ASSURDO, SINDACO DIMETTE UN CONSIGLIERE DI OPPOSIZIONE

remo_grandedi Michele Mignogna

La storia è di quelle che fa venire i brividi, se non fosse per i soggetti interessati, il Sindaco e il Consiglio Comunale di Guardialfiera, paese di Francesco Jovine, poggiato sulla sponda del lago con poco più di mille abitanti, che ha visto calpestare l’Istituzione più alta. Il Consiglio Comunale, dove si dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, amministrare la vita cittadina, e occuparsi dei problemi seri, i problemi dei cittadini, i problemi della ricostruzione, che grazie proprio a Remo Grande è stata portata alla ribalta a livello nazionale.

Lui, Remo (il) Grande alla guida del paese ormai da tempo immemore, troppo, molto tempo, in cui ha fatto il bello e il cattivo tempo, dove amministra con il motto “questa è casa mia e qui comando io”, dove nel suo ufficio campeggia in bella vista una foto del Duce, ha deciso che il consigliere di opposizione, il professor Malvino Di Sabato, a causa di due assenze, secondo il sindaco ingiustificate, mentre il consigliere dice di averle giustificate, deve andare via, deve lasciare l’assise civica perché a detta del sindaco “il regolamento lo permette. Ha tradito il mandato elettorale e i cittadini, alcuni cittadini elettori, hanno chiesto al consiglio comunale la decadenza di Malvino Di Sabato”. Fin qui la cronaca, ma come tutte le cose che vedono coinvolto il sindaco di Guardialfiera, c’è sempre una doppia lettura e i retroscena, anche in questo caso, sono tanti.

Ma andiamo con ordine, può capitare che un consigliere comunale, abbia degli impedimenti, può anche capitare che questi impedimenti siano giustificati in base alla verità, e non con certificati magari discutibili, capita ovunque, tanto che in Molise esiste un solo esempio come questo, un altro paesino, dove però dopo il ricorso al TAR dell’interessato, il consiglio comunale ha dovuto reintegrarlo. Torniamo a Guardialfiera, il consiglio comunale convocato martedì 15 aprile, aveva come punti all’ordine del giorno, la decadenza del consigliere Di Sabato e la sua surroga.

Il fatto però nasce da lontano, nasce cioè dal fatto che contrariamente da quanto detto da Remo Grande, Malvino, anzi il professor Malvino, una vita passata a insegnare nelle scuole superiori, è uno che di politica ci capisce, ne è appassionato, va tutti i giorni in comune, raccoglie carte, legge documenti, segnala quelle che secondo lui sono delle irregolarità, insomma Malvino è uno di quelli che si impegna perché gli piace, fatto questo che evidentemente al sindaco e al suo cerchio magico proprio non va giù, come mai questo deve farsi i fatti di casa del sindaco? Si perché Grande considera il comune e il mandato da sindaco, come una cosa sua personale, comanda lui e basta, e i consiglieri non fanno nulla per deluderlo, anzi, si prestano anche a giochetti poco chiari, ma soprattutto, dal punto vista etico e politico, è davvero al limite della vergogna.

Infatti, leggendo le carte si scopre che i cittadini elettori che hanno chiesto al consiglio comunale di far decadere Malvino Di Sabato, sono gli stessi consiglieri di maggioranza, che in un’attività di investigazione, si sono messi sulle tracce del prof per capire come mai avesse fatto quelle assenze, scoprendo che in un’occasione era andato ad una festa di laurea, e nella seconda, era stato invitato al matrimonio della figlia del vigile urbano del paese, essendo i due legati da rapporti di parentela e profonda amicizia.

Va detto che entrambe le assenze erano state segnalate al sindaco e al consiglio comunale, ma niente da fare, i provetti investigatori, i cittadini che vestono i panni dei consiglieri, hanno deciso che quelle assenze non andavano fatte, tanto è vero che non credendo al fatto che il vigile e il professore fossero parenti, il sindaco stesso, ha preteso una dichiarazione scritta dal vigile in cui sottolineasse quali rapporti intercorrono tra lui e il Di Sabato, e soprattutto, ma questo è vero non è una battuta, ha preteso che alla lettera fosse allegato l’albero genealogico della famiglia, l’assurdità più inaudita.

Ma le scintille scoppiano durante il consiglio comunale, un consiglio degno del peggior spettacolo di avanspettacolo degli anni 80, dove il sindaco non ha fatto altro che irridere l’opposizione, sfotterli e prenderli in giro, senza che nessuno della sua maggioranza, del suo cerchio magico, avesse un sussulto di dignità personale, un momento in cui non si sopportano più certi comportamenti, niente, ma in fondo, come dicono in paese “andiamo al consiglio comunale per farci due risate gratis”.

Un consiglio comunale dove più che il segretario servirebbe un insegnante di italiano, dove a partire dal sindaco, facessero un po’ di ripetizioni sulla lingua di Dante e Jovine, ma tant’è. Ma l’atto più comico in assoluto, dove in un teatro di periferia sarebbe scattata, una standing ovation è la doppia veste dei consiglieri di maggiornaza.

Infatti, come si diceva, gli stessi cittadini elettori sono i consiglieri comunali di maggioranza, che indossati i panni dei cittadini hanno chiesto al consiglio, quindi a loro stessi, di far decadere il consigliere Di Sabato, poi, cambiatisi d’abito, proprio come l’avanspettacolo, hanno votato in consiglio ciò che loro avevano chiesto a se stessi. Insomma se non è conflitto d’interessi questo, Silvio Berlusconi è un santo.

Non solo, nonostante la votazione fosse a scrutinio segreto, prima di votare, il sindaco Grande da anche indicazione di voto “votiamo si alla decadenza” ha detto, premurandosi che il suo cerchio magico avesse capito cosa fare, e ancora, a votare il provvedimento è stato anche un consigliere di maggioranza, nelle stesse condizioni di Di Sabato, con tre assenze cioè, per carità giustificate, come lo sono quelle di Di Sabato, e che non ha ritenuto opportuno quanto meno astenersi, no ha votato su indicazione del suo sindaco.

Fatto sta che, ovviamente, la votazione da ragione alla maggioranza, dichiarando decaduto il professor Malvino, e Remo Grande si è tolto un peso di torno. No, non c’è che dire, questi sono gli amministratori che il Molise non merita, che Guardialfiera non merita.

http://www.michelemignogna.it/

 

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