TERMOLI-LESINA, IL RADDOPPIO FERROVIARIO IMPOSSIBILE

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L’alta velocità sulla linea ferroviaria adriatica a quanto pare rimarrà un sogno ancora per molti anni. Colpa, se così si può dire, della politica che non è riuscita a trovare un accordo per arrivare al raddoppio del tratto TermoliLesina, della lunghezza di 35 chilometri, che rappresenta l’unico percorso a binario unico tra Londra e Brindisi.

IL PROGETTO DELL’ALTA VELOCITÀ – Nel giugno 2013 avevamo parlato di un progetto che avrebbe portato, con una spesa di un miliardo di euro, di cui 500 necessari per la realizzazione del raddoppio, l’Alta Velocità ferroviaria anche sul lato adriatico del Paese, passando da Marche, Abruzzo e Molise per giungere in Puglia senza dover necessariamente passare da Roma. Mauro Moretti, Amministratore delegato di Trenitalia, nel corso di un convegno organizzato dalla Gazzetta del Mezzogiorno a Bari il 24 maggio 2013 relativo appunto all’ammodernamento dei 591 chilometri di ferrovia che collegano Ancona e Otranto, parlando del tratto Termoli-Lesina, disse di aver visitato personalmente il tratto incriminato registrando come nella distanza tra la linea ferroviaria e la Statale 16 ci fosse uno spazio di 30 metri pieno d’immondizia.

Allora dico agli ambientalisti ai quali ricordo anche che laddove c’è la ferrovia vicino al mare non sono arrivate le case fino in spiaggia: facciamolo lì questo secondo binario, in sede

IL MOLISE DICE NO – Eppure, dopo pochi mesi, è tutto tornato in discussione. E c’è il sospetto che non se ne farà più niente. L’amministrazione della Regione Molise ha fatto sapere che la ferrovia per quello che riguarda loro dovrà uscire dal centro cittadino di Termoli per costeggiare l’autostrada A14, fino alla fine del territorio regionale, per una distanza di 15 chilometri circa. A confermarlo è stato il sindaco di Termoli, Antonio Di Brino, insieme al sindaco di Campomarino, Francesco Cammilleri, e l’assessore regionale competente, Pierpaolo Nagni. Come riportato da Mytermoli, Di Brino vuole che si faccia com’è avvenuto a Lesina, in Puglia, con la ferrovia spostata al di fuori del paese. Altrimenti non se ne farà più niente.

I TRE LOTTI PER 35 CHILOMETRI – E tale posizione è stata ribadita anche al ministero delle infrastrutture il 20 febbraio, come ripreso da Primonumero. Il Molise ha posto un veto vincolante a differenza di quanto ribadito dalla Regione Puglia che spinge per la realizzazione dell’accordo. Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici inoltrerà a questo punto il proprio parere al Ministero delle infrastrutture e dei Trasporti e toccherà al Cipe decidere il finanziamento del primo lotto. Perché come ricorda il Corriere del Mezzogiorno, l’opera è stata divisa da Rete Ferroviaria Italiana in tre lotti distinti. Il primo è compreso tra Lesina e Ripalta, il secondo (nella progettazione chiamato lotto tre) tra Ripalta e Campomarino ed il terzo tra Campomarino e Termoli. Il lotto uno è in attesa della progettazione definitiva e della pubblicazione del bando di gara. Il lotto tre (che poi sarebbe il due) ha un chilometro in terra molisana e su questo, così come sul lotto due tra Campomarino e Termoli.

LE CONDIZIONI DELLA REGIONE – L’assessore alle infrastrutture del Molise Nagni ha spiegato chiaramente la situazione:

«Noi abbiamo davanti due strade: dire no al progetto di Rfi che si sviluppa quasi tutto lungo la costa e, poiché il nostro parere è vincolante, fermare così l’intera opera, penalizzando anche la Puglia. La seconda ipotesi è quella di accedere alla richiesta di Rfi, ma andando avanti con le prescrizioni: i tempi sono tali che ci consentono, tassello dopo tassello, di chiedere e ottenere verifiche sulla compatibilità ambientale. Siamo, ovviamente, propensi a seguire questa strada, ma solo se Rfi ci garantisce che la nostra posizione sarà presa realmente in considerazione»

Tradotto, se non vuole perderci anche la Puglia con il nostro No, Rfi deve ascoltare le nostre richieste. Sulle quali arriveremo più avanti. La Gazzetta del Mezzogiorno intanto spiega che la difficoltà nel secondo lotto sta nella definizione di un vincolo paesaggistico, da parte della Regione Molise, nel tratto compreso tra Campomarino e Marina di Chieuti, all’inizio della provincia di Foggia. In quella zona i treni circolano vicino al mare ma secondo Campobasso un raddoppio della linea in quell’area metterebbe in pericolo la fauna e rovinerebbe un ecosistema delicato. E per questo lì la ferrovia verrà fatta passare in prossimità dell’Autostrada A14 per poi allacciarsi al tracciato che proviene da Lesina.

