AL SENATO IL GRUPPO M5S È BALCANIZZATO. A GRILLO MANCANO I NUMERI PER ALTRE ESPULSIONI

grillo-matteoderrico

Per il diarca «è meglio restare in due e perdere pezzi che indeboliscono. Una slavina crea danni, ma mette in sicurezza la montagna. E qui siamo in guerra, fuori dai palazzi il paese brucia».

Un piede fuori dal senato . Lo status politico dei cinque senatori che hanno presentato le dimissioni da palazzo Madama, dopo l’espulsione dei quattro colleghi che si sono macchiati di “lesa maestà”, resta incerto.

Grillo li vuole fuori. Ieri ha fatto filtrare la sua voce attraverso le agenzie spiegando che «è meglio restare in due e perdere pezzi che indeboliscono. Una slavina crea danni, ma mette in sicurezza la montagna. E qui siamo in guerra, fuori dai palazzi il paese brucia». E allora via dal gruppo chi non ha intenzione di seguire la linea di chiusura totale da qui alle europee, è il ragionamento dei diarchi, a partire dai cinque senatori che hanno rassegnato le dimissioni dalla carica e che, con tutta probabilità, se le vedranno respingere dall’aula.

L’ipotesi di arrivare a nuove espulsioni tenta Grillo&Casaleggio almeno quanto i più oltranzisti tra i senatori e soprattutto tra i deputati Cinquestelle. Alcuni speravano che nella riunione di giovedì il gruppo prendesse atto dell’uscita dal Movimento dei cinque dimissionari. Invece il mood prevalente è esattamente l’opposto. D’altra parte tra gli onorevoli cittadini di stanza a palazzo Madama vige una condizione balcanica. Dopo le quattro espulsioni il gruppo conta 46 unità. L’area dissidente comprende 13 nomi, quella oltranzista è sotto i 20. Il resto dei senatori, che fino a oggi non si è mai posto in contrapposizione con le indicazioni dei diarchi, era contrario a questa tornata di espulsioni, decisa dall’assemblea congiunta dove i “falchi” della camera hanno un peso numerico decisivo, e men che meno vuole sentir parlare di un nuovo colpo di mano.

«Già il fatto che ieri tre dei cinque colleghi dimissionari siano venuti alla riunione – confida un senatore ortodosso ma impegnato nel tentativo di ricucire lo strappo – ci lascia sperare che la cosa possa rientrare». Oggi le parole del dimissionario Maurizio Romani sembrerebbero confermarlo. «Nel caso le mie dimissioni venissero rifiutate – scrive infatti il senatore toscano – resterò nel gruppo del Movimento 5 Stelle, a lavorare come sempre nello spirito di politica dal basso in cui credo».

Anche il senatore espulso Fabrizio Bocchino si sente ancora parte del progetto e anzi, lancia un appello a Grillo e Casaleggio perché facciano un passo indietro. «Io mi sento ancora dentro il Movimento – ha scritto ieri – ma oggi un piccolo gruppo, compresi loro due, non ha più quegli ideali e valori con cui è stato concepito. Se questo gruppo dovesse ritornare sui suoi passi e ammettere quello che è successo, mi farebbe molto piacere ritornare nel Movimento perché la mia collocazione è quella».

Altro che addio per denaro, come vuole lo spin traballante che gli uffici della comunicazione hanno provato a far passare dopo la ratifica delle espulsioni. Persino Bocchino, espulso dalla rete, chiede di rientrare e chiede: «Ascoltate i colleghi, non solo i dimissionari ma anche quelli che ci hanno dimostrato solidarietà, parlate con tutti e non solo con una piccola parte». Un appello ad ascoltare il gruppo nel suo complesso che, almeno a palazzo Madama, difficilmente risponderà ancora a nuove sollecitazioni all’espulsione provenienti dalla diarchia.

mader

di Francesco Maesano per Europaquotidiano

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