Category Archives: Gianroberto Casaleggio

FRANCESCO CELOTTO, “IL ROMPISCATOLE” LANCIA UNA PETIZIONE PER CACCIARE GRILLO E CASALEGGIO


Francesco Celotto, candidato grillino alle elezioni politiche, critico con il leader pentastellato per l’assenza strategia politica e di democrazia interna e per questo espulso dal Movimento 5 Stelle.

Ha iniziato in questi giorni una nuova battaglia, contro i vertici dei 5 Stelleattraverso la petizione on line, per chiedere l’espulsione di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, l’anima e la mente di una forza politica che continua a perdere pezzi.

Celotto, che è stato uno dei fondatori nonché primo portavoce del meetup di Bassano del Grappa, sta gettando le basi per riunire tutti i vecchi simpatizzanti, gli ex attivisti fuoriusciti e i votanti delusi a livello nazionale con l’obiettivo di restituire al Movimento quei principi fondatori che, a suo dire, sono stati traditi dai leader.

“Il rompiscatole”, come ama definirsi, continua a colpire.

 
mader


articolo originale su: Il Gazzettino
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CASALEGGIO ORDINA L’ESPULSIONE DEI SENATORI VACCIANO E SIMEONI


I senatori dimissionari Giuseppe Vacciano e Ivana Simeoni sono fuori dal M5S. Il capogruppo al Senato Alberto Airola ha firmato per il ‘cartellino rosso’ con un improvviso cambio di rotta rispetto a quanto deciso dall’assemblea dei senatori, che ieri aveva ‘graziato’ i due colleghi: teniamoli nel gruppo in attesa che sulle loro dimissioni si pronunci l’Aula, avevano stabilito. Una decisione, quella assunta dall’assemblea dei senatori, che ha provocato l’ira di Gianroberto Casaleggio.

Che ieri avrebbe chiamato il capogruppo Alberto Airola, minacciando di procedere via blog. Dopo nemmeno 24 ore arriva il nuovo cambio di rotta: il capogruppo M5S al Senato firma per l’espulsione, i due sono ormai fuori dal gruppo. Stessa sorte alla Camera per Cristian Iannuzzi, deputato M5S ribelle e figlio di Simeoni. 

Anche lui, a quanto si apprende, sarebbe ormai fuori dal Movimento.

Prima l’assemblea dei senatori M5S ha respinto le dimissioni dei colleghi Giuseppe Vacciano e Ivana Simeoni. Nuovo scontro in casa 5 Stelle e nuovi malumori: lo staff sconfessa ancora una volta la volontà del gruppo. “Assemblea ancora una volta svilita, messa sotto e calpestata”, ha commentato su Twitter il deputato Walter Rizzetto.

I due parlamentari sono fuori dal Movimento: lui, famoso per l’intervento a Palazzo Madama prima di Natale durante la maratona per la legge di stabilità (“Ma stiamo votando il testo di topolino?”) e lei, mamma del deputato Cristian Iannuzzi, avevano deciso di lasciare il Movimento 5 stelle dopo la richiesta del loro Meetup di Latina. I tre hanno annunciato l’addio il 22 dicembre scorso in polemica con la gestione del Movimento e le ultime evoluzioni in casa M5s (dalle espulsioni dei colleghi Pinna e Artini senza passare dall’assemblea, fino alla nomina di un direttorio). Fin da subito avevano ribadito la loro volontà di lasciare la carica in Parlamento e non unirsi al gruppo misto. Il voto dei colleghi per la loro permanenza metteva però in difficoltà Grillo e Casaleggio: le scorse dimissioni volontarie (Mussini, Bencini, Romani, Casaletto e Bignami) si erano risolte con un espulsione via blog solo un anno fa.
mader

IL GRILLINO NOGARIN IN 6 MESI HA SPESO IN MISSIONI QUANTO IL SUO PREDECESSORE IN 4 ANNI


In tutto fanno circa cinquemila euro (5.093,91): sono le spese rendicontate da Filippo Nogarin nei primi sei mesi da sindaco. Sul sito del Comune, infatti, come annunciato a luglio, sono state pubblicate tutte le spese sostenute dal primo cittadino per missioni, trasferte o attività di rappresentanza dall’11 giugno (giorno dell’insediamento) al 30 novembre.

