Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio, Grillo, mader, Movimento 5 stelle

LA DEMOCRAZIA NEL M5S, VIETATO OCCUPARE GRILLO


Gli attivisti riuniti sotto la dicitura #occupypalco, espulsi oggi da un post scriptum sul blog di Grillo, chiedono con un lungo comunicato su Facebook chi abbia deciso la loro espulsione. E si dicono “addolorati” nel vedere “i danni che vengono causati al Movimento 5 Stelle da questi abusi continui perpetrati da persone invisibili che gestiscono come meglio credono un potere che non dovrebbe essere il loro ma che è di tutti”. Ma assicurano che questa espulsione non chiude la faccenda e promettono: “#Occupypalco non si fermerà nella richiesta di trasparenza”.

“Apprendiamo dai giornalisti che chiedono un commento – inizia così il lungo post su Facebook – della nostra espulsione dal Movimento 5 Stelle. Premesso che nessun P.S., arbitro o ‘Staff’ ci potrà mai togliere la maglia di attivista del Movimento, visto che questa maglia non si ottiene con un’iscrizione su un portale ma con l’impegno, l’energia e la passione messi al servizio di un progetto comune basato sulla Trasparenza, la Partecipazione, la Democrazia e l’Onestà. Ci Chiediamo: chi ha provveduto agli accertamenti, chi ha gestito la pratica, chi ha emesso la condanna e chi l’ha eseguita? Sarebbe il minimo che un provvedimento in tal senso venisse firmato. È stato Beppe? Gianroberto? Oppure il famoso Staff di cui è meglio non parlare e non far vedere la presenza”.

“Commentando la notizia dell’espulsione – spiegano ancora – possiamo solo dire che non ci fa nè caldo nè freddo. Essere esclusi da un portale e quindi non poter votare su un sistema dove non vi è la benchè minima trasparenza, non può che lasciarci indifferenti. Quello che ci addolora è invece vedere i danni che vengono causati al Movimento 5 Stelle da questi abusi continui – sostengono – perpetrati da persone invisibili che gestiscono come meglio credono un potere che non dovrebbe essere il loro ma che è di tutti”.

 “Si parla nel PS – scrivono ancora gli attivisti di #occupypalco – del rispetto degli oltre 600 volontari che hanno contribuito all’evento e delle centinaia di migliaia di persone (perchè non milioni?) che erano presenti all’evento, vorremmo sapere quanti di loro sono stati interpellati per giungere ad una decisione, quanti del popolo della rete sono stati interpellati per sapere se, anche loro come noi, pretendono una risposta alle domande sulla trasparenza del voto e della piattaforma e alla possibilità del riconteggio. Forse lo staff di Milano può pensare che questa espulsione chiuda la faccenda e il problema si risolva da solo, come è sempre successo ogni volta che c’è stata una diffida, ma Occupypalco non si fermerà nella richiesta di trasparenza, non si fermerà nell’attivismo pro Movimento 5 stelle, il M5S e’ di tutti quelli che ne condividono i valori e che vogliono lottare per far sì che la politica torni fra i cittadini. Quindi con tutta serenità possiamo dire, preparate delle risposte alle domande della rete, perché volenti o nolenti, prima o poi queste risposte dovrete darle a tutti i cittadini. Un saluto e un abbraccio speciale – concludono – a tutti gli attivisti che credono ancora in un sogno”.
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Avanti!, Beppe Grillo, Federico Pizzarotti, Gianroberto Casaleggio, Grillo, mader, Marco Travaglio, Michele Santoro, Movimento 5 stelle

IL CONTRAPPASSO DI POPULISTI E MANETTARI


I populisti giustizialisti sono non sull’orlo, ma in piena crisi. Di nervi e di missione.

Sclerano in diretta televisiva Santoro e Travaglio anche se, in considerazione della caduta libera di ascolti che subiscono dall’inizio di stagione ‘Servizio pubblico’ e i talk show politici è forte il dubbio che la lite tra le due comari manettare di ieri sera sia stata una sceneggiata messa su allo scopo di cercare di recuperare un po’ di visibilità, soprattutto in rete, per ricordare al pubblico televisivo, in overdose di vaniloqui e urla da Vucciria, che esistono ancora.

 Dopo il flop del Circo Massimo e gli sberleffi dei ragazzi genovesi a “o sciu Grillo”, il M5S sembra aver imboccato definitivamente la strada del “cupio dissolvi”.

Non passa giorno che Dio manda in terra che non giungano notizie di litigi o, più semplicemente cattive notizie come quella arrivata da Bruxelles che racconta della dissoluzione dello stravagante gruppo Grillo/Farage al Parlamento europeo. Un bel guaio per i grillini in trasferta perché il regolamento del PE relega i deputati non iscritti ad una sorta di limbo permanente.

