MARCELLO DELL’UTRI ARRESTATO IN LIBANO

il-libanese(Vignetta di Marco Gaucho Filippi)

“Marcello dell’Utri si trova in questo momento negli uffici della polizia libanese”. Lo annuncia il ministro dell’Interno Angelino Alfano a margine dell’assemblea di Ncd. “Dell’Utri – spiega Alfano rispondendo ad una domanda dell’ANSA – è stato rintracciato a Beirut dalla polizia libanese che ora è in contatto con la polizia italiana in ottemperanza con il mandato di cattura internazionale. E’ ora in corso una procedura che diventerà estradizionale”.

“E’ naturale e conseguente”: così il ministro dell’Interno Angelino Alfano risponde al cronista dell’ANSA che gli chiede se l’Italia chiederà l’estradizione dal Libano di Marcello Dell’Utri dopo la sua cattura.

L’ex senatore Marcello Dell’Utri era ufficialmente latitante da due giorni, ma la notizia della sua fuga all’estero non aveva sorpreso più di tanto: sia perché non si tratta della prima volta; sia perché in una pausa del suo ventennale processo per concorso esterno in associazione mafiosa, giunto ormai alla vigilia dell’ennesimo vaglio da parte della Cassazione, dichiarò placidamente ai giornalisti che lui in politica era entrato solo per evitare l’arresto. Sbagliò allora chi pensò che Marcello Dell’Utri, “padre” di Publitalia e braccio destro di Silvio Berlusconi, stesse lanciando una provocazione. Chi lo conosceva sapeva che stava dicendo esattamente come erano andate le cose. Sapeva che l’ex bancario che fece fortuna al Nord, al quale la Dia non è riuscita a notificargli l’ordine di arresto emesso a suo carico dalla corte d’appello di Palermo, il rischio di finire in una cella non l’avrebbe mai corso. E di ciò in realtà una prova s’era già avuta a marzo del 2012 quando cercò di darsi alla macchia a pochi giorni dalla data in cui la Suprema Corte si sarebbe dovuta esprimere sulla prima condanna a 7 anni inflitta a Palermo.

Allora l’ex manager scelse come buen retiro l’assolata Santo Domingo che, si seppe poi, gli conferì cittadinanza e passaporto diplomatico. “Se sono pronto al carcere? Col cavolo, spero di non andarci. Pero’ psicologicamente sono pronto da una vita. Bisogna fare una borsa, metterci due libri, e te ne vai”, diceva qualche tempo fa.

Ora alla vigilia di una nuova pronuncia della Cassazione, chiamata a decidere sulla seconda sentenza d’appello che ha confermato la pena antica, l’ex senatore ha scelto il Libano. Ne era certa la Dia che l’ha localizzato grazie alle “celle” del telefonino, captato nel Paese arabo il 3 aprile. Lo dice un testimone che avrebbe volato accanto a lui su un Parigi-Beirut. Lo confermano le frasi confidate a un amico dal fratello gemello, Alberto, fin dal novembre scorso. “Il programma è quello di andarsene in Libano perché lì è una città dove Marcello ci starebbe bene perché lui c’è già stato la conosce, c’è un grande fermento culturale”, diceva seduto al tavolo di un ristorante romano. Da lontano l’imputato latitante fa sentire la sua voce guardandosi bene dal rivelare dove si trova.

mader

Ansa

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