È tutto nella sezione “amministrazione trasparente” della rete civica : ci sono le spese per treno, taxi, gasolio, panini o cene, bus. Tutte legate in qualche modo all’attività di sindaco: si va dagli incontri al ministero per la Trw alle missioni fuori porta per comporre la giunta, dalla partecipazione a trasmissioni Rai come Millennium all’assemblea annuale dell’Anci, fino alle audizioni in Senato. Le somme si dividono in due: quelle pagate con la carta di credito comunale assegnata al sindaco e quelle erogate direttamente da Nogarin e poi rimborsate su presentazione di scontrini e fatture, secondo i parametri dettati dalla normativa. Un esempio è il carburante per l’auto personale, ribattezzata “auto bianca”, di Nogarin, che com’è noto ha rinunciato all’auto blu, che però è rimasta a carico del Comune (è stata aggiunta al parco mezzi, stracciare il contratto sarebbe costato troppo…). Il rimborso per il gasolio, ci tiene comunque a sottolineare il sindaco, «è stato calcolato utilizzando le tabelle Aci e prendendo a riferimento il valore minimo e più conveniente per l’amministrazione, che è quello equivalente all’auto a disposizione del Comune, una Lancia Delta 1600». Mentre Nogarin ha una Audi, 2000 di cilindrata.

Da giugno a novembre la spesa è stata, in media, di circa 850 euro al mese: si va dai 1.519,78 euro di novembre (mese degli incontri per la Trw al ministero e dei congressi e direttivi Anci lungo lo Stivale) ai 99,40 euro di agosto. Spulciando tra le trasferte si scopre che il 13 giugno, quando incontrò il guru del Movimento 5 Stelle, Gianroberto Casaleggio, e girò nei suoi studi milanesi il video di bocciatura del nuovo ospedale, Nogarin – stando a quanto messo agli atti – aveva raggiunto Milano per un “incontro per l’ippodromo”: a Milano c’è il quartier generale di una delle scuderie che avrebbe poi gestito il Caprilli, chissà che non sia qui cheil sindaco si è fermato, stando ai 195,78 euro di gasolio e ai 56 euro di autostrada Livorno-Milano rendicontati.

Sempre a giugno Nogarin ha raggiunto in auto Arezzo per “incontri e riunioni per la giunta”: trasferta che si incrocia con il XXV Meet up regionale a Cinque Stelle convocato proprio nello stesso comune. Sono di settembre, invece, due trasferte che non passano inosservate sul fronte dei progetti per Livorno. La prima è a Milano, il 4, per un “incontro con operatore ferroviario per tramvia…”. L’altra è a Prato, il 18, per un “incontro per potenziali accordi commerciali”: una visita allo store Esselunga appena inaugurato?

Così si viene a sapere anche che il 9 ottobre 2014, mese delle trasferte romane per il dramma Trw e il futuro della raffineria Eni di Stagno, il sindaco e l’assessore al bilancio sono stati convocati a Firenze. A colpire non sono tanto i 46 euro di gasolio spesi, quanto l’oggetto della trasferta: “Incontro alla Corte dei conti su rendiconto 2012, 2013, 2015”.
mader
Juna Gotiper Il Tirreno

NULLA DI NUOVO NEL TETRO CONTRO-DISCORSO DI GRILLO


Per il “contro-discorso” trasmesso in concomitanza con quello del Presidente della Repubblica, Beppe Grillo finisce in uno scantinato buio, lanterna e candela al fianco, scantinato che chiama catacomba.


