Beppe Grillo, La Stampa, mader, Matteo Renzi, Rai

LA RAI FINANZIA IL BLOG DI GRILLO


La società del servizio pubblico radiotelevisivo che paga la pubblicità al sito di un movimento politico. Tradotto: la Rai che sborsa soldi per comparire nei banner pubblicitari del blog di Beppe Grillo, lo stesso leader del Movimento 5 Stelle che, tra le sue battaglie, ha proprio la cancellazione del canone. A risollevare il caso quest’oggi è stato Renzi in persona: «Ho letto che la Rai ha dato dei denari al sito di Grillo. Immaginate cosa sarebbe successo se avessero dato soldi a noi…», ha provocato il premier dal palco della direzione nazionale del Pd. La notizia è subito rimbalzata dalle parti di viale Mazzini: «Non ne so nulla, mi informerò», dice il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi. Subito, e stizzita, è arrivata la replica dei Cinque Stelle: «Tutta colpa del servizio di advertising di Google, la Rai non ha comprato direttamente pubblicità nel blog».  

L’inghippo è presto spiegato. La Rai per farsi pubblicità su Internet ha usato il servizio di advertisement di Google. Il gigante di Mountain View gestisce con dei prodotti (fra cui AdSense, AdWords, Google Analytics) i banner pubblicitari che compaiono sui diversi siti del web. In pratica, come giustamente sostiene Carlo Sibilia, membro del direttorio M5S: «Beppe Grillo non ha preso soldi dalla Rai, ma si trattava di un AdSense irrisorio».  

Però, c’è un però. Un’azienda che fa pubblicità sul web può decidere in quali siti non comparire, come specifica Google. In pratica, la Rai (servizio pubblico, meglio ricordarlo) avrebbe potuto evitare di finire sul blog del leader di un partito (il Movimento 5 Stelle). «A che serve avere 300 dirigenti – ha denunciato la deputata del Partito democratico Lorenza Bonaccorsi – se poi si verificano queste leggerezze?». Rispondendo all’interrogazione della stessa Bonaccorsi, e componente della commissione di Vigilanza Rai, Viale Mazzini ha ammesso l’errore e si è impegnata «a fornire indicazioni correttive a Google per evitare che si ripetano episodi di questo tipo». Niente più banner sul blog di Grillo, dunque. Una «leggerezza», insomma. Che però potrebbe essere costata cara anche agli italiani. Quelli che il canone lo pagano ancora.  
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Davide Lessi per La Stampa
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Il Tempo, mader

COMPLOTTI E CONTROCOMPLOTTI


Da Grillo ai fan della jihad sul web impazzano le teorie della cospirazione I punti: passamontagna, agenti indifesi, mitra, parole e vana caccia all’uomo. Sul web serpeggiano teorie complottistiche e ricostruzioni più o meno surreali sulla strage di Parigi. Sul blog di Beppe Grillo, l’esperto di intelligence Aldo Giannuli parla addirittura di «conti che non tornano». È la meccanica classica del complotto.
In tutti i fatti di cronaca epocali spuntano zone d’ombra, ma spesso per diradare il fumo basta solo un po’ di buonsenso, come il delirio sul web sul sangue del poliziotto ucciso non visibile nel video. Ecco allora le 10 dietrologie dell’attentato raccattate qua e là nella Rete. In tondo troverete la teoria del complotto, in corsivoquella della logica e della realtà.

 1) INDIRIZZO SBAGLIATO
I killer, i fratelli (in fuga) Chérif e Said Kouachi, hanno colpito proprio di mercoledì, a quell’ora, perché sapevano che la riunione sarebbe stata particolarmente affollata e la sede poco difesa dalla polizia nonostante le minacce e gli attacchi precedenti. Anche la strada, nonostante la zona centrale, resta clamorosamente libera e non trafficata. C’era dunque un basista o, comunque, qualcuno che ha fatto il doppio gioco o ha dato un’imbeccata precisa.
 
