Beppe Grillo, mader, Movimento 5 stelle

GRILLO: “ITALIA E GRECIA VIA DALL’EURO”. TSIPRAS: “USCIRE DALL’EURO NON È UNA SOLUZIONE, LA SOLUZIONE È CAMBIARE L’EUROPA”


“La vicenda greca conferma l’opportunità di una uscita dall’Euro da parte dell’Italia. Come può Tsipras pensare di risollevare il suo paese rimanendo nell’Euro? Come pensa di fare gli interessi del suo paese senza ridargli la sovranità monetaria?”. Torna a ribadirlo sul sacro blog Beppe Grillo, in un post dal titolo “#Grecia – Italia: stessa faccia, stessa razza, stessa sovranità monetaria”.

“La Grecia deve rimborsare agli investitori privati (per lo più banche estere) 15 miliardi di euro di debito nel 2015. Tsipras – aggiunge Grillo – si avvia a vincere le elezioni sulla promessa di ripudiare il debito e l’austerity ma senza uscire dall’Euro. Un controsenso, anzi un suicidio. Ripudiare il debito non risolverà i problemi della Grecia che invece solo con un ritorno alla sovranità monetaria potrebbero essere gestiti. Per questo il mercato ha reagito male, perché la ricetta ‘Euro confusa’ di Tsipras, tanto elogiato dalla sinistra italiana durante la campagna per le europee, è quanto di peggio il paese possa auspicare”.

“Ripudiare il debito senza uscire vuol dire inasprire le relazioni con i partner europei senza avere voce in capitolo e soprattutto senza acquisire strumenti monetari di gestione attiva della crisi. L’uscita dall’Euro non è fine a se stessa – evidenzia Grillo – ma ad un riacquisto di sovranità monetaria essenziale per rilanciare l’economia. Per questo i timori di fuga di capitali o la mancata liquidità da parte della BCE alle nostre banche in caso di uscita sono mal posti. L’uscita dell’Italia dall’Euro dovrà essere accompagnata da tre misure essenziali a prevenire un eventuale disordine sui mercati: 1. Abolizione del ‘divorzio’ tra Banca d’Italia e Tesoro. 2. Introduzione di vincoli di portafoglio che definiscano un ammontare minimo di titoli di stato detenuti dalle nostre banche. 3. Restrizioni all’uscita di capitali dal paese”.

Insomma, insiste Grillo, “uscita dall’Euro e ristrutturazione del debito, non c’è altra strada”.

Alexis Tsipras fa “i complimenti” a Beppe Grillo, ma ricorda anche che “per cambiare il quotidiano e il futuro non basta dire di no, bisogna avere una proposta alternativa”. 
E lui, Tsipras, ce l’ha: “l’alternativa passa solo attraverso l’Unione delle forze del Sud Europ”», bisogna “cambiare l’Europa in direzione democratica e sociale”. Syzira, è il suo ragionamento, “lo può fare, a partire dalla Grecia”.
mader
Annunci
Carlo Sibilia, mader, Movimento 5 stelle

I GRILLINI DI AVELLINO VOGLIONO L’ESPULSIONE DI CARLO SIBILIA


“Alla luce delle frequenti e sempre più insopportabili esternazioni del portavoce avellinese Sibilia Carlo, vorrei suggerire appellandomi alla vostra intelligenza collettiva, che per il bene del movimento 5 stelle tutto, il meetup di appartenenza del parlamentare, proceda al recall e alla procedura di espulsione. A meno che questo meetup non si senta congruente con le esternazioni del complottista esagerazionista sopra citato.

 

Vorrei ribadire che la mia è solo una proposta , sono un attivista stanco del fatto che l’attivismo locale da me(noi) svolto venga puntualmente incenerito da interventi di pochezza culturale come quelli che vi riporto. Mi auguro un comprensivo e poco “tifoso” e “campanilistico” riscontro da parte vostra. Buon attivismo e buon 5 stelle, e FUORI il complottismo dalle istituzioni, più competenza.

“Uccidere Falcone e Borsellino è stato un atto rivoluzionario”

M5s, Sibilia sull’attacco al Canada: “Opera di un pazzo o di qualcuno che ha ritrovato la ragione?”

