PER I GRILLINI ESISTE ANCORA L’UNIONE SOVIETICA


Lo storico (?) Aldo Giannuli sul blog di Grillo difende i deliri di Di Battista, e scrive che per risolvere i conflitti mondiali servirebbe una “conferenza di pace” delle grandi potenze, tra cui -letterale- “l’Unione Sovietica”. E vogliamo escludere l’Impero Ottomano?


Chissà dove è stato lo storico Aldo Giannuli negli ultimi ventitré anni. Forse è rimasto rinchiuso nella cella di una prigione sovietica, della quale hanno buttato via le chiavi. O forse ha subìto un tremendo crollo nervoso dopo il crollo del Muro, dal quale non si è ancora ripreso. Fatto sta che Giannuli, ricercatore di Scienze politiche all’Università di Milano e firma del blog di Grillo, è convinto che l’Urss esista ancora. In un post pubblicato sul blog del M5S lo scorso 19 agosto, scrive infatti che, al fine di risolvere la situazione in Medioriente, occorrerebbe organizzare «una conferenza di pace che metta al tavolo delle trattative Usa, Lega Islamica, Alba (non è chiaro se si riferisca ad Alba Dorata o ad Alba Parietti, ndr) e Urss».

L’Urss, capite? Sì, proprio quello Stato con bandiera rossa e falce e martello, che si è disgregato nel 1991, sancendo la morte politica del comunismo realizzato. Ma Giannuli e i grillininon devono essersene accorti. E per questo auspicano che l’Unione Sovietica, da troppo tempo in silenzio, possa contare ancora qualcosa nello scacchiere mondiale. Resta ora da stabilire chi, a nome dell’Urss, dovrà condurre il dialogo di pace sul Medioriente. Se ne dovrà incaricare l’ancora vivo Michail Gorbaciov? Oppure bisognerà riesumare le salme di Leonid Breznev e Nikita Kruscev? Qualcuno suggerisce piuttosto che, al fine di aprire un confronto con una persona moderata e democratica come il Califfo al-Baghdadi, sarebbe opportuno interpellare un capo di Stato altrettanto umano e poco sanguinario come Iosif Stalin. Sarebbe un incontro bilaterale perfetto: il Barbuto da una parte, il Baffone dall’altra; Califfo nero contro Dittatore Rosso.

Bisognerebbe poi definire con attenzione il luogo della conferenza di pace. L’ideale, nell’ottica grillina, sarebbe organizzarla a Yalta, in Crimea, come 70 anni fa, quando c’erano siano Usa che Urss (mancava però Alba, quella volta). Prima naturalmente occorrerebbe spiegare a Giannuli e al Movimento Cinque Stelle che, per uno strano fenomeno chiamato evoluzione storica, la Crimea oggi non fa più parte dell’Urss e nemmeno dell’Ucraina, ma è tornata a far parte della Russia. Aggiungendo tuttavia, per non farli confondere troppo, che la Crimea non ha cambiato posto ma si trova ancora lì, affacciata sul Mar Nero, il quale curiosamente ha mantenuto intatto sia il nome che il colore.

Fatti questi chiarimenti preliminari, bisognerebbe stabilire l’argomento della conferenza di pace, suggerendo a Giannuli e ai pentastellati che invocare ancora la dittatura del proletariato come soluzione potrebbe suonare un po’ retrò, visti i tempi cambiati; e avvisarli, a fil di voce, che la Guerra Fredda è finita da un pezzo e che in Medioriente non si minacciano a suon di testate nucleari come facevano russi e americani, ma si ammazzano per davvero; e poi fargli un cenno per dirgli che il Terrore non sta più oltre la cortina di ferro, ma in una rete ramificata e spesso invisibile che si chiama fondamentalismo islamico; e quindi comunicar loro che il grande nemico dell’Occidente oggi non usa più bandiere rosse, ma verdi e, anziché l’alfabeto cirillico, adotta lettere arabe.

Rassicurato su questi punti, si potrebbe consigliare a Giannuli di farsi un giretto a Mosca (specificando che non è un insetto, ma una capitale, proprio come Grillo, che non è un solo insetto, ma – strano a dirsi – anche un politico). E poi proporgli di invitare alla famosaconferenza di pace anche l’Impero Ottomano, lo Stato Pontificio, il Regno delle Due Sicilie, l’Impero dei Maya e le città-stato di Atene e Sparta, giusto per non escludere nessuno.

mader

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