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GRILLO ESCOGITA IL COMITATO D’APPELLO PER GLI ESPULSI


Dopo il direttorio, il Movimento 5 stelle si doterà di un nuovo organo, il Comitato di appello chiamato a pronunciarsi sulle espulsioni, e “sarà composto di tre membri, due nominati dall’assemblea mediante votazione in rete tra una rosa di cinque nominativi proposti dal consiglio direttivo dell’associazione MoVimento 5 Stelle ed uno dal consiglio direttivo dell’associazione medesima”.

Il nuovo comitato di salute pubblica del grilliamo vigilerà sul comportamento degli adepti e controllerà “il venire meno dei requisiti di iscrizione stabiliti dal ‘non statuto’; per violazione dei doveri previsti dall’articolo 1 del presente regolamento; se eletti ad una carica elettiva, anche per violazione degli obblighi assunti all’atto di accettazione della candidatura”.

Sarà quindi la cosiddetta democrazia della rete degli iscritti al suo blog a decidere. 
Paradossale è però la svolta di Grillo e Casaleggio: i più combattivi e risoluti “teorici” di un antisistema opposto al sistema politico, si mettono ora a sistematizzare la loro creatura per non pagare solo loro lo scotto di espulsioni ormai divenute impopolari.
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SALVINI: "IO E MAURIZIO LANDINI POTREMMO SCAMBIARCI LE FELPE"


Matteo Salvini e Maurizio Landini che si scambiano la felpa, loro che, da parti contrapposte, hanno fatto della felpa personalizzata un marchio di lotta politica. Eppure succede anche questo a Legnano, dove Salvini e Landini si ritrovano uniti nella comune lotta per salvare i posti di lavoro della Franco Tosi, storica azienda metalmeccanica.

E’ lo stesso Salvini, leader della Lega, a dire che da tempo “studia” Landini, segretario della “rossa” Fiom.

“E’ da tempo che dialogo con la Fiom – spiega all’Huffington Post Salvini – per il rilancio di una delle più celebri aziende italiane come peraltro sul referendum per abrogare la legge Fornero. Il governo Renzi, come i predecessori, mancano deliberatamente di una seria politica industriale. E se con la Fiom dialoghiamo non mi sembra nulla di incredibile”.

Un dialogo che potrebbe sfociare in uno storico scambio di felpe. Continua Salvini:

“Le felpe sono in effetti un must mio e di Landini. Magari oggi coi rappresentanti della Fiom potremmo scambiarcele. Lo scandalo non è questo come a sinistra qualcuno vorrebbe far credere. La vergogna è che il lavoro sia stato dimenticato come priorità. A sinistra come a destra.”
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E IL GRILLINO NOGARIN AUMENTA IRPEF, IMU E TASI


La maggioranza grillina al Comune di Livorno ha approvato un  bilancio di previsione per il 2015 piena di tasse, aumentano l’Irpef, l’Imu fino alla Tasi.  


“E’ un bilancio di guerra per gli effetti congiunti dei tagli dei conferimenti da parte dello Stato, superiori ai 20 milioni ed all’indebitamento delle aziende municipalizzate e partecipate”, ha detto il sindaco, Filippo Nogarin, durante la conferenza stampa di fine anno, commentando la scelta della giunta Cinquestelle di aumentare le tasse.

Con la manovra approvata dalla maggioranza grillina senza le opposizioni, uscite dall’aula al momento del voto, a Livorno l’Imu ordinaria passa infatti dal 9,6 al 10,6, l’addizionale Irpef è stata rimodulata mentre la Tasi dal 2,5 è passata al 3,5. Aumento quest’ultimo che resterà tuttavia inefficace per effetto del tetto stabilito ieri dal governo. Servirà dunque una ulteriore manovra per recuperare i 6,7 milioni di euro di gettito che valeva l’aumento Tasi previsto.

“Ci siamo trovati ad operare una ‘non scelta’ – ha proseguito il sindaco – o si tagliava il bilancio per 20 milioni, e questo avrebbe comportato l’impossibilità di poter continuare a sostenere l’istituto Mascagni e la Fondazione Goldoni, oltre ovviamente a ben più incisivi tagli nel welfare nonché l’impossibilità di supportare le tensioni finanziarie che Aamps (azienda municipalizzata per i servizi) si trova a gestire in quanto ereditate dalle passate disastrose gestioni”.

“Siamo consapevoli che l’aumento delle tasse sia impopolare per tutti – ha aggiunto Nogarin – ma riteniamo che questa sia una fase verso cui ci siamo trovati costretti e che nell’arco del mandato costituisca il presupposto per approdare dal 2016 ad un effettiva diminuzione della pressione fiscale in città”.