“Siamo nel nuovo ufficio della Casaleggio associati dove aleggiano gli spiriti, quelli buoni, per cospirare, spifferare, parlare di cose come lealtà e onestà che fuori vengono percepite come rivoluzionarie o eversive. Noi siamo i veri eversori”.

Grillo indica gli obiettivi del M5S per il 2015: reddito di cittadinanza, leggi per il made in Italy ma soprattutto la legge di iniziativa popolare per permettere il referendum consultivo sull’Euro. “E’ la partenza. Il piano B del M5S per l’Italia. Poi toccherà a fisco, burocrazia”.

Per la chiusura. Il capo cinquestelle inforca gli occhiali e legge la fiaba “La pecora nera” di Italo Calvino. La legge tutta.

Poi i saluti: “Buon Natale, buon anno. Adesso ci faremo seppellire io e l’ombra di Casaleggio“.
mader

IL DECLINO DEI GRILLINI IN SETTE PUNTI


L’inizio di una nuova era o l’inizio della fine? Il Movimento 5 stelle è al bivio decisivo della sua breve e intensa vita.
Dal 2007 a oggi i pentastellati, da semplice gruppo di protesta, sono diventati una forza politica determinante: addirittura la prima alle elezioni di febbraio 2013.
FINITO L’EXPLOIT. Da quell’exploit non sono passati nemmeno due anni, eppure il M5s sembra già in disfacimento, con espulsioni continue di cittadini-portavoce, dimissioni dei parlamentari, insulti e minacce dagli attivisti e simpatizzanti, il capo politico «un po’ stanchino» e il gruppo dirigente, il primo della breve storia, spaccato esattamente a metà dopo la nomina del Direttorio.
COME UN PARTITO. Una situazione molto simile a quella che ciclicamente si verifica all’interno degli odiati partiti.
Ma come hanno fatto i «guerrieri meravigliosi» di Beppe Grillo a ridursi in questo modo, e in così breve tempo?


Proviamo a individuare i passaggi fondamentali del declino:

1. «Uno vale uno», ma alla fine comanda Grillo

Il principio base del M5s è sempre stato quello che «uno vale uno». O almeno questo credeva chi ha deciso di mettersi in gioco in prima persona.
Con il passare dei mesi, però, è emersa prepotente e palese la contraddizione tra i dettami fondativi e la reale gestione del gruppo da parte dei fondatori, visto che il marchio dei pentastellati è di proprietà di una sola persona (Grillo) e il blog, su cui è attiva la piattaforma di partecipazione, è gestito unilateralmente dalla Casaleggio Associati.
VOTO ONLINE REGOLARE? Inoltre, che si tratti di parlamentarie o di provvedimenti di espulsione, non esiste ancora oggi un sistema esterno che certifichi la regolarità del voto online degli iscritti.
Tutto questo ha sempre creato qualche dubbio nelle coscienze dei portavoce pentastellati, ma fino a quando le cose sono andate bene, nessuno si è mai sognato di chiedere spiegazioni.

2. Chi critica le decisioni rischia l’espulsione

Forse memori di quanto accaduto a Giovanni Favia e Federica Salsi, i primi a essere espulsi per non aver rispettato il codice imposto dal M5s, molti grillini hanno preferito ingoiare il rospo in molte occasioni, per evitare sgradite conseguenze. Ma a lungo andare è diventato fisiologico iniziare ad alzare la voce per segnalare malumori o potenziali storture: questo comportamento, però, è sempre stato condannato duramente, prima dai capi politici e poi dalla Rete degli iscritti, che hanno provveduto a mandar fuori tutte le voci fuori dal coro.
COSMOGONIA GRILLINA. Il pugno duro ha così finito per ritorcersi contro il M5s. Alcune espulsioni sono apparse frettolose e qualche volta addirittura con motivazioni ‘deboli’. È questo ha facilitato le divisioni in gruppi e gruppetti.
Tra loro c’è chi ha scelto di non contraddire mai le decisioni e chi, invece, quei provvedimenti li ha subiti suo malgrado.
Sono nati così i ‘talebani’, gli ‘ortodossi’, i ‘fedelissimi’ e i ‘dissidenti’: la cosiddetta cosmogonia grillina, che ha definitivamente spaccato un gruppo così ampio di persone che, in realtà, si conosceva solo sul web (e a volte nemmeno sulla Rete).

