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LA COSTITUZIONE SECONDO GRILLO


Il Movimento 5 Stelle vive di contraddizioni a prescindere: “Napolitano rinunci alla carica di senatore a vita” hanno affermato oggi i capigruppo grillini di Camera e Senato, Andrea Cecconi e Alberto Airola, replicati in tarda mattinata da Beppe Grillo.

Dicono che la Costituzione non si tocca, ma Napolitano, per i pentastellati, non dovrebbe diventare senatore a vita. La Costituzione vigente, quella che non si tocca, prevede che un Presidente alla fine del mandato diventi di diritto senatore a vita.

Così dice la Costituzione che non si tocca.
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FUGA CONTINUA DA GRILLO


Altro esodo per il M5S. Succede nell’Empolese Valdelsa, in provincia di Firenze, dove il movimento di Beppe Grillo sparisce dalle assise comunali di Empoli, Montelupo Fiorentino e Gambassi Terme.

Hanno infatti lasciato il M5S i tre eletti empolesi Lavinia Gallo, Sabrina Ciolli e Umberto Vacchiano, il montelupino Matteo Palanti e il gambassino Simone Capezzoli. Con loro anche Gabriella Giugni di Montaione.

I fuoriusciti dal M5S hanno dato vita a un nuovo gruppo politico, “Linea Civica“, non aderendo, almeno per adesso, al Percorso Comune fondato a Firenze dall’ex capogruppo pentastellato a Palazzo Vecchio Miriam Amato. Linea Civica avrà rappresentanza anche all’Unione dei Comuni Empolese Valdelsa in quanto Palanti e Gallo sono eletti anche in quella sede.

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BEPPE GRILLO E LA CARICA DEI RADICAL CHIC


C’è stato un periodo in cui dire di aver votato Beppe Grillo andava perfino di moda. Pochi mesi, attorno alle elezioni politiche del 2013sotto la  neve, in cui la “x” sul simbolo del M5S provocava approvazioni e consensi.

Poi, dopo qualche mese dei vari Sibilia, Di Battista e Bernini in Parlamento, la solfa è cambiata in breve: liberi professionisti, piccoli imprenditori, commercianti, dipendenti, piccola e media borghesia hanno iniziato ad alzar le braccia e rispondere con un risentito “no” all’accusa di aver votato il comico. Come nessuno negli anni settanta votava la Dc nessuno aveva votato Beppe.

Eppure c’è una categoriache pare aver mantenuto il proprio sostegno inossidabile ai 5 Stelle: i vip. Mondo in cui, pare, dire di votare e sostenere Beppe fa ancora figo. Direttamente dal Blog di Beppe Grillo veniamo a sapere che alla manifestazione #lanottedellonestàdel 24 gennaio a Roma parteciperà tutto il gotha radical chic: dalla sempreverde Sabina Guzzanti, i cui post su Facebook sono ormai più visti dei film, all’intramontabile Dario Fo, che persa da tempo la guida spirituale della gauche nostrana trova nuovo spazio nel nuovo partito della “gente”. E poi il magistrato di Mani Pulite (ex senatore di Pci e Pds) Ferdinando Imposimato, il già supporter di Ingroia Salvatore Borsellino fratello del più noto Paolo, l’attore ed ex europarlamentare dell’occhettiano Pds Enrico Montesano e altri tre colleghi attori: Andrea Sartoretti, Claudio Santamaria e Claudio Gioè, tutti quarantenni. E ovviamente l’ormai (dato per) scontato Fedez. Se va avanti così finirà che riuscirai a dare un nome a tutti gli elettori di Grillo.

Mancherebbero giusto le note di Francesco Guccini e la penna di Antonio Pennacchi per completare l’opera della sinistra al caviale intellettuale. Ma a ben vedere per loro non ci sarebbe neppure stato spazio. Tutti i vip presenti, infatti, avranno ben altro compito che mostrare la propria arte perché – scrive il blog – «reciterannobrani tratti dalle intercettazioni di Mafia Capitale».

Ammazza che divertimento. Roba da rimpiangere le vecchie feste dell’Unità con Guccini, i panini con la salamella ed ettolitri di buon vino rosso.
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IMPOSIMATO: “FARAGE È UN PAZZO SCATENATO, M5S NE STIA LONTANO”



Il giudice emerito della Cassazione e possibile candidato dei 5 Stelle alla presidenza della Repubblica, ha detto di Farage a La Zanzara su Radio 24: “È il paladino del liberismo selvaggio – aggiunge – e dell’antieuropeismo. Va contro la nostra Costituzione e l’articolo 11, ma soprattutto contro il programma del Movimento basato su uguaglianza e solidarietà”.