Sarà un film interessante seguire le transumanze dei “cittadini europei” in gruppo o singolarmente in cerca d’autore (e di casa) nell’aula del consesso continentale.

In Italia intanto, l’ineffabile deputato Di Battista, dopo qualche settimana di (apprezzato) silenzio, a seguito della demenziale uscita sulle ragioni dei macellai dell’Isis, ha amabilmente apostrofato il sen. Orellana (quello che un anno fa era candidato di bandiera alla presidenza della repubblica per il M5S) definendolo “un uomo che fa schifo”.

Pochi giorni prima al Circo Massimo, il sempre più inquietante Casaleggio, ben noto per il suo scarso bon ton, aveva invitato i giornalisti a “levarsi dai coglioni” e infine ieri il capo supremo, in evidente debito di argomenti e probabilmente ancora sotto choc dopo la fallita spedizione mediatica genovese, non ha trovato niente di meglio che cacciare, con tanto di gogna telematica, il sindaco grillino di Comacchio Marco Fabbri che oggi piagnucola e strilla contro la deriva “fascista” del Movimento ritenendo forse che chi lo legge o lo ascolta non si ponga la domanda: “ma non lo sapevi prima in che razza di compagnia di giro che ti sei candidato?”

Della considerazione in cui è tenuto dall’inner circle grillista il sindaco di Parma Federico Pizzarotti è meglio non parlare mentre da San Ferdinando di Rosarno, comune della provincia di Reggio Calabria giunge la notizia del fermo, non certo per un divieto di sosta ma per bazzecole come concorsi esterno in associazione mafiosa, traffico di droga, estorsioni, danneggiamenti, intimidazioni, del consigliere comunale Giovanni Pantano, tra i fondatori nel 2013, del locale meet up.

Non c’è male per un movimento nato e cresciuto issando la bandiera della democrazia orizzontale, della legalità e della trasparenza.

Il contrappasso che sta colpendo populisti e giustizialisti è pesantissimo perché il moltiplicarsi di episodi imbarazzanti e gaffes da dilettanti, la deriva fatta di urla e strepiti contro chi osa accennare a recitare un ruolo diverso da quello di corifeo sta mettendo a nudo da lato un il vuoto di cultura politica che è la cifra che caratterizza il carro di Tespi messo su dal duo Grillo Casaleggio, dall’altro l’usura imbarazzante dei professionisti della legalità alla Travaglio che, uscito Berlusconi dalla comune, appaiono in evidente deficit di argomenti che abbiano sostanza.

Probabilmente l’opinione pubblica sta aprendo gli occhi e sta scoprendo l’altra faccia della medaglia. Anni di chiacchiere degli uni e poco più di un anno di inutile presenza in parlamento degli altri hanno messo a nudo la loro dannosa inutilità.
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Emanuele Pecheux per Avanti!
Beppe Grillo, Emanuele Buzzi, Grillo, mader, Movimento 5 stelle

GRILLO A MENTANA: ”NON HAI CAPITO UN C…O!”


Prima il colloquio, poi l’affondo. Beppe Grillo incontra nel backstage al Circo Massimo Enrico Mentana. Poi lo evoca, a suo modo, davanti alla folla. «Ci vogliono perché siamo gli unici che possono fare quel contraddittorio che fa salire lo share. Ma noi non ci andiamo più nei talk-show», dice dal palco.


E racconta: «Oggi è venuto qui Mentana molto preoccupato. Ci ha detto: “Dovete venire perché c’è bisogno di un’interfaccia”. Mentana non hai capito un cazzo! Tu sei abituato a parlare a interfaccia come Renzi. Mentana hai sbagliato».
 

«Come vogliono gestire la loro comunicazione sono affari loro», replica il direttore del Tg La7 . E chiarisce: «Ho fatto un sopralluogo perché avevamo la diretta, abbiamo chiacchierato e gli ho esposto un pensiero che è quello che abbiamo tutti noi giornalisti: la possibilità di avere tra gli ospiti un portavoce dei Cinque Stelle — idea condivisa anche da molti nel Movimento —, lui mi ha espresso le sua perplessità, ribadite poi con le sue modalità che conosciamo anche dal palco». 

Bersaglio di turno dalla ribalta, il conduttore rivendica la necessità di parlare con i pentastellati: «Hanno preso il 25 e il 21%. Noi raccontiamo la politica con un quarto della politica che non si fa raccontare: puoi subire dei danni collaterali se cerchi di avere un contatto con loro, ma io non invidio chi non ci prova».