3. Lo scontro tra fazioni (anche) per questioni di soldi

La resa dei conti in casa pentastellata, poi, non è soltanto una metafora per indicare lo scontro tra fazioni. In alcuni casi si è trattato proprio di una questione di vil danaro.
I primi espulsi, da Orellana a Campanella (che lunedì 1 dicembre ha presentato una piattaforma d’intervento contro nuove frane e alluvioni), infatti, furono tacciati di voler solo «intascare» l’intero stipendio più la diaria e non restituire parte delle indennità ai fondi indicati dal M5s.
INSULTI EGLI EPURATI. Stessa sorte toccata ultimamente anche a Tommaso Currò, che ha lasciato il gruppo della Camera in dissenso con la linea politica del partito, e subendo poi una valanga di insulti e minacce. Ancora oggi i problemi nascono proprio dai soldi. Perché Massimo Artini e Paola Pinna, gli ultimi epurati in ordine cronologico, sono stati messi alla porta con l’accusa di non aver versato le quote spettanti. Accusa che i due hanno rifiutato con forza, portando come prova i bonifici pubblicati sui loro siti internet.

4. La gestione poco trasparente dei rimborsi

Pinna e Artini, in effetti, i soldi hanno dimostrato di averli versati, ma insieme con altri 17 parlamentari si erano rifiutati di pubblicare le prove sul sito Tirendiconto.it, creato dalla Casaleggio Associati, dalla gestione ancora poco chiara, almeno a detta dei grillini.
Le chiavi del portale, così come quelle del blog, sono saldamente nelle mani di Gianroberto Casaleggio e dei suoi collaboratori, e ogni cosa che non passa da loro non è riconosciuto dal M5s.
STAFF MISTERIOSO. Eppure, non tutto funziona come dovrebbe, se più di un deputato, anche tra i ‘talebani’, si è lamentato per la scarsa trasparenza: ogni volta che qualcuno di loro ha provato ad avere informazioni, a rispondere era sempre un fantomatico ‘staff’, senza un nome e un cognome o una faccia.

5. Il Direttorio è considerato una provocazione dai dissidenti

Chi la faccia ce l’ha messa, sono invece i cinque ‘prescelti’ per dare vita al Direttorio che farà da collante tra il vertice e i parlamentari.
Mentre infuriavano le polemiche per il flop alle Regionali e le nuove epurazioni, Grillo ha affidato le chiavi del M5s ai suoi fedelissimi Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Carla Ruocco, Carlo Sibilia e Roberto Fico. Questi nomi, per essere chiari, stanno bene ai vertici e a una metà della truppa parlamentare, ma sta decisamente sulle scatole a tutto il resto dei cittadini-portavoce.
NUOVI ADDII. Per questo motivo i contrari hanno preso le nomine come una provocazione nei loro confronti, un tentativo di surriscaldare gli animi per accelerare una scissione. Per ora non si preannunciano uscite di massa ma sono almeno 30 i parlamentari con le lettere di dimissioni pronte e chiuse nei cassetti delle loro scrivanie, da tirare fuori se la situazione dovesse precipitare.
Gli addii della pattuglia di Latina, del deputato Cristian Iannuzzi e di sua madre, la senatrice Ivana Simeoni e dell’altro membro dell’assemblea di Palazzo Madama, Giuseppe Vacciano, sono una prova inconfutabile.