“Non avevo mai sentito parlare di questo Farage, poi mi sono documentato e mi sono messo le mani nei capelli. È un pazzo scatenato, la quintessenza del razzismo e del nazionalismo. Il Movimento 5 Stelle deve stare lontano da questo signore”. Ferdinando Imposimato, giudice emerito della Cassazione e punto di riferimento dei 5 Stelle tanto da salire sul palco per il comizio finale del 23 maggio, lo ha detto a La Zanzara su Radio 24. Nel giorno i cui Dario Fo dalle pagine del Fatto Quotidiano  fa sapere di fidarsi dell’analisi di Grillo e Casaleggio ma sottolineando le differenze del M5S dall’Ukip, arriva un’altra riflessione critica sull’intenzione del leader di allearsi nell’Europarlamento con il partito britannico euroscettico.

“È il paladino del liberismo selvaggio – aggiunge – e dell’antieuropeismo. Va contro la nostra Costituzione e l’articolo 11, ma soprattutto contro il programma del Movimento basato su uguaglianza e solidarietà. Questo qui invece vuole tutto il contrario. Per l’amor di Dio. Condivido quello che ha detto Giulia Sarti, ha fatto un’analisi perfetta”. Ma Grillo ha confermato che hanno tutti punti in comune fanno notare i conduttori: “Grillo non si è documentato bene. Farage è una mezza calzetta, mica Churchill. E poi non sopporto l’Inghilterra, vogliono solo sabotare l’Europa. Grillo deve consultare la base, se facciamo un elenco delle cose negative di Farage stiamo qui fino a domani mattina, incredibile”.
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MIRIAM AMATO, CANDIDATA SINDACO M5S A FIRENZE LASCIA GRILLO


Miriam Amato, candidata sindaco grillina alle ultime amministrative di Firenze, lascia il Movimento 5 Stelle assieme a numerosi consiglieri comunali della provincia e lancia una nuova formazione politica assieme a Massimo Artini, il deputato aretino, espulso nelle settimane scorse dal M5S dopo un “processo” su Internet della base grillina.

Amato, da tempo in rotta con il resto del gruppo, spiega che la neonata formazione si chiamerà “Percorso Comune”: «Lascio perché il M5S ha tradito se stesso.

Non c’è assolutamente democrazia, perché chi osa dissentire con Beppe o Casaleggio viene sistematicamente messo alla gogna – attacca l’ex candidata sindaco di Firenze – 
Adesso è l’ora di ripartire davvero dal basso, ma non sarà il movimento mio e di Artini perché vi stanno aderendo decine di consiglieri ed ex sostenitori di Grillo da tutta Italia».
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GRILLO CONTRO I DIPENDENTI PUBBLICI E PENSIONATI


All’inizio di marzo del 2013, a giorni si sarebbero tenute le elezioni politiche e sul blog di Grillo compare un post con titolo: “Gli italiani non votano mai a caso”, dove il leader dei pentastellati se la prende con gli impiegati pubblici e i pensionati.


Beppe Grillo scrive: «Ogni mese lo Stato deve pagare 19 milioni di pensioni e 4 milioni di stipendi pubblici. Questo peso è insostenibile, è un dato di fatto, lo status quo è insostenibile, è possibile alimentarlo solo con nuove tasse e con nuovo debito pubblico, i cui interessi sono pagati anch’essi dalle tasse. È una macchina infernale che sta prosciugando le risorse del Paese. Va sostituita con un reddito di cittadinanza».

Quindi insegnanti, impiegati, forze dell’ordine, vigili di Roma compresi e tanti altri che lavorano nelle istituzioni e negli apparati dello Stato, secondo Grillo avrebbero dovuto perdere loro stipendio e i pensionati la pensione. In sostituzione avrebbero avuto un reddito di cittadinanza di circa 800 euro.

Per mantenere al promessa elettorale del reddito minimo di cittadinanza, Grillo avrebbe trovato i 50milioni di euro necessari dagli stipendi pubblici e dalle pensioni.

Ideona, non c’è che dire.

Oggi  Grillo dopo averci abituati, ma non assuefatti, ai suoi repentini cambi di umore si è messo a difendere i vigili “ammalati”, la notte di San Silvestro, di Roma.
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#FORZAVIGILI, GRILLO VUOLE DISTRARRE I SUOI DAI VOLI DI STATO?


Si è fatto attendere 5 giorni Grillo prima di intervenire sulla vicenda dei vigili assenteisti a Roma nella giornata di Capodanno. Sul blog con l’hashtag #forzavigili si schiera al fianco degli assenteisti. E riporta la lettera di un vigile urbano che contesta i dati del comune e spiega le motivazioni della protesta nella notte di S. Silvestro. Fortuna che l’assenza dal lavoro non sembra aver provocato sconquassi nel traffico della capitale.