Mentana vede la manifestazione al Circo Massimo come «un punto di ripartenza per i Cinque Stelle — una volta metabolizzata la sconfitta elettorale — con qualche linea guida, un po’ come hanno sempre fatto i partiti».

«A discapito di quanto in parte si è detto, hanno mostrato la mercanzia — sostiene Mentana alludendo alla gente in piazza ieri —. In una stagione in cui tutti non hanno i numeri, in cui Renzi esibisce quelli delle Europee, i Cinque Stelle hanno bisogno di fare un altro tipo di campionato». 
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Emanuele Buzzi per Il Corriere della Sera
Beppe Grillo, Grillo, mader, Movimento 5 stelle

FLOP, FLOPPETE, FLOCCHETE… M5S COME LA POVERA FONTANA MALATA

Di Daniele Berti
L’avevo scritto l’11 settembre 2014, questo evento che doveva portare al circo massimo centinaia di migliaia di persone, si deve accontentare di 4 amici e parenti, non era difficile scommetterci.

Ma la cosa peggiore è che chi c’è andato era pure consapevole del bagno di sangue, ma c’è gente che ancora ci vuol credere malgrado l’evidenza dei fatti… Roma e provincia avrebbe dovuto da sola riempire quello spazio, invece nulla, anzi un Casaleggio innervosito dai giornalisti che gli fanno domande semplici semplici, gazebo semivuoti, o ideali per selfie con le ‘star’ dei 2 rami del parlamento (ma in quanti dei 150 staranno già pensando alla 18^ legislatura nel PD?). Insomma, bastava veramente un tendone del circo Togni almeno ci si sentiva tutti vicini vicini…

Mi viene proprio in mente La fontana malata di Aldo Palazzeschi: Clofclop cloch…cloffete cloppete clocchete… la povera fontana malata..tossisce tossisce…

E cosi ora è il m5s, un malato terminale, chi l’ha conosciuto da vicino SA, altro che rivoluzione, altro che referendum sull’euro… E cosi, dopo lo sberlone ricevuto alle Europee, bisognava ricevere anche questo scappellotto con dolore lancinante…Anche i talebani più convinti abbandonano la nave, andare a Roma costa e caro Beppone tu le tasche le hai piene, hai obbligato i parlamentari all’angolo, e questo è il giusto prezzo che tutti devono pagare.

Chi voleva la razza ariana ha fatto una brutta fine, il dialogo in politica è necessario per ottenere risultati, le mani si sporcano giocoforza, perchè chi lavora si sporca le mani…Fare i fighetti sui tetti o facendo girare dei video con bei discorsetti
NON SERVE A UN CAZZO… capiii? Capito Giggetto, Tavernetta e Dibba ? Voi che siete le star del people delle stelle spente?

Pensavate di costruire leggi perchè basta essere onesti? Studiare no èèè? Fare esperienza in un consiglio comunale prima no èèè? Pizzarotti vi bagna il naso a tutti, ma lui è intelligente, altro calibro, ma non obbedisce, quindi meglio evitarlo.. Ridicoli, semplicemente illusi…Ma che ve lo dico a fà? Siete i migliori, vivete intensamente questa XVII legislatura e al prossimo giro se vi va bene sarete in 50, tappe intermedie: altro flop in Emilia…

Mollate l’urlatore telecomandato e cominciate a studiare, ascoltate un cretino, dalle stelle alle stalle ci siete già arrivati, scemo io che ci ho creduto per troppo tempo.



Chiara Geloni, Gianroberto Casaleggio, mader, Movimento 5 stelle

AL CIRCO MASSIMO, COME ALLA FESTA DELL’UNITÀ


Di Chiara Geloni e Stefano Di Traglia
Siamo andati a curiosare al Circo Massimo. Non ci hanno insolentito né cacciato, quindi o non siamo né Kasta né giornalisti o comunque non contiamo niente. Bene.
Tutto sommato, questa cosa del Movimento 5 stelle assomiglia molto a una Festa dell’Unità, con qualche differenza, anche a sorpresa.

C’è un giornale, si chiama “il Movimento”, ma loro preferiscono chiamarlo “volantino”. C’è qualche contraddizione, gli stand dei No tav accanto a quelli istituzionali dei gruppi parlamentari. C’è molta carta, molti gadget, molta identità: “Tu chi sei?”. Niente, sono venuto a guardare. “Ma di dove sei?”. Niente, di Roma. “Ma di che circolo?”. Ma no, niente. Lo trovano strano.
 

Lo slogan della festa è “La buona notizia”: che, ammetterete, è molto bello e funziona. Da almeno duemila anni.
 
