Monthly Archives: agosto 2014

LIBERA: GIARRUSSO (M5S) HA TOPPATO


L’Ufficio di presidenza di Libera:

In merito all’intervista rilasciata dal senatore Mario Giarrusso pubblicata sul Fatto Quotidiano venerdì 29 agosto, riteniamo che i giudizi espressi nei confronti di Libera e di don Luigi Ciotti siano privi di fondamento, offensivi, dettati da ragioni di polemica politica nei confronti del Pd e del governo Renzi legittime ma che non ci riguardano minimamente.


 Libera, come può essere facilmente verificato leggendo i nostri comunicati e le nostre proposte sulla riforma del 416 ter, non ha mai fatto sconti a nessuno, non ha mai accompagnato nessun partito e non è rappresentata da alcun esponente politico. In merito al testo approvato, Libera si è sempre espressa in modo equilibrato e senza mai usare toni trionfalistici, ribadendo in tutte le sue note ufficiali che l’approvazione della modifica del 416ter conteneva una buona notizia e almeno un errore da correggere.

La buona notizia era l’inserimento, dopo un iter tormentato e con votazioni difformi tra i due rami del Parlamento e tra i gruppi parlamentari degli stessi partiti, delle due parole “altra utilità”, come da noi sempre richiesto, che colpiscono al cuore il voto di scambio politico mafioso, limitato all’erogazione di denaro. È unico dato positivo, sottolineato anche nella recente sentenza della Sesta sezione della Corte di Cassazione.

L’errore, su cui Libera ha espresso fin da subito le sue forti perplessità ben prima del voto finale, era quello della riduzione delle pene, che vanno inserite, invece, in un più generale inasprimento di tutti i reati di mafia, a partire dal 416 bis. Richiesta che ribadiamo anche oggi. Non ricordiamo altre sottolineature critiche fatte allora, in nessuna sede, che avremmo seguito con la massima attenzione. Né altri errori denunciati allora e da correggere.

Oggi, alla luce dell’interpretazione della norma, contenuta nella citata sentenza di Cassazione, non l’unica peraltro in materia, sarà compito di governo e Parlamento monitorare l’applicazione della nuova versione del 416 ter e introdurre i correttivi del caso.

Ciò detto,fosse stato per Libera, lo ribadiamo, nel vecchio testo del 416 ter sarebbero state inserite solo due parole; “altre utilità”, senza rischi interpretativi, come hanno chiesto insieme a noi le centinaia di migliaia di cittadini che hanno aderito alla campagna “Riparte il futuro”. Il testo finale è il frutto di un lungo e contraddittorio iter parlamentare che abbiamo seguito e commentato, come sempre, nella nostra più totale autonomia.

L’approvazione del nuovo 416 ter e le sue eventuali modifiche rappresentano, comunque, solo un primo passo verso un doveroso atto politico di trasparenza e bonifica delle istituzioni democratiche. Reati diffusi al punto da diventare costume, come il voto di scambio, richiedono non solo leggi all’altezza ma l’impegno di tutti per cambiare scelte e  comportamenti quotidiani.

 
È necessario, insomma, fare un ulteriore scatto e arrivare prima possibile a una più generale legge sulla corruzione, come richiesto anche dal Movimento 5 Stelle, dotata di quelle misure (confisca dei beni ai corrotti; pene adeguate per “reati civetta” come il falso in bilancio, l’autoriciclaggio, l’evasione fiscale; revisione dei meccanismi previsti per la prescrizione) indispensabili per contrastare davvero mafosi e politici collusi.

mader                                                                                                                            Libera


 


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L’ASTIO DI GRILLO VERSO I GIORNALISTI


Il rapporto tra Beppe Grillo e l’informazioneè simile a quello di un guidatore che cerca la sintonizzazione giusta di una stazione radio: la cerca e ricerca, ma non la trova. Se non a tratti. E’ un rapporto conflittuale, che procede a strappi. L’umoralità dipende anche dal personaggio, che alterna fasi di disponibilità a periodi in cui risulta inavvicinabile. 

Dichiaratamente rancoroso, non gradisce le criticheanche e soprattutto se arrivano da chi ritiene non antipatizzante a priori: basta pensare ai recenti strali contro questo giornale, “reo” di avere attaccato l’alleanza con Farage. E’ sempre stato così.

