IL DOCUMENTO SULLA BATOSTA ELETTORALE CHE MANDA IN BESTIA GRILLO E CASALEGGIO

casaleggio-grillo-matteoderricoI vertici del Movimento prendono le distanze dall’analisi del voto elaborata dallo staff di comunicazione di Montecitorio. È polemica.

L’analisi del voto provoca un terremoto dentro i Cinque Stelle con i vertici del Movimento che, a quanto risulta da fonti parlamentari, sarebbero fortemente irritati per il modo in cui è stata riportata la lettura del risultato elettorale.
Al centro dello scontro c’è il documento elaborato dallo staff di comunicazione di Montecitorio che, secondo le indiscrezioni al Senato, avrebbe fatto saltare sulla sedia sia Gianroberto Casaleggio, sia Beppe Grillo. Tesi, quest’ultima, respinta invece da fonti parlamentari a Montecitorio che asseriscono di non aver alcun problema con Milano.

Il documento in questione è stato presentato ieri sera ai deputati per tracciare un’analisi delle cause e prospettare possibili soluzioni e risulta alla base della discussione in corso alla Camera del gruppo di deputati.

Ma secondo la versione dei pentastellati «Il voto del 25 maggio – si legge in un documento riservato del M5S – che analizza il voto delle Europeenon è stato tanto pro-Renzi o pro-Pd, nonostante le percentuali bulgare, quanto contro il MoVimento 5 Stelle e lo spettro della «paura» costruito finemente ed efficacemente per portare, quindi, tutti gli elettori in un alveo di «sicurezza», rappresentata da Renzi».
«La chiamata alle armi contro la forza del male (riproduzione del modello anti berlusconiano) – si legge – è riuscita tanto è vero che a «sinistra», invece di esultare per un risultato mai ottenuto, hanno invece tirato un sospiro di sollievo (la Repubblica è salva) o inveito contro il grillino sconfitto».

Oggi al Senato è stata convocata un’analoga riunione ma l’attuale responsabile comunicazione di palazzo Madama e coordinatore tra gli uffici delle due Camere, Rocco Casalino, è stato visto a Montecitorio dove sarebbe andato per chiedere conto dei contenuti dell’analisi. Secondo queste fonti, il documento non sarebbe piaciuto ai co-fondatori del Movimento perché farebbe fare una «figuraccia» al Movimento e, tra le altre cose, sosterrebbe una tesi esattamente contraria a quella del co-fondatore M5s sull’utilizzo della Tv. L’irritazione, sempre secondo le indiscrezioni, farebbe il paio con quella provocata dalla decisione di organizzare il “quartier generale” M5s nella serata elettorale.

A complicare la situazione ci si mette anche l’analisi prospettata sempre ieri sera ai deputati da Silvia Virgulti, Tv coach dei parlamentari, collaboratrice dei gruppi che avrebbe a sua volta fatto un’analisi del voto in cui, al contrario del documento dello staff di comunicazione, attribuisce sostanzialmente a Grillo e Casaleggio la “colpa” del risultato elettorale, salvando l’operato dei parlamentari. È a Silvia Virgulti che viene insomma attribuita la valutazione sull’effetto «inquietante» sugli elettori provocato dal look di Casaleggio e del suo cappellino utilizzato per coprire le conseguenze della sua recente operazione alla testa. Così come l’effetto provocato dalle parole di Grillo sulla vivisezione di Dudù e l’annuncio dei processi `di popolo´ sul web contro politici, imprenditori e giornalisti.

E a provocare mal di pancia nel Movimento è anche l’alleanza stretta ieri a Bruxelles tra Grillo e il leader dell’Ukip Farage. La deputata del M5S Giulia Sarti, intervistata da La Stampa, spiega che il Movimento non ha «nulla in comune» con il partito di Farage e auspica che Grillo si consulti con gli eletti prima di fare accordi.«Appena ho saputo dell’incontro di Grillo con Farage ho pensato: perché l’ Ukip? La sua campagna elettorale l’ho schifata più ancora di quella della Le Pen; Poi se il Movimento facesse un gruppo con l’ Ukip, saremmo anche costretti, noi qui in Italia, a votare contro le loro posizioni in Europa, ad esempio sull’ immigrazione». «Forse si sta pensando a un gruppo con loro per pesare di più in Europa, ma non c’ è ancora niente di ufficiale», dice Sarti. «Quando Grillo ha detto no alla Le Pen io pensavo che fosse no a lei e a tutto il contorno di partiti simili, ora mi sembra di capire che non è così. Quello che io di sicuro non accetterei mai – aggiunge – è di stare sotto di loro, cioè che i nostri debbano prendere indicazioni dall’ Ukip».

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La Stampa

 

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