FINTI SCOOP, SCANDALI E CURE MIRACOLOSE. SUL WEB DI GRILLO STORIE DELL’ALTRO MONDO


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Per il M5S giornali e televisioni sono “trombettieri del sistema”. Ma il blog del leader e i siti di Casaleggio padre e figlio costruiscono una realtà a senso unico: dove i pentastellati vincono sempre e il cancro si combatte con sale e canapa.

di Sebastiano Messina
DEI giornali non ci si può fidare, avverte Beppe Grillo: sono scritti da “gossipari e pennivendoli”. Della televisione nemmeno, perché la fanno “i servi dei partiti”. E guai a credere ai giornalisti, “leccaculo, schiavi e trombettieri del sistema”. E se avesse ragione lui? Se davvero l’unica fonte libera, democratica e credibile fosse la Rete, il mitico non-luogo della contro-informazione pentastellata?
 
Lasciamoci cogliere dal dubbio e andiamo a guardare com’è diverso il mondo raccontato da Grillo. Scopriamo come lo vedono ogni giorno quelli che credono in lui e solo di lui si fidano. Clicchiamo sul suo blog. Scorriamo il suo account Facebook. Leggiamo cosa raccontano i siti di Casaleggio padre (“Tze-Tze”) e di Casaleggio figlio (“La Fucina “), che insieme a “La Cosa” (la web-tv del Movimento) sono agganciati al portale di Beppe- Tze-Tung.
 
Ebbene, chi indossa gli occhiali colorati di Grillo scopre subito un mondo fantastico. Un mondo nel quale si racconta la lotta del Bene contro il Male, attraverso le mirabolanti avventure di un manipolo di coraggiosi paladini del popolo. Un mondo dove ogni giorno il nemico numero uno  –  Matteo Renzi, al momento  –  viene “smascherato”, “svergognato”, “sbugiardato”, “sputtanato”, “distrutto” e al tramonto viene puntualmente dichiarato “finito”.
 
Un mondo nel quale vengono rivelate le notizie che i giornali nascondono e la televisione censura. Un mondo, insomma, dove non ci si annoia mai, dove gli scoop piovono a grappoli, dove c’è sempre una verità appena scoperta, uno scandalo appena svelato, un furbacchione appena stanato per alimentare la giusta rabbia contro la casta del militante a cinque stelle.
 
La politica, naturalmente, è l’argomento principe. E’ da lì che ogni giorno, anzi ogni ora arrivano tante buone notizie. Tutte contro Renzi, contro il governo, o contro la casta (che poi sono la stessa cosa, no?). Grillo è attivissimo, più su Facebook e su Twitter che sul suo blog. Ma cosa scrive? Ecco qui. “Renzi incastrato da un deputato 5 stelle. Preparatevi al peggio. Guardate cos’ha scoperto. Vergogna!”.
 
Non c’è che dire, il titolo mette appetito. Quale colossale imbroglio sarà stato svelato? Clicchiamo subito, ma troviamo solo la lista dei consulenti del governo, tra i quali un grillino siciliano ha scoperto nientemeno che il figlio di un ex consigliere comunale di Agrigento. Una “rivelazione ” che per Grillo “incastra” il presidente del Consiglio.
 
Non basta? C’è dell’altro. “La prova che inchioda Renzi. Il video che nessun Tg vi farà mai vedere”. Vediamolo immediatamente, questo video clandestino: dovesse cadere il governo, sapremo perché. Ah, è solo un’intervista della Gruber, vecchia di due anni, in cui il premier diceva di voler eliminare il finanziamento ai partiti e quello all’editoria: è la prova, tuona oggi Grillo, che copiava il nostro programma! “Inchiodato”, ovviamente.
 
Ce n’è anche per gli altri, si capisce. Post di Tze-Tze: “La rivelazione della Lorenzin in diretta. Sconcertante. Ecco cos’è successo alle elezioni europee”. Hanno fatto i brogli? 
Hanno bruciato le schede di Grillo? No, la “rivelazione ” del ministro (di quattro mesi fa) si rivela acqua fresca: “La mia è una candidatura di servizio”. Tutto qui? Sì, tutto qui. Ancora: “L’onorevole vuota il sacco in diretta tv. Una confessione sconcertante. Guardate cos’è successo”. Ma certo che guardiamo. E vediamo Andrea Romano (Scelta Civica) che dice: “Prima di entrare in Parlamento io lavoravo”. Già: insegnava storia contemporanea a Tor Vergata. E lo sconcerto? 
Lo spiega il commento a lettere maiuscole: “Adesso quindi non fai una mazza?”.
 