Per anni, quando Grillo si impegnava in una opera meritoria di controinformazione nei palazzetti, quasi tutti i giornalisti lo dimenticarono. Se nel 2005 proponevi all’Espresso un’intervista a Grillo, ed era l’anno in cui aveva varato il blog, la risposta del caporedattore alla cultura suonava più o meno così: “Perché, Grillo fa ancora qualcosa?”. Il comico genovese si vendica ancora della sottovalutazione che ha subito nel decennio 1995-2005, peraltro il suo vertice artistico. Ci sono poi altri aspetti. Grillo ha sempre bastonato i giornalisti, dedicandogli invettive spietate e il secondo V-Day (2008), che si proponeva anche di cancellare il finanziamento pubblico all’editoria: poiché non si è mai visto un tacchino festeggiare il Natale, è ovvio che larga parte dei media ha reagito bastonando i 5 Stelle, con una disinformazione senza precedenti che ha peggiorato un rapporto già problematico.

Grillo e ancor più Casaleggio credono poi che la diversità del Movimento vada rimarcata rifiutando i canali di comunicazione tradizionali. Da qui l’isolamento durato fino alle elezioni politiche: Grillo non andava nei talkshow, ma costringeva i talkshow a parlare di lui. Il massimo. Fino a quel momento le interviste erano poche e mirate, rilasciate sempre per lanciare la volata a eventi particolari, ad esempio il primo Vaffa Day (splendida un’intervista di Gian Antonio Stella nel 2007, durante la quale Grillo accettò anche di parlare del famoso incidente stradale del 7 dicembre 1981).

Dopo il boom alle politiche, il problema del rapporto con i media è diventato decisivo: la tivù sarà anche “morta”, ma è tuttora in grado di veicolare milioni di voti, soprattutto quelli dei non nativi digitali. Per un po’ i 5 Stelle hanno insistito con la tattica morettiana del “mi si nota più se vengo o non vengo?”, lasciando che i parlamentari partecipassero alle trasmissioni politiche protetti da una sorta di “parentesi” (in collegamento o comunque interagendo solo con il conduttore). Il risultato è stato talora surreale, per esempio il Vito Crimi che si rifiutò di rispondere alle domande di Dario Vergassola a In Onda. Dopo l’individuazione di alcuni parlamentari mediaticamente spendibili, la linea Maginot è via via caduta fino allo sdoganamento del talkshow, ad esempio Otto e mezzo e Servizio Pubblico; restano invece inaccettabili Matrix, Quinta colonna e Piazzapulita, dopo un’intervista di Formigli a Nicola Morra reputata scorretta.

Anche Grillo e Casaleggio si sono parallelamente “concessi”: un comportamento per certi versi bipolare, considerando che nel frattempo era nata la rubrica-gogna “giornalista del giorno” (e spin-off vari). Negli ultimi giorni, a conferma di come Grillo non sia poi così refrattario ai consigli esterni, il blog ha varato lo spazio “Giornalista del giorno” (con la “G” maiuscola), a voler sottolineare come persino il M5S non ignori che non tutti i giornalisti siano “servi” e “pennivendoli”. A ridosso delle Europee, quando Grillo credeva nel sorpasso, ha avuto luogo l’invasione televisiva: i parlamentari erano ovunque, da mattina a sera. Il risultato deludente delle elezioni è figlio di molti aspetti e non dell’overdose televisiva (anche se Grillo a Porta a porta si è rivelato un autogol), ma è stata questa la diagnosi di Casaleggio, che per scampare alla “omologazione” ha esortato a un nuovo Aventino catodico. Un errore, sia perché Di Battista a Bersaglio mobile portava voti e sia perché, se i Di Maio non vanno in tivù, al loro posto ci va qualcun altro. Per esempio Mario Giarrusso, misteriosamente convinto di essere efficace sul piccolo schermo (lo è, ma per il Pd), o peggio ancora gli sfollatori di consenso come Becchie Martinelli, che ovviamente vengono invitati apposta dai conduttori: per far sembrare che tutti i “grillini” siano invotabili come quelli lì.

Grillo e la maggioranza dei parlamentari 5 Stelle credono che la strategia giusta sia una curiosa alternanza tra passato e futuro: il passato è la riscoperta dell’agorà, il futuro è la Rete. Legittimo. Solo che, dalle Europee in poi, una tattica simile – che verrà in parte ripensata da settembre – ha lasciato campo aperto alle supercazzole dei renziani, liberi di sproloquiare in ogni salotto televisivo possibile. Sicuri che sia questa la strada maestra? Nel frattempo Grillo continua a cercare quella sintonia. Senza mai trovarla appieno.
mader

VOGLIAMO LE BIGHE DEI 5 STELLE AL CIRCO MASSIMO


Ma sì, ma certo che bisogna concederlo ai festevoli five stars il Circo Massimo, che ivi smaniano per attrupparsi – armati di apriscatole e scatolette di prelibatezze sott’olio e magari apposito cestino da picnic. Bisogna concederlo, non c’è dubbio – pure se l’istinto di certi (si sa, la solita famelicità di quei luridi della casta), farebbe propendere più verso il Colosseo (magari sbarrato, però con i leoni dentro). 