Ma Grillo evita di raccontare le vere motivazioni delle assenze dal lavoro, ovvero l’entrata in vigore del contratto decentrato per gli oltre 24mila dipendenti comunali che il Campidoglio ha deciso di applicare, con atto unilaterale, a partire dal primo gennaio 2015. Insieme alla massiccia turnazione di dirigenti e funzionari in ossequio alle norme anticorruzione. E c’è di più: addirittura ai poveri vigili hanno tagliato le indennità extra, soltanto perché sono state dichiarate illegali.

Gli ispettori del Tesoro hanno dichiarato illegittimi indennità extra corrisposte per anni: dai 4 euro in più al giorno per fare servizio esterno all’euro aggiuntivo per tenere pulita la divisa, fino ai 6 euro quotidiani per il turno di “seminotte” che però iniziava alle 15,48 e terminava alle 23. Un autentico aumento di stipendio mascherato. E chi se ne frega se i contratti nazionali la prevedono dalle 22 alle 6 del mattino. Noi qui famo come ce pare. E i tanti filmati su  Youtube testimoniano che è davvero così.

A quando gli hastag #forzamacchinisti e #forzaspazzini?
La verità è che Grillo è sceso a fianco dei vigili assenteisti solo per distrarre i suoi dalla brutta figura sul volo di Stato del Presidente del Consiglio dimenticandosi, però, degli autisti del trasporto pubblico locale e dei netturbini.

 
Emblematico il commento di Reload Rabbi su “Il Fatto Quotidiano”:  “ma che avete capito! il grillo è contro gli assenteisti, però mica contro tutti gli assenteisti. ci sono gli assenteisti che si assentano perché esenti e gli esenti che in quanto assenteisti potrebbero assentarsi assentandosi. basta che non si è assenti quando gli altri assenteisti si assentano esentandosi. state sempre a criticare grillo senza capire quello che dice. eddaie!”
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L’ITALIA SGONFIA IL FENOMENO GRILLO E LA SUA “DEMOCRAZIA IN RETE”


di Angel Gomez Fuente per ABC.es
“Sono stanco”. Così Beppe Grillo ha confessato di sentirsi recentemente, un po’ come Forrest Gump. In realtà, chi inizia ad esser veramente stanco di Grillo sono i militanti del Movimento ed i suoi potenziali elettori. Il suo sogno populista si sta rivelando un insuccesso e il comico ha fatto un passo indietro, non prima di aver messo cinque parlamentari alla guida del Movimento.

 
La retrocessione inarrestabile del comico sta producendo un terremoto all’interno del M5S, che vede aumentare le diserzioni e gli abbandoni. Dei 163 deputati eletti nelle liste del Movimento e arrivati in Parlamento nel 2013, 26 lo hanno già lasciato – per la maggior parte espulsi da Grillo – e si parla di nuovi abbandoni e espulsioni in arrivo.

Grillo è stato ripudiato persino da alcuni dei suoi corifei e da alcune personalità note che in passato gli diedero il proprio sostegno. Tra questi, il giornalista Marco Travaglio, vicedirettore de “Il Fatto Quotidiano”, giornale di sinistra considerato vicino al M5S, che descrive Grillo come il “guru suicida di una setta”. “Non ci sono parole per descrivere il lento e inesorabile, ma tutt’altro che inevitabile, suicidio del Movimento 5 Stelle. Un suicidio di massa che ricorda, per dimensioni e follia, quello dei 912 adepti della setta “Tempio del Popolo”, che il 18 novembre 1978 obbedirono all’ultimo ordine del guru, il reverendo Jim Jones, e si tolsero la vita tutti insieme nella loro comune di Jonestown, nella giungla della Guyana, bevendo un cocktail al cianuro”, scrive Travaglio. Una citazione molto appropriata, dal momento che qualche tempo fa il comico aveva affermato in un’intervista: “quasi quasi fondo una setta”.

Come si spiega la repentina ascesa del comico nella politica italiana e la sua implacabile caduta? In sintesi possiamo dire che il suo modello politico, fondato su internet, si è rivelato completamente vuoto e inoperante. Sceso nell’arena politica, Grillo era riuscito a riempire le piazze e ad eccitare le masse. Il comico aveva saputo portare in politica la sua arte del divertire, proprio come faceva sui palchi dei teatri . Più che ad un comizio, la gente assisteva gratuitamente ad uno spettacolo, nel quale Grillo utilizzava la satira per distruggere il potere e la vecchia classe politica. Seduceva la gente con il suo linguaggio forte e diretto, fuori dagli schemi tradizionali e noiosi della casta politica. Ma alla fine anche le prelibatezze, anche quando si tratta di caviale, possono restare indigeste e stancano se mangiate in quantità. Ed è proprio quello che è successo con Grillo: le sue portate sono lente, ripetitive, e sanno di minestra riscaldata. La sua ultima iniziativa, senza nessuna possibilità di successo, è stata quella di promuovere un referendum per far uscire l’Italia dall’Euro.

