Beppe Grillo, Federico Pizzarotti, Il Giornale, mader, Movimento 5 stelle

COLLABORATORE DI BEPPE GRILLO, COSÌ CONTRO PIZZAROTTI: "PARMA, DATEVI FUOCO"


Beppe Grillo e i suoi non l’hanno affatto presa bene. Il rendez vous di Parma organizzato da Federico Pizzarottiè stato un filino indigesto.


Grillo contro grillini pro-Grillo. Nel Movimento 5 Stelle è un vero caos. E per far piazza pulita. Tanto che Walter Vezzoli, che oltre a essere l’autista del comico genovese è sicuramente uno degli uomini-ombra del M5S, su Facebook si è sfogato con un post tutt’altro che politically correct. 

“Parma, datevi fuoco”.

Un post lapidario. E la lapide sembra l’augurio di Vezzoli per i vecchi compagni di strada che adesso vorrebbero fare a meno del guru.

Nell’ultimo videomessaggio Grillo aveva ignorato la kermesse organizzata da Pizzarotti per far dialogare parlamentari e amministratori locali che, da un po’ di tempo a questa parte, dissentono con la gestione del movimento. Al contrario del comico, Vezzoli non sembra aver peli sulla lingua. Tutt’altro.
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Sergio Rame per il Giornale
Beppe Grillo, Federico Pizzarotti, Gianroberto Casaleggio, mader, Movimento 5 stelle, Panorama

LO SCHEMA RENZIANO DI PIZZAROTTI PER IL FUTURO DEL MOVIMENTO


Non uscire dal M5S, ma conquistarlo un pezzo alla volta. Non tagliare il cordone ombelicale con il partito che lo ha fatto vincere a Parma, ma partire proprio dal mitologico territorio per prendersi la leadership del movimento. Federico Pizzarotti dice che non vuole fare correnti o sottocorrenti. “Io non vado da nessuna parte”, spiega da Parma, dove domenica ha organizzato la sua “Leopolda” con 400 persone, consiglieri comunali, parlamentari e dissidenti.

Lo schema renziano
Sono la sua base dentro il partito, insieme a chi lo ha votato. Lo schema assomiglia a quello renziano: far leva, partendo dall’esperienza di sindaco, su una certa diversità antropologica – noi siamo quelli del territorio, loro a forza di stare a Roma hanno perso la rotta – per rovesciare la dirigenza consolidata: i due diarchi Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.
E così come Renzi voleva tornare allo spirito veltroniano del Lingotto, Pizzarotti dice che il M5S deve tornare al 2009, quando il partito di Grillo nacque, perché “oggi siamo in duemila e stiamo peggio di quando eravamo in cinquanta”.

Non temo l’espulsione
Sarà espulso pure lui dopo i deputati Massimo Artini, che domenica non c’era, e Paola Pinna? “Non mi interessa, sarò in pace con me stesso. Mi sono vergognato e non ho più intenzione di farlo”.

Si è vergognato quando ha visto cacciare dal M5S persone che hanno lavorato bene negli ultimi 5 anni, “persone escluse senza discussione; qua in sala ci sono molte persone espulse, escluse o che si sono dimesse che valgono più di tutti i parlamentari che ha il Pd”.

Quelli del territorio, così diversi da deputati e senatori
E di nuovo ecco che torna quel dualismo; da una parte consiglieri regionali, comunali che vivono i problemi concreti, quotidiani e hanno consenso sul territorio, dall’altra i deputati e senatori che non hanno voti e rispondono soltanto a logiche di partito. Ce l’ha con il Pd, certo, ma ce l’ha anche con quel movimento che s’è snaturato negli anni e si è perso dietro gli scontrini.

Si è leopoldizzato: gioca con il pop
La sfida per la leadership è lanciata ed è una prova di forza anche mediatica. Pizzarotti s’è leopoldizzato, mette spezzoni di telefilm (la scena iniziale di “The Newsroom” sul perché l’America non sia più una grande nazione) e dunque gioca con il pop per lanciare la sfida a viso aperto.

Il Casalgrillo è nudo
Le espulsioni e i diktat, dice, devono “finire: noi dobbiamo essere liberi di dire quello che vogliamo”. Liberi di dire che il Casalgrillo è nudo senza subire attacchi. Ma Pizzarotti fa un passo in più: non chiede solo libertà d’espressione, chiede, di fatto, l’esautorazione di Grillo, di cui accentua il “passo indietro” con la nomina del direttorio composto di cinque parlamentari.

Il M5S siamo noi
Sono i delusi di Parma a rappresentare il vero movimento: “Il M5S siamo noi. La prima cosa che il direttorio dovrebbe fare è convocare una grande assemblea. Un congresso? Lo chiamino come vogliono in una struttura dove 500-600 persone possano parlare. Non possiamo mica incontrarci in nove milioni dal vivo”. Invoca un aiuto, Pizzarotti, ai parlamentari che stanno con lui: “Non posso essere l’unico che ci mette la faccia”.

