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QUANDO GRILLO AMAVA IL NOTOPREGIUDICATO


Il vicepresidente della Camera il grillino Luigi Di Maio per giustificare il rifiuto di incontrare il ministro Orlando ha scritto: “Niente lezioni dal compare del notopregiudicato”. “Oggi Renzi vuole fare la riforma della giustizia con chi ha sempre cercato di affossarla? Noi no.”


Eppure, c’era un tempo in cui Beppe Grillo, il comico leader del Movimento 5 Stelle che lotta come un leone contro il Cavaliere, ebbe la pazza idea di amare Silvio Berlusconi
Sembra incredibile, ma è così: nel 1993 voleva addirittura andarlo a votare. Sì, voleva mettere la sua “ics” sulla crocetta della Forza Italia di quel Silvio che scendeva in campo la prima volta. Il grido di battaglia di Grillo? “Evviva gli imprenditori. Ecco perché sono contento che è venuto fuori Berlusconi. Lo voglio andare a votare”. Oggi il ritornello del comico e, naturalmente, dei 5 Stelle è ben diverso. “Evviva gli imprenditori”.

Evviva la coerenza di Grillo…

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DI BATTISTA IN STREAMING CON IL FEROCE SALADINO


Alessandro Di Battista: Caro cittadino Feroce Saladino, sono qui tra voi, giunto dal perfido e vizioso Occidente consumista, per portare al popolo ingiustamente bombardato dall’imperialismo delle multinazionali la solidarietà di chi, pur lontano da qui, lotta al servizio dei vostri stessi obiettivi: la pace e l’autodeterminazione dei popoli. Perché “siamo in guerra!”.


Feroce Saladino: Pace? Autodeterminazione dei popoli? Ma che kensington dici, cane infedele? Qui il popolo deve solo prepararsi a diventare santo attraverso il martirio e la jihad; secondo gli insegnamenti della nostra guida, il califfo dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante Abu Bakr al-Baghdadi, che Allah il misericordioso lo protegga sempre.

ADB: Appunto, misericordia. Non credete anche voi che la non-violenza resta la giusta via per i non allineati, dal tempo della conferenza di Bandung e dei grandi concerti di popolo con Vasco Rossi e gli U2? Perché uno vale uno e il resto è supercazzola, come ci hanno insegnato i profeti del dialogo Gandhi e don Milani, Beppe Grillo e GianRoberto Casaleggio. Dei veri guru, mica dei falsoni.

FS: Bada come parli, miscredente. Quelli sono solo mentitori cristiani e indù, che prima o poi elimineremo anche loro, qui o a Piccadilly Circus. Dal sangue impuro dei Grandi Satana faremo sgorgare il regno annunciato del dodicesimo iman; il successore rimasto nascosto per secoli, dopo il martirio di Muhammad al-Mahdi.

ADB: Ma io vi sono davvero amico. Anch’io odio il Grande Satana con la bandiera stelle-e-strisce (difatti, a differenza di quegli scialacquatori mangia hamburger e bevi Coca Cola, noi del M5Sdi stelle ne sbandieriamo frugalmente soltanto cinque: pizza e bianchetto). Per questo sono pronto, unendomi a voi, a innalzare ancora una volta il classico grido di “Hanoi shirt” Jane Fonda: “Usa go home”.

FS: Infame provocatore, ma cosa dici? Con i crociati che parlano inglese si fanno ottimi affari. Meglio che restino in zona. Anche perché sono eccellenti istruttori in materia di esplosivi e tattiche terroristiche. Difatti sono stati proprio loro che rilasciarono il nostro grande Al Baghdati dal campo-prigione di Bucca, dove era stato internato al tempo della caduta del Piccolo Satana Saddam Hussein. Alla faccia di chi credeva che quelli fossero a Baghdad per fare dell’altro.

ADB: E dai! Siamo in diretta streaming. Non lo volete dare un segno di buona volontà intavolando il dialogo con me? Se no farete la figura di un Matteo Renzi che si chiude a riccio di fronte a Luigi di Maio. Lo dico per voi. In caso contrario, con quelle tute nere da Diabolik che avete indosso, potrebbero scambiarvi per dei criminali, invece che dei portavoce della lotta di liberazione…

FS: Oh sciocco, ma certo che siamo dei criminali, nel nome benedetto del Sommo Profeta! E tu hai cominciato a esserci di troppo come un homeless in Holland Park. Vedi di toglierti di mezzo alla svelta oppure ti mozzeremo tutto quello che ti pende. E non farti più vedere. Altrimenti possiamo sempre venirti a prendere, a Roma o a Civita Castellana; da solo o in compagnia di quel Marco Pannella che andava a rompere gli zebedei agli “acien mujahidin” algerini, i combattenti di liberazione contro l’Oas francese, già cinquant’anni fa. Perché noi con i terzomondismi del vostro calibro ci facciamo il cous-cous e lo shish kebab.