Il grillino Sibilia e il tweet sull’allunaggio: «Una farsa»

Sibilia (M5S): Una legge per i matrimoni di gruppo e nozze tra specie diverse
Deputato Cinque Stelle saccheggia lo spot della lista Tsipras

Fonte WIKIPEDIA, non ho linkato le fonti per non regalare click ai giornalai che le hanno riportate, ma che purtroppo, almeno in questo caso, abbiamo servito su un piatto d’argento.”

mader
La Stampa, Luigi di Maio, mader, Movimento 5 stelle

DI MAIO E CASALEGGIO JR, I NUOVI DIARCHI


Nel Movimento si comanda in due. È così dall’inizio, da prima ancora che quell’intuizione iniziale condivisa da Grillo e Casaleggio prendesse il nome di M5S: in fondo la soluzione ideale per una forza politica che ha il complesso del vertice. E ora che le due figure apicali, i due diarchi, sembrano destinate, per ragioni diverse, ad allontanarsi dal centro della scena, avanzano i nuovi protagonisti: Luigi Di Maio e Davide Casaleggio. 

Del vicepresidente della Camera si sa già moltissimo. Stimato nel gruppo e anche fuori, figura preminente del direttorio politico installato a Roma da Grillo che d’ora in avanti sarà proiettato sul tour internazionale, sul tentativo di esportare il format Cinque stelle fuori dal paese. Meno si sa di Casaleggio jr. Classe 1976, madre inglese, la linguista Elizabeth Birks sposata a vent’anni da Gianroberto, bocconiano, già startupper sul web nel 2001, proprietario del 30 per cento delle azioni dell’azienda di famiglia, stessa quota del padre, uomo marketing, scacchista, appassionato di sport estremi come la compagna Paola.  

Oggi è il vero all rounder della Casaleggio Associati. Era a Bruxelles per incontrare Farage insieme a Beppe Grillo all’indomani delle Europee. Era a Roma a settembre per implementare il nuovo sistema informatico. La sua ultima fatica è quel regolamento del M5S tirato fuori appena prima dello scadere, quattro giorni a ridosso dei limiti di legge. Un testo nel quale, tra le altre cose, si istituzionalizza la figura del gestore del blog: lui, appunto. 

Insieme, Di Maio e Casaleggio jr costituiscono la nuova diarchia, l’asse portante della politica del M5S per il 2015. Alcuni effetti del nuovo assetto si sono già visti quest’anno: quando sembrava in procinto di riaprirsi una sanguinosa stagione di espulsioni la mediazione del vicepresidente della Camera è stata fondamentale per cambiare strategia, mordendo il freno e ripartendo dai territori. 

Quirinale e riforme saranno i primi test per saggiare la tenuta del nuovo assetto. Sul primo punto la strategia del M5S è chiara: anticipare il più possibile la scelta del candidato e sperare che dalle contraddizioni altrui si generi uno stallo utile a portare in gioco il Movimento. La partita successiva delle riforme sarà più complessa, e il ruolo che giocheranno i Cinque stelle non sarà indipendente dal profilo del nuovo inquilino del Colle. 
mader

 

Francesco Maesano per La Stampa
Beppe Grillo, Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, Grillo, mader, Movimento 5 stelle, Napolitano, Presidente della Repubblica

GRILLO RITENTA IL FLOP COL CONTRO DISCORSO DI FINE ANNO


Lo scorso 31 dicembre Beppe Grillo aveva inaugurato il suo contro discorso di fine anno, una sorta di parodia del più noto “discorso” del presidente della Repubblica. Nel suo intervento di un anno fa, il leader dei Cinque Stelle aveva tuonato contro il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,chiedendone le dimissioni, ipotizzato la vittoria del M5S alle Europee e ventilato l’ipotesi di un referendum contro l’euro.

A 365 giorni di distanza le cose sono cambiate. Il capo dello Stato si dimetterà sì, ma di sua sponte e per via dell’età avanzata, intorno a metà gennaio, le Europee hanno ridimensionato le aspettative dei Cinque Stelle mentre solo poche settimane fa il Movimento ha presentato il suo referendum contro la moneta unica.

Chi saranno i nemici contro cui sbraiterà questa volta Grillo? Il primo indiziato degli attacchi probabilmente sarà la sua nemesi politica, il ribattezzato “Renzie” che a inizio anno ha preso il posto di Enrico Letta. Poi non mancheranno critiche all’Europa dell’austerity e dei burocrati e le ironie sulle dimissioni di “Re Giorgio“.