I post di Grillo (e del clan Casaleggio) urlano sempre la notizia, o quella che si presume sia tale. “Vergognoso!”. “Rimarrete scandalizzati!”. “E’ imbarazzante!”. “Scandaloso!”. “E’ finita!”. “Non ne possiamo più!”. “Vergogna!”. E’ una raffica di segnali d’allarme che vengono ripetuti due, tre, dieci volte fino a raggiungere tutti i seguaci di Grillo (un milione 687 mila su Facebook e un milione 510 mila su Twitter, più gli habitué del suo blog) ai quali viene poi dato il compito di diffondere il Verbo, per beffare  –  è chiaro  –  la censura della Casta. “Tutti devono sapere “. “Condividi”. “Fai girare”. “Massima diffusione”. “Diffondi “.
 
Oltre a sparare sul nemico, la catena di sant’Antonio della “controinformazione ” grillina serve a rendere leggendarie le gesta dei coraggiosi cavalieri pentastellati, i quali vincono tutti i duelli e battono qualunque avversario. Anzi, lo asfaltano. “Di Maio asfalta deputato Pd in diretta”. “Taverna asfalta la Picierno”. “Di Battista asfalta il candidato Pd”. “Morra asfalta Zucconi”. “Giarrusso asfalta la Moretti”.
 
E naturalmente, ogni due per tre, “Grillo asfalta Renzi”. Chi si prende la briga di guardare i video scopre che in realtà si tratta quasi sempre di uno dei tanti botta-e-risposta a un talk show o di un vivace intervento in aula, ma con un piccolo, decisivo accorgimento: le risposte dell'”asfaltato” vengono puntualmente tagliate. Asfaltate pure quelle. Ma è roba di prima qualità per la galassia dei Cinquestelle, i mille siti dei meetup, dei gruppi parlamentari, dei consiglieri regionali e comunali che alimentano tutti la leggenda dei Cavalieri Asfaltatori. Ed è proprio sulla viralità, la propagazione a ritmi geometrici, che punta il sito di Casaleggio, “Tze Tze”.
 
Affiancando alla politica  –  nella colonna destra del sito beppegrillo. it  –  le notizie sulla vita quotidiana, “selezionate da siti rigorosamente solo online” per promuovere finalmente “l’informazione indipendente in Rete”. Ma sì, basta con le notizie filtrate dal Potere. Ecco una cascata di scoperte miracolose. Come “i dieci vantaggi di avere il seno piccolo ” (il sesto è che “puoi guardare il pavimento”). Oppure “la macchia nera che ha spiazzato gli scienziati” (un banco di acciughe al largo di San Diego).
 
O ancora “l’attività che per le donne è più eccitante del sesso” (acquistare un paio di scarpe). Non si parla della misteriosa lavatrice che smacchia senza detersivo, annunciata da Grillo vent’anni fa, però c’è “l’incredibile scoperta” di un vasaio indiano: un frigo in terracotta che, pensate, “funziona senza corrente “. Poi ci sono tante notizie fresche, tutte rigorosamente censurate dai media ufficiali, per chi ha una malattia grave.
 
“Come distruggere le cellule tumorali”, per esempio (la risposta è “iniezioni di sale”). “Ecco l’alimento che combatte il cancro” (il succo di melograno!). C’è persino un’intervista all’uomo che “ha curato il cancro con la canapa”. “Fate girare ” ripetono ossessivamente i titoli. E intanto, con i clic, aumentano esponenzialmente anche gli introiti pubblicitari: nel 2013 la “Casaleggio Associati” ha quasi raddoppiato il fatturato, da 1,2 a 2 milioni di euro.
 
Federico Mello, che da anni studia il web (e ne ha raccontato i meccanismi nel suo bel libro, “Un altro blog è possibile”), spiega il trucco: “I social media della galassia Grillo riescono a indurre nei lettori una sorta di ipnosi: è impossibile resistervi, è impossibile non cliccare. Così il lettore si ritrova dirottato verso un simil-articolo che, oltre a non contenere quanto promesso dal titolo, serve a spacciare la verità univoca del Movimento. La menzogna, la disinformazione, l’ingiuria arrivano così a un pubblico sterminato, di gran lunga superiore a quello raggiunto dalle testate professionali”.
 
Alla fine della navigazione nella Rete pentastellata, perciò, si scopre che tutto questo abilissimo cocktail di tweet, fotomontaggi, slogan e finti scoop serve a tenere in piedi non la piattaforma orizzontale promessa da Grillo ai suoi apostoli, ma una potente arma di persuasione di massa  –  “una clava verticale”, la definisce Mello  –  che ha un solo obiettivo, nel mondo reale: totalizzare più clic, per fare più soldi, per avere più voti.
 

mader

Sebastiano Messina per la Repubblica
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