Casaleggio, Gianroberto Casaleggio, mader, Movimento 5 stelle

CASALEGGIO CONTRO L’USCITA DALL’EURO


In un video, passato abbastanza inosservato del maggio 2013 risulta di fondamentale importanza per capire l’ipocrisia del Movimento a 5 stelle sull’euro: cavalcare a parole i sentimenti popolari contro la moneta unica, ma nei fatti essere contrari all’uscita dall’eurozona. E non è l’opinione di un deputato grillino qualsiasi ma quella del guru, della mente del Movimento: Gianroberto Casaleggio.

Casaleggio spiega a chiare lettere il senso della sua contrarietà all’uscita dalla moneta: “se usciamo dall’euro dopo un po’ la lira vale zero, ammesso che torniamo alla lira”, per Casaleggio infatti la priorità non è la svalutazione competitiva perché “prima bisogna risolvere il problema della corruzione, dell’efficienza, della burocrazia”.

Infatti, continua Casaleggio “vi ricordo alla fine degli anni ’80-’90 che non riuscivamo ad andare neanche all’estero, la lira non valeva niente, le vacanze all’estero erano una cosa impossibile, bisogna far sì che il sistema paese diventi competitivo, poi eventualmente si può pensare alla svalutazione competitiva”.
Il discorso in sé non è altro che una fotocopia del pensiero del Partito Democratico: bisogna risolvere i problemi (che nessuno nega esistano) in casa nostra, l’Euro non c’entra.

Euroscetticiscmo vero vorrebbe che per riformare il sistema paese sia necessario PRIMA uscire dall’euro in modo da poter creare le condizioni di crescita economica affinché POI si possa riformare il paese. Non si può ridurre la macchina statale se non c’è un mercato che cresce e permette di contenere gli esuberi, non si possono tagliare spese anche inutili se non c’è crescita, non si possono ridurre tasse se non c’è un aumento della produzione industriale.

Questa pietra tombale alle pretese euroscettiche dei grillini non è invece stata pubblicizzata perché il Movimento 5 Stelle intende raccogliere il consenso anti-Euro, ormai maggioritario nel paese, pur volendo rimanere nell’Euro. E a tutti sta bene così.
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Casaleggio, Federico Pizzarotti, Gianroberto Casaleggio, la Repubblica, mader, Movimento 5 stelle

POLVERE DI 5 STELLE


Cappotto pesante scuro e berretto con i classici riquadri scozzesi, il guru torna a Roma dopo lunghi mesi di assenza. E in compagnia del direttorio (che presto si allargherà a qualche senatore) lascia trapelare la linea: «I dissidenti? Li vorrei fuori, magari se ne andassero! Isoliamoli sul territorio».

Come? Disertando il raduno convocato domenica da Federico Pizzarotti. E cambiando la natura del Movimento, fino a farlo somigliare parecchio a un partito. Nel frattempo, si progetta un nuovo mega raduno contro gli scandali capitolini che dovrebbe tenersi già domani a Roma.

Lo sforzo dei cinque scudieri che decideranno pure chi andrà nei talk – mira a frenare la furia dello staff milanese. È Di Maio, zoppicante a causa di una storta, a suggerire il percorso in modo da evitare strappi. La road map pianificata con Roberto Fico (che avrà la delega ai meet up, mentre alla comunicazione andrà Alessandro Di Battista), punta alla riconquista del territorio, funestato da microscissioni (ieri in Toscana). Prosciugare il dissenso silenziosamente, insomma. «Consigliere dopo consigliere».

A sera i cinque si presentano finalmente in assemblea. I falchi plaudono alla svolta. «In questo momento noi non abbiamo nessun potere sui post che escono sul blog», ammette Fico. Cento, tra deputati e senatori, assistono all’incoronazione. Non partecipano invece parecchi dissidenti, protesta silenziosa contro il nuovo corso.

E non mancano momenti di tensione, come quando Cristian Iannuzzi minaccia le dimissioni da deputato. L’ala critica, in ogni caso, mostra parecchie crepe e solo il raduno di Federico Pizzarotti – domenica a Parma – potrà fissare una linea politica comune. «Propongo che venga il direttorio», rilancia Giulia Sarti.