Quo vadis, Beppe? Dai, vieni qui. Se la millenaria struttura ha saputo reggere all’impatto dei Rolling Stones, davvero non dovrebbe avere problemi nel superare la pur dura prova offerta da Vito Crimi e Alessandro Di Battista (Di Maio sognante al basso). Beppe ha ragione da vendere, stavolta. O tutti o nessuno: che deve forse portare i suoi a Bibbona o Sant’Ilario o sullo scoglio di Quarto? Sono masse, mica scie chimiche. 
Fosse stata un’area preservata, a ognuno vietata, tanti saluti – e tra cinque stelle, di sicuro se ne trovavano pure un paio disposte razionalmente a dar ragione al diniego. Ma così, chiara risulterebbe la ferita alla democrazia, una renzusconata al cubo, una roba che manco al Tg1, “vermi schifosi”, hanno mai visto. Mick Jagger può cantare quello che gli pare, lì nell’imperiale sito, e il cittadino eletto al Senato Giarrusso – artefice, assicurava ieri l’apposito blog di Beppe (un posto che è meglio del santuario di Delfi con relativa Pizia in loco), nientemeno di uno “storico intervento” al Senato: a dir poco s’intuisce la caratura degasperiana – non dovrebbe poter allietare il pubblico tutto, dopo aver lasciato a bocca aperta l’Aula in blocco? 
C’è poco da dire – e chi deve provvedere, provveda. Ci furono amministratori, in passato, che sognavano di far ripetere proprio lì al Circo Massimo le antiche corse delle bighe, e allora come pensare di impedire ai cinquestellati di adunarsi gagliardamente e appositamente per denunciare le altrui beghe? Non c’è da dubitare che, come promettono, lasceranno l’area più pulita di come la troveranno, il manto erboso intonso, ché mica prevedono di piantare pesto, nemmeno uno scontrino smarrito dalla cittadina Lombardi ci sarà da raccattare, ogni scatoletta di tonno (si annuncia, quello romano di ottobre, evento di forte impatto democratico e di notevole consumo di relativi tramezzini: rafforzati da pomodori e maionese, si sa) finalmente scardinata negli appositi cassonetti per  l’immondizia.

Bisogna dunque concedere a Grillo l’area richiesta perché ha tutte le ragione. E poi, perché non cominci un’altra bellicosa lagnetta sul sistema che al loro avanzare (pure rinculare, ultimamente, per la verità) sotto si caga e ogni miserabile espediente mette in campo, e in Circo Massimo, così per fermare il vertiginoso progredire. Poi, comprensibilmente, i militanti hanno già fatto la bocca tanto all’evento quanto al posizionamento, e né moderati nella denuncia né  frugali nella comprensibile autoconsiderazione che li anima, hanno già scoperto che in una torre lì vicino, più o meno otto secoli fa, soggiornò San Francesco d’Assisi, e così “noi del M5S riporteremo in quel luogo lo spirito francescano” – magari toccherà pure procedere  con la successiva benedizione del cardinal vicario. Risuonano, e numerose,  le trombe che chiamano alla lotta contro “skifosi mafiosi & bugiardi”, perciò “al Circo Massimo ci andremo comunque, dell’autorizzazione della casta ce ne infischiamo”, altri (versante trotzkista della costellazione?) la invoca perenne, “non fermate la speranza al terzo giorno, la fine della manifestazione la decideranno i cittadini finché ci saranno un milione di persone non si va via”. 
Ma curiosamente proprio tra i focosi militanti che scrivono a Grillo c’è chi invita, “diamoci una calmata”, chi giura che “un posto vale l’altro”, e addirittura chi (versante operaista della costellazione?) propone di lasciar stare il sontuoso Circo Massimo per riparare con la festa verso siti più proletari, “la vera discontinuità sarebbe stata organizzarla a Tor Bella Monaca o al Corviale”, o più indefinitivamente “meglio fare la manifestazione sul raccordo anulare”.  
Ma ormai, Circo Massimo si è detto e Circo Massimo (pure per non scontentare San Francesco) sia. Venghino, cittadini, venghino. E non dimentichino l’apriscatole.
mader

I RIMBORSI PERSONALIZZATI DEI CITTADINI A 5 STELLE


Non tutti i parlamentari a 5 stelle sono uguali. Come si fa a stabilirlo? Elementare, Watson: dall’esame dei loro rimborsi spese. Il più virtuoso è il deputato Massimiliano Bernini, che da eletto ha restituito alla collettività ben 103.088 euro, seguito dalla collega Loredana Lupo (77.870). Viceversa, l’ultimo in classifica, Francesco Cariello, ha reso appena 21.833 euro rispetto a una media di 49 mila (un parlamentare dispone di circa 120 mila euro annui di stipendio e di circa 135 mila per rimborsi vari).