C’è la stessa musica che alle feste dell’Unità, c’è uno spirito molto simile, non ci sono stand commerciali, c’è forse più militanza e più territorio. C’è dietro, sicuramente, una struttura organizzata. E si vede.

La festa è fatta a forma di Italia, cioè così:

I quadratini che vedete nella foto sono piccoli gazebo che, rispettando l’ordine geografico, espongono tutto quello che il Movimento fa in ogni consiglio comunale in cui è presente: petizioni, norme, campagne, gadget, raccolte di firme, volantini, giornali e giornalini. Sotto qualche gazebo si svolgono anche micro comizi e micro dibattiti.

Di fronte al Nord c’è il palco grande, di fronte al Sud c’è una specie di Hyde park corner, dove a turno ogni parlamentare M5S sale su un palchetto e parla per un tot di minuti su un tema. E così è risolto pure il problema di far andare tutti sul palco in pochi giorni di festa. 
Qui un comizio sul turismo.

Qui siamo allo stand dei gruppi parlamentari di camera e senato (c’è anche quello del gruppo europeo). Ovunque ci sono materiali e volantini, alle pareti sono appese queste slide piuttosto ben fatte, di carta però.

Grillo tenta un giro degli stand, che molto ricorda il giro delle cucine del segretario, però si scoccia per il circo mediatico e sale sul palco per dire che i giornalisti dovrebbero stare nell’apposito settore. Beata gioventù.

Casaleggio pure ha il suo bel circo mediatico (si vede il berretto ma ci è passata davanti una, mannaggia), e così Di Maio, Di Battista e Pizzarotti che tutti aspettano come una star. Il sindaco di Livorno Nogarin è più defilato, gira in camicia bianca e dà il suo numero di cellulare a un paio di militanti.

Qui si mangia, cioè si compra da mangiare o meglio si fa una donazione ricevendo in cambio del cibo. A noi manca un po’ quel bel profumo di salsicce arrostite, un’insalata di farro non è mica la stessa cosa, eppure dire che ci sentiamo estranei no, non lo diremmo.
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Beppe Grillo, Federico Pizzarotti, Grillo, Luigi di Maio, mader, Movimento 5 stelle

IL FIASCO DEL M5S AL CIRCO MASSIMO


Doveva essere la festa dell’unità 2.0 del Movimento e non partito di Beppe Grillo, l’occasione per ribadire nuovamente la forza di chi ne fa parte e lo alimenta. Sarebbe meglio dire che avrebbe dovuto essere molte cose, anche un successo, e invece sembra che nella realtà le cose non siano andate proprio così.

La parola che ricorreva alle soglie del giorno inaugurale della festa al Circo Massimo era “polemiche”. Prima per i permessi, chiesti a luglio e diventati uno stillicidio fino al 12 settembre. Poi il valzer delle sedie dello staff del settore comunicazione a Bruxelles con il benservito inflitto a Claudio Messora.

Per non parlare delle uscite poco simpatiche del sindaco di Parma Pizzarotti: “Quando c’è da scegliere tra cittadino e politica scelgo il cittadino, e penso sia condivisibile da tutti. Il momento in cui ci troviamo predispone all’astio, se non sei con me sei contro di me” così ha dichiarato alla trasmissione di Rai Tre Agorà.

Poi il peso sempre più rilevante di Di Maio nel Movimento. E l’atmosfera di transizione che si respira. C’è chi parla di un bivio, di un punto di ri partenza che dovrebbe accendersi ora dopo l’insuccesso alle europee.

L’entusiasmo poi tanto sbandierato scoppia come una bolla di sapone non appena Grillo esce di scena dopo la sua prima apparizione: la piazza del Circo Massimo riduce i suoi partecipanti nonostante la chiusura della serata fosse prevista per le ore 23.
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Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio, mader, Movimento 5 stelle, Panorama

LA PARABOLA DI BEPPE GRILLO: DA SAVONAROLA AD ARROTINO


Più che un blog sovversivo sembra il volantino di un pizzicagnolo di Marina di Bibbona. E infatti basta entrare in quella piazza che un tempo fu aperta al dileggio e al pubblico sputo contro deputati, senatori, giornalisti, per non trovarci e per non riconoscere il sedizioso Beppe Grillo, ma il rivenditore di pneumatici, l’ambulante che vende saponette, profumi e televisori.

E c’è perfino il vino insieme a “primi e secondi piatti a 13 euro”, insomma l’insurrezione che finisce a cacio e maccheroni,l’agitatore che si è finalmente attovagliato.

