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I GRILLINI PRESENTANO ESPOSTO CONTRO SE STESSI PER LE REGIONALI IN EMILIA ROMAGNA:”LISTA IRREGOLARE”


Al via la corsa alla Regione Emilia Romagna per il Movimento 5 stelle. Ma ai blocchi di partenza c’è già una prima grana. Proprio nel giorno della presentazione ufficiale dei candidati al dopo Errani, dalla Procura di Bologna arriva la notizia dell’apertura di un fascicolo conoscitivo, su presunte irregolarità nella raccolta firme per la lista. E la denuncia è frutto del fuoco amico. Arriva infatti da due militanti di Monzuno, comune nel bolognese, da tempo molto attivi nell’ala più critica dei 5 stelle, che alcuni giorni fa hanno deciso di rivolgersi ai carabinieri della compagnia di Vergato.

Nelle tre pagine, corredate da un cd con documenti e immagini scaricati dalla rete, i due militanti segnalano alcune presunte anomalie. In particolare, una delle raccolte sarebbe stata organizzata a Roma durante la kermesse Italia 5 stelle, tra il 10 e il 12 ottobre (farebbero fede le foto pubblicate su Facebook e alcuni commenti apparsi sempre sui social network). Se la circostanza fosse verificata sarebbe un problema per i 5 stelle: secondo recente giurisprudenza, non si dovrebbe uscire dal territorio di competenza. 
In un’altra occasione, denunciano, la raccolta è avvenuta a Vergato, senza la presenza del diretto interessato, cosa invece prevista dalla normativa in materia. Allo stesso modo, secondo gli autori dell’esposto, in due occasioni non sarebbero stati presenti i consiglieri comunali Massimo Bugani e Marco Piazza. Si tratta, in un caso, di un evento organizzato in un ristorante bolognese, abituale ritrovo del gruppo M5s, il 15 ottobre e, nell’altro, del Firma-day in programma qualche giorno dopo.

Il fascicolo si trova ora sul tavolo del procuratore aggiunto Valter Giovannini, e per il momento è senza indagati, né ipotesi di reato. E se è vero che sarà la magistratura a fare luce sulle accuse, sul piano politico si tratta di un grattacapo non da poco per il Movimento, piombato proprio agli esordi della campagna elettorale. Una guerra delle firme, tutta interna, scatenata da attivisti contro altri attivisti, rischia di gettare un’ombra e oscurare la corsa per viale Aldo Moro. Ridando slancio, allo stesso tempo, alle faide interne che da anni ormai dilaniano il Movimento 5 stelle emiliano romagnolo.

Ed è forse anche per questo che la candidata alla presidenza della Regione, Giulia Gibertoni, cerca di smorzare i toni. “In qualunque forza politica democratica c’è una percentuale di dissenso. È fisiologica. Ma se ci sono delle irregolarità da accertare che si faccia. Io non drammatizzerei”. Approccio meno soft quello di Massimo Bugani, consigliere comunale di Bologna, che alla tre giorni romana ha ricoperto il ruolo di presentatore. “È grottesco che la denuncia provenga dall’interno del Movimento stesso” dice senza nascondere amarezza. “Ma non mi stupisco che sia stata fatta dai ragazzi di Monzuno, che fanno di tutto per danneggiare il Movimento e non ci hanno nemmeno aiutato a raccogliere le firme”. In serata poi l’annuncio: “Abbiamo già dato mandato al nostro avvocato, Giulio Cristofori, di querelare questi due simpaticoni di Monzuno. La cifra che incasseremo dal risarcimento sarà devoluta in beneficenza”.

E poi va avanti: “Abbiamo fatto un firma day insieme a tutti i consiglieri comunali e in poche ore abbiamo raccolto il doppio delle firme necessarie. Non siamo arrivati con l’acqua alla gola. E dove non c’erano i consiglieri, c’erano dipendenti comunali autorizzati dai sindaci a certificare”. Per quanto riguarda le presunte sottoscrizioni raccolte sotto i gazebo del Circo Massimo, invece, ammette la possibilità che qualcosa sia sfuggito al controllo. “Forse qualcuno ha fatto una cazzata. Non lo posso escludere, anche se a me non risulta. Di sicuro non si era detto di raccogliere le firme a Roma”.