Le meno parsimoniose dopo Cariello sono due senatrici, Serenella Fucksia e Cristina De Pietro, che hanno rendicontato restituzioni per 24.918 e 26.070 euro. Altri 5 parlamentari hanno restituito meno di 30 mila euro. Si tratta di Paola Pinna (26.550), Manuela Serra (28.431), Tommaso Currò(28.887), Mimmo Pisano (28.946) e Massimo Artini (29.659). Sono  19 quelli che restano 10 mila euro sotto la media (Fantinati, Dall’Osso, Cotti, Del Grosso, Castaldi, Giarrusso, Catalfo, Dieni, Gaetti, Molinari, Cecconi, Cioffi, Mucci, Spadoni, Grande, Rizzetto, Crippa, Terzonie Lezzi).

La media delle spese (che a seconda dei ruoli possono superare i rimborsi standard) è di 71 mila euro ma chi ha usato meno denaro pubblico è il senatore Giuseppe Vacciano (35.500 euro). Sotto la soglia dei 40 mila euro risultano anche Riccardo Fraccaro (36.140), Roberta Lombardi (36.703) e Ferdinando Alberti (39.845). Chi ha impiegato più risorse è Matteo Dall’Osso (quota 106 mila). Con lui sono solo altri 3 i grillini che hanno speso più di 100 mila euro: Gianluca Castaldi (104.376), Vito Crimi (102.825) e Roberto Cotti(100.421). In totale sono 35 coloro che impiegano almeno 10 mila euro più della media, ossia hanno spese superiori a 81mila euro. I 4 citati più Baldassarre, Terzoni, Segoni, Cappelletti, Nesci, De Rosa, Martelli, Santangelo, Bertorotta, Scibona, Prodani, Di Stefano, Bianchi, Cioffi, Pisano, Grande, De Pietro, Mucci, Lezzi, Fattori, Morra, Fantinati, Catalfo, Paglini, Currò, Dieni, Gaetti, Molinari, Giarrusso, Del Grosso e Serra.

Altre curiosità. Il parlamentare che paga di più per l’alloggio è il senatore Carlo Martelli, che ha pubblicato fino a marzo 2014 (ultimo dato disponibile) spese per poco più di 34 mila euro a fronte dei 958 euro impegnati dalla collega Paola Nugnes. In 3 hanno speso meno di 1.000 euro ciascuno per mangiare: Massimiliano Bernini, Cristian Iannuzzi e Roberta Lombardi. I più voraci sono 6 e hanno utilizzato per il vitto oltre 12 mila euro: Bulgarelli (18.200), Catalfo (13.100), Chimienti (12.600), Del Grosso (12.550), Currò (12.300), Dall’Osso (12.100). Per le consulenze sono 80 quelli che impiegano meno di 1.000 euro e 10 che superano i 10 mila, con una punta in Ciampolillo (29.780).

Per i collaboratori i grillini hanno utilizzato 4,59 milioni; i tre parlamentari più generosi sono Dall’Osso (56.747), Fattori (56.322) e Nesci ( 47.804) a fronte di una media di 31.875 euro. Coloro che hanno speso complessivamente meno di 100 euro per l’ufficio sono 51. I parlamentari che hanno utilizzato meno di 100 euro per la voce che comprende pulizie, manutenzione e bollette sono 65, sono 24 quelli che hanno investito meno di 100 euro per gli eventi sul territorio. Queste ultime 3 voci vedono Luigi Di Maio come il più spendaccione. Oltre alle quattro persone dello staff, pagate direttamente da Montecitorio, il vicepresidente della Camera ha investito 11.052 euro per l’ufficio, 3.350 euro per pulizie, manutenzione e bollette di casa, 23.730 euro per gli eventi sul territorio. La spesa media dei suoi colleghi è pari a 873,411 e 1.750 euro.

I parlamentari grillini sono teoricamente obbligati a pubblicare i loro bilanci sul sito Tirendiconto.it.Ma benché il regolamento interno preveda la pubblicazione ogni 3 mesi, il 19 agosto erano presenti per quasi tutti i parlamentari solo i dati relativi al periodo compreso tra marzo 2013 e marzo 2014, con alcune eccezioni. Artini, Cariello, Pinna, Fucksia e Puglia hanno diffuso i loro resoconti solo a dicembre 2013. Mentre Paolo Bernini, Sarti e Catalfo hanno omesso la pubblicazione dei dati di gennaio, febbraio e marzo 2014. Scibona ha pubblicato i dati fino a maggio 2014. Gli unici in regola con il timing, che imporrebbe l’aggiornamento a giugno 2014, sono Massimiliano Bernini, Ferraresi, Gallinella, Lupo e Vacciano.
mader
Giorgio Lorenzo e Caris Vanghetti  per Panorama

"BEPPEGRILLO" TRA I DIECI PEGGIORI BLOG D’OPINIONE D’ITALIA



Leonardoha stilato la classifica dei “dieci peggiori blog d’opinione d’Italia”. Tra questi appaiono Byoblu e Beppegrillo due degli emblemi della galassia del M5S.