6. Il nodo del dialogo con la maggioranza osteggiato dal leader

Con tutte queste grane, e nonostante le rassicurazioni dei diretti interessati che «gli equilibri interni non cambieranno», si preannuncia dunque in salita il cammino per il nuovo Direttorio.
Una parte di movimento chiede che i toni cambino immediatamente, magari iniziando anche un dialogo con la maggioranza, come accaduto proficuamente con la recente l’elezione del membro laico al Consiglio superiore della magistratura. Altri invece non cambierebbero una virgola del tipo di opposizione condotto finora.
INCOGNITA DEL VOTO. Interessante capire, a questo punto, chi la spunterà. Anche da questo dipenderà, infatti, il destino del M5s: continuare il «costruzionismo» mentre altri portano a casa risultati finora non ha giovato al non-partito grillino, che rischia di arrivare in debito di ossigeno e di consensi alle prossime regionali di marzo. E forse alle Politiche, se il quadro a livello nazionale dovesse improvvisamente cambiare.

7. Il dietrofront sui talk show e l’apertura del movimento

Se così fosse, servirebbe anche un cambio di rotta nella comunicazione. La scelta di evitare i talk show o le trasmissioni politiche in generale (divieto non valido per i cinque del Direttorio), non va giù a molti cittadini-eletti, così come a una buona fetta di attivisti e frequentatori del blog.
Fino a quando non c’era una classe dirigente nel M5s, le teorie di Grillo sono andate anche bene, ma ora che qualche volto è diventato di dominio pubblico, rinunciare al piccolo schermo appare un suicidio inspiegabile.
SOLO TIVÙ LOCALI. Eppure lo stesso ex comico ha scritto, nero su bianco, che «il blog non basta più», ma per ora la Rete ha deciso di accettare gli inviti provenienti solo dalle tivù locali, snobbando le trasmissioni a diffusione nazionale.
Sarà questa la scelta vincente? Solo il tempo potrà dare la risposta. Sempreché a furia di espulsioni e diktat, nel M5s non ne resti solo uno. Che sempre più spesso non vale uno…
mader

CASALEGGIO CONTRO L’USCITA DALL’EURO


In un video, passato abbastanza inosservato del maggio 2013 risulta di fondamentale importanza per capire l’ipocrisia del Movimento a 5 stelle sull’euro: cavalcare a parole i sentimenti popolari contro la moneta unica, ma nei fatti essere contrari all’uscita dall’eurozona. E non è l’opinione di un deputato grillino qualsiasi ma quella del guru, della mente del Movimento: Gianroberto Casaleggio.

Casaleggio spiega a chiare lettere il senso della sua contrarietà all’uscita dalla moneta: “se usciamo dall’euro dopo un po’ la lira vale zero, ammesso che torniamo alla lira”, per Casaleggio infatti la priorità non è la svalutazione competitiva perché “prima bisogna risolvere il problema della corruzione, dell’efficienza, della burocrazia”.

Infatti, continua Casaleggio “vi ricordo alla fine degli anni ’80-’90 che non riuscivamo ad andare neanche all’estero, la lira non valeva niente, le vacanze all’estero erano una cosa impossibile, bisogna far sì che il sistema paese diventi competitivo, poi eventualmente si può pensare alla svalutazione competitiva”.
Il discorso in sé non è altro che una fotocopia del pensiero del Partito Democratico: bisogna risolvere i problemi (che nessuno nega esistano) in casa nostra, l’Euro non c’entra.

Euroscetticiscmo vero vorrebbe che per riformare il sistema paese sia necessario PRIMA uscire dall’euro in modo da poter creare le condizioni di crescita economica affinché POI si possa riformare il paese. Non si può ridurre la macchina statale se non c’è un mercato che cresce e permette di contenere gli esuberi, non si possono tagliare spese anche inutili se non c’è crescita, non si possono ridurre tasse se non c’è un aumento della produzione industriale.