Insomma, la gara per i 5 stelle non parte sotto i migliori auspici. Anche se per il momento i candidati preferiscono pensare più alla sfida elettorale che alle denunce depositate in procura. “Siamo l’unica lista che non ha indagati al suo interno” sottolinea Gibertoni, che il 23 novembre si contenderà la carica più importante di viale Aldo Moro. “Tutte gli altri, compreso il Pd con Stefano Bonaccini, hanno problemi con la giustizia. Noi siamo persone che fanno politica per passione civile, senza soldi e senza rimborsi elettorali”.
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Giulia Zaccariello per Il Fatto Quotidiano
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BEPPE GRILLO: IN MORTE POLITICA DI UN ATTORE

Da tempo non fa più neanche ridere, Beppe Grillo. Era un purosangue della satira e si è ridotto a un ronzino della politica. Ha perso originalità, capacità di stupire. Date un’occhiata ai video dell’ultimo, tragico show in Sicilia dove spara imbecillità a raffica sulla mafia e delira intorno a una «morale» smarrita di Cosa nostra. Parabola triste e discendente la sua, che ormai precipita con la stessa velocità che ebbe l’ascesa verso il successo.


Guardare i numeri per credere. Gli ultimi ci arrivano da Reggio Calabria, dove si è appena votato per l’elezione del sindaco: il candidato dei 5 stelle ha raccolto il 2,49 per cento. Stesso comune, voti a febbraio 2013 per la Camera: 28,5 per cento. Europee di maggio 2014: 21,2 per cento, ma già la metà dei suffragi (12.891 contro 24.747). Per non parlare di oggi, con i voti precipitati a 2.381.

Insomma, Grillo s’è mangiato Grillo. Perché è lui e solo lui l’artefice del disastro politico del Movimento, senza dimenticare ovviamente le enormi responsabilità di Gianroberto Casaleggio. In principio la coppia aveva idealmente armato le mani dei movimentisti con pennarelli e bombolette spray per dar sfogo alla loro rabbia: e vai con insulti, liste di proscrizione e minacce di ogni genere (chi scrive ne sa qualcosa) contro chiunque osasse criticare o fosse individuato come bersaglio di giornata.

Offese e avvertimenti rigorosamente anonimi, va da sé, come si faceva sulle pareti dei cessi nelle aree di servizio prima che la Rete (ah, la libera rete!) venisse trasformata in un gigantesco murales. Su quel murales oggi non c’è più spazio: gli imbrattatori si sono pure stufati perché dopo averlo riempito di «vaffanculo» e di «muori tu e la tua famiglia» che facciamo, signor Grillo, dispensiamo ancora e solo insulti?

La perdita di consenso è verticale. Passa dalle purghe per chi osa dissentire all’interno dei pentastellati alla conclamata incapacità di assicurare un buongoverno lì dove il Movimento è maggioranza. Perfino Fiorella Mannoia, folgorata dall’avvento dei 5 stelle, invita Grillo a farsi da parte il prima possibile perché «sembra uno di quei genitori che vanno a vedere le partite di calcio dei figli e cominciano a urlare e inveire a bordo campo».

Insomma, il pagliaccio della politica si è trasformato in Pierrot, ne ha seguito l’involuzione: era scaltro, la doppiezza era la sua caratteristica. Ma oramai non incanta più, le sue invettive sono diventate noiose malinconie. E l’uomo che voleva rivoluzionare l’Italia incarna il povero Canio, protagonista dei Pagliacci di Leoncavallo: gli tocca continuare a recitare («La gente paga e rider vuole qua») e andare in scena nonostante sappia che il suo popolo lo ha mollato («Ridi, Pagliaccio, sul tuo amore infranto»). Ma la commedia è finita. E «Canio» Grillo lo sa bene.

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Beppe Grillo, mader

FIORELLA MANNOIA SCARICA GRILLO: "DEVE ANDARSENE DAL MOVIMENTO 5 STELLE"


Fiorella Mannoia pianta Beppe Grillo. “La cosa migliore che possa fare in questo momento per il bene del Movimento 5 Stelle è andarsene. Deve fare come un buon padre: lasciare andare i suoi ragazzi”. La cantante, a margine della presentazione del doppio cd antologico ‘Fiorella’ con cui festeggia i suoi 60 anni e i 46 di carriera, sostiene che il leader del Movimento debba fare quindi un passo indietro.