Byoblu  (byoblu.com)


Ora se ne va in giro per le capitali europee a spese nostre, ma c’è stato un periodo, ve lo giuro, in cui Claudio Messora sembrava più sfigato di me. Lo so che appare impossibile. Ricordo quando l’ho visto per la prima volta risalire le classifiche, e mi domandavo: ma chi è questo sconosciuto, ma cosa fa nella vita a parte dire di aver vinto il festival di Castrocaro? Niente. Aveva scoperto i blog (nel 2007, quando erano già stati dati per morti cinque o sei volte) e aveva mollato tutto per mettere su un videoblog. Pazzo! Avrei voluto dirglielo in faccia. Folle sconsiderato, torna subito a fare il compositore “con all’attivo molti dischi venduti in numerosi paesi del mondo”, o il “Project Manager e Amministratore Delegato in start-up di innovazione tecnologica”, qualunque cosa, ma lascia queste acque melmose. Non hai capito che uno su mille ce la fa, ed è comunque Beppe Grillo? Non so se fosse già infeudato con la Casaleggio. So che non se la passava bene e non ne faceva mistero:

Quanto tempo dedichi al blog? Per lungo tempo ho passato anche 2 o 3 giorni senza dormire. Questo è un videoblog e, a parte adesso che sto lavorando al Documentario INTERNET FOR GIULIANI, l’editing video, tra la registrazione, il montaggio, la conversione e via dicendo, è un lavoro massacrante. […] Quindi la risposta finale è: 24 ore al giorno. Ma solo perché non ce ne sono di più.

Vedo che hai anche pubblicità nel blog e … quanto ti rende? Domanda ambigua cui, per i motivi che spiegavo prima, non credo di essere costretto a rispondere. Però, siccome non ho nulla da temere, ti allego questa immagine, uno screenshot delle entrate AdSense di oggi: click per scaricare. Potrai e potrete constatare che l’incasso di oggi, per il momento (ma la giornata volge al termine) ammonta a € 5,22, di cui €1,78 da proventi dei banner sul blog, e €3,44 da proventi dei banner sui video di YouTube. Non mi sembra una gran fortuna, soprattutto considerato che solo il server (macchina dedicata su Aruba) costa 1600€ all’anno, altri 1000€ se ne vanno per la connessione domestica alla rete, altri 240€ per quella mobile (se mi sposto, devo lavorare), 1500€ costa la videocamera, 500€ tra luci e cose varie, 600€ di microfoni, 2000€ tra Adobe Premiere e vari altri softare di montaggio video, un qualsiasi spostamento per raggiungere un evento o una persona da intervistare significa altre centinaia di euro, più altre spese che sto tralasciando. In più devi considerare che questo è il mio lavoro – non posso e non ho tempo di farne un altro, per cui ho smesso di fare l’informatico, che mi faceva guadagnare bene – per cui oltre alle spese vive dovrei anche riuscire a guadagnare per pagare il mutuo, la macchina, la scuola di mio figlio, la spese, le bollette, l’amministrazione del condominio e… devo continuare? 🙂


Era una domanda retorica, vero? No, cristiddio, non devi continuare. Ti sei pure fatto lo spazio su Aruba, seicento euro di microfoni, sei matto da legare. Hai un figlio, una macchina, un mutuo, le spese condominiali, qualcuno faccia qualcosa. Ero veramente preoccupato.
Adesso non sono più così preoccupato. So che di recente ha lasciato il ruolo di responsabile della comunicazione del Gruppo Parlamentare del M5S al Senato della Repubblica per assumere il ruolo di responsabile della comunicazione del M5S al Parlamento Europeo. Insomma direi che alla fine i microfoni li ha ampiamente ammortizzati.

Beppegrillo (beppegrillo.it)

Io Beppe a un certo punto l’ho messo nei feed. Sapete cos’è avere Beppe nei feed? Siccome Casaleggio la sa lunga, il feed contiene solo titolo e fotomontaggio. Quindi ogni giorno mi arrivano nei feed due o tre o quattro orrendi fotomontaggi accompagnati da titoli che vorrebbero essere divertenti e sono più spesso incomprensibili. È come avere un ubriaco sul tuo portatile di prima mattina. Come direbbero quelli di Libernazione: non ci si capisce un cazzo. Ma è il progetto beppegrillo.it, nel complesso, a sfidare tutto quello che noi sappiamo sul www. Se non l’avessi mai visto in vita mia, se improvvisamente me lo mostrassero, io scuoterei la testa e spiegherei: questa roba non potrà mai funzionare. Invece ci hanno quasi vinto le elezioni. La gente è strana.

mader

CASALEGGIO, COSA CI FA NEL M5S?