Si consuma un tanto a click, tra l’occupazione del senato contro l’articolo 18, le apocalissi sempre meno fantasiose di Gianroberto Casaleggio che profetizza un grande obitorio di quotidiani («La Padaniasi estinguerà nel 2015, il Fatto nel 2017, il Corriere e Repubblicanel 2018…»), quel portale del M5S che ha infiammato e involgarito l’Italia, il ciclostile della rabbia anticasta, lo sfogatoio di mattoidi e cospirazionisti.

E dunque si scompone tra markette ed epurazioni anche il sogno della democrazia dal basso e in silenzio smobilita la fanteria che doveva mandare “tutti a casa”, quel reparto di “cittadini” che sotto l’insegna del “vaffanculo” avrebbe bonificato il parlamento, le colonne che erano pronte a marciare su Roma per chiedere lo scioglimento del governo a Giorgio Napolitano, anzi “al boia Napolitano”. Mai si era visto un così vasto ed esagerato scialo di consenso, mai un’occasione era stata perduta in così breve tempo.

E ha già l’odore nostalgico anche questo raduno Italia Cinque Stelle che Grillo ha organizzato nel suggestivo Circo Massimo di Roma credendosi un imperatore a cavallo di una biga non accorgerdosi di essere invece un reduce scornato in sella a un ciuco.

Deflagra come il più antico partito il movimento che doveva sopprimere i partiti e nell’entropia, come cellule impazzite, il dissenso si propaga da Fiorano a Roma, da Parma a Reggio Calabria tra espulsioni e fuoriuscite, al grido “jatevenne, jatevenne”. E non è più solo fuga, diaspora, ormai siamo arrivati al licenziamento coatto del padrone.

E’ lo stesso Grillo che in Italia difende l’articolo 18 ad averlo già abolito in Europa prima ancora di Matteo Renzi e di Ignazio Marino destituendo tutto un intero staff di 15 persone che lavora a Bruxelles, neppure fossero gli orchestrali dell’Opera di Roma con l’indennità frak, espulsi come i metalmeccanici che a Pomigliano espelleva Sergio Marchionne.

 

Grillo farebbe bene ad ascoltare i lamenti della provincia, dei suoi meet-up che si svuotano con la stessa velocità con cui si riempiono, veri e propri centri per l’impiego. Quanti voti bastano per amministrare una regione? 266 voti per amministrare l’Emilia sono bastati a Giulia Gibertoni per essere designata, e chissà quanti ne basteranno per la Lombardia. 300? E per il Molise? 150?
Scoppia appunto la crassa regione rossa che fu cascina e militanza, laboratorio privilegiato per l’esperimento del comico castigamatti. A Fiorano si è dimesso il consigliere Antonio Glorio, sostituito da Samanta Di Fede che a sua volta si è dimessa. A Roma è stato allontanato Andrea Aquilino, professore a La Sapienza cacciato per intelligenza con il nemico, non la destra, ma la lobby omosessualista. A Bologna è stato estromesso alle elezioni regionali Andrea De Franceschi con una norma ad hoc, un farraginoso regolamento che ricorda tessere e cavilli cari al Pd, le mille pagine del programma di Romano Prodi. Ed è tutto un borbottare contro le bolle del politburo Grillo-Casaleggio da Parma a Ravenna, Piacenza fino a Comacchio dove il sindaco grillino Marco Fabbri si è candidato alle elezioni provinciali ed è stato eletto nonostante veti e divieti (a quando l’espulsione?).

Lo ammettono pure i deputati grillini “Dove andiamo senza Beppe”, silenziati e contenti, bastonati più dai follower che dalle televisioni, come quel consigliere regionale del Lazio, Davide Barillari, che si lamenta dell’autovelox “168,80 di multa per eccesso di velocità, ma è giusto?”. Non i giornalisti ma il web lo ha castigato: “Paga e zitto buffone“, “e nu piagne …pensa al lato positivo. Se hanno fatto la fotina puoi sempre pubblicare il selfie“, “la legge è legge, stacce“.

E a Parma il sindaco, Federico Pizzarotti che ben amministra ma meno asseconda, viene marchiato manco fosse un untore che porta la pandemia della critica ideologica, la mosca cocchiera che infetta sussurrando alle orecchie dei deputati: “Ormai la leadership è diventata un problema” ha detto. Pizzarotti si è meritato il confino in uno dei tanti gazebo del Circo Massimo il “gazebo Parma” declassato perché “uno vale uno” ma Luigi Di Maio vale quasi quanto Grillo e sarà sul palco, mentre il sindaco della “nuova Stalingrado” sarà sul prato.