«Non ci saremo, vogliamo evitare strumentalizzazioni», la gela Fico, come riporta l’Adnkronos. Non dovrebbe esserci neanche Artini, affossato dallo scivolone a Piazzapulita. La ferita della sua espulsione, però, non sembra rimarginata. E quando l’epurato interviene in commissione Difesa, la sua collega Tatiana Basilio scoppia in lacrime.
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Tommaso Ciriaco per “la Repubblica
Casaleggio, Gianroberto Casaleggio, Luigi di Maio, mader, Movimento 5 stelle

BLITZ DI CASALEGGIO A ROMA E DÀ L’OK AL RITORNO IN TV


Un M5S light, con una struttura leggera. Non un partito, sia chiaro. L’assenza di soldi, grazie al rifiuto dei finanziamenti pubblici, riesce a tenere a bada il timore più grande: che il Movimento cambi pelle e si trasformi in partito. Si allenta, inoltre, il divieto di andare in tv. I 5 Stelle hanno bisogno anche del piccolo schermo per arrivare alla massa e fare breccia. A quanto si apprende, Gianroberto Casaleggio, nel vertice di oggi a Montecitorio, avrebbe spiegato ai suoi la svolta in corso. Una strategia illustrata non solo ai 5 membri del ‘direttorio’, ma anche ai vari parlamentari che lo hanno incontrato nello studio del vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio.

Per ora l’abbozzo della struttura che ha in mente Casaleggio parte proprio dal direttorio: cinque persone fidatissime -Di Maio, Di Battista, Fico, Sibilia e Ruocco, da molti già battezzati i ‘power rangers’ – che Casaleggio e Grillo hanno voluto indicare senza passare dalla Rete e dall’assemblea. Ma non è da escludere che la squadra si allarghi, mettendo dentro anche qualche senatore.

Altra necessità evidente, avrebbe spiegato Casaleggio ai suoi, dare più visibilità al lavoro svolto sul territorio: l’idea è creare una rete, un sistema di comunicazione che consenta a sindaci M5S e consiglieri di condividere delibere e lavoro svolto sul campo. Inoltre, sarebbero state definite le deleghe di Di Maio e degli altri: stasera verranno comunicate e condivise in assemblea. Una riunione a cui Casaleggio non prenderà parte: dopo una giornata fitta di incontri, il guru del Movimento ha deciso di fare ritorno a Milano.
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Beppe Grillo, Casaleggio, Gianroberto Casaleggio, Grillo, mader, Movimento 5 stelle

LA DEMOCRAZIA DIGITALE DI CASALEGGIO È GIÀ FINITA


È paradossale, dato che si tratta del lancio di una consultazione online. Ma con il Comunicato Politico numero 55 Beppe Grillo certifica, più che la sua abdicazione o quasi dal MoVimento 5 Stelle (“sono stanchino”), il fallimento dell’idea di democrazia digitale di Gianroberto Casaleggio. È quella “l’idea originaria” del movimento che in queste ore tanti attivisti, delusi dall’espulsionedi Paola Pinna e Massimo Artini, sostengono di voler difendere.

Il problema è che quell’idea, la “iperdemocrazia“, non poteva funzionare. E non ha funzionato. Nella sua versione più pura, quella teorizzata da Casaleggio appunto, significava la realizzazione pratica e concreta dell’uno vale uno: c’è 1) un insieme di cittadini – idealmente l’intera popolazione votante (la traduzione corretta, credo, dei proclami di Grillo di volere il 100% dei consensi); 2) una piattaforma informatica su cui metterli in discussione, a partire dalla votazione degli eletti; 3) un gruppo di eletti, che non sarebbero tuttavia che portavoce della volontà degli elettori, espressa in rete e per loro vincolante (“terminali della Rete“); 4) una diarchia di “non-leader”, a garanzia del rispetto delle regole minime stabilite da un “non-statuto” – pena l’espulsione. Nessuna differenza gerarchica: il voto di un militante e di Grillo dovrebbero avere lo stesso peso.