Apprezzo Grillo come comico dai tempi della Rai, come politico è sicuramente interessante. Un giorno mi piacerebbe sedermi con lui e fare due chiacchere, specialmente per parlare di politica estera, tema su cui, a mio avviso, i cittadini del M5s han qualche lacuna (salvo Di Battista e Di Maio, non ho colto finora una posizione sulle politiche estere del partito). Ad ogni modo è un movimento giovane che ha ancora molta strada da fare, molti errori da compiere (si sa sbagliando si impara) e molte scelte importanti da ponderare.

Tuttavia più osservo questo gruppo politico più sono preoccupato dalla sua eminenza grigia, il cardinale Richelieu della situazione, nonché, per ammissione dello stesso Grillo, l’anima tecnologica del gruppo: il signor Casaleggio.

La vera estensione delle attività di Casaleggio (e della sua azienda) all’interno del gruppo mi sono poco chiare. “Il sistema di votazioni dirette orchestrato dal Blog di Grillo oggi non garantisce trasparenza né certezza di scelta, il voto finisce in una piattaforma dove i controlli sono impossibili e soltanto un manipolo di persone dipendenti di Casaleggio amministrano i numeri e quindi i metodi di scelta dei candidati. Perché, e soprattutto come vince un cittadino piuttosto che un altro? Chi viene votato nella piattaforma telematica del Movimento come può controllare le sue preferenze? Troppe contraddizioni e influenze possono rendere nullo il metodo 5 stelle della votazione on line?

Mi spiega Leonardo Metalli, non è un M5S qualunque, ma l’autore del famoso Urlo della rete, che M5S ha adottato per le ultime elezioni. Un altro tema che sembra infiammare in queste ore la rete è la diatribe tra M5S e la Rai. “Mi domando l’utilità di questa ennesima protesta verso la Rai che non risolverà i problemi dell’informazione e della comunicazione del movimento. Tutto resterà immobile, anzi le vittime sono quelli che subiscono l’attacco alla libertà di espressione. Non so chi consiglia Casaleggio (quelle 10 persone del cerchio magico che gestiscono tutto) ma la strategia è totalmente sbagliata perché genera odio e violenza verbale. Altri voti buttati e antipatie distruttive. Soluzione.  Altra strada è quella di chiedere appositi spazi Rai finora garantiti dalla legge Gasparri, una rete, un Tg e programmi di approfondimento gestiti da opinionisti, giornalisti, uomini di cultura e professionisti che aderiscono all’area movimentista dalla parte del cittadino, quella M5S. Un’area culturale da 9 milioni di voti deve essere rappresentata dalla Rai. Questo snobismo mediatico nasconde altri interessi di Casaleggio, sospettiamo una scalata aziendale modello Mediaset nell’universo web”. Continua Metalli.

In effetti la violenza che Casaleggio e Grillo hanno avuto contro la tv è una prova lampante di questo sistema, andare in televisione significa bypassare il controllo centrale del blog che diffonde le informazioni secondo un preciso schema aziendale. Le strategie di Casaleggio sembrano essere ben strutturate. L’anno scorso la sua partecipazione al Forum Ambrosetti di Cernobbio, uno dei più importanti eventi di network dove rappresentanti di politica, finanza, tecnologia si incontrano e dialogano ha incuriosito molti. Il signor Casaleggio si era presentato con l’intenzione, come si legge nel quotidiano web Linkiesta, di spiegare agli ospiti cosa sia la vera politica digitale. Un discorso interessante, ma tuttavia viene da domandarsi perché tenerlo proprio al forum Ambrosetti.

L’evento nasce come luogo di dialogo privato tra decisori nazionali e internazionali. Nessuno giornalista italiano; le regole imposte ai media sono di riportare solo quello che viene autorizzato. Il resto delle discussioni rimangono escluse al grande pubblico. Viene da domandarsi perché il signor Casaleggio abbia deciso di partecipare ad un evento del genere. Forse era in cerca di nuove alleanze o nuovi client? Altro aspetto curioso la sua decisione di spostarsi a Roma per, a quanto pare, coordinare meglio il movimento. Forse sarà di ausilio ai due deputati in commissione esteri Di Maio e Di Battista, leader carismatici del gruppo? Sarebbe opportuno, a mio modesto parere, che vi fosse un chiarimento definitivo sulle attività che il signor Casaleggio & figlio svolgono all’interno del Movimento 5 stelle, a beneficio della trasparenza che è marchio di fabbrica di questo giovane partito.
mader
Enrico Verga per Il Fatto Quotidiano

PICCITTO, SINDACO DI RAGUSA CACCIATO DAL M5S


Federico Piccitto, sindaco di Ragusa è stato espulso dal Movimento 5 Stelle. Piccitto insieme a un folto gruppo di consiglieri comunali risultano espulsi dal meetup locale e non più iscritti.

