su presupposti molto più seri dei sistemi di Casaleggio.

3. Abuso del potere di espulsione
Valentino Tavolazzi è stato espulso per una non ben determinata volontà di formare un partito, adducendo motivazioni prive di fondamento (processo alle intenzioni).
Federica Salsi è stata espulsa per aver violato la regola allora non scritta di non partecipare ai talk-show, seppure la medesima regola sia stata violata da tanti altri del movimento senza alcuna conseguenza.
Adele Gambaro è stata espulsa per il reato di “lesa maestà”, ovvero per aver osato rivolgere una critica al dominus Beppe Grillo.
A questi si aggiungano i numerosi altri casi di espulsione per motivazioni risibili che non hanno fatto notizia. Queste decisioni criticabili vengono aggravate dall’ipocrisia di dichiarare che esso avviene mediante una procedura democratica. Il sistema di Casaleggio infatti, funziona nel seguente modo: agli iscritti, senza preavviso, arriva un giorno una email che dice di andare a votare sul sito, entro poche ore ed in orari di ufficio (lasciando spesso i lavoratori fuori dalla possibilità di esprimersi), per l’espulsione o meno di un deputato o senatore, gli stessi iscritti (sempre del fallace metodo di autenticazione di Casalleggio) devono decidere solo sulla base dell’accusa, senza alcuna possibilità di replica da parte dell’accusato. Come se l’innocenza o la colpevolezza per un reato di omicidio, fosse decisa, anziché in un tribunale, mediante un televoto durante una trasmissione di “Porta a Porta”.

4. Falsa definizione di megafono
Inutile dilungarsi sulla falsa definizione di Grillo semplicemente come “megafono del movimento”: un megafono amplifica le parole dette da altri, mentre è più che ovvio che le parole di Grillo influenzano pesantemente l’azione del movimento a differenza della base che non ha alcuna possibilità di incidere sulla linea politica che il movimento deve seguire. Anche la promessa elettorale di non fare alleanze è stata esclusivamente imposta da Grillo, non è la conseguenza di un dibattito interno!
E inoltre:
– Grillo ha depositato da un notaio uno statuto in cui si è nominato Presidente;
– prima delle politiche 2013 Beppe Grillo ha fatto firmare ai parlamentari che desideravano candidarsi un impegno in cui lui stesso si definitiva “Capo politico” del Movimento 5 Stelle;
– di persona è andato da Napolitano durante le consultazioni precedenti l’incarico a Letta;
– ha incontrato Renzi per le consultazioni del nuovo governo;
– decide ed annuncia nel suo blog le regole che poi vincolano tutti i 5 stelle.

5.Trasparenza richiesta agli altri
Il logo del Movimento 5 Stelle porta impressa la scritta beppegrillo.it indicando quindi che tale sito non è semplicemente un blog di un privato cittadino che esterna incondizionatamente le sue opinioni ma che esso stesso è organico e fonte di propaganda ufficiale del Movimento 5 Stelle. In quanto tale la richiesta di rendere pubblici i guadagni derivanti da tale sito non può essere liquidata semplicemente dicendo che il blog è in perdita. Quest’ultima affermazione, se vera, dimostra semmai una cattiva gestione dello stesso dato che non è difficile trovare blogger che si guadagnino da vivere con siti di gran lunga meno seguiti del blog di Grillo. Sono inoltre sicuro che nel Movimento 5 Stelle in migliaia sarebbero disposti a collaborare gratuitamente per la gestione dell’organo di informazione preferito del M5S se questo si rivolgesse ad una gestione più aperta e collegiale degli attivisti invece che affidarla interamente alla Casaleggio Associati srl.