Dovrebbero. Nella prassi è andata diversamente, ma il punto è che non si capisce come avrebbe potuto essere altrimenti. Come, in altre parole, invece della realtà quotidiana del compromesso con un sistema di democrazia rappresentativa avrebbe potuto affermarsi quell’utopia slegata da ogni contesto istituzionale – e irrispettosadi ciascuna delle tante critiche che quell’utopia ha già ricevuto nella storia del pensiero politico negli ultimi vent’anni in particolare.

Ora, come da tempo, le polemiche si addensano sul quarto punto: sui margini di discrezionalità riservati in realtà dai non-leader a se stessi nel nome della loro funzione di “garanzia“. Margini che ora vengono in qualche modo ridiscussi: “il M5S ha bisogno di una struttura di rappresentanza più ampia”, scrive Grillo nel comunicato odierno, ammettendo implicitamente – ed è questo un errore comunicativo e politico che rivela tutta la sua confessata stanchezza, forse – che fino a oggi non era nelle mani della rete “sovrana” (cit. Roberta Lombardi), ma nelle sue e in quella di pochi altri.

Insomma, non dovevano esserci livelli intermedi tra cittadini e decisione politica. L’unico mediatore doveva essere “la Rete“. E invece il risultato, nei fatti, è stato che il movimento è stato retto nelle sue linee politiche di fondo da un duo di non-leader, dal loro (misterioso e ripetutamente criticato) staff, da un inner circle di comunicatori di vario tipo – ed è un primo strato. Oggi se ne vorrebbe aggiungere un secondo, di intermediazione tra questa non-leadership e i non-parlamentari (i “cittadini-portavoce”).

A questo servono le cinque persone, i cinque eletti più eletti di altri (dato che li ha scelti Grillo tra i fedelissimi e “la Rete” può solo “certificare” o respingere), che “si incontreranno regolarmente con me per esaminare la situazione generale, condividere le decisioni più urgenti e costruire, con l’aiuto di tutti, il futuro del MoVimento 5 Stelle”. È la chiara ammissione di una sconfitta di metodo. Un metodo che del resto lo stesso Grillo ha violato espellendo Pinna e Artini facendo precedere il voto online a una decisione maggioritaria dei gruppi parlamentari. Eppure non risultano procedure di espulsione per l’ex-comico, che può anzi ribattere chiedendo le modifiche che più gli aggradano al cuore del movimento: le sue regole di convivenza e deliberazione.

Ma il problema non è Grillo: il problema è pensare che un sistema simile possa stare in piedi. Oltre al quarto punto, per restare alla schematizzazione proposta, andrebbero discussi anche gli altri tre. Siamo sicuri che senza questa gestione autoritaria il movimento sarebbe davvero andato diversamente, come sostengono ai quattro venti epurati e critici interni o non più interni del movimento stesso?

Davvero senza la presenza invadente di Grillo oggi questi “ragazzi dal volto buono” sarebbero magicamente in grado di auto-organizzarsi, farsi campagna elettorale, guadagnare consensi significativi, gestire in modo collaborativo progetti di legge e decisioni interne? La storia, litigiosa e piena di scazzi – mi si perdoni, è la parola giusta – dei meetup e dei gruppi locali sembra dire l’esatto contrario. E, lo scrivo dopo aver studiato per due anni piattaforme di partecipazione online, non sono a conoscenza di un software in grado di produrre, da solo, democrazia per un numero di utenti elevato quanto richiesto dal successo del M5S. Anzi, ho finito per convincermi che nessun software possa produrre da solo democrazia, per pochi o per tanti.

Insomma, da un lato è ridicolo pensare – come parefaccia Grillo – che i click sul blog possano misurare lo stato di salute del movimento o dirimere le questioni decisive, e insieme quelle di tutti i giorni, in una democrazia avanzata con sessanta milioni di anime. Ma dall’altro credo sia altrettanto ingenuo pensare che il problema stia nell’esercizio di autorità da parte di Grillo e non nel sistema ipotizzato in sé, nell’idea della disintermediazione totale per cui senza giornali, senza partiti, senza sindacati, senza nessun corpo intermedio si avvicini il cittadino alla gestione della cosa pubblica.