Piccitto smentisce tale ipotesi nel senso che essendo eletto del Movimento 5 Stelle, così come i consiglieri comunali, rappresentano il movimento più del meetup: “Il meetup – dice Piccitto cercando di ridimensionare la vicenda – è una piattaforma on line a cui si può essere iscritti. E’ uno strumento che usiamo per fare rete con i cittadini. Non è di certo la Bibbia. Noi siamo stati eletti dal popolo e siamo il riferimento del Movimento 5 Stelle. Ho la delega all’uso del logo. Non è certo il meetup che stabilisce se io e se i consiglieri siamo o meno del Movimento 5 Stelle. Quello lo può solo dire chi è titolare del logo, cioè Beppe Grillo”.

La rimozione avvenuta attraverso una mail inviata agli interessati: “si è deliberato per la rimozione dal meetup di coloro che non hanno saldato il debito delle amministrative 2013”.

La vicenda, dunque, sarebbe sorta intorno a problemi di natura economica e dopo la pressante richiesta del meetup di procedere alla riduzione del 30% del gettone di presenza dei consiglieri comunali, scelta che proprio nelle ultime ore è stata annunciata dal gruppo consiliare, quasi a lanciare un messaggio di distensione proprio al meetup.

Messaggio non recepito visto che, ugualmente, si è provveduto alla rimozione dei consiglieri comunali che non avrebbero ottemperato al pagamento di una quota di 200 euro richiesti per ripianare i debiti elettorali. Una quota che qualche consigliere ha giudicato eccessiva considerato tra l’altro che è stata richiesta solo agli eletti mentre agli attivisti è stato chiesto di contribuire con 10 euro.
mader

RENZO BOSSI ACCUSATO DI DANNO ERARIALE PER I “RIMBORSI FACILI”



La Procura della Corte dei conti della Regione Lombardia all’esito di ulteriori indagini dirette dal procuratore regionale Antonio Caruso e dai sostituti Luigi D’Angelo e Alessandro Napoli ed effettuate dalla Guardia di Finanza di Milano ha contestato – si legge in una nota stampa diramata dalla Procura stessa – un danno erariale di oltre 100 mila euro a vari consiglieri regionali del gruppo consiliare Lega Nord ovvero a Renzo Bossi, Jari Colla, Giosuè Frosio e Monica Rizzi e con riguardo ai cosiddetti “rimborsi facili” delle spese da considerarsi del tutto estranee al mandato consiliare e spesso palesemente attinenti a interessi personali del singolo consigliere.

L’indagine fa seguito alle precedenti contestazioni per oltre un milione di euro riferite agli stessi illeciti contabili commessi nell’arco delle consiliature degli anni 2008-2012 e si è’ sviluppata in parallelo con i procedimenti penali pendenti presso il Tribunale di Milano.
Tra i destinatari delle imputazioni di responsabilità per danno erariale vi sono, oltre ai singoli consiglieri regionali beneficiari dei rimborsi indebiti, anche i presidenti dei gruppi consiliari, cui è affidato il compito e la responsabilità circa la gestione dei fondi pubblici attribuiti ai gruppi”.

mader

RIMBORSI ELETTORALI – BEPPE GRILLO CONTRO WIRED


La questione è quella dei rimborsi elettorali: 7 milioni restituiti dal Movimento 5 Stelle, secondo noi, contro i 42 dichiarati da Grillo, che ha nominato il collaboratore di Wired Gianluca De Martino “giornalista del giorno”, la rubrica con cui il leader del M5s segnala giornalisti che non raccontano il Movimento come piacerebbe a lui.

In particolare, secondo Grillo, “il M5S ha rinunciato a 42 milioni di euro di rimborsi elettorali come promesso durante la campagna elettorale delle politiche del 2013″. Scrive invece Gianluca De Martino che “agli atti parlamentari risulta che il movimento di Grillo e Casaleggio sia decaduto per l’assenza di requisiti, tra cui trasparenza e statuto”. E lo confermano le carte: i decreti dei presidenti di Camera e Senato pubblicati sulle Gazzette Ufficiali.

