BEPPE GRILLO E I DIETROFRONT SULLA COSTITUZIONE

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I 5 Stelle a protezione della Costituzione, hanno perfino occupato il tetto della camera dei Deputati per difenderla.
Ma, senza andare troppo indietro con il tempo si scopre che Grillo e il suo partito la pensavano in modo diverso.

“LA COSTITUZIONE NON E’ INTOCCABILE, non è il Vangelo, il Corano o il Talmud”, postava sul suo blog, quello sì considerato alla stregua della Bibbia dai suoi seguaci, l’11 marzo 2011. ”E’ scritta da uomini non da semidei”. Chi la difende a oltranza, sottolineava nello stesso post, sbaglia: “Per qualcuno lo è, rappresenta le tavole della Legge di Mosè e ne fa un uso religioso, fideistico. La agita in manifestazione come il libretto rosso di Mao. È un testo scritto da uomini in carne e ossa, non da semidei, nel Secondo Dopoguerra”.

In due anni una bella giravolta su un tema fondamentale della Repubblica.

Il 7 gennaio 2012 quando il leader del Movimento promuoveva ”UN VDAY PER LA COSTITUZIONE”. “Da piazzale Loreto sono cambiate solo le forme del Potere, la sostanza è rimasta la stessa. La Costituzione è disegnata per garantire l’egemonia dei partiti e l’esclusione dei cittadini dalla cosa pubblica». E ancora chiamava al raduno le sue folle contro la Carta fondamentale sostenendo che «i partiti hanno scritto la Costituzione come un abito su misura.”

Il 23 gennaio scorso, poco prima delle Politiche, l’attacco era continuato. Durante un comizio a Pomezia il fondatore annunciava la volontà sua e del partito di “riformare la Carta costituzionale introducendo elementi di democrazia diretta.”

Il 26 febbraio, prima dell’incontro col capo dello Stato, aveva poi ribadito: “La Costituzione non è perfettissima. Cosa andrò a dire a Napolitano? Sono personaggi che fanno parte della storia.”

Il 3 marzo scorso, il semplice portavoce dei 5 stelle attacca l’articolo 67 della Costituzione sull’assenza del vincolo di mandato per gli eletti. “Questo consente la libertà più assoluta ai parlamentari che non sono vincolati né verso il partito in cui si sono candidati, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori», scrisse sul blog. Insomma «l’eletto può fare, usando un eufemismo, il cazzo che gli pare senza rispondere a nessuno.”

Un’ansia di cambiamento condivisa dai “cittadini eletti in parlamento” che , appena entrati nella stanza dei bottoni hanno cercato di fare quel che potevano.

Lo stesso ex capogruppo del movimento Riccardo Nuti e il suo vice, Alessio Villarosa, hanno proposto modifiche agli “agli articoli 114, 117, 118, 119, 120, 132 e 133 della Costituzione.” In altre parole l’abolizione delle Province. Idem al Senato.

Anche l’ex capogruppo al Senato, Vito Crimi, annunciò in Aula la sua proposta di “modifica costituzionale” finalizzata alla “riduzione del numero dei deputati e dei senatori, la riduzione del numero dei consiglieri regionali, l’accorpamento di Comuni, l’introduzione del referendum propositivo e consultivo senza quorum, l’eliminazione di ogni quorum per il referendum abrogativo, la fissazione del numero massimo di mandati elettorali a qualsiasi livello pari a due.”

Modifiche costituzionali a tutti gli effetti.

mader

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