2) KILLER “CENERENTOLA”
Si muovono con troppa sicurezza e dimostrano una spiccata preparazione paramilitare: non sono semplici estremisti.

3) APPELLO IN REDAZIONE
La mossa di chiedere il nome ai giornalisti prima di ucciderli serve a depistare le indagini. Sapevano bene chi erano (Proprio perché non c’è un basista, gli assassini non conoscono le vittime di persona:devono ammazzare solo le firme “blasfeme” comparse sulle vignette).
 
4) POSA PROFESSIONISTICA
I terroristi hanno una grande precisione di tiro. E sembrano padroneggiare i fucili mitragliatori con una tecnica e postura da professionisti: petto in fuori, colpi secchi e polso fermo. I fori sul parabrezza della volante fanno impressione per la precisione. Impossibile che non siano stati preparati per questa missione.
 
5) L’ACCENTO
I sicari – a detta dei testimoni – parlano un perfetto francese nella redazione e poi, una volta in strada, urlano «Allah è grande» in arabo, come a lasciare un firma ad alta voce.
 
6) CARTA D’IDENTITÀ
Come si fa a portarsi dietro un documento (e perderlo in auto) dopo aver fatto una strage? È un altro depistaggio? (In previsione dei posti di blocco, i terroristi avrebbero destato meno sospetti esibendo la carta d’identità piuttosto che nulla. E il fatto che abbiano dovuto rubare due auto in corsa, dimostra che il piano di fuga non era ben organizzato) .
 
7) MITRAGLIATRICI
Come hanno fatto i due fratelli a procurarsi fucili mitragliatori così potenti? C’è qualcuno – in alto – che glieli ha forniti. (Armi del genere, ormai, si trovano ovunque: gli arsenali russi e dell’ex Cortina di Ferro offrono pezzi micidiali a prezzi stracciati. Persino in Italia qualsiasi clan malavitoso può procurarseli). 
 
8) 007 DEVIATI O INUTILI?
Com’è possibile che i servizi segreti non si siano accorti della preparazione dell’agguato? (Gli obiettivi in Europa sono potenzialmente infiniti e la strategia dei lupi solitari è quella di attaccare con cellule separate che non entrano in contatto con organizzazioni più strutturate: impossibile controllare tutto e monitorare tutti). 

9) PASSAMONTAGNA
Indossano il «mefisto» perché non sono terroristi, ma fanno parte dei gruppi speciali e dunque devono nascondere la loro vera identità. I veri terroristi colpiscono a volto scoperto.

10) CACCIA ALL’UOMO
Senza copertura è impossibile sfuggire a 88mila poliziotti. E poi sono così scemi da tornare a casa, a Reims, dove poi la polizia – con una grancassa mediatica incomprensibile che di fatto aiuta i terroristi divulgando notizie di blitz imminenti – fa una perquisizione? Non sarebbe un caso se i due fratelli morissero in un conflitto a fuoco: in questo modo la verità (quella vera) nessuno la conoscerebbe mai. 
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Simone Di Meo per  Il Tempo
Beppe Grillo, Grillo, mader, Movimento 5 stelle

GRILLO CONTRO I DIPENDENTI PUBBLICI E PENSIONATI


All’inizio di marzo del 2013, a giorni si sarebbero tenute le elezioni politiche e sul blog di Grillo compare un post con titolo: “Gli italiani non votano mai a caso”, dove il leader dei pentastellati se la prende con gli impiegati pubblici e i pensionati.


Beppe Grillo scrive: «Ogni mese lo Stato deve pagare 19 milioni di pensioni e 4 milioni di stipendi pubblici. Questo peso è insostenibile, è un dato di fatto, lo status quo è insostenibile, è possibile alimentarlo solo con nuove tasse e con nuovo debito pubblico, i cui interessi sono pagati anch’essi dalle tasse. È una macchina infernale che sta prosciugando le risorse del Paese. Va sostituita con un reddito di cittadinanza».