L’artista, da qualche tempo vicina al M5S, sottolinea: “Io sostengo i ragazzi del movimento e il loro lavoro in Parlamento perché credo che siano dei validi ‘cani da guardia’ e l’unica reale opposizione in questo momento nel Paese”.

“Ma purtroppo il grande lavoro di credibilità e contro le etichette che loro stanno portando avanti viene sistematicamente demolito dalle uscite di Beppe Grillo. Loro costruiscono per mesi e lui in dieci minuti distrugge. Sembra uno di quei genitori che vanno a vedere le partite di calcio dei figli e cominciano ad urlare ed inveire a bordo campo.

Per questo mi auguro che faccia un passo indietro il prima possibile”.
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Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio, mader, Movimento 5 stelle, Reggio Calabria

#VINCIAMOMAI


A Reggio Calabria il partito di Grillo e Casaleggio ha perso, in meno di due anni, il 93% dei voti. Alle politiche del 2013, prese 19.169 voti al Senato e 24.747 voti alla Camera. 12.891 alle europee di primavera.

1.738 i voti di ieri con il candidato sindaco Vincenzo Giordano.

Ben 23.009 voti persi in meno di due anni.  

Tra qualche giorno ci dimenticheremo di loro.
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Beppe Grillo, Grillo, mader, Maria Falcone, Movimento 5 stelle, Palermo, Rosario Crocetta

CROCETTA: “GRILLO CERCA I VOTI DELLA MAFIA”


“Beppe Grillo oggi è un barbaro politicante che cerca i voti della mafia per fini di potere, va a braccetto con Dell’Utri e Di Vincenzo, è xenofobo e razzista, insulta le persone anche per le proprie scelte individuali”. Così il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, commenta le dichiarazioni di ieri sera, a Palermo per lo ‘sfiducia day’, di Beppe Grillo sulla mafia e nei suoi confronti.

 “Per Grillo – dice Crocetta – la politica non serve a trasformare la società e farla crescere ma deve inseguire solo i voti anche quelli razzisti, mafiosi e persino omofobi”. E aggiunge: “Non temo la sfida di chi pensando di accaparrare consensi utilizza bassezze senza limiti”.


“Lo sfiducia day – continua Corcetta – si è trasformato in un ‘vaffan…grillo’. Ieri si è visto che Grillo non ha più le folle di un tempo, la manifestazione è stata un flop. Il suo isolamento dalle ali più avanzate della società è evidente”. Così il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, commenta la manifestazione di ieri a Palermo dei 5stelle.  “Dire che la mafia aveva valori, non uccideva i bambini e si è sporcata con gli affari è una idiozia senza precedenti”. Così il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, commenta le parole sulla mafia di Beppe Grillo ieri in piazza a Palermo.

“Nel 1893 il primo delitto di mafia ebbe come vittima Emanuele Notarbartolo, dirigente del Banco di Sicilia, colpevole di avere compreso l’intreccio mafia-affari – ricorda Crocetta -. Nel Dopoguerra l’unico teste dell’omicidio di Placido Rizzotto era un bambino di 12 anni che ricoverato in ospedale venne ucciso dal capomafia di Corleone, Navarra”. Per Crocetta “il collegamento mafia-affari è strutturale e l’assenza di valori altrettanto chiara”. “Grillo strizza l’occhio ai poteri forti e si allea con i nemici della Sicilia per logiche di potere – conclude il Governatore – È un Grillo diverso da quello che a Palermo e a Gela dichiarava piena solidarietà nei miei confronti e considerava assurdo che fossi scortato per la mia lotta alla mafia”. 

Maria Falcone, parole Grillo insulto a vittime: “Un insulto a tutte le vittime di Cosa Nostra”. Così Maria Falcone, sorella del giudice assassinato da Cosa Nostra nella strage di Capaci, definisce le dichiarazioni di Beppe Grillo che ieri a Palermo, nel corso della manifestazione “Sfiducia day” contro il presidente della Regione Rosario Crocetta, ha detto che la mafia “aveva una sua condotta morale”. Affermazioni che la sorella di Giovanni Falcone bolla come “aberranti”. “Il signor Grillo – aggiunge Maria Falcone – mostra di sconoscere il significato della parola mafia. Tratta con leggerezza un argomento che ha creato tanto dolore e tanti morti, dimentica il sacrificio di Giovanni Falcone e delle altre vittime di Cosa nostra”. 
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Beppe Grillo, Europarlamento, Il Fatto Quotidiano, mader, Movimento 5 stelle, Nigel Farage

DUE FALSI MITI DELL’ALLEANZA M5S E UKIP


Due dei principali motivi per cui il M5S ha stretto l’alleanza con l’Ukip in realtà non stanno in piedi.