Certo, sarebbe ingiusto non ricordare la genuinità che i deputati di Grillo hanno portato in parlamento, così come la castroneria, ma in molti casi era vera la freschezza del principiante, quella gendarmeria non tutta indottrinata ma munita di passione, civismo, non sempre moto qualunquista ma fastidio, sdegno, sbuffo che Grillo ha messo nel suo cesto e ha imbruttito. E forse dobbiamo alle ossessioni di Grillo anche la controinformazione che colpisce tutti per primo lui. Si moltiplicano i libri, i vignettisti che sono alla carica e lo pungono con l’arma, lo sberleffo, che Grillo in passato ha saputo amministrare, come il versatile “Manuale libertario contro un partito autoritario” di Alessio Spataro e Carlo Gubitosa che ha in dote la prefazione di Federica Salsi, la prima espulsa, sedotta e maltrattata dalla Grillo e Casaleggio Associati.

Ecco, tra scontrini esibiti e perduti, marce per difendere la democrazia, indennità ridotte, ma non a Strasburgo dove gli eurodeputati hanno scelto il way of life all’italiana, Grillo ha eclissato Grillo, l’inno del M5S è addirittura una canzonetta non del rapper maledetto, ma del rapper acqua e sapone che fa strage di ragazzine, un inno che a dire di Fedez, l’autore, «a Grillo fa cagare…». Povera rivoluzione, tra sfinteri, bighe di cartapesta e ramazze («abbiamo pulito il Circo Massimo», ma era già pulito ha fatto sapere il comune di Roma), insulti da bar sport («Grasso è come l’arbitro Rocchi») anche il ghigno di Grillo non spaventa ma ci fa sentire il peso del tempo che passa, la parabola del rivoltoso che si conclude non con la disfatta ma con la beffa. Da Savonarola ad arrotino.
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Beppe Grillo, Grillo, mader, Movimento 5 stelle

AL CIRCO DI GRILLO SONO ATTESI POCHI LEONI SDENTATI E COCCODRILLI IN LACRIME


Il Circo Massimo in cui si apprestano a confluire Beppe Grillo e i Cinque stelle per la tre giorni di kermesse prossima ventura (da venerdì a domenica) è, a questo punto, un luogo prima di tutto psicologico: lo specchio dove rimirare l’immagine di quello che si era, di quello che si voleva essere, di quello che (illusione) si spera di essere ancora, indipendentemente dai soldi raccolti online (meno del previsto, per ora circa centonovantamila euro su cinquecentomila attesi) e indipendentemente dal numero di gazebo (meno del previsto pure quelli: circa duecento invece di trecento).


Pazienza se l’attivista Mimì da Bari, l’altro giorno, ha scritto sul blog di Grillo che tanto valeva non ridare indietro i rimborsi elettorali e non fare “la lagna delle offerte alla parrocchiale”, visto che poi “il Movimento ha sempre bisogno di soldi”. E pazienza se alcuni imprenditori del nord-est prima simpatizzanti, come Massimo Colomban, ora, vista anche la linea-Camusso assunta dal M5s sull’articolo 18, invitano i Cinque stelle a “mettersi insieme” a Matteo Renzi e pure a Matteo Salvini per “fare davvero le cose”.

Il problema di Beppe Grillo, adesso, più che di mancata donazione, è di motivazione. Non ci saremo tirati la zappa sui piedi, in questo anno e mezzo?, si chiedono ormai non pochi attivisti, con gran saudade per i giorni in cui si brindava al venticinque per cento inconsapevoli di quello che sarebbe venuto poi: l’imprigionamento degli eletti nella turris eburnea internettiana della Casaleggio Associati.

Hanno voluto la bicicletta, i Cinque stelle, ove per bicicletta s’intende la piazza delle meraviglie, il prato dei Rolling Stones dove parlava Walter Veltroni quando non andava a Venezia a sposare George Clooney, il secondo luogo-simbolo da scippare al Pd dopo piazza San Giovanni. Ma pensa che scorno, ieri, vedere quel titolo non proprio incoraggiante sul Fatto quotidiano, sopra all’editoriale di Marco Travaglio, oggi severissimo quanto un tempo benevolo con il M5s: “Circo Massimo o minimo?”.

E anche se la deputata di M5s Roberta Lombardi vede “gufetti” e “gufacci” a rovinare a monte la festa del rilancio (o della sperata uscita dall’irrilevanza?), nello specchio del Circo Massimo non si scorge l’entusiasmo d’antan per le gesta del leader-comico che si mette la muta e nuota nello Stretto prima di correre per tutta la Sicilia come Forrest Gump, con le folle che donano al suo camper torte e prosciutti (Grillo canterà al Circo Massimo con Edoardo Bennato, si apprende, ma la grancassa non suona più).