Ecco, questa credo sia una terribile menzogna. Una menzogna tipica della nostra epoca, di cui si fanno in parte portavoce anche i due Matteo che dominano lo scenario politico italiano attuale. Ma che nella teorizzazione di Casaleggio ha raggiunto il suo apice. Il che non significa che la partecipazione online sia il male assoluto, e che forme di democrazia digitale non debbano essere sperimentate. Al contrario. È che farne il fantoccio sempre salvifico ipotizzato dal guru dei Cinque Stelle nuoce terribilmente a chi voglia spendersi davvero per entrambe queste più che legittime istanze. E pensare che la crisi sia dovuta a un allontanamento da quell’idea, e non dalla sua conferma nello stravolgimento imposto dalla prassi, giorno dopo giorno, non aiuterà a produrre progetti meno litigiosi e non retti, in ultima analisi, da qualche altra non-leadership.

Se davvero il movimento deve rompersi – e sarebbe una cattiva notizia, dato che si parla comunque della principale forza di opposizione in un Paese in cui l’opposizione è già debolissima – e se lo deve fare perché non è stato in grado di metabolizzare e affrontare le critiche di merito che gli sono state mosse sul suo ideale di fondo in questi ultimi due anni, chi al suo interno ha e aveva a cuore che Internet significhi più democrazia provi almeno a pensare davvero se quella era la strada giusta per cercare di dimostrarlo.

La storia recente del movimento dovrebbe portare consiglio: quello che serve alla democrazia su Internet non è un “ritorno alle origini” del M5S, ma più democrazia di quella garantita dall’idea di democrazia di Casaleggio.
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CROLLO TRIONFALE

di Sebastiano Messina
 A tre giorni dal flop alle regionali, sul blog di Grillo ancora non c’è traccia. Bisogna far scorrere la pagina molto al di sotto del settimo necrologio di Casaleggio sull’imminente morte dei giornali per trovare un’analisi dei risultati in Emilia Romagna, ben nascosta in un’articolo sull’astensionismo.

Eccola: “Il Movimento 5 Stelle nel 2010 raccolse 126.619 voti. Ieri ha aumentato i consensi con 159.456 voti”. Fine dell’analisi.
Il fatto che Grillo abbia perso tre quarti degli elettori delle politiche (658.443) e due terzi di quelli delle europee (443.936) è stato evidentemente ritenuto un dettaglio insignificante.
A meno che il profeta Casaleggio – l’uomo che ha già predetto la fine di tutto – abbia visto in questa emorragia di voti un segnale incoraggiante, un indizio della vittoria prossima futura.
Che arriverà, magari, il giorno in cui non ci saranno più giornali.
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da BONSAI la Repubblica
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CASALEGGIO DA IL “VAFFA” A MESSORA


A due giorni dalla kermesse #Italia5Stelle al Circo Massimo, scoppia una nuova grana in casa M5S. Stavolta a finire nel caos è il gruppo all’Europarlamento che, a quanto apprende l’Adnkronos, avrebbe deciso di sciogliere lo staff comunicazione guidato da Claudio Messora: quindici persone in tutto -tra giornalisti, videomaker, grafici, fotografi- assunte a inizio luglio e che ora, dopo appena tre mesi, dovrebbero fare le valigie e tornare a casa. 

Messora, intercettato dall’Adnkronos, si trincera dietro un “no comment”.

Il gruppo comunicazione, stando alle regole dei 5 Stelle, è affidato ai vertici del Movimento, dunque a Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, e pagato attraverso il fondo per i collaboratori. Gli europarlamentari M5S, inoltre, avrebbero dovuto devolvere 1.000 euro al mese per il funzionamento del gruppo. Ma qualcosa e’ andato storto. Tra Messora e gli eletti non è mai corso buon sangue. A qualcuno dei 17 europarlamentari, inoltre, la regola che prevede di affidare la comunicazione a un gruppo di lavoro scelto dalla Casaleggio associati non è mai andata giù.