Quindi insegnanti, impiegati, forze dell’ordine, vigili di Roma compresi e tanti altri che lavorano nelle istituzioni e negli apparati dello Stato, secondo Grillo avrebbero dovuto perdere loro stipendio e i pensionati la pensione. In sostituzione avrebbero avuto un reddito di cittadinanza di circa 800 euro.

Per mantenere al promessa elettorale del reddito minimo di cittadinanza, Grillo avrebbe trovato i 50milioni di euro necessari dagli stipendi pubblici e dalle pensioni.

Ideona, non c’è che dire.

Oggi  Grillo dopo averci abituati, ma non assuefatti, ai suoi repentini cambi di umore si è messo a difendere i vigili “ammalati”, la notte di San Silvestro, di Roma.
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Beppe Grillo, Campidoglio, Grillo, Il Fatto Quotidiano, mader, Movimento 5 stelle, Roma

#FORZAVIGILI, GRILLO VUOLE DISTRARRE I SUOI DAI VOLI DI STATO?


Si è fatto attendere 5 giorni Grillo prima di intervenire sulla vicenda dei vigili assenteisti a Roma nella giornata di Capodanno. Sul blog con l’hashtag #forzavigili si schiera al fianco degli assenteisti. E riporta la lettera di un vigile urbano che contesta i dati del comune e spiega le motivazioni della protesta nella notte di S. Silvestro. Fortuna che l’assenza dal lavoro non sembra aver provocato sconquassi nel traffico della capitale.

Ma Grillo evita di raccontare le vere motivazioni delle assenze dal lavoro, ovvero l’entrata in vigore del contratto decentrato per gli oltre 24mila dipendenti comunali che il Campidoglio ha deciso di applicare, con atto unilaterale, a partire dal primo gennaio 2015. Insieme alla massiccia turnazione di dirigenti e funzionari in ossequio alle norme anticorruzione. E c’è di più: addirittura ai poveri vigili hanno tagliato le indennità extra, soltanto perché sono state dichiarate illegali.

Gli ispettori del Tesoro hanno dichiarato illegittimi indennità extra corrisposte per anni: dai 4 euro in più al giorno per fare servizio esterno all’euro aggiuntivo per tenere pulita la divisa, fino ai 6 euro quotidiani per il turno di “seminotte” che però iniziava alle 15,48 e terminava alle 23. Un autentico aumento di stipendio mascherato. E chi se ne frega se i contratti nazionali la prevedono dalle 22 alle 6 del mattino. Noi qui famo come ce pare. E i tanti filmati su  Youtube testimoniano che è davvero così.

A quando gli hastag #forzamacchinisti e #forzaspazzini?
La verità è che Grillo è sceso a fianco dei vigili assenteisti solo per distrarre i suoi dalla brutta figura sul volo di Stato del Presidente del Consiglio dimenticandosi, però, degli autisti del trasporto pubblico locale e dei netturbini.

 
Emblematico il commento di Reload Rabbi su “Il Fatto Quotidiano”:  “ma che avete capito! il grillo è contro gli assenteisti, però mica contro tutti gli assenteisti. ci sono gli assenteisti che si assentano perché esenti e gli esenti che in quanto assenteisti potrebbero assentarsi assentandosi. basta che non si è assenti quando gli altri assenteisti si assentano esentandosi. state sempre a criticare grillo senza capire quello che dice. eddaie!”
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Carlo Sibilia, mader, Manuela Serra, Movimento 5 stelle, Nicola Bianchi, Roberto Fico