Premesso che ogni partito o movimento politico in Europa sceglie le alleanze che meglio gli convengono, due delle motivazioni principali con le quali i cinque stelle hanno da sempre giustificato la loro alleanza con il partito di Nigel Farage non reggono, andiamo per ordine.

Primo: “Con l’Ukip abbiamo libertà di voto, con gli altri no”. In realtà nessun gruppo politico al Parlamento europeo prevede vincolo di mandato per i propri deputati. Il sito Votewatch.eu, ad esempio, tra le varie classifiche presenta anche quella di “fedeltà al proprio gruppo”, una classifica che non sarebbe possibile se i gruppi politici prevedessero il vincolo di voto. Un esempio su tutti: Sergio Cofferati ha una fedeltà con il gruppo socialista del 63,57 per cento, insomma è liberissimo di votare come vuole. Basti pensare che è stato l’unico a votare contro la Commissione Junckerquando proprio il collega di partito e presidente S&D, l’italiano Gianni Pittella, si era pronunciato a favore. Succede che i policy advisor dei gruppi politici preparano delle liste di voto prima delle sessioni plenarie con le indicazioni di voto in linea con i principi condivisi dal proprio gruppo, ma si tratta appunto di indicazioni non di obblighi. Insomma non è vero che il gruppo Efdd è l’unico che prevede la libertà di voto.

Secondo: “Uniti nel nome dell’euroscetticismo”. I deputati M5S si dichiarano fieramente “euroscettici che vogliono cambiare l’Europa”. Qui il problema è nelle parole e nel loro significato: “euroscettico” non vuol dire “contro l’euro” bensì “contro l’Unione europea”. “Contro” non nel senso di “voler cambiare” bensì nel senso di “voler distruggere”. Insomma euroscettico è Nigel Farage e l’Ukip, dichiaratamente contro l’Unione europea, mentre gli eurodeputati del M5S non sono “euroscettici” bensì semmai “euro-critici”. Solo una questione di parole? Assolutamente no, dietro le parole ci sono dei contenuti, degli interi mondi che meritano chiarezza concettuale. Critici nei confronti dell’Unione europea come questa è oggi sono altri gruppi, come i Verdi e la Sinistra Unita, mentre l’Efdd – precedentemente Efd – è contro tutta l’Unione europea, contro la sua stessa esistenza.

Insomma, il M5S è liberissimo di scegliere le proprie alleanze in Europa come in Italia, gli unici a cui deve dare conto sono i suoi attivisti che effettivamente nel referendum online lanciato lo scorso giugno scelsero il gruppo Efd. Tuttavia questa scelta dovrebbe essere basata su informazioni corrette e chiare per tutti.

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Alessio Pisanò per Il Fatto Quotidiano
Beppe Grillo, Grillo, L'Intraprendente, mader, Matteo Borghi, Movimento 5 stelle

DA COMICO A PIAGNONE


Giuseppe Piero Grillo, in arte Beppe, è nato a Genova nel quartiere di San Fruttuoso. Ma dai ragionamenti che fa potrebbe essere nato benissimo a Scampia, Catanzaro o Caltanissetta.

Basti guardare l’ultimo post del suo blog, firmato dal gruppo M5S alla Camera, per vedere chiaramente come l’atteggiamento del movimento di cui è padre padrone assoluto (su non prendiamoci in giro con la questione democrazia diretta: puoi dissentire, è vero, ma a patto di far le valigie) sia degno del meridionalismo più autentico. Quello peggiore ovviamente visto che, non dobbiamo dimenticarlo, meridionali sono anche autori e attori geniali come Pirandello, Sciascia e De Filippo, o imprese all’avanguardia come quella piccola impresa siracusana che vuol costruire Lavinia, la supercar elettrica più potente al mondo. Quello di cui parliamo è il Sud piagnone, assistito e assistenzialista, che chiede, pretende e domanda sussidi e spesa pubblica, a danno delle altre regioni. Quello che grida “lo Stato ci ha abbandonato”, salvo poi lamentarsi ogni volta che lo stesso Stato cerca di imporre qualche regola.