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GRILLO, IL MIGLIOR ALLEATO DI RENZI


Il miglior alleato di Matteo Renzi non è Angelino Alfano con il suo Nuovo centrodestra. E nemmeno Silvio Berlusconi, che pure con il presidente del Consiglio ha un accordo di ferro per fare le riforme ed eleggere il capo dello Stato. Né si può dire che lo sia Massimo D’Alema, il quale a dire la verità ogni volta che parla e manifesta altezzosamente il suo disprezzo nei confronti del Rottamatore gli fa guadagnare voti.


No, il miglior alleato del premier è senza ombra di dubbio Beppe Grillo. Nessuno più dell’ex comico ha infatti versato quest’anno un tributo così elevato di parlamentari. Certo, da quando è iniziata la legislatura, tanti onorevoli hanno cambiato casacca, passando dall’opposizione alla maggioranza. Ma da quando Renzi ha fatto il suo ingresso a Palazzo Chigi gli esodi si sono verificati soprattutto fra gli esponenti del Movimento Cinque Stelle. Con l’uscita, registrata ieri, di Cristian Iannuzzi, Ivana Simeoni e Giuseppe Vacciano salgono a 26 i parlamentari grillini che hanno voltato le spalle a Grillo per accasarsi nel gruppo misto.

È vero, alcuni più che andarsene sbattendo la porta sono stati sbattuti fuori dalla porta, dopo una specie di processo sommario in Rete. Tuttavia, di chiunque sia stata la prima mossa, resta il fatto che quasi un quarto della forza eletta alla Camere con un programma di cambiamento dopo meno di due anni ha ottenuto un solo cambiamento: quello della maglietta che indossa.

Sarà per colpa dell’assenza di una regia e di una linea definita, sarà per via delle decisioni calate dall’alto da un direttorio assai misterioso di cui fanno parte il capo e il suo consigliere, sarà per il taglio secco agli emolumenti che costringe gli onorevoli a rinunciare a buona parte del proprio stipendio, sarà perché il Movimento Cinque Stelle fin dal suo esordio parlamentare ha scelto la strada di non collaborare con nessuno dei partiti presenti sulla scena politica, sta di fatto che giorno dopo giorno Grillo perde i pezzi e li regala a Matteo Renzi.

Volenti o nolenti, più l’ex comico e i suoi pretoriani alzano la voce e rifiutano ogni contaminazione con le forze di maggioranza e più si infoltisce la pattuglia di coloro i quali abbandonano il movimento per correre in soccorso del vincitore. Paradossalmente, senza fare sforzi e soprattutto senza fare concessioni, il presidente del Consiglio vede ampliarsi l’area della sua maggioranza.

Anche se i fuoriusciti fanno di tutto per non dichiararsi ufficialmente a favore del governo, temendo di essere etichettati una volta per sempre traditori, è evidente che la maggioranza a favore del premier è in definitiva il loro punto di approdo. Del resto non potrebbe che essere così. Se vogliono avere un ruolo, se intendono avere un futuro politico, i dissidenti non hanno altra strada che cercarne una che porti al Pd.

Magari lo sbocco non prevedrà un ingresso ufficiale nel partito, ma diciamo che una lenta marcia di avvicinamento è in atto e prima della fine della legislatura potremmo avere delle novità. Se al gruppo che arriva dal Movimento Cinque Stelle si aggiunge la squadretta che proviene da Sinistra ecologia e libertà dopo aver mollato Nichi Vendola al proprio destino di ex governatore, si capisce che per il futuro Matteo Renzi non ha davvero motivo di preoccuparsi.

L’economia potrà andare male, il Pil salire e il numero di occupati scendere, ma al presidente del Consiglio non verranno a mancare i voti per restare a galla. Anche se una parte del Pd, quella più radicale, decidesse di rompere con il segretario per dar vita a una nuova formazione politica (ipotesi di cui molto si parla sui giornali ma poco riscontro ha nella pratica), il capo del governo non incontrerebbe molti problemi, perché i contestatori verrebbero rimpiazzati facilmente con un nuovo gruppetto di sostenitori.

Ventisei onorevoli pronti a soccorrere il governo non sono pochi, ma se Beppe Grillo si applica ancora un po’ e non riesce a tenere unite le sue truppe, la diaspora potrebbe proseguire. Non a caso c’è chi parla di altri dieci parlamentari già sulla rampa di lancio, pronti ad atterrare nei territori della maggioranza.

Una fuga che in questo momento pare inarrestabile, tanto inarrestabile da farci concludere che di questo passo Grillo diventerà per il presidente del Consiglio il principale donatore di sangue. Senza il suo apporto, nei prossimi mesi Renzi avrebbe potuto incontrare qualche difficoltà e perfino essere costretto ad andare alle elezioni, ma con i nuovi rinforzi può guardare più sereno al proseguimento della legislatura. Al diavolo Pippo Civati e perfino Stefano Fassina: fuori c’è la fila di chi vuol prendere il loro posto.
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Maurizio Belpietro per Libero Quotidiano