IL SINDACO GRILLINO DI ASSEMINI RADDOPPIA LA TARI E LA FA RISCUOTERE A EQUITALIA


Lo scorso 30 giugno il sacro blog titolava: “Ad Assemini 5 Stelle la TASI non si paga”. Non potendo fare marcia ed evidentemente non riuscendo a quadrare i conti, l’amministrazione a guida grillina, ha pensato bene di spostarne il peso sulla Tari, la tassa sui rifiuti. I cittadini si sono sfogati con una lettera aperta al primo cittadino, Mario Puddu: “Caro sindaco, ci hai tolto la Tasi ma ci fai pagare la Super Tari: ecco come i nostri politici prendono in giro i cittadini”. “Il Signor Sindaco che non ci ha fatto pagare la Tasi ma i soldi se li è subito ripresi, con tanto di interessi, con la Tari. Come dire: “la ciliegina ve la offro gratis ma la torta la pagate il doppio!!”…

Infatti l’aumento della Tari sulle utenze domestiche oscilla dal 30% e fino al 45% per le famiglie numerose. Le attività non domestiche aumentano dal 50% fino al 300%. Il sindaco penta stellato non ha ritenuto di dover applicare le agevolazioni e le esenzioni, previste dal regolamento comunale.

Ma le sorprese per gli abitanti di Assemini continuano. L’amministrazione guidata da Puddu ha concesso a Equitalia – che da questa operazione, incasserà 300mila euro – la riscossione della tassa sui rifiuti che, si stima, ammonti ad oltre 4 milioni di euro. 

E pensare che pochi giorni prima di natale il Movimento 5 Stelle, con la partecipazione di Roberto Fico, Alessandro Di Battista, Carlo Sibilia, Nicola Bianchi, Manuela Serra, Manuela Corda e lo stesso  sindaco di Assemini, ha iniziato proprio dalla Sardegna, davanti alla sede cagliaritana dell’agenzia, la campagna nazionale anti-Equitalia.

“Basta Equitalia! basta con questo strozzinaggio legalizzato! la mia battaglia contro lo sperpero dei soldi dei cittadini parte anche da qui”, è stato lo slogan gridato dall’europarlamentare pentastellata Giulia Moi.
 
La coerenza andrà di moda, quella degli altri.
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Beppe Grillo, mader, Movimento 5 stelle

GRILLO: “ITALIA E GRECIA VIA DALL’EURO”. TSIPRAS: “USCIRE DALL’EURO NON È UNA SOLUZIONE, LA SOLUZIONE È CAMBIARE L’EUROPA”


“La vicenda greca conferma l’opportunità di una uscita dall’Euro da parte dell’Italia. Come può Tsipras pensare di risollevare il suo paese rimanendo nell’Euro? Come pensa di fare gli interessi del suo paese senza ridargli la sovranità monetaria?”. Torna a ribadirlo sul sacro blog Beppe Grillo, in un post dal titolo “#Grecia – Italia: stessa faccia, stessa razza, stessa sovranità monetaria”.

“La Grecia deve rimborsare agli investitori privati (per lo più banche estere) 15 miliardi di euro di debito nel 2015. Tsipras – aggiunge Grillo – si avvia a vincere le elezioni sulla promessa di ripudiare il debito e l’austerity ma senza uscire dall’Euro. Un controsenso, anzi un suicidio. Ripudiare il debito non risolverà i problemi della Grecia che invece solo con un ritorno alla sovranità monetaria potrebbero essere gestiti. Per questo il mercato ha reagito male, perché la ricetta ‘Euro confusa’ di Tsipras, tanto elogiato dalla sinistra italiana durante la campagna per le europee, è quanto di peggio il paese possa auspicare”.

“Ripudiare il debito senza uscire vuol dire inasprire le relazioni con i partner europei senza avere voce in capitolo e soprattutto senza acquisire strumenti monetari di gestione attiva della crisi. L’uscita dall’Euro non è fine a se stessa – evidenzia Grillo – ma ad un riacquisto di sovranità monetaria essenziale per rilanciare l’economia. Per questo i timori di fuga di capitali o la mancata liquidità da parte della BCE alle nostre banche in caso di uscita sono mal posti. L’uscita dell’Italia dall’Euro dovrà essere accompagnata da tre misure essenziali a prevenire un eventuale disordine sui mercati: 1. Abolizione del ‘divorzio’ tra Banca d’Italia e Tesoro. 2. Introduzione di vincoli di portafoglio che definiscano un ammontare minimo di titoli di stato detenuti dalle nostre banche. 3. Restrizioni all’uscita di capitali dal paese”.