IL PROGETTO – La stessa cosa è stata confermata in una relazione tecnica del ministero delle Infrastrutture che illustra quello che sarà fatto nel tratto compreso tra Ripalta e Lesina, aggiungendo come, alla fine del 2011, si fosse arrivati ad un accordo tra Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Ministero dell’Ambiente, Ministero dei Beni ed Attività Culturali, Regione Puglia, Regione Molise ed Rfi per un raddoppio della linea che prevedesse una parte in affiancamento, da Termoli a Campomarino e da Ripalta a Lesina, ed una variante tra Campomarino e Ripalta. Il raddoppio Ripalta-Lesina è inserito tra gli interventi prioritari del Piano di Azione Coesione per un importo di 106 milioni di euro mentre il raddoppio Termoli – Ripalta è presente nelle Opere Programmatiche del Contratto di Programma per un valore di 444 milioni.

IL VIADOTTO SUL FORTORE – Per quanto riguarda Lesina, nel 2003 è stata attivata una variante tra la località ed Apricena che ha portato all’eliminazione della vecchia tratta a binario unico. Ed a Termoli vorrebbero che venisse fatta una cosa del genere. Ma poi vedremo perché. Intanto è opportuno spiegare che nel tratto tra Ripalta e Lesina è prevista la realizzazione di un viadotto di 1.200 metri in corrispondenza della piana del fiume Fortore per risolvere i problemi di allagamento dovuti dalle piene dello stesso. Segno che l’opera, necessaria per una coerenza altimetrica, è funzionale all’obiettivo. Cosa che non può essere detta del piano B proposto dal Molise a Reti Ferroviarie Italiane.

LA PUGLIA RESTA FERMA – Un piano che sta indispettendo non poco la Puglia. Come spiega la Gazzetta del Mezzogiorno, il presidente dell’Assemblea generale al quarto piano del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, dopo ore di discussione ha cercato una mediazione proponendo l’approvazione del lotto in territorio pugliese dal costo di 106 milioni di euro ed un tempo di realizzazione di 1038 giorni, per una conclusione entro il 2019, rinviando la discussione sugli altri lotti ad una riunione successiva. L’assessore Nagni, continua la Gazzetta del Mezzogiorno, avrebbe detto no:

«Manco a parlarne. Siamo qui per discutere dell’intera opera e così deve essere»

Morale. Rimandando le proposte delle varie amministrazioni molisane alle strutture tecniche per poi essere inviate al Cipe, i tempi si allungheranno di circa 10 anni, visto che per il primo lotto si parla di una scadenza vicina al 2023 e per il secondo ed il terzo del 2026.

LE COMPENSAZIONI DEL 2006 – In sostanza la questione è una sola, e viene ripresa da Mytermoli. Per concedere il raddoppio della ferrovia in sede, il sindaco di Termoli chiede a Reti Ferroviarie Italiane di dare attuazione alle compensazioni territoriali previste da un accordo siglato nel 2006 con l’allora ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro. In caso contrario Termoli non si smuoverà dall’idea di spostare ferrovia e stazione vicino alla A14. Ed andiamo a vedere qual è stato l’accordo siglato nel 2006 tra l’ex Pubblico Ministero ed ex ministro molisano con le autorità locali, come ricordato da Primonumero. In cambio del raddoppio tra Termoli e Lesina, come siglato da un protocollo d’intesa tra Ministero delle Infrastrutture, Comune di Termoli ed Rfi, venne deciso lo spostamento della sottostazione elettrica liberando il quartiere Sant’Alfonso dai cavi dell’alta tensione.

OPERE A COSTO ZERO PER IL COMUNE – L’elettrodotto sarebbe stato trasferito fuori dal centro abitato, anche se all’epoca non si sapeva dove sarebbe stato piazzato. Poi le ferrovie avrebbero concesso locali e parcheggi al Comune, con il ministro Di Pietro che disse:

«L’amministrazione non spenderà un euro. Abbiamo reperito un finanziamento di 270 milioni di euro, che serviranno per portare a termine il piano di interventi, nell’ambito della legge obiettivo del 2001. I fondi sono legati a una manovra della vecchia finanziaria. Per tutte le opere infrastrutturali della Penisola sono stati sbloccati 3 miliardi di euro, due dei quali assegnati alle ferrovie, l’altro all’Anas».