E’ stata prosciugata dalla disillusione, l’euforia del cittadino comune indignato con la casta (tutti alla plancia di comando, mica dobbiamo essere politici professionisti, dicevano i Cinque stelle nell’inverno del 2013, sentendosi prossimi al giorno del giudizio in cui “cacciare gli zombie” e “aprire il Parlamento come una scatola di tonno”). “Festa”, è la parola magica che i Cinque stelle ripetono per autoconvincersi di non essere soltanto scontro di pizzarottiani e antipizzarottiani (intanto Federico Pizzarotti, sindaco di Parma mezzo-dissidente, dice in un’intervista a Repubblica che nel movimento “la leadership è diventata un problema”).

 “Festa”, dice l’organizzatrice del “grande evento” (sempre Roberta Lombardi), evento durante il quale Beppe Grillo si affaccerà dal palco più volte (la prima venerdì sera), mentre dai gazebo sistemati “a stivale” come lungo i confini dell’Italia si parlerà di “buone notizie” (cioè, dicono i Cinque stelle, di quello che hanno fatto “sul territorio”, complice la testimonianza dell’anti-Pizzarotti Filippo Nogarin, sindaco di Livorno non ancora inviso, anzi, alla Casaleggio Associati).

Guarda dentro alla certezza del prossimo boato di pubblico per Grillo come Narciso sul bordo dello stagno, il M5s, ma non ci vede la grandeur che faceva digerire tutto, anche le tragicomiche farse in streaming per discutere prime espulsioni, scontrini, linee sgradite, con la paura di farsi “contaminare” dal Palazzo. Saremo tantissimi, sarà tutto bellissimo, dicono i parlamentari ottimisti del M5s mentre il collega Danilo Toninelli invita i dissidenti pd a votare insieme (per la Consulta) il nome del professor Franco Modugno.

Ma il rischio di ripetere al Circo Massimo slogan ormai già digeriti dalla piazza s’intravede, come pure s’intravede quello di esaurirsi nella lamentazione (per il sindaco di Roma che se n’è infischiato della pulizia, per l’assicurazione cara, per gli artisti “non coraggiosi” che latitano, tanto che sul web è andata in scena l’indignazione vittimista contro Caparezza che non ha “le palle” per suonare chez Grillo).

Siamo lontani dai tempi in cui una fetta di bel mondo (con Dario Fo) si appollaiava sulla spalla del comico. L’effetto calamita da “vaffa-day” (l’ultimo neppure un anno fa) pare svanito. E per quanto Grillo abbia fatto balenare sul blog bighe e trionfi, il cuore scorato degli attivisti al momento dice: andrà bene se non andrà così male.
 
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Marianna Rizzini per Il Foglio
Beppe Grillo, Casaleggio, Federico Pizzarotti, Gianroberto Casaleggio, Grillo, Il Fatto Quotidiano, mader, Marco Travaglio, Movimento 5 stelle

TRAVAGLIO: ASSURDO ESCLUDERE PIZZAROTTI DAL CIRCO MASSIMO


L’altro giorno, all’aeroporto, incontro un sondaggista molto in voga. Che mi domanda: “Ma secondo lei Grillo lo sa che il Movimento 5Stelle è ancora il primo partito fra gli italiani sino a 45-50, e sopra quella soglia crolla, regalando a Pd e Forza Italia tutto il resto del paese più vecchio d’Europa?”.

Giro volentieri la domanda a Grillo, a Casaleggio e ai 5Stelle tutti, con un paio di aggiunte: oltre a ripetere continuamente che siete la principale e spesso unica forza di opposizione in Parlamento e nel Paese, vi rendete conto della responsabilità che avete?

E che fate per comunicare la vostra quotidiana battaglia di opposizione in Parlamento e fuori, soprattutto a quella fascia di età che non sa niente di voi oppure sa cose false o molto parziali perché non usa la Rete e s’informa quasi soltanto dalle tv e dai giornaloni governativi, che se parlano di voi è per dipingervi come inaffidabili, litigiosi, inconcludenti, inutili? La tre giorni al Circo Massimo è un’ottima occasione per riflettere su questi temi, anzi è forse l’ultima spiaggia per rilanciare un Movimento che ha suscitato tante aspettative e solo in parte, nella realtà e soprattutto nella percezione, le ha soddisfatte.

Se invece diventerà l’ennesima seduta di autocoscienza, l’ennesimo sfogatoio di risentimenti interni, personalismi vacui e guerricciole intestine, si rivelerà un’occasione perduta e forse irripetibile. Il caso Pizzarotti è esemplare. Capitan Pizza, come lo chiama Grillo, s’è rivelato un onesto, oculato e concreto amministratore: chi prevedeva che Parma, nelle mani dei barbari “grillini”, sarebbe finita nel baratro, è rimasto deluso. Il baratro è quello che Pizzarotti ha ereditato dai suoi dissennati e spesso corrotti predecessori.