Da qui, il braccio di ferro sui mille euro, finito in uno scontro aperto alla Casaleggio associati tra l’eurodeputato Ignazio Corrao e lo stesso Messora, consumatosi davanti agli occhi del cofondatore del Movimento. Casaleggio, dopo varie telefonate e tentativi di mediazione, alla fine opta per la linea dura: nei giorni scorsi ha deciso di azzerare lo staff. Una scelta, di cui è al corrente anche Beppe Grillo, che non avrebbe precedenti nel Parlamento europeo, destinata dunque a fare molto rumore. Un eletto, intercettato dall’Adnkronos, assicura che i 15 non andranno tutti a casa: “Valuteremo i curricula e terremo i migliori – dice – ma bisogna tagliare i costi e allontanare le persone che non hanno lavorato bene. E prima di fare ciò, occorre sciogliere l’intero gruppo”.
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TRAVAGLIO: ASSURDO ESCLUDERE PIZZAROTTI DAL CIRCO MASSIMO


L’altro giorno, all’aeroporto, incontro un sondaggista molto in voga. Che mi domanda: “Ma secondo lei Grillo lo sa che il Movimento 5Stelle è ancora il primo partito fra gli italiani sino a 45-50, e sopra quella soglia crolla, regalando a Pd e Forza Italia tutto il resto del paese più vecchio d’Europa?”.

Giro volentieri la domanda a Grillo, a Casaleggio e ai 5Stelle tutti, con un paio di aggiunte: oltre a ripetere continuamente che siete la principale e spesso unica forza di opposizione in Parlamento e nel Paese, vi rendete conto della responsabilità che avete?

E che fate per comunicare la vostra quotidiana battaglia di opposizione in Parlamento e fuori, soprattutto a quella fascia di età che non sa niente di voi oppure sa cose false o molto parziali perché non usa la Rete e s’informa quasi soltanto dalle tv e dai giornaloni governativi, che se parlano di voi è per dipingervi come inaffidabili, litigiosi, inconcludenti, inutili? La tre giorni al Circo Massimo è un’ottima occasione per riflettere su questi temi, anzi è forse l’ultima spiaggia per rilanciare un Movimento che ha suscitato tante aspettative e solo in parte, nella realtà e soprattutto nella percezione, le ha soddisfatte.

Se invece diventerà l’ennesima seduta di autocoscienza, l’ennesimo sfogatoio di risentimenti interni, personalismi vacui e guerricciole intestine, si rivelerà un’occasione perduta e forse irripetibile. Il caso Pizzarotti è esemplare. Capitan Pizza, come lo chiama Grillo, s’è rivelato un onesto, oculato e concreto amministratore: chi prevedeva che Parma, nelle mani dei barbari “grillini”, sarebbe finita nel baratro, è rimasto deluso. Il baratro è quello che Pizzarotti ha ereditato dai suoi dissennati e spesso corrotti predecessori.

E, costretto a fare le nozze con i fichi secchi, ha tutt’altro che sfigurato. La sua veste di sindaco, obbligato a fare i conti con la realtà, gli ha alienato le simpatie dei vertici e della parte più movimentista della base, che sognavano rivoluzioni impossibili: tipo sull’inceneritore che, carte bollate alla mano, era ormai impossibile bloccare.

Quando, a giugno, un gruppo di duri e puri avviarono una raccolta di firme per sfiduciarlo, Grillo e Casaleggio ebbero il merito di fermarli, anche perché licenziare il primo sindaco di capoluogo eletto dai 5Stelle sarebbe stato un autogol clamoroso mentre il Movimento s’accingeva a espugnare la rossa Livorno.

La frattura sembrò ricomporsi, salvo riesplodere un mese fa, stavolta per colpa di Pizzarotti, che pareva incline a un accordo col Pd per le famigerate “nuove province” contro la scelta pentastellata di disertare un’istituzione che si vuole abolire per davvero (non per finta come ha fatto Renzi). Ora ci risiamo, con l’assurda decisione di escluderlo dai relatori sul palco del Circo Massimo e con l’altrettanto assurdo sms che il sindaco di Parma ha inviato ad alcuni parlamentari invitandoli a “mollare” Grillo e Casaleggio, additati come sentina di tutti i guai dei 5Stelle.

