È COLPA DI CASALEGGIO VESTITO DI NERO IL FIASCO ELETTORALE DEL M5S

casaleggio-matteoderrico“Forzalisti” contro dissidenti. La resa dei conti nel Movimento 5 stelle è approdata ieri sera a Montecitorio, dopo un pomeriggio al cardiopalma, passato per molti deputati pentastellati con la «sorpresa» del viaggio di Beppe Grillo a Bruxelles. Nel corso dell’assemblea M5S si è assistito ad una sorta di rivolta contro «i soliti volti che vanno in tv»: Alessandro Di Battista, Roberto Fico, ma soprattutto Luigi Di Maio. Ed è proprio l’immagine (televisiva e non) la spina nel fianco del Movimento. Tra minacce a Dudù, capellini neri da Guerre Stellari e processi in rete gran parte del merito della debacle sarebbe proprio del duo Grillo-Casaleggio. Ma ieri non si è discusso solo dei “vertici”.

«Perché hai fatto una riunione per pochi intimi ieri sera nel tuo ufficio?», chiedono in assemblea i deputati più critici al vicepresidente della Camera. Luigi Di Maio, infatti, avrebbe convocato pochi fedelissimi per discutere su come muoversi da utilizzare nei prossimi ballottaggi. In realtà, ha spiegato Di Maio, sarebbero stati gli attivisti 5 stelle locali a contattare i “big” del movimento. Così, si è passati direttamente allo scontro. Chi ora deve mettere la faccia nella campagna elettorale dei prossimi giorni? Si è arrivati a un compromesso con Di Maio che avrebbe assicurato la partecipazione di tutti gli eletti a Roma.

E Grillo? Grillo non ci sarà. «Adesso – spiegano – si occupa di Bruxelles e del parlamento europeo…». Il capo salterà un giro. E su questo, in molti, sono paradossalmente d’accordo. «Andremo tutti, ci sarà spazio per ognuno», ha confermato Daniele Del Grosso parlando delle prossime agorà. L’organizzazione della campagna per i ballottaggi precede l’altro tema all’ordine del giorno della riunione: il risultato elettorale. Ed è su questo punto che stato chiamato in causa anche Casaleggio, il guru.

Il cappellino usato da Gianroberto Casaleggio sul palco di San Giovanni, di quel colore nero, sarebbe diventato un elemento di inquietudine per il potenziale elettorato 5 stelle. Grillo e la vivisezione al cagnolino Dudù e i processi on-line contro politici, imprenditori e giornalisti sono solo alcuni punti individuati come causa della debacle elettorale stilate dalla coach tv 5 stelle Silvia Virgulti. Troppa violenza. La Virgulti ha bacchettato nel suo dossier tutte le mancanze dei leader del Movimento attribuendo al duo maggiori responsabilità rispetto alle mosse fatte in campagna da deputati e senatori. Il mood “carini e coccolosi” avanzato da Gianroberto in queste ultime ore non è stato di certo operato nella campagna per le Europee.

E se fuori si è gridato dentro lo si fa ancor di più. Si narra di uno scontro in aula tra la deputata Roberta Lombardi e il collega Tommaso Currò, reo di aver espresso alla stampa il suo malessere per la sconfitta elettorale. Currò, dissidente già a rischio espulsione qualche mese fa, ha chiesto a Grillo di dimettersi, di farsi da parte, perché «lo aveva detto lui stesso». Ma queste parole non sono state apprezzate ai piani alti, e il post sibilino di Beppe che ieri ha parlato di «miracolati della politica» lo dimostra. Ma sono anche i deputati dell’ala più dialogante a invitare alla prudenza. Persone come Walter Rizzetto e Mimmo Pisano hanno evidenziato in riunione come sia giunto il momento di «fare quadrato», attaccare ora il leader «sarebbe umanamente scorretto». Anche perché, come ammette Pisano, «se Grillo va via, ci polverizziamo». Resta però tra i critici l’esigenza di sgonfiare il cerchio magico, ovvero i fedelissimi (i vari Di Maio, Di Battista e co.), che hanno monopolizzato la tv. L’assemblea viene interrotta e rinviata ad oggi. C’è ancora troppo da discutere. E nello staff comunicazione ci sono cambi in vista. Diversi deputati non sarebbero d’accordo con l’imminente alleanza con il populista britannico Nigel Farage. Il blogger Claudio Messora (ora nello staff Senato) dovrebbe curare la comunicazione degli eurodeputati a Bruxelles. Ma c’è di “peggio”: potrebbe saltare il posto di Rocco Casalino, altro membro dello staff comunicativo in Parlamento. Ieri, in serata, il diretto interessato ha smentito le voci a riguardo: «Io andarmene via? Né Beppe né Gianroberto vogliono. Ho il timore che qualche senatore o deputato si sia lasciato andare con dichiarazioni anonime».

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Stefania Carboni per Giornalettismo

 

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