QUANDO PIERO PELÙ INCONTRÒ GELLI A VILLA WANDA

Dal palco di piazza San Giovanni ha scandito le parole, leggendole, con pronuncia sdegnata a voler sottolineare, con pause teatrali, presunti legami tra l’attuale premier e il Venerabile della Massoneria. «Il non eletto, ovvero sia il boy scout di Licio Gelli…».

Eppure basta scorrere nel tumultuoso passato di Piero Pelù per verificare che il suo nome e quello di Licio Gelli si intreciano a loro volta. E stavolta non in termini ipotetici ma reali.

Era la fine del febbraio del 1995, in piena epopea dei Litfiba di “El Diablo” e Pelù e soci si trovavano nella zona di Arezzo, tra una prova e l’altra del loro tour. E, raccontano le cronache, grazie alla complicità di un amico fotografo, la band chiese di recarsi a “curiosare” a Villa Wanda, la storica residenza di Licio Gelli a Santa Maria delle Grazie.
Ma non fu una semplice curiosità. Perché qualcuno suonò il campanello della villa e il cancello si aprì. Dietro, ad accogliere la comitiva capitanata da Pelù, Licio Gelli in persona che per loro apriì perfio il cosiddetto “salotto buono”.

E fu lì, narrano le cronache dell’epoca, che il rocker e il Venerabile si intrattennero colloquiando dei quadri alle pareti, della musica e anche di politica con Pelù interessato a sapere cosa sarebbe potuto accadere negli anni avvenire. Gelli confessò di non avere più «la palla di vetro in mano come una volta» e di non riuscire quindi a vedere bene «l’orizzonte della politica italiana» in modo «chiaro e limpido» come invece avveniva in passato. «Volevo incontrare Licio Gelli da tempo, per potergli porre tutte quelle domande che qualunque italiano vorrebbe avere l’ occasione di fargli – ammise Pelù ai giornali dell’epoca che appresero con non poco stupore la notizia – ma finché il cancello non si aprì pensavo fosse solo un gioco».

E invece le porte si aprirono davvero e tutta la baldanza e tracotanza sparì di colpo. Del rocker ruvido, aggressivo e incazzato, neppure l’ombra. «Mi ha preso il panico, devo ammettere. Che cosa gli dico ora, mi sono detto tra me e me? Io non sono un giornalista, non sono un detective e non sono neanche Piero Chiambretti che e’ sempre informatissimo… – recitano le parole di Pelù su un articolo del Corriere della Sera che ricostruisce l’evento – In fondo quel che so e’ che era capo della P2 in collusione con l’ “Italia nera”, complice la Democrazia cristiana. E siccome Gelli mi è apparso molto sospettoso io, che mi ero autoinvitato a casa sua, non me la sono sentita di apostrofarlo chiaro chiaro con uno: “Scusi, ma di quella bomba, che cosa mi racconta”?».

Così il discorso, in quel quarto d’ora di faccia a faccia, solo brevemente scivolò sulla politica. Con Gelli che «fu evasivo su Berlusconi ed elogiante nei confronti di Andreotti». E si limitò a dire che il Paese sarebbe andaro al centrodestra. Era, in fondo, l’inizio del ventennio Berlusconiano…

mader

Francesco Sangermano per l’Unità

 

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