Grillo e Casaleggio si sono inventati il movimento, che senza di loro non sarebbe esistito e non esisterebbe. È inevitabile che, a un certo punto della vita, i figli si liberino dei padri: ma quel momento per i 5Stelle non è ancora arrivato.

Ciò che serve oggi, l’abbiamo scritto e lo ripetiamo, è un portavoce o un gruppo ristretto di portavoce, eletto dai parlamentari o dagli iscritti al blog, che rappresenti la “linea” ufficiale e ogni sera vada a spiegare attività e proposte alternative a quelle del governo nei tg ed eventualmente in qualche talk show giudicato praticabile. Senza paura di dialogare con le altre opposizioni, quando si manifestano, e di sposarne le iniziative, quando sono buone: per esempio il referendum della sinistra contro il pareggio di bilancio in Costituzione o quello della Lega (sostenuto anche dalla Fiom) contro la legge Fornero.

Del resto furono proprio Grillo e Casaleggio a firmare il documento di Libertà e Giustizia contro la svolta autoritaria di Renzusconi. Le forze governative sono talmente numerose e schiaccianti che le opposizioni o si fanno sentire tutte insieme, oppure è come se non esistessero.
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Marco Travaglio per Il Fatto Quotidiano
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PIZZAROTTI FUORI DAL CIRCO MASSIMO


Niente palco per Federico Pizzarotti al Circo Massimo dal 10 al 12 ottobre. Nella scaletta provvisoria dell’evento M5S sono previsti gli interventi di parlamentari e amministratori ma non quello del sindaco di Parma, spesso in contrasto con Grillo e Casaleggio. 

Il programma è stato ormai definito anche se – viene spiegato – potrebbe subire qualche cambiamento. Ad aprire, come noto, sarà Beppe Grillo nel tardo pomeriggio di venerdì per lasciare poi spazio alla musica. Ci sarà spazio anche per i neosindaci di Livorno e Bagheria, ma non per Pizzarotti. Uno spazio vuoto è stato lasciato per il possibile intervento di Gianroberto Casaleggio.

La scaletta, al centro di un fitto scambio di mail tra Milano e Roma, è stata chiusa, ma la fuga di notizie potrebbe riaccendere le polemiche da parte degli “esclusi” che, già irritati per essere stati fatti fuori dal “giro della tv” nei mesi scorsi (quando il M5S era presente nei talk show), reclamano spazio sul palco anche per loro.

La replica del sindaco di Parma: “Leggo che in una domenica priva di notizia si vuole polemizzare sul Circo Massimo. Non è importante chi c’è o non c’è sul palco, ma le idee che si esprimono e le relazioni che si creano. Non ho chiesto di salire,lascio come sempre le valutazioni a chi organizza, rimanendo a disposizione. Ci sarà il gazebo di Parma al nostro evento, e io sarò lì, tra la gente, come ho sempre fatto e come continuerò a fare. Domani sarò alla Camera dei Deputati per parlare della rivoluzione copernicana che stiamo apportando al Welfare di Parma. Il Paese non ha bisogno solo di persone, ma soprattutto di idee”, scrive Pizzarotti su Facebook. 
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ROMPISCATOLE DI 5 STELLE


Francesco Celotto, già candidato grillino alle politiche, “reo” di avere contestato Beppe Grillo, è stato espulso dal Movimento 5 Stelle. Ma, ancora una volta, non le manda a dire. Anche sul piano locale: “Dov’è il M5S di Bassano?” Che sia un rompiscatole, lo riconosce lui stesso. Del resto, in politica, non c’è spazio per i troppo simpatici o per i troppo buoni.


Il problema è che questa volta ha rotto le scatole nientemeno che a Beppe Grillo. E così Francesco Celotto – già candidato grillino al Senato alle elezioni politiche dello scorso anno e referente e portavoce del meetup del Grappa – è stato espulso dal Movimento 5 Stelle.

Il siluramento non è arrivato per delibera o per posta raccomandata, ma in via informatica e senza preavviso sul sito beppegrillo.it, con la rimozione di punto in bianco dell’account di Celotto che ne ha impedito l’accesso al portale e quindi la possibilità di votare online, riservata solo agli iscritti al Movimento.