Ci sarà silenzio totale sugli espulsi e i dissidenti che hanno lasciato il Movimento. Gran spazio verrà dato invece alla nuova “era” del Movimento, con il referendum contro l’euro e l’istituzione del direttorio Cinque Stelle a far da padroni. Per seguire il discorso di Beppe Grillo basterà cliccare sul link dedicato della web tv  del M5S.

L’anno  scorso il discorso del Presidente Napolitano, un flop secondo Grillo, ha avuto 13mila e 500 ascoltatori per ogni voto ricevuto in parlamento per la sua rielezione. Beppe Grillo, con il contro discorso, ha fatto il vero flop. Ha perso 100 ascoltatori per ogni voto ricevuto alle politiche dal M5S.
mader
Beppe Grillo, Die Zeit, Grillo, la Repubblica, mader, Movimento 5 stelle

SETTEMBRE 2013, BEPPE GRILLO A DIE ZEIT: “NON VOGLIAMO USCIRE DALL’EURO”


Poco più di un anno fa in un’intervista a Pete Schneider del settimanale tedesco Die Zeit, pubblicata in contemporanea da la Repubblica, il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, affronta una serie di temi della politica europea e italiana. A cominciare dall’euro.
Il giornalista chiede:

È vero che siete per l’uscita dell’Italia dall’euro?
«No. Il problema non è più l’euro, il problema è il debito. Noi paghiamo ogni anno 100 miliardi di euro per il nostro debito, e questo svuota qualunque progetto economico si persegua. Proporrò di rinegoziare il debito italiano. Gli eurobond mi sembrano un’idea che si concilia con l’Europa che immagino, cioè con l’idea della solidarietà. La Grecia, che rappresenta solo il due per cento del pil europeo, si sarebbe potuta salvare a costo zero. Ma questa Europa non esiste. Non abbiamo un sistema finanziario comune, una Borsa comune…».

mader
Beppe Grillo, Grillo, Il Fatto Quotidiano, mader, Movimento 5 stelle

ALTRO CHE GRILLINI


La definizione di ‘grillini spagnoli’ riferita a Podemos in un recente articolo apparso sul Fatto mi pare non renda giustizia al movimento spagnolo e sia ad ogni modo fortemente criticabile.

In primo luogo perché se si vuole fare riferimento alla formazione politica promossa da Grillo e da altri, occorre semmai utilizzare l’espressione “Movimento Cinque Stelle”. Ricordo che una signora me lo fece presente, giustamente piccata, in uno dei primi post da me dedicati a Grillo e al Movimento. Da allora ho cercato sempre di distinguere fra i due concetti, anche perché ho sempre sperato che il Movimento Cinque Stelle possa andare ben al di là di Grillo.

In secondo luogo e a maggior ragione perché il programma di Podemos differisce notevolmente da quello dello stesso Movimento, pur presentando qualche similarità con quella che a mio avviso ne costituisce la parte migliore e da valorizzare.

Ma veniamo al programma di Podemos. Mi limiterò su questo post a trattarne la parte dedicata all’economia. Si tratta di dodici punti. Vediamone gli aspetti essenziali.