Questa pietra tombale alle pretese euroscettiche dei grillini non è invece stata pubblicizzata perché il Movimento 5 Stelle intende raccogliere il consenso anti-Euro, ormai maggioritario nel paese, pur volendo rimanere nell’Euro. E a tutti sta bene così.
mader

GRILLO FA PUBBLICITÀ ALL’ODIATO MONTE DEI PASCHI DI SIENA


Dopo aver rinnegato il divieto di andare in tv per i cinque del direttorio M5s, Beppe Grillo rompe un altro tabù e apre il suo blog alla pubblicità di aziende pubbliche. Con il boom del movimento, negli ultimi anni sono incominciati a crescere anche i ricavi per il blog che ora ospita quotidianamente pubblicità di aziende pubbliche e da qualche giorno quella della Cassa depositi e prestiti che sta creando imbarazzo tra molti grillini. 


La Casaleggio Associati che gestisce il blog, nel 2012 aveva registrato ricavi per 1,3 milioni di euro e Grillo aveva tuonato contro chi gli aveva fatto i conti in tasca, scrivendo che «il signor Casaleggio ha chiuso l’esercizio 2012 con un utile di 69.000 euro. Dovreste aiutarlo Casaleggio». Nel 2013 le cose sono andate meglio: la Casaleggio ha fatturato 2,1 milioni di euro e profitti per 255 mila euro.

La vera sorpresa però potrebbe arrivare dalla chiusura del 2014, almeno a guardare le ultime pubblicità che riempiono il blog, a partire dalla Cdp, Spa controllata all’80,1% dal Ministero dell’Economia e per il 18,4% da fondazioni di origine bancaria. Un conflitto d’interessi con le idee del comico. Il 21 maggio 2013 lo staff spiegava che «il Blog è nato nel 2005.

A differenza della maggior parte dei prodotti editoriali italiani televisivi o cartacei non ha mai utilizzato fondi pubblici». E che la Cdp, sia controllata dal pubblico non c’è dubbio. Così come un altro inserzionista pubblico del blog è la Rai. Mentre la pubblicità di Montepaschi sorprende anche di più, viste le epiche battaglie ingaggiate dall’ex comico contro l’istituto senese.

Tornando alla Cdp poi, gli altri soci sono le fondazioni bancarie che già il 26 ottobre 2010 Grillo attaccava scrivendo che «gli utili delle banche sono spesi dalle Fondazioni per attività di loro scelta per ottenere un vantaggio elettorale…». 
mader
Antonio Calitri per Il Messaggero

LO SCHEMA RENZIANO DI PIZZAROTTI PER IL FUTURO DEL MOVIMENTO


Non uscire dal M5S, ma conquistarlo un pezzo alla volta. Non tagliare il cordone ombelicale con il partito che lo ha fatto vincere a Parma, ma partire proprio dal mitologico territorio per prendersi la leadership del movimento. Federico Pizzarotti dice che non vuole fare correnti o sottocorrenti. “Io non vado da nessuna parte”, spiega da Parma, dove domenica ha organizzato la sua “Leopolda” con 400 persone, consiglieri comunali, parlamentari e dissidenti.

Lo schema renziano
Sono la sua base dentro il partito, insieme a chi lo ha votato. Lo schema assomiglia a quello renziano: far leva, partendo dall’esperienza di sindaco, su una certa diversità antropologica – noi siamo quelli del territorio, loro a forza di stare a Roma hanno perso la rotta – per rovesciare la dirigenza consolidata: i due diarchi Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.
E così come Renzi voleva tornare allo spirito veltroniano del Lingotto, Pizzarotti dice che il M5S deve tornare al 2009, quando il partito di Grillo nacque, perché “oggi siamo in duemila e stiamo peggio di quando eravamo in cinquanta”.

Non temo l’espulsione
Sarà espulso pure lui dopo i deputati Massimo Artini, che domenica non c’era, e Paola Pinna? “Non mi interessa, sarò in pace con me stesso. Mi sono vergognato e non ho più intenzione di farlo”.