Insomma, insiste Grillo, “uscita dall’Euro e ristrutturazione del debito, non c’è altra strada”.

Alexis Tsipras fa “i complimenti” a Beppe Grillo, ma ricorda anche che “per cambiare il quotidiano e il futuro non basta dire di no, bisogna avere una proposta alternativa”. 
E lui, Tsipras, ce l’ha: “l’alternativa passa solo attraverso l’Unione delle forze del Sud Europ”», bisogna “cambiare l’Europa in direzione democratica e sociale”. Syzira, è il suo ragionamento, “lo può fare, a partire dalla Grecia”.
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Beppe Grillo, Grillo, mader, Movimento 5 stelle

PER GRILLO DI MATTEO È PERSONA DELL’ANNO. MA SULLA MAFIA…


E così a fine anno anche Beppe Grillo nomina il suo Person of the year:l’Onesto, scrive sul suo blog. Impersonato dal pm palermitano minacciato da Cosa Nostra Nino Di Matteo.
«In una società di disonesti», scrive il leader M5s sul suo blog, «in cui il figlio di… fa carriera e il meritevole deve emigrare, il magistrato onesto viene isolato dalle istituzioni. È un esempio in negativo per i corrotti e per gli acquiescenti. Dove infatti c’è l’Onesto il disonesto appare in tutto il suo lerciume».


L’ATTACCO DI DI MATTEO A RENZI. Come dargli torto. Grillo premia l’Italia onesta di Di Matteo, sotto scorta dal 1995. Il magistrato che nel luglio 2014, durante la commemorazione della strage di Via D’Amelio, riservò parole dure contro Matteo Renzi colpevole di scendere a patti con il condannato Silvio Berlusconi. Lanciando una frecciata anche contro Giorgio Napolitano: «Non si può assistere in silenzio al tentativo di trasformare il pm in un burocrate sottoposto alla volontà del proprio capo», disse il pm mente dell’inchiesta sulla trattativa Stato Mafia rivolto al capo dello Stato.
Musica per le orecchie di Beppe Grillo.

QUELLA MORALE DELLA MAFIA. Sorge però un dubbio: che ne pensa Di Matteo, fresco dell’onoreficenza, della «morale» che il comico genovese riconosceva alla mafia?
Era il 27 ottobre, e in occasione dello Sfiducia Day siciliano il leader M5s disse che Cosa Nostra «aveva una sua morale», ma «è stata corrotta dalla finanza». Poi la provocazione di quotare la Piovra in Borsa perché così ci si guadagnerebbe. «Ora, nelle organizzazioni criminali ci siano solo magistrati e finanzieri». Già, magistrati – colleghi di Nino Di Matteo – e finanzieri.
Nell’escalation arrivò a difendere persino Riina e Bagarella: «Hanno impedito» loro di andare al Colle (per la deposizione di Napolitano ndr) ma per proteggerli: hanno già avuto il 41 bis, un Napolitano bis sarebbe stato troppo…».

SCIVOLONE DOPO SCIVOLONE.  Un caso isolato? Una provocazione sfuggita di mano? Non proprio. Grillo ci era cascato già il 30 aprile 2012. Criticando le lacrime e il sangue imposte dal governo Monti, il leader pentastellato era tornato a prendere le difese di un certo modus operandi di Cosa Nostra. «La mafia non ha mai strangolato le proprie vittime, i propri clienti, si limita a prendere il pizzo. Ma qua vediamo un’altra mafia che strangola la propria vittima».
Polemiche a non finire, levate di scudi e via dicendo.