  1. Una politica di investimenti e politiche pubbliche per l’occupazione, la riduzione della settimana lavorativa a 35 ore e dell’età pensionabile a 60 anni, una pensione pubblica dignitosa per tutti di importo pari al salario minimo, la fine delle leggi e dei meccanismi che incentivano la precarietà del lavoro.
  2. Analisi del debito pubblico e privato per identificarne le parti che sono illegittime e quindi non vanno pagate, ristrutturazione del resto del debito, eliminazione delle clausole vessatorie nei rapporti debitori.
  3. Controllo democratico sulla Banca centrale europea, che va orientata al conseguimento di obiettivi di interesse pubblico, in particolare occupazione, contrasto degli attacchi speculativi e sostegno al debito pubblico dei singoli Stati membri dell’Unione europea.
  4. Creazione di un’Agenzia europea di rating pubblica che prenda il posto di quelle private esistenti che non garantiscono alcuna obiettività e sono viziate da evidenti quanto enormi conflitti d’interesse.
  5. Riorientamento del credito verso le iniziative di rilievo sociale, tassazione dei profitti bancari, proibizione degli strumenti finanziari speculativi.
  6. Recupero del controllo pubblico sui settori strategici dell’economia quali ad esempio telecomunicazioni, energia, alimentazione, trasporti, sanità, educazione, medicinali.
  7. Cooperazione effettiva e trasparente tra le autorità fiscali dei vari Paesi europei.
  8. Obbligo di rendicontazione da parte delle imprese multinazionali, anche al fine di porre fine ai loro abusi fiscali e di altro genere.
  9. Persecuzione dell’evasione fiscale, che va penalizzata a partire dall’importo di 50.000 euro, con appesantimento delle sanzioni previste.
  10. Politica fiscale orientata alla redistribuzione del reddito, con eliminazione di tutti i meccanismi di elusione delle imposte.
  11. Sostegno alla ricerca pubblica e riequilibrio dello sviluppo fra i vari Paesi europei.
  12. Introduzione di un reddito di base garantito non sostitutivo delle prestazioni sociali già in essere.
Come si vede un ampio ed ambizioso programma, la cui attuazione implica evidentemente la liquidazione delle attuali politiche europee di cosiddetta austerità, improntate esclusivamente al beneficio della finanza e dell’impresa parassitarie. L’esatto opposto di quello che vanno predicando Renzi, Berlusconi e i loro vari accoliti, come pure la Merkel, Cameron, Farage, ecc.
Non si agitano obiettivi demagogici e volti solo a creare un consenso momentaneo, come l’uscita dall’euro, ma si chiedono cambiamenti totali di direzione da parte delle istituzioni europee e nazionali. In questo senso, il programma di Podemos presenta analogie ben maggiori con forze come l’Altra Europa, anche se possono cogliersi concordanze interessanti con gli aspetti migliori del programma del Movimento Cinque Stelle, come il reddito di cittadinanza.

Altro che grillini spagnoli, quindi! Una forza con una netta identità di sinistra (si vedano le nette proposizioni in tema di diritti dei migranti, altro che le menate razzistoidi di Grillo, oggi spiazzato dal razzista DOC Salvini) che, alleata ad Izquierda Unida, può raggiungere, secondo i sondaggi la maggioranza dei voti espressi, prospettiva che evidentemente terrorizza i vecchi arnesi della casta iberica, dal PP al PSOE. Un po’ come sta avvenendo in Grecia, dove Syriza raggiunge la maggioranza a scapito di PASOK e ND. E in Italia che si aspetta a rottamare PD, Forza Italia e cespugli vari, prima che siano tali forze a rottamare il Paese, in un crescendo di sfrenata corruzione e piatta subalternità ai poteri forti nazionali, europei e internazionali?

Si richiede a tale fine, come ho pù volte scritto, la convergenza fra le migliori forze ed idee del Movimento Cinque Stelle e una sinistra finalmente rigenerata, ma soprattutto i movimenti di massa che, su vari temi, nonostante tutto continuano ad esistere in questo Paese disastrato.
mader
Beppe Grillo, Grillo, mader, Movimento 5 stelle

PER GRILLO DI MATTEO È PERSONA DELL’ANNO. MA SULLA MAFIA…


E così a fine anno anche Beppe Grillo nomina il suo Person of the year:l’Onesto, scrive sul suo blog. Impersonato dal pm palermitano minacciato da Cosa Nostra Nino Di Matteo.
«In una società di disonesti», scrive il leader M5s sul suo blog, «in cui il figlio di… fa carriera e il meritevole deve emigrare, il magistrato onesto viene isolato dalle istituzioni. È un esempio in negativo per i corrotti e per gli acquiescenti. Dove infatti c’è l’Onesto il disonesto appare in tutto il suo lerciume».


L’ATTACCO DI DI MATTEO A RENZI. Come dargli torto. Grillo premia l’Italia onesta di Di Matteo, sotto scorta dal 1995. Il magistrato che nel luglio 2014, durante la commemorazione della strage di Via D’Amelio, riservò parole dure contro Matteo Renzi colpevole di scendere a patti con il condannato Silvio Berlusconi. Lanciando una frecciata anche contro Giorgio Napolitano: «Non si può assistere in silenzio al tentativo di trasformare il pm in un burocrate sottoposto alla volontà del proprio capo», disse il pm mente dell’inchiesta sulla trattativa Stato Mafia rivolto al capo dello Stato.
Musica per le orecchie di Beppe Grillo.