ADB: In nome della e-democracy… di Gaia… della decrescita felice…

FS: Via!
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L'Intraprendente, mader, Movimento 5 stelle

DI BATTISTA, VAI A TRATTARE CON QUESTO GENTILUOMO, IL BIGLIETTO LO PAGHIAMO NOI


Di Battista Alessandro, delle cui generalità la cronaca avrebbe fatto volentieri a meno, è il parlamentare grillino(viva la Prima Repubblica!) passato agli onori della medesima per le sue analisi geopolitiche in materia di scontro di civiltà, terrorismo islamico, Isis. Diciamo che, al confronto, il maresciallo Pétain fu un ostico baluardo di fronte all’occupazione nazista.

 

Gli sgozzatori e tagliatori di teste e macellatori di uomini e infibulatori di donne, ci dice l’ermeneuta Di Battista, vanno infatti “elevati ad interlocutore”. Eccerto. Hanno i loro valori, le loro strutture di senso, una loro visione univoca e coerente del cosmo, chi siamo noi per non “interloquire”?.

Vai a interloquire, Di Battista, paghiamo noi. Pare un interlocutore perfetto, questo simpatico signore in completo nero, che qualche fotogramma dopo quello che trovate in pagina era simpaticamente intento a staccare la testa di James Foley, reporter e cittadino americano, dal resto del corpo. Un modo come un altro di interloquire, va capito, relativizziamo le nostre stolide certezze occidentali, ladecapitazione è una forma di dialogo. Vai avanti tu, Di Battista, che sei più bravo di noi a relativizzare, siamo gente ottusa e stanca, testardamente ancorata al principio, anzi all’evidenza, della vita umana. 
Vai avanti tu, Di Battista, e magari portati qualche intellò di complemento, che fa sempre chic e caviar, gauche o droit fa lo stesso, un Gianni Vattimovale un Massimo Fini e viceversa, tutti allegramente a interloquire coi galantuomini in nero, occhio solo a non scoprire troppo la gola.

Noi non interloquiamo, caro Di Battista e cari occidentali annoiati da voi stessi, noi stiamo qui, stupidamente, a difendere stupidità come la libertà degli stupidi umani, e pensate un po’, perfino la vostra. Noi cerchiamo disperatamente un Reagan, contro l’Impero totalitario sempre, quindi a maggior ragione contro il Califfato messo su da cani arrabbiati quali il signore nella foto, ci piacerebbe anche un Bush, con tutti i limiti ma anche la grandiosità di un very american cowboy, o un Roosevelt, carico di polverosa retorica distributiva da New Deal, ma fermo e fermamente ancorato ai padri fondatori quando bisognava esserlo, da Pearl Harbour a Omaha Beach, ci accontentiamo persino di un Obama, per molti versi eccentrico e tangenziale rispetto a questa storia, eppure ancora in grado di dire, come oggi, che l’Isis è “un cancro” da estirpare, e che si agirà di conseguenza.

Noi non vogliamo che si tratti con questi signori, ci fa schifo persino pensare che qualcuno pensi una trattativa pensabile con loro, noi pensiamo invece che quello sputo chiamato civiltà occidentale, dai presocratici alla Coca Cola, sia meglio della gara a tagliar gole in nome del Profeta, e lo sia in ogni universo possibile. Noi, caro Di Battista e cari di battistiani uniti di destra e di sinistra, non riconosciamo loro nessuna dignità ontologica e morale, in breve, non li consideriamo uomini.

Può essere che sbagliamo, del resto. Non essendo avvezzi a mozzare teste per conto di una Verità Rivelata, ammettiamo il fallibilismo: può effettivamente essere che i gentiluomini dell’Isis non vedano l’ora di sedersi al tavolo per conversare dell’armonia dei popoli e della pace perpetua. Proprio per questo vi diciamo: andate voi, a trattare, che siete più bravi.

Il biglietto lo paghiamo noi.

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Giovanni Sallusti per L’Intraprendente