Mafia a parte, Grillo ha ondeggiato nel trempo tra istinti giustizialisti e rigurgiti garantisti.
Per esempio il 15 febbraio 2013 aveva attaccato proprio i giudici: «La magistratura fa paura», disse dichiarando di avere sulle spalle 86 processi. Subito si scatenò una battaglia con Silvio Berlusconi che piccato rispose: «Non dica sciocchezze, ho 2.700 udienze sulle spalle. Nessuno più di me». Insomma, ognuno ha i suoi record da difendere.
Poco tempo prima, il 24 gennaio 2013, a Grosseto durante una tappa dello Tsunami Tour, Grillo era tornato a tuonare contro le toghe che entrano in politica:  «Questi magistrati.. io avevo ammirazione per Ingroia ma secondo me i magistrati per entrare in politica devono lasciare la magistratura, lasciarla e poi decantare per anni e poi entrare in politica».

LA DIFESA DEL PM. Una certa coerenza c’era. Nel 2012, infatti, prima che il pm decidesse di entrare in politica, Grillo lo aveva difeso dopo il trasferimento in Guatemala. «Il giudice di Palermo che indaga da anni sulle collusioni tra politica e criminalità per la strage di via D’Amelio, va in Guatemala», scriveva a luglio sul blog. «Un incarico dell’Onu per combattere la criminalità nello Stato centroamericano. È una buona notizia? Sì e no. Si, perché Ingroia era diventato un bersaglio. Rischiava di finire ammazzato come Borsellino che sapeva di morire perché a conoscenza della trattativa stato (con la s minuscola) – mafia. No, perché con Ingroia in Guatemala, ancora una volta questo Paese si dimostra di merda». Parole che non furono gradite al diretto interessato. .

«INGROIA BIDONE ASPIRATUTTO». Poi ci fu la discesa in campo e allora apriti cielo. Ingroia? «Un bidone aspiratutto». «Io lo ringrazio perché è venuto nel nostro movimento ad aspirare un po’ di dissidenti, mettiamo anche un premio di maggioranza, magari ogni tre ne regaliamo uno», attaccò il leader M5s puntando il dito contro il leader di Rivoluzione Civile reo di scippare i voti degli elettori arrabbiati e insoddisfatti.

TOGHE UTILI. Ma occhio, perché i magistrati possono sempre tornare utili. Per lottare contro il Patto del Nazareno, per esempio. «Noi abbiamo il fondatore di un partito che è in galera; ha preso nove anni per associazione esterna mafiosa», ha detto Grillo il 12 novembre. «Poi abbiamo un ometto, che è stato allontanato dal Senato, dove non può votare, che sta facendo una legge elettorale di nascosto… Abbiamo denunciato alla magistratura: faccio appello a qualche magistrato, che ci possa dare una mano».

LA BATTAGLIA NO TAV. Nel 2012, poi, il comico aveva criticato duramente anche Giancarlo Castelli. Dopo avergli espresso immutata stima, in una lettera aperta del 2011 in cui però chiedeva al pm perché la procura di Torino avesse deciso di incarcerare due donne incensurate per aver manifestato contro «un’opera inutile» come la Tav. «Lei è considerato un eroe nazionale da una parte dell’opinione pubblica nazionale, e io credo assolutamente a ragione, per il coraggio con cui ha combattuto in prima persona la mafia negli anni novanta in qualità di Procuratore della Repubblica a Palermo», recitava la missiva. «La mia stima nei suoi confronti è stata espressa più volte in questo blog. È per questo che non capisco la decisione della Procura di Torino di incarcerare due donne incensurate per aver manifestato contro un’opera inutile come la Tav».