QUELLA MORALE DELLA MAFIA. Sorge però un dubbio: che ne pensa Di Matteo, fresco dell’onoreficenza, della «morale» che il comico genovese riconosceva alla mafia?
Era il 27 ottobre, e in occasione dello Sfiducia Day siciliano il leader M5s disse che Cosa Nostra «aveva una sua morale», ma «è stata corrotta dalla finanza». Poi la provocazione di quotare la Piovra in Borsa perché così ci si guadagnerebbe. «Ora, nelle organizzazioni criminali ci siano solo magistrati e finanzieri». Già, magistrati – colleghi di Nino Di Matteo – e finanzieri.
Nell’escalation arrivò a difendere persino Riina e Bagarella: «Hanno impedito» loro di andare al Colle (per la deposizione di Napolitano ndr) ma per proteggerli: hanno già avuto il 41 bis, un Napolitano bis sarebbe stato troppo…».

SCIVOLONE DOPO SCIVOLONE.  Un caso isolato? Una provocazione sfuggita di mano? Non proprio. Grillo ci era cascato già il 30 aprile 2012. Criticando le lacrime e il sangue imposte dal governo Monti, il leader pentastellato era tornato a prendere le difese di un certo modus operandi di Cosa Nostra. «La mafia non ha mai strangolato le proprie vittime, i propri clienti, si limita a prendere il pizzo. Ma qua vediamo un’altra mafia che strangola la propria vittima».
Polemiche a non finire, levate di scudi e via dicendo.

Mafia a parte, Grillo ha ondeggiato nel trempo tra istinti giustizialisti e rigurgiti garantisti.
Per esempio il 15 febbraio 2013 aveva attaccato proprio i giudici: «La magistratura fa paura», disse dichiarando di avere sulle spalle 86 processi. Subito si scatenò una battaglia con Silvio Berlusconi che piccato rispose: «Non dica sciocchezze, ho 2.700 udienze sulle spalle. Nessuno più di me». Insomma, ognuno ha i suoi record da difendere.
Poco tempo prima, il 24 gennaio 2013, a Grosseto durante una tappa dello Tsunami Tour, Grillo era tornato a tuonare contro le toghe che entrano in politica:  «Questi magistrati.. io avevo ammirazione per Ingroia ma secondo me i magistrati per entrare in politica devono lasciare la magistratura, lasciarla e poi decantare per anni e poi entrare in politica».

LA DIFESA DEL PM. Una certa coerenza c’era. Nel 2012, infatti, prima che il pm decidesse di entrare in politica, Grillo lo aveva difeso dopo il trasferimento in Guatemala. «Il giudice di Palermo che indaga da anni sulle collusioni tra politica e criminalità per la strage di via D’Amelio, va in Guatemala», scriveva a luglio sul blog. «Un incarico dell’Onu per combattere la criminalità nello Stato centroamericano. È una buona notizia? Sì e no. Si, perché Ingroia era diventato un bersaglio. Rischiava di finire ammazzato come Borsellino che sapeva di morire perché a conoscenza della trattativa stato (con la s minuscola) – mafia. No, perché con Ingroia in Guatemala, ancora una volta questo Paese si dimostra di merda». Parole che non furono gradite al diretto interessato. .

«INGROIA BIDONE ASPIRATUTTO». Poi ci fu la discesa in campo e allora apriti cielo. Ingroia? «Un bidone aspiratutto». «Io lo ringrazio perché è venuto nel nostro movimento ad aspirare un po’ di dissidenti, mettiamo anche un premio di maggioranza, magari ogni tre ne regaliamo uno», attaccò il leader M5s puntando il dito contro il leader di Rivoluzione Civile reo di scippare i voti degli elettori arrabbiati e insoddisfatti.

TOGHE UTILI. Ma occhio, perché i magistrati possono sempre tornare utili. Per lottare contro il Patto del Nazareno, per esempio. «Noi abbiamo il fondatore di un partito che è in galera; ha preso nove anni per associazione esterna mafiosa», ha detto Grillo il 12 novembre. «Poi abbiamo un ometto, che è stato allontanato dal Senato, dove non può votare, che sta facendo una legge elettorale di nascosto… Abbiamo denunciato alla magistratura: faccio appello a qualche magistrato, che ci possa dare una mano».

