LA TRASPARENZA SECONDO DI MAIO

l'amaca-matteoderrico

di Michele Serra per la Repubblica

Se la pubblicazione su Facebook dei biglietti privati scambiati alla Camera tra Renzi e il grillino Di Maio è “trasparenza”, come lo stesso Di Maio spiega, tanto vale abolire la privacy, con quel po’ di legislazione complicata (e tragicamente inutile) che quel povero concetto ha fin qui prodotto.

Io, se fossi Renzi, a Di Maio toglierei il saluto vita natural durante: perché niente è più scorretto e vigliacco che rubare opinioni private per renderle pubbliche. La parola privata e quella pubblica – anche sin otticamente – obbediscono a regole diverse e vengono pronunciati per scopi diversi.

Se quando scrivo queste righe uso un tono, una cura a un tempo infinitamente maggiori di quando mando un sms a un amico, non è certo per doppiezza o ipocrisia; è perché i due ambiti sono radicalmente differenti. O forse il deputato Di Maio gradirebbe che ogni sua ciancia di corridoio o di birreria uscisse sui giornali? Lo considererebbe “trasparenza”?

Ne approfitto per dire ogni male dei tantissimi deputati che durante un dibattito così importante tenevano gli occhi fissi su tablet e palmari. E’ un’abitudine mezza cafona, mezzo alienata, che dimostra un tispetto quasi nullo per la parola altrui.

mader

 

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