LO SFOTTÒ A CASELLI. Dopo qualche mese, però, i toni erano cambiati. «Il giudice Caselli è uno di noi. È il miglior sponsor del movimento No Tav. Le sue azioni vanno giudicate per gli effetti. E nessuno più di lui è a fianco dei valsusini. Sta portando il verbo No Tav di città in città, da Milano a Genova con il pretesto della presentazione del suo libro Assalto alla giustizia. I No Tav che lo vogliono zittire, come lui ha affermato, sbagliano. Più parla, più la solidarietà per la Val di Susa aumenta in tutta Italia. Caselli che equipara i No Tav ai camorristi è il miglior spot contro lo sperpero di 23 miliardi di euro per fare un tunnel per un traffico merci inesistente. Con l’arresto di 26 persone in tutta Italia e la notifica di 15 obblighi di dimora prima del processo, Caselli ha creato una pandemia No Tav».
Ogni critica è lecita, ça va sans dire.
Ma che ne pensa Nino Di Matteo?
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Beppe Grillo, Grillo, mader, Papa Francesco

GRILLO ESPELLE PAPA FRANCESCO


Beppe Grillo se la prende anche con Papa Francesco e lo accusa di non aver voluto incontrare il Dalai Lama. “In questi giorni è stato a Roma per il XIV summit dei Nobel per la pace – scrive sul suo blog -, previsto in Sudafrica prima che negassero il visto al Dalai Lama per non irritare la Cina. I tibetani hanno fatto un tentativo per incontrare il Papa, che si è negato. Un atteggiamento politico e non evangelico”. 

“Questo Papa ha ricevuto tutti, ma proprio tutti, a partire da Balotelli con cui ha avuto anche un breve colloquio privato. Evidentemente il Dalai Lama non aveva segnato due gol alla Germania – aggiunge Grillo – Oltretevere spiegano che non si vuole entrare nelle “tensioni” fra il leader tibetano e Pechino. Questo pontefice è stato il primo che ha potuto attraversare lo spazio aereo cinese. Francesco ha detto ‘Mi domandano: Se andrei in Cina. Ma sicuro, domani!’. Un dialogo epocale tra realtà millenarie da non mettere in discussione. Il Dalai Lama può attendere insieme al Tibet”.

Negli scorsi mesi, Grillo aveva definito i cinquestelle i “pazzarelli” della politica non nascondendo ammirazione per l’attuale Papa.

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Beppe Grillo, Casaleggio Associati, Gianroberto Casaleggio, Grillo, Il Messaggero, mader, Movimento 5 stelle

GRILLO FA PUBBLICITÀ ALL’ODIATO MONTE DEI PASCHI DI SIENA


Dopo aver rinnegato il divieto di andare in tv per i cinque del direttorio M5s, Beppe Grillo rompe un altro tabù e apre il suo blog alla pubblicità di aziende pubbliche. Con il boom del movimento, negli ultimi anni sono incominciati a crescere anche i ricavi per il blog che ora ospita quotidianamente pubblicità di aziende pubbliche e da qualche giorno quella della Cassa depositi e prestiti che sta creando imbarazzo tra molti grillini. 


La Casaleggio Associati che gestisce il blog, nel 2012 aveva registrato ricavi per 1,3 milioni di euro e Grillo aveva tuonato contro chi gli aveva fatto i conti in tasca, scrivendo che «il signor Casaleggio ha chiuso l’esercizio 2012 con un utile di 69.000 euro. Dovreste aiutarlo Casaleggio». Nel 2013 le cose sono andate meglio: la Casaleggio ha fatturato 2,1 milioni di euro e profitti per 255 mila euro.

La vera sorpresa però potrebbe arrivare dalla chiusura del 2014, almeno a guardare le ultime pubblicità che riempiono il blog, a partire dalla Cdp, Spa controllata all’80,1% dal Ministero dell’Economia e per il 18,4% da fondazioni di origine bancaria. Un conflitto d’interessi con le idee del comico. Il 21 maggio 2013 lo staff spiegava che «il Blog è nato nel 2005.