LA BATTAGLIA NO TAV. Nel 2012, poi, il comico aveva criticato duramente anche Giancarlo Castelli. Dopo avergli espresso immutata stima, in una lettera aperta del 2011 in cui però chiedeva al pm perché la procura di Torino avesse deciso di incarcerare due donne incensurate per aver manifestato contro «un’opera inutile» come la Tav. «Lei è considerato un eroe nazionale da una parte dell’opinione pubblica nazionale, e io credo assolutamente a ragione, per il coraggio con cui ha combattuto in prima persona la mafia negli anni novanta in qualità di Procuratore della Repubblica a Palermo», recitava la missiva. «La mia stima nei suoi confronti è stata espressa più volte in questo blog. È per questo che non capisco la decisione della Procura di Torino di incarcerare due donne incensurate per aver manifestato contro un’opera inutile come la Tav».

LO SFOTTÒ A CASELLI. Dopo qualche mese, però, i toni erano cambiati. «Il giudice Caselli è uno di noi. È il miglior sponsor del movimento No Tav. Le sue azioni vanno giudicate per gli effetti. E nessuno più di lui è a fianco dei valsusini. Sta portando il verbo No Tav di città in città, da Milano a Genova con il pretesto della presentazione del suo libro Assalto alla giustizia. I No Tav che lo vogliono zittire, come lui ha affermato, sbagliano. Più parla, più la solidarietà per la Val di Susa aumenta in tutta Italia. Caselli che equipara i No Tav ai camorristi è il miglior spot contro lo sperpero di 23 miliardi di euro per fare un tunnel per un traffico merci inesistente. Con l’arresto di 26 persone in tutta Italia e la notifica di 15 obblighi di dimora prima del processo, Caselli ha creato una pandemia No Tav».
Ogni critica è lecita, ça va sans dire.
Ma che ne pensa Nino Di Matteo?
mader
 
Carlo Azelio Ciampi, Giorgio Napolitano, mader, Napolitano, Presidente della Repubblica, Quirinale

NAPOLITANO E CIAMPI. IL PRESIDENTE SECONDO GLI ITALIANI


Con buona pace di Grillo e dei grillini l’elezione del nuovo presidente della Repubblica risulta meno importante agli italiani: sono fiduciosi in quanto ritengono che l’inquilino del Colle è sempre stato un galantuomo e continuerà a esserlo. Ne sono prova gli indici di gradimento degli ultimi due presidenti, con Carlo Azeglio Ciampi che ha concluso il suo mandato oltre l’80% e Giorgio Napolitano che nel corso dei suoi nove anni ha raggiunto la punta massima del 90%. Sono i dati forniti dal sondaggista Nicola Piepoli, fondatore e presidente dell’Istituto Piepoli.

Quale presidente della Repubblica vogliono gli italiani?

Gli italiani vogliono un presidente della Repubblica non dissimile da quelli che ci sono stati in passato, cioè un gentiluomo o – se sarà una donna – una gentildonna. Gli italiani sanno che al Quirinale sarà eletta una persona degna. E’ sempre stato così e continuerà a esserlo, questa è la fiducia che hanno gli italiani.

Preferiscono un uomo o una donna? Un presidente politico o uno non politico?

Non ci sono preferenze rispetto al fatto che il nuovo inquilino del Colle sia un uomo o una donna. Tra un presidente politico e uno non politico, automaticamente si sceglie il secondo.

In termini di priorità agli italiani quanto interessa la partita per il Quirinale?

Agli italiani interessa una sola cosa: il reddito. Se il governo garantisce agli italiani pane e companatico ha l’appoggio degli elettori, altrimenti non ce l’ha. Gli italiani inoltre sono estremamente favorevoli agli investimenti, non perché auspichino di per sé che si facciano strade, case o alta velocità, bensì perché in questo modo aumenta il Pil e quindi il reddito individuale. All’interno di una lista di priorità, il reddito assorbe quasi il 90% delle preferenze.

Qual è stato in questi anni il gradimento di Napolitano?