Lo stesso che il M5S chiede di rafforzare. «Lo Stato italiano – scrivono i senatori grillini – avrebbe il compito morale e costituzionale di favorire lo sviluppo delle aree geografiche in ritardo o depresse, ma invischiato nei trattati europei e nei vincoli assurdi della moneta unica deve dimagrire il bilancio e tagliare le spese, a costo di farlo senza nessuna idea guida. I famosi tagli lineari inaugurati da Monti sono ora riproposti da Renzi, che aveva gridato la sua ostilità all’Europa dell’austerità in campagna elettorale ma ora ne rispetta fedelmente ogni virgola. Intanto il Sud deperisce. Ogni giorno in queste condizioni è un ostacolo in più sulla strada di una possibile ripresa futura del Mezzogiorno».

Come se la Sicilia non avesse alcuno spreco da tagliare, nessun privilegio da abolire, nessun parassitismo da eradicare. La regione che, forse memore della sua prima colonizzazione, paga le imprese alle calende greche ma stipendia puntualmente e profumatamente i suoi “parlamentari”, quella che con 28mila forestali, numero pari al Canada, non riesce a domare gli incendi. È forse normale che a Pioppo, frazione di Monreale, ci siano ben 383 persone su duemila assunte come forestali? È normale che in un paesino solo ce ne siano quasi quanto l’intero Piemonte (404) che ha la stessa identica estensione della Trinacria?

Per i grillini pare proprio di sì. Tanto che, invece che lamentarsi degli sprechi, dicono: «Bisogna uscire dall’euro, riprendersi la sovranità economica e monetaria e saldare Sud e Nord Italia con misure urgenti di solidarietà e di sviluppo economico». Insomma più sussidi a pioggia.

Quelli che, in 150 anni, non hanno aiutato il Mezzogiorno, terra ricchissima ma poco valorizzata proprio a causa di un assistenzialismo becero e controproducente.
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Avanti!, Leopolda, mader, Matteo Renzi, Mauro Del Bue

LA LEOPOLDA E LA SUSANNA


di Mauro del Bue

Oggi si incrociano due mondi. Quello del governo e quello dell’opposizione? Quello del futuro e quello del passato? Quello delle riforme e quello della conservazione? Quello dello spettacolo e del web e quello del lavoro vero? Un po’ tutto questo. Da un lato la Leopolda, quinta rassegna di Renzilandia, dall’altro la Susanna, con Landini e il regno di Piazza San Giovanni.

Gli uni sostengono che l’Italia va male per colpa di quelli che li hanno preceduti e che loro la stanno cambiando, gli altri sostengono che l’Italia va male anche per colpa di quelli che governano da un anno e non hanno trovato nulla di meglio che modificare ancora l’articolo 18, già modificato dalla Fornero.

Io che non sono leopoldista, per età, per formazione culturale e politica. Che non sono mai salito su un palco con un pallone anche se sono appassionato di calcio, che apprezzo le belle donne, ma divido tra bellezza e capacità politica, che non capisco come si riesca a discutere in cento tavoli incollati con migliaia di persone che urlano, non sarò a Piazza San Giovanni e sconsiglio i socialisti di recarsi in quella piazza che in tante occasioni ci siamo ritrovati contro. La piazza dei no e dei giù le mani. Giù le mani della scala mobile, giù le mani dall’articolo 18, giù le mani dalla Costituzione. E via giù le mani proclamando. La piazze dei veti e dei pullman organizzati e pagati dal sindacato, con pranzo annesso. Sono ormai troppo esperto per non sapere come si fa a riempire le piazze. Saranno due milioni, tre, quattro, cinquecentomila? I dati della Questura diranno meno. La solita storia…