A differenza della maggior parte dei prodotti editoriali italiani televisivi o cartacei non ha mai utilizzato fondi pubblici». E che la Cdp, sia controllata dal pubblico non c’è dubbio. Così come un altro inserzionista pubblico del blog è la Rai. Mentre la pubblicità di Montepaschi sorprende anche di più, viste le epiche battaglie ingaggiate dall’ex comico contro l’istituto senese.

Tornando alla Cdp poi, gli altri soci sono le fondazioni bancarie che già il 26 ottobre 2010 Grillo attaccava scrivendo che «gli utili delle banche sono spesi dalle Fondazioni per attività di loro scelta per ottenere un vantaggio elettorale…». 
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Antonio Calitri per Il Messaggero
L'Intraprendente, mader, Matteo Borghi, Movimento 5 stelle

I GRILLINI SCOPRONO LA RAPINA FISCALE ALLA LOMBARDIA


Già a sentire che i grillini si scopronoautonomisti e federalisti si rimane (parecchio) basiti. A constatare, poi, che si son pure presi a cuore il problema del residuo fiscale lombardo si viene presi da un moto di commozione spontanea.

 

Forse che, tra un libro (pardon, e-book ormai la carta è “morta, finita”) di Casaleggio e uno di Di Battista, si siano imbattuti in qualche buona lettura di Carlo Cattaneo o Gianfranco Miglio sul federalismo, magari su consiglio del collega d’aula Stefano Bruno Galli? A vedere il pezzo pubblicato oggi in apertura del Blog di Beppe Grillo “Per una Lombardia di sana e robusta Costituzione” (titolo peraltro scopiazzato da un libro di Don Gallo) parrebbe proprio che le letture grilline, oltre ai due pensatori pentastellati, si siano fermate a un testo ancor più pesante: la Costituzione. «Restituiamo le chiavi dei territoriai legittimi proprietari: i cittadini. Nessuna secessione, rispettiamo la Costituzione! Risorse al territorio!», si legge al termine dell’articolo che, visto il tema, immaginiamo essere stato scritto dal gruppo consiliare del M5S al Pirellone.

E difatti tutto il testo dell’articolessa precedente – 6.500 battute, più del doppio di quelli che leggete abitualmente su L’Intraprendente– tanto tecnica, noiosa e pedante che pare essere scritta da un giurista («Rodotà», «Rodotà», «Rodotà») punta a spiegarci perché, per trattenere le risorse qui, non serva fare la secessione o chiedere l’istituzione di una regione a statuto speciale. Basterebbe, a loro giudizio, rispolverare l’articolo 119 della Costituzione che afferma che le Regioni «godono dell’autonomia finanziaria di entrata e di spesa, hanno un proprio patrimonio e possono fare investimenti» e il 116 che stabilisce il principio della «territorialità delle imposte».

Ora a parte che se la Lombardia trattenesse tutto o parte delle risorse che oggi vanno alle altre regioni i grillini dovrebbero spiegare ai propri colleghi meridionalitipo Luigi Di Maio come si potrebbero mantenerequelle regioni che prendono invece che dare. Così come dovrebbero spiegare chi pagherebbe l’oneroso reddito di cittadinanza. Ma lasciamo perdere. La cosa più contraddittoria è un’altra. I grillini infatti non spiegano come si potrebbe tenere qui le nostre risorsefacendo appello alla “carta più bella del mondo”. A leggere il pezzo sembrerebbe che per loro basterebbe che Roberto Maroni andasse a Roma da Renzi, declamasse gli articoli 116 e 119 della “carta più bella del mondo”, e tornasse indietro con 40 miliardi? Siamo seri. Anche perché, ricordano gli stessi grillini, «per diverse ragioni, non si è data attuazione a quanto previsto dalla riforma del titolo V» che prevede che le regioni «dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibili al loro territorio».

Quindi che fare, in concreto? No perché se non ce lo spiegano siamo legittimati a pensare che i grillini, in fondo, non si comportino diversamente dagli altri partiti che fanno solo propaganda elettorale. Loro sono i cittadini onesti e tutti di un pezzo, vero?
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