L’allora sindaco Vincenzo Greco disse che i lavori sarebbero partiti il prima possibile, anche se mancava il progetto esecutivo, dando priorità ai parcheggi con la cantierizzazione dei lavori prevista entro il 2008. Nello specifico sarebbe nata un’area di sosta tra viale Trieste e la parte sovrastante i primi due binari della ferrovia. L’amministrazione avrebbe avuto quello spazio in diritto di superficie per 30 anni realizzando 1000 box auto. Inoltre un’altra struttura interrata a due piani avrebbe occupato l’area compresa tra via Duca degli Abruzzi fino a via Magellano vicino all’hotel Mistral, inglobando anche la parte interrata della sottostazione elettrica.

 IL PROGETTO INIZIALE – Il ponte della ferrovia sarebbe stato allargato il più possibile verso la stazione con un nuovo tratto di strada che avrebbe collegato Termoli Fs con piazza Bega, con la cessione gratuita al Comune in diritto di superficie a trent’anni e l’opzione dell’acquisto della strada in piena proprietà da parte del Comune. Rfi dal canto suo avrebbe abbattuto i manufatti presenti a sue spese. Termoli avrebbe avuto anche dei locali all’interno della stazione per farci una pinacoteca ed una biblioteca ed intorno al Ferrhotel, che sarebbe stato ceduto all’Università che l’avrebbe trasformata in una casa dello studente. Infine sarebbero nati cinque sottopassaggi pedonali e ciclabili.

LA DISPUTA Insomma, Termoli, così come il Molise, rivogliono quello che venne promesso nel 2006 da Antonio Di Pietro e dall’allora amministrazione. E poco importa se, come accennato da Primonumero, poteva trattarsi di una promessa elettorale. Ferrovie.it racconta anche di uno scontro tra Rfi e Comune di Termoli racchiuso in una nota del Ministero delle Infrastrutture del 22 aprile 2013, protocollo 11825, nel quale si prendeva atto della decisione della città di consegnare il proprio parere favorevole

condizionandolo al rispetto degli impegni assunti in sede di stipula del protocollo d’intesa e relativo atto integrativo, oltre la proposta di delocalizzazione della stazione ferroviaria

LO SCONTRO – Insomma. Doppio binario se ci date quanto è stato promesso. Non solo. Continua il Comune nel suo documento ha spiegato che un raddoppio della linea ferroviaria in città avrebbe gravato ulteriormente sul territorio comunale aumentando l’inquinamento acustico che colpisce il centro città. Di contro Rfi ha notificato il 26 luglio 2013 al Comune la diffida alla restituzione delle aree occupate per il parcheggio di via Campania e di via Duca degli Abruzzi, con Termoli che ha evidenziato come le Ferrovie, in occasione della realizzazione del fabbricato in prossimità di via Campania, abbiano trasformato l’edificio destinato a servizi ed alloggi regolarmente venduti a privati senza aver legittimata la modifica di destinazione.

IL PENSIERO DEGLI ABITANTI – Ma cosa significherebbe una stazione di Termoli fuori dal perimetro cittadino? Lo spiega un lettore a Primonumero, segnalando come la scelta dell’amministrazione comunale vada contro l’organizzazione sociale del territorio:

«Credo sia una delle poche buone cose che abbiamo: quella di Termoli in pieno centro, quella di Campomarino nei pressi del lido, quelle di Campobasso e Isernia anch’esse in centro. La stazione di Termoli si trova inoltre abbastanza vicina al Terminal dei pullman extraurbani, con un evidente vantaggio per chi proviene dal resto della provincia e deve prendere il treno, oltre ad essere in una posizione favorevole per turisti e residenti. Con una stazione delocalizzata perderemmo quindi due stazioni comode e facilmente raggiungibili, quelle attuali di Termoli e Campomarino»

IL TERRITORIO CHIEDE INFRASTRUTTURE – Insomma, tutti avrebbero da giovare di un raddoppio in linea, fattibile come ricordato da Moretti, ma in cambio in Molise vogliono qualcosa. Ed in Puglia si perde la pazienza. La Cgil regionale accusa il governo di non fare niente per agevolare la costruzione di una linea che potrebbe dare respiro e rilancio al tessuto economico pugliese. Nella sola Bari sono stati investiti 400 milioni di euro per la realizzazione di una logistica integrata ferro-gomma che al momento non può partire a causa di localismi situati 200 chilometri più a nord. E forse ha ragione il Corriere del Mezzogiorno in un titolo amaro in cui si dice che per il raddoppio bisogna aspettare dieci anni. Tutto per via di un accordo siglato nel 2006 che in Molise rivendicano minacciando un’opera che farebbe il bene del sud Italia.

mader

di Maghdi Abo Abia per Giornalettismo

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