E, costretto a fare le nozze con i fichi secchi, ha tutt’altro che sfigurato. La sua veste di sindaco, obbligato a fare i conti con la realtà, gli ha alienato le simpatie dei vertici e della parte più movimentista della base, che sognavano rivoluzioni impossibili: tipo sull’inceneritore che, carte bollate alla mano, era ormai impossibile bloccare.

Quando, a giugno, un gruppo di duri e puri avviarono una raccolta di firme per sfiduciarlo, Grillo e Casaleggio ebbero il merito di fermarli, anche perché licenziare il primo sindaco di capoluogo eletto dai 5Stelle sarebbe stato un autogol clamoroso mentre il Movimento s’accingeva a espugnare la rossa Livorno.

La frattura sembrò ricomporsi, salvo riesplodere un mese fa, stavolta per colpa di Pizzarotti, che pareva incline a un accordo col Pd per le famigerate “nuove province” contro la scelta pentastellata di disertare un’istituzione che si vuole abolire per davvero (non per finta come ha fatto Renzi). Ora ci risiamo, con l’assurda decisione di escluderlo dai relatori sul palco del Circo Massimo e con l’altrettanto assurdo sms che il sindaco di Parma ha inviato ad alcuni parlamentari invitandoli a “mollare” Grillo e Casaleggio, additati come sentina di tutti i guai dei 5Stelle.

Grillo e Casaleggio si sono inventati il movimento, che senza di loro non sarebbe esistito e non esisterebbe. È inevitabile che, a un certo punto della vita, i figli si liberino dei padri: ma quel momento per i 5Stelle non è ancora arrivato.

Ciò che serve oggi, l’abbiamo scritto e lo ripetiamo, è un portavoce o un gruppo ristretto di portavoce, eletto dai parlamentari o dagli iscritti al blog, che rappresenti la “linea” ufficiale e ogni sera vada a spiegare attività e proposte alternative a quelle del governo nei tg ed eventualmente in qualche talk show giudicato praticabile. Senza paura di dialogare con le altre opposizioni, quando si manifestano, e di sposarne le iniziative, quando sono buone: per esempio il referendum della sinistra contro il pareggio di bilancio in Costituzione o quello della Lega (sostenuto anche dalla Fiom) contro la legge Fornero.

Del resto furono proprio Grillo e Casaleggio a firmare il documento di Libertà e Giustizia contro la svolta autoritaria di Renzusconi. Le forze governative sono talmente numerose e schiaccianti che le opposizioni o si fanno sentire tutte insieme, oppure è come se non esistessero.
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Marco Travaglio per Il Fatto Quotidiano
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PIZZAROTTI FUORI DAL CIRCO MASSIMO


Niente palco per Federico Pizzarotti al Circo Massimo dal 10 al 12 ottobre. Nella scaletta provvisoria dell’evento M5S sono previsti gli interventi di parlamentari e amministratori ma non quello del sindaco di Parma, spesso in contrasto con Grillo e Casaleggio. 

Il programma è stato ormai definito anche se – viene spiegato – potrebbe subire qualche cambiamento. Ad aprire, come noto, sarà Beppe Grillo nel tardo pomeriggio di venerdì per lasciare poi spazio alla musica. Ci sarà spazio anche per i neosindaci di Livorno e Bagheria, ma non per Pizzarotti. Uno spazio vuoto è stato lasciato per il possibile intervento di Gianroberto Casaleggio.

La scaletta, al centro di un fitto scambio di mail tra Milano e Roma, è stata chiusa, ma la fuga di notizie potrebbe riaccendere le polemiche da parte degli “esclusi” che, già irritati per essere stati fatti fuori dal “giro della tv” nei mesi scorsi (quando il M5S era presente nei talk show), reclamano spazio sul palco anche per loro.

La replica del sindaco di Parma: “Leggo che in una domenica priva di notizia si vuole polemizzare sul Circo Massimo. Non è importante chi c’è o non c’è sul palco, ma le idee che si esprimono e le relazioni che si creano. Non ho chiesto di salire,lascio come sempre le valutazioni a chi organizza, rimanendo a disposizione. Ci sarà il gazebo di Parma al nostro evento, e io sarò lì, tra la gente, come ho sempre fatto e come continuerò a fare. Domani sarò alla Camera dei Deputati per parlare della rivoluzione copernicana che stiamo apportando al Welfare di Parma. Il Paese non ha bisogno solo di persone, ma soprattutto di idee”, scrive Pizzarotti su Facebook. 
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