Nel pdf della Gazzetta Ufficiale in cui sono elencati i contributi assegnati ai partiti politici per le elezioni della Camera dei Deputati, ai piedi della pagina figura – tra i partiti decaduti ex articoli 3 e 5 della Legge 96/2012 – proprio il Movimento 5 stelle.

 La legge 96 del 2012 è quella approvata quando al governo c’era Mario Monti e riduce i contributi pubblici a partiti e movimenti. Cosa dicevano le norme, oggi abolite dalla nuove legge di dicembre 2013 che cancella il contributo pubblico diretto ai partiti dal 2017 in poi?

L’articolo 3 stabiliva che i partiti che non facessero esplicita richiesta entro il termine di 30 giorni dalle elezioni erano dichiarati decaduti sia dal rimborso che dal cofinanziamento (quest’ultimo importo è stabilito in proporzione alle quote raccolte dai privati, impossibile da quantificare per il M5s che non ha presentato documentazione).

L’articolo 5, invece, stabiliva che senza il deposito di atto costitutivo e statuto, il partito o movimento politico perdeva ogni diritto al rimborso elettorale. Grillo e il Movimento 5 stelle hanno avuto un anno e più di tempo per chiarire questo aspetto, ma non l’hanno fatto. 
La nuova legge fa un passo avanti ulteriore rispetto alla trasparenza dei partiti, prevedendo l’obbligo di pubblicazione online di bilanci e spese elettorali.

Ecco cosa prevede l’articolo 5.

Atti costitutivi e statuti dei partiti e dei movimenti politici

1. I partiti e i movimenti politici, ivi incluse le liste di candidati che non siano diretta espressione degli stessi, qualora abbiano diritto ai rimborsi per le spese elettorali o ai contributi di cui alla presente legge, sono tenuti a dotarsi di un atto costitutivo e di uno statuto, che sono trasmessi in copia al Presidente del Senato della Repubblica e al Presidente della Camera dei deputati entro quarantacinque giorni dalla data di svolgimento delle elezioni. L’atto costitutivo e lo statuto sono redatti nella forma dell’atto pubblico e indicano in ogni caso l’organo competente ad approvare il rendiconto di esercizio e l’organo responsabile per la gestione economico-finanziaria. Lo statuto deve essere conformato a principi democratici nella vita interna, con particolare riguardo alla scelta dei candidati, al rispetto delle minoranze e ai diritti degli iscritti.

2. I partiti e i movimenti politici, ivi incluse le liste di candidati che non siano diretta espressione degli stessi, che non trasmettano al Presidente del Senato della Repubblica o al Presidente della Camera dei deputati gli atti di cui al comma 1, nel termine ivi previsto, decadono dal diritto ai rimborsi per le spese elettorali e alla quota di cofinanziamento ad essi eventualmente spettante.

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DANIELE BERTI (M5S): “RITENGO CONCLUSA LA STORIA CON IL MOVIMENTO 5 BALLE”


È di Legnano, è stato candidato sindaco, ma per l’addio a Beppe Grillo non ha fatto molta strada. Daniele Berti, ad agosto soggiorna a Castagneto, e da qui ieri mattina ha raggiunto il cancello di villa Corallina a Marina di Bibbona. Obiettivo chiudere la sua storia con il Movimento 5 stelle imbucando nella cassetta della posta una sua lettera d’addio. E per segnalare la missiva al leader al suo arrivo nel buen retiro una bandiera affissa al cancello d’ingresso.

“Finisce questa ‘cotta’, durata poco, se vogliamo, che deve insegnare qualcosa di nuovo a tutti, e allora mi sono permesso di scrivere la lettera imbucata stamattina nella villetta del boss tra le dune Bibbonesi…”

Ti ringrazio solo per aver risvegliato in me un po’ di coscienza civica, ma se ci penso ora, a che prezzo», scrive Berti, candidato a sindaco alle ultime amministrative di Legnano, eletto consigliere e poi dimessosi in contrasto con la linea del suo partito.
  

“E con questo atto, ritengo conclusa la storia con il movimento 5 balle, ho imparato tante cose in questi anni, soprattutto rispettare gli avversari politici, cosa che proprio non va giù al grillino medio…Qui in toscana si parla molto di Nogarin a Livorno che in 3 mesi non è riuscito ancora a mettere in piedi una giunta…Beppe rassegnati, goditi questi 3 anni e mezzo di legislatura parlamentare, poi a casa ci vai anche tu e Casaleggio, tornerà la Lega a gestire i ‘maldipancia’ italiani, e tutto questo grazie ‘al nuovo che avanza’,dove competenze e conoscenze sono optional del tutto inutili, dove i difetti sono tutti degli altri, la razza ariana è solo quella a 5 stelle…”

Le 4 facciate scritte a pennarello, e una bandiera affissa nei pressi del cancello d’ingresso…

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