CONFUSI A 5 STELLE

10363879_270095119844394_7206783518377329548_nGrillo sempre più distante, i parlamentari restano spaesati. Falchi ancora convinti che non-si-parla-con-chi-ha-mandato-allo-sfascio-il-Paese. Altri convertiti al nuovo corso benedetto dai leader che vengono da lontano, Grillo e Casaleggio. E dissidenti che sembrano destinati ad esserlo in eterno: prima perché chiedevano il confronto col Pd quando dirlo era un’eresia, ora perché mettono in dubbio il metodo («non si decideva tutto in assemblea?») e qualcuno pure la leadership in ascesa di Luigi Di Maio, tanto da arrivare a chiedere un congresso – ieri il deputato Tommaso Currò – che dia legittimazione a chi tratta per il Movimento («un congresso? Ma di che parliamo?», sospira contrariato il senatore Andrea Cioffi).

La galassia del M5S alla Camera si presenta così, all’indomani dell’avanti-indietro sul confronto con il Pd tramite successivi post sul blog di Beppe Grillo (rifacciamo un tavolo, anzi no, forse sì). Al centro di tutte le dinamiche, lui, il giovane vicepresidente della Camera dall’aplomb istituzionale che ha guidato la delegazione pentastellata nell’incontro coi dem.

Vicinissimo a Grillo e Casaleggio, sostenuto dallo staff di comunicazione targato Casaleggio associati, l’unico che continua a comparire in tv quando il diktat sarebbe di non farlo, aiutato ad essere il più possibile efficace dall’onnipresente tv coach Silvia Virgulti, pure lei nel mirino perché considerata sempre più influente.

«Luigi è bravissimo, siamo orgogliosi di lui». Schierato al suo fianco, Alessandro Di Battista, altro astro in ascesa del Movimento temporaneamente in calo di visibilità («non voglio andare in tv, non ho tempo, studio sempre»). Quando, in un’assemblea interna, si sono individuati i vari posizionamenti, è stato catalogato tra i «pro-Di Maio», nonostante sia stato sempre un falco non favorevole al colloquio col Pd.

Ex ortodossi convinti dalla nuova linea, e decisi a sostenere il giovane leader in pectore: tra loro, viene annoverata pure Carla Ruocco. Al fianco di Di Maio, poi, c’è l’esperto di riforme Danilo Toninelli, suo compagno di streaming, ma anche Alfonso Bonafede, uno dei più vicini al capo in ascesa: era il solo deputato non della delegazione presente all’incontro col Pd.

In avvicinamento è dato Walter Rizzetto, tra i dissidenti storici: non è sfuggito il lungo colloquio che hanno avuto pochi giorni fa alla Camera. Favorevoli alla linea del dialogo col Pd l’ala da sempre più «aperturista» del gruppo, da Paola Pinna ad Aris Prodani. A Tommaso Currò, che però mette in discussione la leadership di Di Maio (e lui twitta che non è a capo del M5S e «finita la legge elettorale scriverò lettera agli attivisti che spiega tutto»).

Mentre restano falchi contrari al dialogo alcuni ortodossi della prima linea, come Riccardo Nuti o Laura Castelli (pochi giorni fa ha ripubblicato un vecchio post di Grillo: «Moderati si muore»; chi vuole capire…). E perplessità le avanzano anche, pur spendendo lodi per Di Maio, deputati come Andrea Colletti, contrario all’apertura al doppio turno, e Andrea Cecconi («se sarà necessario torneremo all’opposizione dura», diceva prima della nuova inversione di rotta).

Una geografia composita, tanto più ora che «Grillo e Casaleggio avranno sempre meno spazio», annuncia Di Maio. Forse lo dice solo per rasserenare i critici sugli ordini che arrivano dall’alto, ma vero è che il comico genovese, 66 anni ieri, comincia a essere stanco, come confida ai più fedeli. Molte riunioni si tengono alla Casaleggio associati, l’asse s’è spostato sempre più verso Milano, e se pure lo stratega del M5S non si trasferirà a Roma da settembre, vero è che conta di infittire incontri e iniziative dopo l’estate.

Intanto, però, bisogna ritrovare una linea chiara, perché la sensazione di un Movimento confuso non arrivi fino agli iscritti. Come si preoccupa Colletti: «Non abbiamo ancora capito bene dove andare…».

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Francesca Schianchi per la Stampa

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