Beppe Grillo, Grillo, mader

IL GRILLO FIORITO

Beppe Grillo seduto accanto a Francesco Fiorito, “Er Batman”, ex capogruppo del Pdl alla Regione Lazio. L’uomo diventato simbolo della Casta, condannato a tre anni e quattro mesi e interdetto per 5 anni dai pubblici uffici, per essersi appropriato di oltre un milione di euro dai fondi del gruppo regionale del Pdl.
Era il 9 febbraio del 2007, una manifestazione pubblica alla Regione Lazio, dal tema ”Piano di gestione dei rifiuti alternative a confronto”.

Fa un certo effetto, vedere Franco Fiorito, l’uomo del suv pagato dai contribuenti, accanto a Beppe Grillo, grande accusatore dei privilegi e degli sprechi della politica.

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Beppe Grillo, mader, Movimento 5 stelle

TOSCANA, FUGGIFUGGI A 5 STELLE: “GESTIONE AUTORITARIA”


Il Movimento 5 Stelle perde colpi, anzi persone: dopo la recente espulsione dei parlamentari Massimo Artini e Paola Pinna, ad abbandonare (questa volta volontariamente) l’organizzazione politica di Beppe Grillo è un gruppo di consiglieri comunali della provincia di Firenze e Arezzo. Capofila è Saverio Galardi, consigliere comunale di Firenze al quale seguono Tommaso Cuoretti (per il comune di Londa), Matteo Gozzi (comune di Borgo San Lorenzo), Mirko Margheri (comune di Rufina), Antonio Ortolani (comune di Reggello), Marco Parolai (comune di Loro Ciuffenna) e Francesco Tapinassi (Rufina). Il motivo è uguale per tutti: il disaccordo sulla gestione delle dinamiche del Movimento 5 Stelle, ritenuta “autoritaria e in palese contrasto con il principio dell’uno vale uno e della democrazia dal basso”.

“Noi abbiamo deciso di non aderire più al Movimento 5 Stelle – Beppe Grillo.it perché è diventato chiaro che i principi fondanti alla base della nostra scelta di attivarsi nel movimento siano venuti meno” hanno scritto i consiglieri comunali in un comunicato stampa congiunto. “La nostra decisione parte da una riflessione e da una sensazione di disagio che da tempo stava maturando per le tante domande che non hanno mai ricevuto risposta, la prima delle quali è il perché un movimento che fa della trasparenza il suo cavallo di battaglia non ha mai divulgato la composizione del suo staff, chiarito quale sia il suo ruolo nel Movimento e spiegato perché sia praticamente impossibile interfacciarsi nonostante le numerose comunicazioni inviate dagli attivisti e dai portavoce”.

“Questo atteggiamento non ha fatto altro che renderci consapevoli di dover essere autonomi e in questa totale autonomia abbiamo preso le nostre decisioni. Tutte le nostre speranze di poter agire per modificare lo stato delle cose sono andate perse con l’incontro avvenuto a Bibbona giovedì 27 novembre quando il capo politico del Movimento ha negato qualsiasi forma di dialogo sui temi e problemi riportategli dalla delegazione dei parlamentari. Alle preoccupazioni per la deriva presa dal movimento, è stato risposto che, nonostante i problemi degli ultimi tempi, i click sulle pagine di sua proprietà si attestavano su numeri consistenti e costanti. Questo dimostra che la sua visione politica della salute del movimento si basa esclusivamente sul numero dei contatti, indipendentemente dai contenuti politici”.

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Casaleggio, Federico Pizzarotti, Gianroberto Casaleggio, la Repubblica, mader, Movimento 5 stelle

POLVERE DI 5 STELLE


Cappotto pesante scuro e berretto con i classici riquadri scozzesi, il guru torna a Roma dopo lunghi mesi di assenza. E in compagnia del direttorio (che presto si allargherà a qualche senatore) lascia trapelare la linea: «I dissidenti? Li vorrei fuori, magari se ne andassero! Isoliamoli sul territorio».

Come? Disertando il raduno convocato domenica da Federico Pizzarotti. E cambiando la natura del Movimento, fino a farlo somigliare parecchio a un partito. Nel frattempo, si progetta un nuovo mega raduno contro gli scandali capitolini che dovrebbe tenersi già domani a Roma.

Lo sforzo dei cinque scudieri che decideranno pure chi andrà nei talk – mira a frenare la furia dello staff milanese. È Di Maio, zoppicante a causa di una storta, a suggerire il percorso in modo da evitare strappi. La road map pianificata con Roberto Fico (che avrà la delega ai meet up, mentre alla comunicazione andrà Alessandro Di Battista), punta alla riconquista del territorio, funestato da microscissioni (ieri in Toscana). Prosciugare il dissenso silenziosamente, insomma. «Consigliere dopo consigliere».

A sera i cinque si presentano finalmente in assemblea. I falchi plaudono alla svolta. «In questo momento noi non abbiamo nessun potere sui post che escono sul blog», ammette Fico. Cento, tra deputati e senatori, assistono all’incoronazione. Non partecipano invece parecchi dissidenti, protesta silenziosa contro il nuovo corso.

E non mancano momenti di tensione, come quando Cristian Iannuzzi minaccia le dimissioni da deputato. L’ala critica, in ogni caso, mostra parecchie crepe e solo il raduno di Federico Pizzarotti – domenica a Parma – potrà fissare una linea politica comune. «Propongo che venga il direttorio», rilancia Giulia Sarti.

«Non ci saremo, vogliamo evitare strumentalizzazioni», la gela Fico, come riporta l’Adnkronos. Non dovrebbe esserci neanche Artini, affossato dallo scivolone a Piazzapulita. La ferita della sua espulsione, però, non sembra rimarginata. E quando l’epurato interviene in commissione Difesa, la sua collega Tatiana Basilio scoppia in lacrime.
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Tommaso Ciriaco per “la Repubblica