In alcune fasi Napolitano ha raggiunto il 90% di gradimento. Significa superare i re d’Europa, il cui gradimento è tra l’80 e il 90%. In tutta la storia repubblicana del nostro Paese, solo Carlo Azeglio Ciampi ha avuto lo stesso gradimento di Napolitano. Ciampi è arrivato all’86% e ha concluso il suo mandato oltre l’80%, mentre Napolitano dopo nove anni finisce al 58% dimostrandosi un primatista in termini di fiducia.

Nel corso del 2014 ci sono state variazioni consistenti?

Tra gennaio e dicembre di quest’anno la fiducia nei confronti di Napolitano è sempre stata oscillante intorno al 60%. La punta massima nel 2014 l’ha raggiunta a maggio quanto è stata pari al 64%, quella minima a luglio con il 49%. Ai primi di dicembre ha toccato il 61%, a marzo era al 60%. L’ultimo dato risulta pari al 58%.

A riconoscersi nel presidente della Repubblica sono gli elettori di tutti i partiti politici?

Su una media del 58%, ad avere fiducia nel presidente della Repubblica è il 76% degli elettori di centrosinistra, il 43% di quelli di centrodestra e il 26% dell’M5S. Fatta eccezione per i Cinque Stelle, si tratta comunque di un dato elevato: quando supera il 40% la fiducia è infatti piuttosto alta. Data la fiducia che gli italiani hanno nella loro stella, la probabilità che il nuovo presidente sia un galantuomo o una gentildonna come in passato è piuttosto elevata.

mader
Pietro Vernizzi per Il Sussidiario
mader, Nigel Farage

LA RIVOLTA DEI MILITANTI UKIP: “FARAGE PREMIA SOLO LACCHÈ E SCAGNOZZI”


Nigel Farage, l’alleato di Grillo a Bruxelles gestisce l’Ukip in maniera “anti democratica” e premia solamente “lacchè e scagnozzi” manipolando a loro favore la selezione delle candidature elettorali. E’ quanto si legge in alcune email riservate il cui contenuto viene rivelato dal Times.

A lanciare le accuse oltre una decina di militanti del partito euroscettico britannico, secondo i quali Farage e la sua cerchia starebbero escludendo dai collegi elettorali favorevoli alcuni candidati della vecchia guardia per promuovere personaggi inseriti nella cerchia del leader.

L’ex amministratore del partito, Will Gilpin, scrive in una email che a suo giudizio sarebbe stato il “servilismo” nei confronti di Farage il principale criterio per la scelta delle candidature nelle elezioni europee. Dello stesso avviso anche Neil Hamilton, vice presidente dell’Ukip ed ex parlamentare Tory, che in una mail scrive che processo di selezione dei candidati per l’Europarlamento è stato “eseguito malamente”.

Il malumore all’interno del partito euroscettico non sembra essere un fenomeno recente. In una mail dello scorso anno, Andrew Moncrieff, membro della direzione dell’Ukip sottolineava il coinvolgimento degli “scagnozzi di Nigel” nel processo di selezione delle candidature e si interrogava sul perché i “lacchè pagati dal partito siano andati così bene”. Un portavoce dell’Ukip ha liquidato le polemiche sostenendo che siano frutto dei giudizi di “candidati delusi”.
mader
AdnKronos
Beppe Grillo, Carlo Tecce, Grillo, Il Fatto Quotidiano, mader, Movimento 5 stelle

ENRICO SASSOON: “ECCO PERCHÉ CASALEGGIO SCELSE GRILLO”


In questa intervista di Carlo Tecce per Il Fatto Quotidiano, del marzo 2013, Enrico Sassoon, ex socio di Casaleggio racconta la genesi della collaborazione con il comico.

Dodici anni in società con Gianroberto Casaleggio, un profilo internazionale, un’araldica complessa, scrittura e relazioni, economia e Internet, poi Enrico Sassoon ha scritto una lettera, lo scorso settembre, per sigillare proprio quei dodici anni. E in poche righe, pubblicate in evidenza sul Corriere della Sera, si è liberato di quelle ricostruzioni su complotti, massoneria, servizi segreti che – dice – l’hanno perseguitato.


