Attualità

IL PAESE CHE DICE NO AI NO EURO

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In Spagna la crisi non ha scosso l’orientamento europeista a differenza delle altre nazioni del Sud Europa .

La crisi ha messo le ali ai populisti europei, che stanno sfruttando l’ostilità contro la moneta unica per ottenere risultati elettorali prima d’ora impensabili o quasi. In Italia o in Francia, in Grecia come anche in Germania essere contro l’euro significa fare boom nei sondaggi. In Spagna, invece, nonostante la drammatica crisi nessun partito prende posizione contro la moneta unica e l’UE, vista al contrario ancora come una salvezza rispetto alla corrotta ed incompetente politica nazionale.

LA SPAGNA E L’EURO – Il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung rimarca come la Spagna, a ben sei anni dallo scoppio della bolla immobiliare che ha travolto il paese, rimane la nazione più euro-ottimista dell’UE. Mentre nella maggior parte dell’Unione Europea le formazioni populiste hanno colto l’opportunità dell’ostilità alla moneta unica per dare fiato alla loro storica lotta anti UE, nella Spagna colpita da diversi anni di drammatica recessione questo movimento politico non si è verificato. Al momento non c’è alcun partito rilevante spagnolo che si contrappone all’UE, all’euro, o anche vagamente sospettabile di euroscetticismo. Secondo Sz ci sono due ragioni principali per questo orientamento collettivo degli iberici. Da una parte solo una minoranza del paese rimpiange l’isolamento internazionale sofferto dalla Spagna fino al 1975, anno della fine della dittatura di Franco. Dall’altra invece c’è ancora un senso di forte riconoscimento verso l’UE, visto che il grande sviluppo iberico degli ultimi tre decenni è coinciso con l’ingresso nel sistema comunitario.

SPAGNA E UE – Il quotidiano tedesco sottolinea come le istituzioni UE siano più apprezzate dagli iberici rispetto a quelle nazionali. La maggior parte degli spagnoli ritiene che la propria classe politica sia responsabile della crisi che attanaglia l’economia dal 2008, quando scoppiò la bolla immobiliare che aveva spinto la crescita degli ultimi decenni. Alle prossime europee infatti ci sarà un testa a testa tra Popolari del PP e socialisti, che dovrebbero assestarsi intorno al 30% secondo i sondaggi. Risultati in realtà deludenti, visto che i due partiti che da ormai più di 30 anni dominano la politica spagnola solo cinque anni fa avevano ottenuto preferenze nell’ordine del 40%. La sanzione elettorale per socialisti e PP non sarà però tanto determinata dall’eurocrisi, ma dagli scandali di corruzione e dalla cattiva gestione della crisi che gli spagnoli attribuiscono ai due tradizionali partiti di governo. Chi beneficerà di questo vento d’opposizione infatti è per certi versi anche più europeista di chi ha governato la Spagna dal 1982 ad oggi.

LA SPAGNA E IL NO AI NO EURO – Le sofferenze dei due grandi partiti spagnoli hanno provocato una crescita di Izquierda Unida, la sinistra radicale erede dei comunisti, UpyD, formazione social liberale nata da una scissione dei socialisti, e i diversi partiti regionali che caratterizzano il sistema iberico. I secessionisti spagnoli però sono decisamente europeisti, visto che auspicano un intervento di Bruxelles superiore a quello di Madrid. La Spagna è l’unico paese del Sud Europa, che, insieme al vicino Portogallo, non ha cambiato il suo tradizionale sostegno all’integrazione comunitaria, a differenza di paesi come l’Italia, la Grecia o la stessa Francia, che registra un’esplosione del Front National nella sua parte mediterranea. Anche i manifesti anti Merkel che avevano caratterizzato le manifestazioni di contrapposizione all’austerità sono ormai spariti, tanto che perfino i piccoli partiti eredi degli ormai scomparsi Indignados sono in realtà europeisti.

NO EURO IRRILEVANTI – Dal Movimento legato alle proteste del 15 marzo del 2011 sono arrivati due nuovi partiti, X e Podemos, possiamo. Il rifiuto dell’austerità dell’Ue non determina però posizione anti Bruxelles o di fuoriuscita dalla moneta unica, che invece caratterizza le formazioni populiste continentali. Al contrario, i maggiori partiti spagnoli propongono di affidare all’UE più competenze, andando così in controtendenza rispetto al nazionalismo che impera negli altri paesi membri. Toni un po’ euroscettici si trovano solo tra i conservatori cattolici di Vox, formazione fondata dai dissidenti del PP di Rajoy. La formazione si riconosce però tanto nell’UE quanto nell’euro, e critica l’eccesso di burocrazia di Bruxelles. L’unico vero partito no euro è La España en Marcha, La Spagna in marcia, formazione erede dei franchisti. In questo partito si ritrovano i toni anti europei che caratterizzano le formazioni populiste di destra radicale, con slogan non dissimili da Alba Dorata. Il neofascismo però è assolutamente marginale in Spagna, e sembra che l’intero movimento no euro sia ridotto in questo limbo. A differenza di diversi paesi i no euro non minacciano di destabilizzare il sistema politico, anche se il clima non è positivo, visto che alle europee si potrebbe raggiungere il record di disaffezione alle urne.

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Andrea Mollica per Giornalettismo

 

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