I deputati e i senatori però non mancavano
E deputati e senatori non mancano all’Hotel Villa Ducale. Ci sono Walter Rizzetto, Giulia Sarti, Cristian Iannuzzi (che sta valutando con la sua base se dimettersi da parlamentare), Mara Mucci, Eleonora Bechis (Grillo che parte per il tour mondiale? “Torna al suo lavoro”), Marco Baldassarre, Sebastiano Barbanti, Gessica Rostellato, Tancredi Turco, la senatrice Michela Montevecchi, l’eurodeputato Marco Affronte. E non mancano gli ex: Maurizio Romani, Alessandra Bencini, Maria Mussini, Laura Bignami. L’ex consigliere regionale Andrea Defranceschi, che era a Parma “a ritrovare il vero Movimento. Quello del territorio. Quello delle origini”. Manca il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, che non ha potuto partecipare, anche se guarda con “interesse” quel che si muove in Emilia.

Ma Grillo si sente più vivo che mai
E Grillo? È “stanchino”, ma – dice con un videomessaggio sul blog, subito dopo la riunione di Pizzarotti – “sono vivo e più vivo che mai. Io non ho fatto un passo indietro, io ho fatto un passo avanti! Il MoVimento 5 Stelle è andato avanti! E’ un movimento complicato, con migliaia di consiglieri comunali e regionali, centinaia di parlamentari, decine di europarlamentari. Non potevo avercelo sulle spalle solo io o Casaleggio”. Giusto: adesso c’è anche il sindaco di Parma.
 
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David Allegranti per Panorama

Assemblea Regionale Siciliana, Giampiero Trizzino, la Repubblica, mader, Movimento 5 stelle

I GRILLINI SICILIANI SI ASSICURANO CONTRO IL VOTO SBAGLIATO, MA NON A SPESE LORO


Molti deputati 5Stelle dell’Assemblea Regionale Siciliana hanno stipulato un’assicurazione che li tutela da condanne per i voti in aula o in commissione. Trecento euro l’anno, inclusi fra le indennità da non restituire. Siragusa: “Non voglio rovinarmi per una mano alzata”.


Sarà il timore legato all’inesperienza, sarà sana prudenza, sarà lungimiranza. Fatto sta che i grillini hanno deciso di affrontare l’esperienza in Parlamento con in tasca una polizza anti-rischio: un’assicurazione contro il danno erariale che potrebbe derivare da qualche incauto voto in commissione o in aula. Diversi esponenti del gruppo 5Stelle hanno sottoscritto un contratto da circa 300 euro l’anno che li mette al riparo da eventuali condanne della Corte dei conti o, comunque, da azioni risarcitorie. Una forma di garanzia molto diffusa fra i dirigenti regionali, e anche fra i componenti della giunta che quotidianamente firmano atti amministrativi, ma alla quale finora non avevano pensato i deputati, che almeno sulla carta sarebbero tutelati dall’insindacabilità dei voti espressi nel Parlamento regionale.

Ma tutto è cambiato con la sentenza della Corte dei conti sull’illegittimo aumento delle ambulanze in Sicilia: una pronuncia che, l’anno scorso, ha condannato in via definitiva non solo alcuni ex assessori della giunta Cuffaro ma anche i componenti della commissione Sanità che votarono la delibera. Il costo a carico di 17 deputati è stato ridimensionato da una sentenza successiva, ma la paura è rimasta. Rafforzata dalle indagini – sia della magistratura ordinaria che di quella contabile – sulle spese dei gruppi parlamentari che coinvolgono un gran numero di eletti.

Di fronte a questo nuovo scenario, che non vede più portoni inviolabili a Palazzo dei Normanni, i “portavoce” di M5S si sono cautelati. Salvatore Siragusa, deputato bagherese del movimento, lo diche senza nascondersi: “Non voglio mica essere rovinato per un’alzata di mano”, afferma Siragusa, che rivela anche i nomi di diversi colleghi che come lui hanno deciso di sottoscrivere una polizza assicurativa contro il danno erariale: il presidente della commissione Ambiente Giampiero Trizzino, poi Claudia La Rocca, Giorgio Ciaccio, Stefano Zito. “Ma ce ne sono sicuramente altri”, aggiunge.
 
Diverse le compagnie che assicurano contro questo genere di rischi. Il premio muta a seconda del massimale e dell’incarico che si ricopre. I titolari di carica, che sono soggetti a maggiori responsabilità, pagano di più. Sfugge ovvia- mente alla copertura assicurativa il comportamento doloso o segnato da colpa grave.

Niente di male, per carità: la prudenza per i grillini non è mai troppa. Ma i parlamentari di altri partiti, più navigati, non condividono la scelta: “Io semplicemente non ci ho mai pensato. E non credo che stipulerò quella polizza”, dice il capogruppo del Pd Baldo Gucciardi. “Assicurazione da danno erariale? Chiamatemi presuntuoso, ma non vedo perché dovrei pagare per pareri o voti espressi nell’esercizio delle mie funzioni”, dice il collega Antonello Cracolici. E Lino Leanza, in passato vice presidente della Regione e oggi leader del nuovo movimento Sicilia democratica: “Sinceramente mi sembra un’iniziativa piuttosto discutibile”.
 
Anche la polizza contro il danno erariale, insomma, segna la diversità dei grillini. I quali, rinunciando già a buona parte dei compensi (la somma eccedente i 2.500 euro mensili), sono poco disposti a mettere in pericolo i propri portafogli. Anche se i costi per l’assicurazione i pentastellati li mettono poi fra le spese extra da trattenere, assieme a quelle per l’alloggio o per la benzina. Perché va bene la cautela, va bene premunirsi contro l’alea del mestiere politico, ma il budget mensile non si tocca.
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Emanuele Lauria per la Repubblica