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DIRETTORIO 5 ESPELLE



Massimo Artini e Paola Pinna potrebbero essere solo i primi parlamentari M5s di una nuova lunga ondata di espulsioni. Una ventina in tutto, secondo  l’Adnkronos, i cartellini rossi che verranno discussi all’assemblea congiunta di mercoledì prossimo. In realtà, la riunione di deputati e senatori dovrà decidere solo se avviare la procedura di espulsione.

Sul banco degli imputati, innanzitutto, i 16 deputati che non hanno rendicontato le spese sul blog di Beppe Grillo. Per loro, lo stesso capo d’imputazione che ha portato all’espulsione di Pinna e Artini. Poi ci sarà da discutere una serie di casi legati al territorio. Dovranno risponderne Dalila Nesci e Nicola Morra, che tuttavia non correrebbero alcun rischio.

Mentre più delicate sembrerebbero le posizioni di Sebastiano Barbanti, Francesco Molinari ed Eleonora Bechis. Anche Riccardo Nuti dovrà rispondere all’assemblea dell’endorsment fatto alle europee per sostenere alcuni aspiranti europarlamentari. Ma anche per lui, considerato un ‘falco’ del Movimento, l’espulsione sembra altamente improbabile.

La decisione di affrontare la questione delle espulsioni e’ stata annunciata ieri durante l’assemblea dei deputati.

Intanto c’e’ chi ipotizza gia’ un nuovo gruppo: alla Camera i numeri ci sarebbero dal momento che bastano 20 deptutati per fare un gruppo e ai 17 si sommerebbero sicuramente alcuni degli ex che ora si trovano al Misto come Alessio Tacconi e Ivan Catalano. Con 19 deputati, la deroga per avere il gruppo sarebbe quasi scontata. Tra l’arrabbiato e il deluso, i deputati a ‘rischio’ espulsione scherzano sul nome. “Potrebbe essere ‘Movimento del complotto'” scherza una deputata.
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Luigi di Maio, mader, Movimento 5 stelle

QUANDO DI MAIO DICEVA: “NEL MOVIMENTO PER NON ESSERE IN POCHI A DECIDERE PER TANTI”


“Ciao a tutti. Sono Luigi Di Maio, ho 23 anni e studio Giurisprudenza alla Federico II. Mi candido nel Movimento Pomigliano 5 Stelle, perchè sono convinto che comunque andranno queste elezioni, farò parte di un gruppo, un network, in cuitutti decideranno egualmente rispetto alle iniziative da mettere in cantiere“.

Era l’8 marzo del 2010, quando l’attuale rappresentante del direttorio imposto da Grillo, pubblica su Youtube un video in cui motiva la sua decisione di candidarsi al Consiglio Comunale di Pomigliano d’Arco.


“Sono sempre stato appassionato dall’impegno politico, all’Università, al liceo e nell’associazionismo”, scriveva Di Maio nella presentazione. “Ho sempre voluto metterci la faccia. Sono stato presidente del Consiglio alla Facoltà di Giurisprudenza. Nei licei, sul territorio, abbiamo organizzato varie iniziative, ma poi mi sono fermato perchè mi sono accorto che mi sentivo solo. Il meccanismo secondo il quale il rappresentato delegava al rappresentante, faceva in modo che eravamo sempre in pochi a decidere per tanti.


Quando abbiamo avviato l’esperienza del meetup, si è respirata subito un’altra aria. Non c’erano delegati, non c’erano rappresentanti, non c’erano capibastone, non c’erano segretari. C’erano solo le iniziative e tante persone che decidevano in egual modo intorno a quelle“.
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Beppe Grillo, Carlo Sibilia, Grillo, La Stampa, Luigi di Maio, mader, Movimento 5 stelle, Roberto Fico

5 LEADER PER GAFFE A 5 STELLE


Beppe Grillo se ne è reso conto: così non funziona. Affidare la vita del partito a intermittenti consultazioni on line, a eventuali assemblee di parlamentari, a interpretazioni del regolamento o all’umore del giorno rischia di consegnare l’immagine di un movimento rapsodico, non sempre razionale, prossimo della bizzarria. Per scongiurare il pericolo, Grillo ha avanzato la proposta di un direttorio composto da cinque eletti, e ne suggerisce i nomi: Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carla Ruocco, Carlo Sibilia. Vediamo i profili dei giovani incaricati di irrobustire il lato pensante dei cinque stelle. 