Si è vergognato quando ha visto cacciare dal M5S persone che hanno lavorato bene negli ultimi 5 anni, “persone escluse senza discussione; qua in sala ci sono molte persone espulse, escluse o che si sono dimesse che valgono più di tutti i parlamentari che ha il Pd”.

Quelli del territorio, così diversi da deputati e senatori
E di nuovo ecco che torna quel dualismo; da una parte consiglieri regionali, comunali che vivono i problemi concreti, quotidiani e hanno consenso sul territorio, dall’altra i deputati e senatori che non hanno voti e rispondono soltanto a logiche di partito. Ce l’ha con il Pd, certo, ma ce l’ha anche con quel movimento che s’è snaturato negli anni e si è perso dietro gli scontrini.

Si è leopoldizzato: gioca con il pop
La sfida per la leadership è lanciata ed è una prova di forza anche mediatica. Pizzarotti s’è leopoldizzato, mette spezzoni di telefilm (la scena iniziale di “The Newsroom” sul perché l’America non sia più una grande nazione) e dunque gioca con il pop per lanciare la sfida a viso aperto.

Il Casalgrillo è nudo
Le espulsioni e i diktat, dice, devono “finire: noi dobbiamo essere liberi di dire quello che vogliamo”. Liberi di dire che il Casalgrillo è nudo senza subire attacchi. Ma Pizzarotti fa un passo in più: non chiede solo libertà d’espressione, chiede, di fatto, l’esautorazione di Grillo, di cui accentua il “passo indietro” con la nomina del direttorio composto di cinque parlamentari.

Il M5S siamo noi
Sono i delusi di Parma a rappresentare il vero movimento: “Il M5S siamo noi. La prima cosa che il direttorio dovrebbe fare è convocare una grande assemblea. Un congresso? Lo chiamino come vogliono in una struttura dove 500-600 persone possano parlare. Non possiamo mica incontrarci in nove milioni dal vivo”. Invoca un aiuto, Pizzarotti, ai parlamentari che stanno con lui: “Non posso essere l’unico che ci mette la faccia”.

I deputati e i senatori però non mancavano
E deputati e senatori non mancano all’Hotel Villa Ducale. Ci sono Walter Rizzetto, Giulia Sarti, Cristian Iannuzzi (che sta valutando con la sua base se dimettersi da parlamentare), Mara Mucci, Eleonora Bechis (Grillo che parte per il tour mondiale? “Torna al suo lavoro”), Marco Baldassarre, Sebastiano Barbanti, Gessica Rostellato, Tancredi Turco, la senatrice Michela Montevecchi, l’eurodeputato Marco Affronte. E non mancano gli ex: Maurizio Romani, Alessandra Bencini, Maria Mussini, Laura Bignami. L’ex consigliere regionale Andrea Defranceschi, che era a Parma “a ritrovare il vero Movimento. Quello del territorio. Quello delle origini”. Manca il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, che non ha potuto partecipare, anche se guarda con “interesse” quel che si muove in Emilia.

Ma Grillo si sente più vivo che mai
E Grillo? È “stanchino”, ma – dice con un videomessaggio sul blog, subito dopo la riunione di Pizzarotti – “sono vivo e più vivo che mai. Io non ho fatto un passo indietro, io ho fatto un passo avanti! Il MoVimento 5 Stelle è andato avanti! E’ un movimento complicato, con migliaia di consiglieri comunali e regionali, centinaia di parlamentari, decine di europarlamentari. Non potevo avercelo sulle spalle solo io o Casaleggio”. Giusto: adesso c’è anche il sindaco di Parma.
 
mader

David Allegranti per Panorama

POLVERE DI 5 STELLE


Cappotto pesante scuro e berretto con i classici riquadri scozzesi, il guru torna a Roma dopo lunghi mesi di assenza. E in compagnia del direttorio (che presto si allargherà a qualche senatore) lascia trapelare la linea: «I dissidenti? Li vorrei fuori, magari se ne andassero! Isoliamoli sul territorio».