Io andrei volentieri invece ad una manifestazione dei disoccupati e dei giovani, non degli iscritti al sindacato che un lavoro ce l’hanno o ce l’avevano. Perché questi sì, hanno ragione. E ci aggiungo anche i precari. E tutti quelli che non protestano per l’articolo 18, ma perché non hanno un lavoro per campare e per costruirsi un futuro. Per loro qualcosa questo governo sta finalmente facendo e bisogna pure prenderne atto. Vedremo alla fine del braccio di ferro con l’Europa come sarà la nostra legge di stabilità. Però se resteranno i diciotto miliardi di detassazione, il miliardo e mezzo per gli ammortizzatori sociali, da estendere anche a quelli che non hanno mai avuto nulla, se verrà agganciato Il treno degli investimenti pubblici grazie anche alle promesse di Junker, perché dovremmo contestare? Lo vogliamo fare per la delocalizzazione di talune aziende? Su questo il governo deve agire subito, ma siamo nella globalizzazione e se non costruiamo le condizioni per le quali investire in Italia sia conveniente è inutile strombazzare.

Più che alla Leopolda e alla Susanna andrei ad una grande manifestazione per il lavoro. Magari da svolgere in una città del Sud dove i giovani disoccupati sono la maggioranza. E chiederei al governo un impegno ancora maggiore per combattere questo grave male. Direi che va bene la detassazione per i nuovi occupati, ma direi anche che serve un piano per il lavoro fondato soprattutto sul rilancio degli investimenti pubblici, come ha fatto Hollande, magari tirando anche di più il filo che ci tiene ancora avvinti ai soliti burocrati europei, che giustamente Renzi ha inteso sfidare. Perché senza lavoro anche la detassazione rischia, come gli ottanta euro, di non farci progredire. Ma oggi sarà il giorno degli slogan. Da un lato il grido del cambiamento in atto, dall’altro quello della protesta per il cambiamento sbagliato. 
È la prima volta che il sindacato della sinistra sfida apertamente un governo a guida di sinistra, socialista europeo, diciamo. In questa originalità sta forse l’elemento più genuino della sfida tra Leopolda e Susanna. Quello sui contenuti. Io sono, pur con tutte le riserve, più convinto di quelli del governo.
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Mauro Del Bue per Avanti!
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PARLA L’EURODEPUTATO IL DEPUTATO POLACCO ALLEATO DI GRILLO


Dopo aver salvato l’eurogruppo di Grillo e Farage, il polacco Robert Iwaszkiewicz, del partito di estrema destra Knp, intervistato ai microfoni de Il Fatto Quotidiano non smentisce le dichiarazioni imputategli sulla violenza alle donne e il fatto che il suo partito è favorevole alla reintroduzione della pena di morte.

“Il mio è un partito liberista economicamente, ma conservatore socialmente”. “E ognuno conserva le proprie idee personali”. Con il Movimento 5 Stelle dice: “Lavoreremo contro l’Unione europea e contro le ingerenze di Bruxelles nelle politiche nazionali”.

Lo scorso 31 maggio intervistato dalla Gazeta Wroclawska affermò che “picchiare la moglie in certi casi la aiuterebbe a tornare con i piedi per terra”. E che “non è giusto che lo stato dica come dobbiamo educare i figli, se gli dò un ceffone rischio di andare in galera, invece rafforzerebbe il loro carattere e permetterebbe loro di affrontare meglio le situazioni di crisi”.

Inoltre nell’intervista il polacco difendeva il leader del partito, Janusz Korwin-Mikke, negando che fosse un negazionista dell’Olocausto: “Ha semplicemente detto che non ci sono prove che Hitler ne fosse a conoscenza e se fosse rimasto vivo sarebbe stato difficile provare che lo fosse”.

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BONSAI: IL VIRUS REBOLA


di Sebastiano Messina
Il rischio di un contatto con Pd, per discutere i nomi per la Consulta e il Csm, ha fatto scattare l’allarme trai grillini: temono di essere contagiati dal virus del potere, il famigerato Rebola.

Non bisogna farsi prendere dal panico: basta rispettare alcune semplici regole.

È importante sapere, innanzitutto, che infondata la credenza che basti una semplice telefonata di essere infettati.

Saggio, invece, rimanere ad almeno tre metri di distanza dal portatore di Rebola.

Se si rendesse necessario avvicinarlo, indossare guanti monouso, mascherina e visiera (ma anche una tuta ermetica con lo scafandro va bene).

Infine, nella sciagurata eventualità di un contatto diretto – una stretta di mano, ad esempio – farsi subito una doccia con l’alcool, entrare in quarantena e farsi visitare immediatamente dal primario di infettivologia politica, il professor Casaleggio.
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