6.Retorica delle Parlamentarie
Si è fatto un gran parlare delle parlamentarie di Beppe Grillo come di una grande dimostrazione di democrazia. In campagna elettorale Grillo accusava i partiti di scegliersi i candidati nelle segreterie, mentre si vantava di aver fatto scegliere i suoi candidati “dalla rete”. Il sistema in realtà con cui si sono votate le parlamentarie, come precedentemente detto, è meno affidabile di un sondaggio. Un candidato in grado conoscere in anticipo le modalità di voto avrebbe fatto in tempo ad iscrivere parenti ed amici, sostenitori in grado di esercitare un voto certamente decisivo, visto l’esiguo numero di votanti. Probabilmente è solo un caso che i capolista risultanti dalle parlamentarie fossero tutte persone che rispetto agli altri avevano maggiori contatti con lo staff di Casaleggio. Ma ciò che è veramente grave, di cui non si è detto e che molti, quelli non graditi, sono estati esclusi ancor prima, e non si tratta di espulsi. La lista era già stata epurata da una grande quantità di persone che sono state escluse con una email fotocopia alla vigilia del voto, persone che a termini di regolamento erano perfettamente in regola, avevano tutti i requisiti ma che spesso costituivano un ostacolo al “lecchino” del capo locale o allo stesso vertice. A nulla sono servite le migliaia di richieste di spiegazioni su tali esclusioni, Grillo non ha mai risposto nel merito. L’unica risposta ricevuta è stata quella assurda esternazione in un post del suo blog “fuori dalle palle”.

7.Il programma non è stato scritto dalla rete
Quando Beppe Grillo presentò il primo programma disse che aveva raccolto le idee in rete, in realtà non esisteva nemmeno il forum che esiste oggi, non esisteva e non esiste nemmeno adesso un meccanismo che permettesse agli utenti di decidere cosa inserire in programma e cosa no, quindi quello che probabilmente voleva dire è semplicemente che qualcuno del suo staff era andato in rete a raccattar pezzi di idee da mettere in programma.
Ciò non lo qualifica come un programma somma di intelligenze collettive, gli altri partiti fanno spesso la stessa cosa ma nessuno di essi si sogna di raccontare che il loro programma è stato scritto “dalla rete” quando alla fine sono poche mani a decidere cosa va inserito e cosa no. Non risulta accettabile nemmeno dire, come essi si autodefiniscono, che rappresentano i cittadini. Affermazione rappresenta in modo da voler sottintendere che questa è una loro esclusiva prerogativa, come se i voti dati ad altri partiti provenissero da un altro pianeta. L’uso accorto di tutta questa retorica mira a far instaurare nell’opinione pubblica la convinzione che il Movimento 5 stelle nasca con l’obiettivo di voler fare una rivoluzione, la stragrande maggioranza degli attivisti è assolutamente convito di stare contribuendo a farla. Grillo si è invece assicurato di immettere pochi paletti in punti strategici, giustificandoli con un diverso modo di operare dovuto alla netta distinzione che egli artificiosamente crea tra il M5S e gli altri. Il risultato dell’integralismo grillino è la restaurazione del potere che diceva di combattere, non credo che il risultato sia causa di ingenuità da parte di Grillo e Casaleggio ma di una volontà ben precisa. Troppa gente che crede di stare facendo una rivoluzione si accorgerà troppo tardi che è solo una finta rivoluzione creata ad arte per evitare che scoppi quella vera.

Il Presidente del Movimento 5 Stelle in carica non sta svolgendo, dunque, il suo mandato, in armonia con i compiti e le funzioni da lui stesso assegnatosi e rintracciabili nel suo stesso blog. Gli atti e i fatti summenzionati svelano la commissione di comportamenti sanzionabili, di natura dolosa, attraverso cui il Presidente del Movimento 5 Stelle ha non solo abusato dei suoi poteri e violato i suoi doveri ma, nei fatti, ha radicalmente rinnegato il sistema che dichiarava di voler creare.

Pertanto, ai sensi del l’articolo 121 del T.U.P.S. del 18 giugno 1931, terzo comma, è quanto mai opportuna la presente denuncia, volta alla messa in stato di accusa del Presidente della Movimento 5 Stelle per il reato di attentato alla pubblica intelligenza.

mader

articolo originale su Democrazia in Movimento

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