Come? Disertando il raduno convocato domenica da Federico Pizzarotti. E cambiando la natura del Movimento, fino a farlo somigliare parecchio a un partito. Nel frattempo, si progetta un nuovo mega raduno contro gli scandali capitolini che dovrebbe tenersi già domani a Roma.

Lo sforzo dei cinque scudieri che decideranno pure chi andrà nei talk – mira a frenare la furia dello staff milanese. È Di Maio, zoppicante a causa di una storta, a suggerire il percorso in modo da evitare strappi. La road map pianificata con Roberto Fico (che avrà la delega ai meet up, mentre alla comunicazione andrà Alessandro Di Battista), punta alla riconquista del territorio, funestato da microscissioni (ieri in Toscana). Prosciugare il dissenso silenziosamente, insomma. «Consigliere dopo consigliere».

A sera i cinque si presentano finalmente in assemblea. I falchi plaudono alla svolta. «In questo momento noi non abbiamo nessun potere sui post che escono sul blog», ammette Fico. Cento, tra deputati e senatori, assistono all’incoronazione. Non partecipano invece parecchi dissidenti, protesta silenziosa contro il nuovo corso.

E non mancano momenti di tensione, come quando Cristian Iannuzzi minaccia le dimissioni da deputato. L’ala critica, in ogni caso, mostra parecchie crepe e solo il raduno di Federico Pizzarotti – domenica a Parma – potrà fissare una linea politica comune. «Propongo che venga il direttorio», rilancia Giulia Sarti.

«Non ci saremo, vogliamo evitare strumentalizzazioni», la gela Fico, come riporta l’Adnkronos. Non dovrebbe esserci neanche Artini, affossato dallo scivolone a Piazzapulita. La ferita della sua espulsione, però, non sembra rimarginata. E quando l’epurato interviene in commissione Difesa, la sua collega Tatiana Basilio scoppia in lacrime.
mader
Tommaso Ciriaco per “la Repubblica

BLITZ DI CASALEGGIO A ROMA E DÀ L’OK AL RITORNO IN TV


Un M5S light, con una struttura leggera. Non un partito, sia chiaro. L’assenza di soldi, grazie al rifiuto dei finanziamenti pubblici, riesce a tenere a bada il timore più grande: che il Movimento cambi pelle e si trasformi in partito. Si allenta, inoltre, il divieto di andare in tv. I 5 Stelle hanno bisogno anche del piccolo schermo per arrivare alla massa e fare breccia. A quanto si apprende, Gianroberto Casaleggio, nel vertice di oggi a Montecitorio, avrebbe spiegato ai suoi la svolta in corso. Una strategia illustrata non solo ai 5 membri del ‘direttorio’, ma anche ai vari parlamentari che lo hanno incontrato nello studio del vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio.

Per ora l’abbozzo della struttura che ha in mente Casaleggio parte proprio dal direttorio: cinque persone fidatissime -Di Maio, Di Battista, Fico, Sibilia e Ruocco, da molti già battezzati i ‘power rangers’ – che Casaleggio e Grillo hanno voluto indicare senza passare dalla Rete e dall’assemblea. Ma non è da escludere che la squadra si allarghi, mettendo dentro anche qualche senatore.

Altra necessità evidente, avrebbe spiegato Casaleggio ai suoi, dare più visibilità al lavoro svolto sul territorio: l’idea è creare una rete, un sistema di comunicazione che consenta a sindaci M5S e consiglieri di condividere delibere e lavoro svolto sul campo. Inoltre, sarebbero state definite le deleghe di Di Maio e degli altri: stasera verranno comunicate e condivise in assemblea. Una riunione a cui Casaleggio non prenderà parte: dopo una giornata fitta di incontri, il guru del Movimento ha deciso di fare ritorno a Milano.
mader