All’assenza di un qualunque progetto politico attuabile si aggiunge un altro insuccesso: il web, considerato da Grillo una specie di religione, una verità assoluta, non sta producendo la rivoluzione politica promessa. Il comico ha percorso l’Italia proclamando la “rivoluzione della democrazia digitale”. Il suo ultimo obiettivo era quello di “far fuori” il Parlamento: da lì il suo motto “tutti a casa”, accompagnato da “la Rete è sovrana”.

Grillo ha creato una piattaforma, qualificata da egli stesso come “un esperimento senza precedenti”, per permettere ai cittadini di discutere proposte, leggi e altre iniziative.  Poco più di un anno dopo, non resta quasi niente del sogno iniziale. Il dibattito nel forum controllato da Grillo si riduce sempre di più e dei 90 testi presentati in rete per il voto solo 7 sono arrivati in Parlamento, nessuno dei quali è poi stato approvato.

In definitiva, i social network possono avere un seguito e un successo inaspettato, proprio come è accaduto a Grillo (o a Pablo Iglesias e il suoPodemos); questo potere amplificativo può però eclissarsi e precipitare nel vuoto in assenza di un progetto politico coerente e fattibile. L’implacabile retrocessione del Movimento 5 Stelle si è riflesso nei risultati catastrofici delle elezioni regionali del 23 novembre in Emilia Romagna (13% dei voti) e Calabria (4,8%).


I sondaggi attribuiscono al M5S il 19% dei voti, ma in politica le ascese e le cadute sono repentine. Molti italiani si chiedono come Beppe Grillo abbia potuto perdere in così poco tempo l’enorme patrimonio politico conquistato nelle elezioni del 2013. La spiegazione è semplice: ha suscitato speranze in persone arrabbiate per la crisi, alle quali ha promesso una rivoluzione e l’eliminazione della vecchia classe politica, ma non ha fatto nulla di efficace. Per stare sulla cresta dell’onda ha parlato in modo sempre più aggressivo, perdendo gradualmente simpatizzanti. Quelle stesse frasi che prima sembravano ingegnose oggi non fanno più ridere… proprio come accade ai clown del circo quando non sanno più che dire.
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articolo originale di Angel Gomez Fuente per ABC.es
traduzione di Italia dall’Estero

CRIMI, M5S: "IL REFERENDUM SULL’EURO NON SI PUÒ FARE"


Maggio 2013, Vito Crimi ospite di “24 Mattino” su Radio 24 smentisce Beppe Grillo sull’euro. 
L’allora capogruppo al Senato del Movimento Cinque Stelle sbugiarda il leader del M5S dandogli pure una lezioncina di diritto comunitario.


Italia fuori dall’euro? E’ qualcosa sulla quale dobbiamo lavorare. Perché non è così scontato. E non è neanche così scontato che si debba ragionare su euro sì euro no, ma ci sono varie possibilità, come la possibilità di euro a due velocità”. 

“Un referendum purtroppo per il nostro ordinamento non è possibile”.

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GRILLO COME “IL CAVALIERE INESISTENTE” DI ITALO CALVINO


Per il prossimo discorso di capodanno consigliamo a Grillo, da un’armatura vuota, un’altra lettura di Italo Calvino:  Il cavaliere inesistente.

Scritto nel 1959 è il terzo romanzoall’interno della trilogia de I nostri antenati. Il libro, dopo Visconte dimezzato e Barone rampante, presenta la riflessione di Italo Calvino sul mancato rapporto tra la realtà e l’uomo contemporaneo.

La storia, ambientata all’epoca delle Crociatecontro gli infedeli, racconta le vicende di Agilulfo, un nobile e coraggioso paladino che combatte al servizio di Carlo Magno, ma che in realtà non esiste: sotto la sua armatura infatti non c’è assolutamente nulla. 

E’ un cavaliere perfetto, ma, nello stesso tempo, è piuttosto antipatico, permaloso, pignolo e vive isolato da tutti perché convinto di sapere tutto e non ammette che qualcuno lo contraddica.

Calvino lo descrive così: “…un cavaliere dall’armatura tutta bianca, solo una righina nera  correva intorno ai bordi; per il resto era candida, ben tenuta, senza un graffio, ben rifinita in ogni giunto…la voce giungeva metallica da dentro l’elmo chiuso, come se fosse, non una gola, ma l’elmo stesso a vibrare…”


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