Quando ha incontrato Casaleggio?
Ci siamo conosciuti nel 2000, quando sono entrato a far parte del Cda di Webegg come consigliere indipendente. Quando nel 2004 Casaleggio fonda la sua società di consulenza e strategie di rete (che cura il sito di Grillo), mi propone di acquisire una quota e io entro come socio di minoranza con il 10%. In quell’epoca ero l’ad di American chamber of commerce. Ho lasciato la Casaleggio Associati perché c’erano fazioni in rete, esterne e interne al Movimento, che mi diffamavano. Né Grillo né Casaleggio mi hanno difeso. Sono stato costretto a lasciare pur non avendo mai scelto di fare politica con il M5S. Non mi ha colpito la rete, ma persone che hanno trovato la mia figura professionale poca consona al Movimento.

Come può un sito attirare milioni di visite che diventano milioni di voti?
Perché Grillo ha toccato corde di carattere sociale e politico che hanno persuaso un numero crescente di persone. Credo che il blog sia un’idea di Casaleggio, penso che Grillo non sapesse proprio nulla di Internet quando gli fu proposto. Casaleggio ha notato il successo di Grillo che faceva spettacoli con una componente di critica sociale e politica molto aggressiva. Ha pensato che potesse essere utile sfruttarlo e inserire Internet, le connessioni immediate, negli spettacoli in maniera tale che potesse far vedere le cose di cui parlava, ricordo ad esempio la vicenda Telecom. Hanno usato molto la famosa mappa del potere, elaborata da Casaleggio e Associati, che dimostrava come poche persone controllano molti Cda.

È stato anche un affare economico?
È convenuto per un breve periodo di tempo. Che io sappia, Grillo non ha mai pagato niente, non ha speso un euro, ma ha dato in concessione la vendita di dvd e libri. Pubblicità? Non ho idea. La Casaleggio ha un passivo non drammatico per una società che non supera 1,5 milioni di fatturato. Pura fantasia che la Casaleggio Associati abbia costruito un impero con quel fatturato.

Otto anni governando la rete, ora Grillo segnala “gruppi pagati per gettare fango”, i troll.
Mi sembra strano che si lamenti di interventi in rete di cui lui è stato il primo esempio. Come leggo nei commenti al blog, quelli più seguiti e votati, la maggior parte sono molto critici con la sua denuncia. La presa di posizione di Grillo è oggettivamente molto curiosa: lui ha fatto esattamente quello che lamenta in questo momento, e solo perché è rivolto contro di lui…

Ma Internet è davvero sinonimo di trasparenza?
La rete è uno strumento come il telefono o come la televisione, ma ha barriere di accesso più basse. La rete non significa democrazia, se usata male può anche significare attentato alla democrazia. Chi vuole identificare la rete come democrazia, e si immagina un popolo della rete, dice cose sostanzialmente sbagliate. La rete è lo strumento più potente per fare politica, nessuno, però, la usa in maniera sistematica come loro.

L’hanno usata per le Parlamentarie: poca partecipazione, tante polemiche.
Quando si selezionano persone per creare dei candidati queste persone dovrebbero essere selezionate per capacità, competenze, onestà, storie personali, quanto tutto questo sia stato possibile verificarlo attraverso le Parlamentarie, non ne ho idea e non ce l’ha nessuno se non chi le ha organizzate mettendo i filtri.

Quanto durerà il M5S in Parlamento?
La proposta politica di Grillo dipenderà dalla capacità di trasformare in programmi quelle che sono finora essenzialmente parole d’ordine peraltro abbastanza elementari e in parte solo di protesta. Per fare questo mi sembra che venga utilizzata una tecnica che ricorda molto quella economica del crowdsourcing (chiedere supporto alle folle, ndr), cioè quando un’azienda o una persona si rivolge a una comunità online, più o meno specialistica, per risolvere un problema e ricevere proposte che poi dovrà scegliere, premiare e infine utilizzare. Questo richiede due condizioni: la prima che esista un pensiero strutturato, la seconda che ci sia un’organizzazione capace di filtrare quello che arriva. Ascoltando Grillo che utilizza questi termini in maniera piuttosto confusa, che sono certamente patrimonio culturale di Casaleggio, ho la netta sensazione che si illudano di fare crowdsourcing politico non avendo per ora né una struttura organizzata né un pensiero realmente definito.

Chi è imprescindibile per il Movimento: Casaleggio o Grillo?
Mi pare che l’uno non viva senza l’altro. La parte ideologicamente più preparata mi sembra sia quella di Casaleggio, Grillo è un megafono che ripropone delle elaborazioni che non necessariamente gli appartengono.
mader