“Già ero dissidente, ora questa è una medaglia per me” – commenta, all’incontro stampa convocato a Vicolo Gamba Caffè dei Libri, l’ormai ex attivista pentastellato che ritorna a farsi sentire dopo un periodo di silenzio e di “riposo” politico, successivo al tourbillon di botte e risposte col M5S di Bassano del Grappa prima e durante la campagna elettorale per le amministrative bassanesi. Una fase nella quale, pur non comparendo sui giornali, Celotto ha continuato a criticare su facebook l’operato dei vertici nazionali del Movimento, leggasi Grillo & Casalegno.

“Le mie critiche a Grillo – spiega – si sono basate sul fatto che non c’è una strategia politica, un piano per l’Italia, solo urla che hanno stufato. Il Movimento 5 Stelle è diventato un partito, con un cerchio magico a livello locale e nazionale. Non c’è democrazia interna, è un partito con strutture occulte di gestione del territorio e del potere. Grillo e Casaleggio hanno distrutto il M5S con il loro modo di fare nell’ultimo anno.”

“Negli altri partiti – aggiunge l’ex grillino – l’espulsione è definita da una precisa procedura e l’espulso può ricorrere ai probiviri. Qui con un clic vieni buttato fuori, e non c’è nessuno a cui puoi ricorrere. Non ci sono solo io, ci sono casi in tutta Italia. Io voglio che la mia espulsione sia votata in rete, e non decisa da qualcuno solo perché non gli vado a genio. Gli ideali del Movimento restano attuali, come la lotta alla casta e alla burocrazia, ma c’è totale mancanza di democrazia e di rispetto delle regole.”

L’espulsione è stata improvvisa, ma Celotto un segnale di avvertimento lo aveva ricevuto. E cioè una lettera datata 8 settembre con la quale l’avvocato di Grillo lo diffidava “all’uso del nome Movimento 5 Stelle” in veste di “sedicente “portavoce” dell’organizzazione politica Movimento 5 Stelle del Grappa” su mezzi di comunicazione, ovvero il profilo facebook del M5S del Grappa medesimo, impiegati a detta del legale “il più delle volte per denigrare il sig. Grillo e diffamarne l’immagine pubblica e privata”. Una comunicazione dopo la quale, passato qualche giorno, è avvenuta l’espulsione.

L’avvocato di Celotto, con una lettera alla controparte, ha quindi replicato bollando come “affermazioni infondate” i presunti atti denigratori all’immagine privata del leader, mentre “per quanto riguarda l’immagine pubblica, ovvero l’attività politica del sig. Grillo, il sig. Celotto ha il diritto di critica che intende svolgere in quanto il sig. Grillo come “capo” di un movimento politico è oggetto della libera valutazione di ogni cittadino”. 

 Aggiungendo che “ogni atto diretto a violare i diritti politici del sig. Celotto comporterà la denuncia ai sensi dell’art. 294 del codice penale”.

Insomma: una bella coda di potenziali strascichi giudiziari. Nel frattempo Celotto, come sempre, non le manda a dire: “O ti adegui o sei fuori – scrive in una lettera aperta consegnata ai giornalisti -. A noi rimane una scelta, o ci adeguiamo o facciamo tornare il Movimento sui binari originari con la quasi certezza di farci cacciare tutti quanti.”

Contesta il metodo per le candidature del M5S alle prossime elezioni regionali: “In Veneto, diversamente dall’Emilia e dalle altre regioni, i candidati non saranno scelti direttamente dagli attivisti con il voto online ma saranno prescelti a livello provinciale dai meetup, che così decidono chi è gradito e chi no. Poi si vota online, ma prima c’è la selezione dei meetup. E’ un meccanismo fatto in realtà per mettere in pista chi vogliono loro.”

E – visto che ci siamo – Celotto dice la sua anche sul piano locale: “Dov’è il Movimento 5 Stelle di Bassano? Hanno messo un candidato, che cosa sta facendo in Comune? Hanno un’idea, un piano per Bassano oltre agli OGM Free? Io non ne vedo. Il M5S a Bassano è semplicemente inesistente. E’ già morto, nei prossimi mesi certificherà la morte avvenuta. Non c’è sostanza a Bassano, in provincia di Vicenza, nel Veneto.”