Partire da Sibilia non è atto da maramaldi. Anzi. Sibilia (avellinese, 28 anni) è uno che prima di entrare alla Camera si offrì al dibattito politico con una proposta di legge che, oltre ai matrimoni gay, consentisse di «sposarsi in più di due persone» e «anche tra specie diverse purché consenzienti». Il mistero che ancora avvolge quest’ultima affermazione è stato dimenticato grazie alla maturazione politica che ha condotto Sibilia ad affrontare vari temi di grande rilievo. 

Il giorno del 45° anniversario della sbarco sulla Luna, Sibilia si è chiesto, nella sua personalissima contabilità, come mai «dopo 43 anni ancora nessuno se la sente di dire che era una farsa». L’uomo non andò mai sulla Luna, sostiene Sibilia, che insiste sulla politica estera quando, lo scorso ottobre, c’è una sparatoria nel Parlamento canadese: «Opera di un pazzo o di qualcuno che ha ritrovato la ragione?». A chi «attribuire le colpe», si chiede arguto Sibilia non prima di avere offerto «solidarietà a chi ha perso la vita», disgraziatamente non più in grado apprezzare il gentile pensiero. Ecco, partire da qui potrebbe sembrare un pò da farabutti. Ma l’idea è di andare in crescendo.

Infatti ha ben altra caratura Di Battista (romano, 36 anni), detto Dibba, forse il più osannato dei grillini. Dibba è uno che ha l’aria di quello cui non la si dà a bere. «Diamo fastidio», dice, e sa i rischi che corrono rivoluzionari della sua stoffa: «Prevedo attacchi sempre più mirati, magari a qualcuno di noi un po’ più in vista. Ti mandano qualche ragazza consenziente che poi ti denuncia per stupro, ti nascondono una dose di cocaina nella giacca…». E chi? «Pezzi di Stato deviati. Il sistema fa questo». Lui ha girato il mondo, è stato in Guatemala, in Congo, nel Nepal, conosce i narcos e sa che le decapitazioni dell’Isis sono figlie di Guantanamo come Guantanamo fu figlia dell’11 settembre e così via, fino ad Annibale. È stato sorpreso in aula mentre guardava una partita in streaming ma la sua passione non si discute: celebre il tentativo (poi si trattenne) di entrare in una Commissione abbattendone la porta col busto marmoreo di Giovanni Giolitti. 

Roberto Fico (napoletano, 40 anni), poi, è uomo titolato, è il presidente della Commissione di vigilanza Rai, ruolo interpretato in forme innovative: partecipa all’occupazione della Rai con Grillo, non ha niente da dire quando il suo capo dice di evadere il canone, fa interrogazioni sul direttore di Rainews che è andato al Bilderberg, propone la chiusura di Porta a Porta. Per Fico, Grillo è «patrimonio mondiale dell’umanità come le Dolomiti e la Costiera Amalfitana». Come è evidente, il calibro del direttorio si dilata.

Dinfatti Carla Ruocco (napoletana, 41 anni) è madre e donna moderata, ogni tanto si alza in aula e dice che Renato Brunetta è il gran capo del malaffare – ma è il minimo per restare nei Cinque stelle. Appena entrata a Montecitorio disse che suo desiderio era di favorire un’adeguata «redistribuzione della ricchezza», e come non essere d’accordo? Già meno solida, ma interessante, l’affermazione secondo cui «le Borse calano e lo spread cresce per colpa della legge elettorale».

E così, piano piano, siamo arrivati sino a Luigi Di Maio (avellinese, 28 anni), vicepresidente della Camera, di gran lunga il più elegante dei cinque stelle, e uno che spicca perché, quando si sbilancia, dice: «Adesso vediamo». E qui siamo a livelli di saggezza quasi democristiana.
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Mattia Feltri per La Stampa