SE I GRILLINI ROTTAMANO GRILLO

beppe-grillo-matteoderricoIl Movimento vedrà un’altra volta Renzi sulle riforme. Solo che questa volta niente insulti, niente sceneggiate e niente Beppe. L’incontro l’ha chiesto il gruppo: è il primo passo verso la trasformazione in partito, la normalizzazione che consegnerebbe il Comico all’irrilevanza.

Qualche tempo fa Beppe Grillo usava dire che i partiti erano tutti morti. Ora potrebbe benissimo riferire la stessa frase a sé stesso.

Il MoVimento 5 Stelle ha deciso di incontrare di nuovo Renzi sulle riforme. La seconda dopo quella di febbraio, in cui Beppe aveva passato il tempo a insultare Renzi che, per tutta risposta, aveva ribattuto con ironia tanto da sembrare lui stesso il (vero) comico. Solo che questa volta non ci andrà Beppe bensì il suo gruppo parlamentare da cui è partita la richiesta di incontrare Renzi che sabato ha risposto dando data e ora (si vedranno mercoledì) dell’incontro. Meeting cui parteciperà – come si legge sullo stesso Blog di Beppe Grillo – una delegazione «composta dai capogruppo di Camera e Senato, Giuseppe Brescia e Maurizio Buccarella, e dai deputati Danilo Toninelli e Luigi Di Maio».

Ora non sappiamo se questi deputati risponderanno o meno ai diktat grilleschi. La novità, assoluta, è però che per la prima volta né Grillo né Gianroberto Casaleggio saranno della partita. Un indice di malumore che abbiamo già avuto occasione di notare in seguito alla sconfitta delle Europee in cui – dopo delusione e Maalox – sono arrivate le prime lamentale sulla gestione interna (padronale) del partito. A sollevarle, in primis, il sindaco di Parma Federico Pizzarotti che ha ottenuto sponde interne sufficienti ad evitargli l’epurazione promessa da Grillo.

Il quale, certo, si è ripreso la sua bella rivincita imponendo a tutti – anche ai più scontrosi – l’innaturale alleanza con Nigel Farage. Eppure, vista alla luce di alcuni eventi, quella di Beppe rischia di essere una vittoria di Pirro per non dire un vero e proprio autogol. L’imposizione di un alleato che molti considerano, pur in gran parte a torto, di estrema destra ha forse rafforzato la sua autorità, indebolendone però l’autorevolezza. Come era normale sono tanti i parlamentari che, masticando qualcosa di politica, iniziano a capire di aver voce in capitolo.

Costoro han capito, probabilmente, che la linea del «no» su tutto non paga. Stavolta, infatti, ha prevalso la linea opposta a quella del comico. Lo han dimostrato le elezioni, nel caso ce ne fosse stato bisogno. Parlare con Renzi sarà solo una delle prime aperture. Almeno lo speriamo, più che altro per i grillini.

mader

di Matteo Borghi per L’Intraprendente

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