Intanto l’ex dissidente del Movimento scalda i motori per nuovi obiettivi: è tra i fondatori dell’ASEV (Associazione Sviluppo Economico Veneto) con la quale promuoverà serate pubbliche su “temi caldi” quali sanità, sociale, territorio, economia. E annuncia: “Farò ancora politica.” In quale veste e con chi, è ancora presto per dirlo. Ma possiamo già presagire il titolo di un ipotetico futuro articolo sulla sua attività pubblica: “Il rompiscatole colpisce ancora”. Statene certi.
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LA LOTTERIA DELLA DEMOCRAZIA GRILLINA


Un giorno sì e l’altro pure i grillini si vantanodi essere l’unico partito – pardon, MoVimento – in grado di rispettare la volontà popolare. Quasi fossero loro gli unici portatori di quella Volontà generale che, secondo il filosofo Jean-Jacques Rousseau, è insita in ogni uomo indipendentemente dal fatto che egli la percepisca o meno.

Eppure, se guardiamo gli esisti di certe votazioni, verrebbe da dire che questa volontà, in campo grillino, è quantomeno sopita. Accade così che Grillo, tramite il fido guru maximo dell’informatica Gianroberto Casaleggio, mette a disposizione del suo Popolo uno strumento innovativo per votare i candidati, ed il grillino medio se ne frega. Oppure, al contrario, cerca di candidarsi anche senza avere alcun titolo forse – a pensar male si fa peccato, ma spesso ci s’azzecca, diceva qualcuno – solo per accaparrarsi un bel posto al sole in qualche ente pubblico.

Ed ecco che, in questo modo, la candidata presidente alla regione Emilia Romagna Giulia Gibertoni, regione in cui il M5S ha ottenuto un buon 24,6% alle politiche del 2013 e un decente 19,2%, venga scelta con appena 266 voti della base grillina. Un risultato solo di poco migliore del collega cittadino Cono Cantelmi che, “forte” di 183 voti, sarà candidato governatore della Calabria. A far compagnia ci sarà una nutrita squadra di candidati che, a stento, hanno raccolto un centinaio di voti. Basti pensare che in Emilia la Gilbertoni ha superato Elena Cipolletta (99 voti) ed Ilsa Orano (75); e ancora Dario Pattacini (78), conduttore televisivo della cerchia dei fedelissimi di Beppe, Imerio Amedei (62), Giulio Cristofori (102), Nunzio Diana (65). E ancora Paola Cardelli (105 voti), attivista reggiana del Movimento 5 Stelle e compagna dell’attuale capogruppo in sala del Tricolore Norberto Vaccari, e Silvia Piccinini (142).

La stessa cosa accaduta, grosso modo, alle scorse europee dove – accennavamo prima – si son presentati ben cinquemila candidati, desiderosi di ottenere un posto al sole. Ed ecco che, a guardare ai 75 candidati selezionati, si può notare come non ce ne sia uno in grado di superare i duemila voti e pochi anche ad andare oltre i mille. La maggior parte (bada bene, parliamo di un’elezione nazionale) son stati scelti con numeri compresi fra i centoe gli ottocento voti. Ed in particolare spicca per difetto il nome di Manuel Voluaz, selezionato in Val d’Aosta con appena 33 voti. Probabilmente il suo condominio. E poi Pasquale Casmirro (58 voti in Molise), Laura Agea (132 in Umbria) e Laura Ferrara (133 in Calabria). Le ultime due sono state elette, va detto con decine di migliaia di voti popolari.

Quel che lascia un po’ dubbiosi è dunque il metodo per selezionare i candidati. Non solo per i pochi voti richiesti per entrare ma anche per certe procedure poco chiare. Ad esempio, per le regionali emiliane, non è uscita nessuna lista dei candidati selezionati, con a fianco il numero dei voti ricevuti: la mattina gli iscritti si sono trovati di fronte al secondo turno delle votazioni per eleggere il candidato presidente.

Se questa è trasparenza…
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