Corriere della Sera, Grecia, mader

ALEXIS TSIPRAS TESTIMONIAL DELL’EURO


Il Corriere della Sera pubblica oggi una lettera di Alexis Tsipras in cui il leader greco parla delle intenzioni di Syriza riguardo l’euro e chiarifica la sua posizione a proposito della moneta unica: «Non vogliamo il crollo, ma la salvezza dell’euro».

di Alexis Tsipras

“Syriza incarna l’aspettativa di un mutamento di rotta non solo per la Grecia, ma per l’intera Europa. Non c’è nulla da temere: non vogliamo il crollo, ma la salvezza dell’euro. E per ottenere questo risultato non serve proseguire le politiche fallimentari di austerity, ma tornare a crescere e cancellare la maggior parte del valore nominale del debito pubblico. La Grecia è davanti a una svolta storica. Syriza non è più una semplice speranza per il popolo greco:incarna l’aspettativa di un mutamento di rotta per l’intera Europa, che non uscirà dalla crisi senza una profonda revisione delle sue scelte politiche. La vittoria di Syriza darà slancio alle forze che spingono per il cambiamento. Perché se la Grecia è finita in una strada senza uscita,l’Europa di oggi è destinata a fare la stessa fine.

Il 25 gennaio, i greci sono chiamati a scriverla storia con il voto, a tracciare un cammino di rinnovamento e di speranza per tutti gli europei,condannando le politiche fallimentari di austerità e dimostrando che quando il popolo lo vuole,ha il coraggio di osare e sa superare angosce e timori, la situazione può cambiare. Syriza non è un orco né una minaccia: è solo la voce della ragione,e saprà suonare la sveglia all’Europa, per riscuoterla da torpore e passività. Per questo Syriza non è più considerata un pericolo come nel 2012, ma come una sfida per il cambiamento. Ma una piccola minoranza dei Paesi membri,stretta attorno alla leadership conservatrice del governo tedesco e di una parte della stampa populista,continua a far circolare vecchie dicerie a proposito di una GrExit (l’uscita della Grecia dalla zona euro). Proprio come Antonis Samaras in Grecia, tali voci non convincono più nessuno. Dopo aver sperimentato il suo governo, il popolo greco sa distinguere le menzogne dalla verità. Samaras non ha niente da offrire, tranne la sottomissione ai precetti di un’austerità dannosa e fallimentare, che hanno imposto alla Grecia nuovi aumenti fiscali e tagli a stipendi e pensioni,che vanno a sommarsi a sei anni di sacrifici. Chiede ai greci di votare per lui per proseguire su questa strada. Nasconde però il fatto che la Grecia si è impegnata a raggiungere questi obiettivi, non a farlo seguendo una precisa linea politica.

Syriza si impegna ad applicare sin dai primi giorni del mandato il Programma di Tessalonica, economicamente vantaggioso e fiscalmente equilibrato, a prescindere dai negoziati con i nostri creditori. Il programma prevede azioni per porre fine alla crisi umanitaria; misure di equità fiscale, affinché l’oligarchia finanziaria, che non è stata sfiorata dalla crisi, sia finalmente costretta a pagare; un piano di rilancio dell’economia per contrastare gli altissimi livelli di disoccupazione e tornare a crescere. Sono previste riforme radicali nella gestione dello Stato e della pubblica amministrazione, perché non vogliamo tornare al 2009, ma cambiare ciò che ha portato il Paese sull’orlo della bancarotta non solo economica, ma anche morale. Clientelismo (di uno Stato ostile ai suoi cittadini), evasione ed elusione,operazioni in nero, contrabbando sono solo alcuni aspetti di un sistema di potere che ha governato il Paese per troppi anni, portandolo alla disperazione, e che continua a governare nel nome dell’emergenza e per timore della crisi. In realtà non si tratta di timore della crisi, bensì di timore del cambiamento. È questa paura,aggravata dall’incapacità di un sistema di governo,ad aver portato il popolo greco a una tragedia senza precedenti. E i responsabili di tutto questo,se conoscono l’antica tragedia greca, hanno buoni motivi per spaventarsi, perché l’hybris èseguita dalla nemesi e dalla catarsi!Il popolo greco e l’Europa non hanno nulla da temere: Syriza non vuole il crollo, ma la salvezza dell’euro. È impossibile salvare l’euro quando il debito pubblico è fuori controllo. Ma il debito è un problema europeo, non solo greco: e l’Europa deve accollarsi il compito di cercare una soluzione sostenibile.

Syriza e la sinistra europea sostengono che occorre cancellare la maggior parte del valore nominale del debito pubblico, per poi introdurre una moratoria sul piano di rientro e una clausola di crescita per ripianare il debito restante, in modo da utilizzare le rimanenti risorse per stimolare la ripresa. Esigiamo condizioni che non sprofondino il Paese nella recessione e non spingano il popolo alla miseria e alla disperazione. Samaras danneggia la Grecia, se si ostina ad affermare che il debito greco è sostenibile. […]Ci sono due posizioni diametralmente opposte per il futuro dell’Europa. Da una parte, la prospettiva delineata dal ministro delle Finanze tedesco,Wolfgang Schäuble: occorre rispettare gli impegni presi e proseguire su quella strada, a prescindere dai risultati ottenuti. Dall’altra, la volontà di «fare tutto il possibile» — suggerita dal presidente della Banca centrale europea —per salvare l’euro. Le elezioni greche saranno il campo sul quale si sfideranno queste due strategie. Sono convinto che quest’ultima prevarrà per un’altra ragione ancora: perché la Grecia è la patria di Sofocle, il quale ci ha insegnato, con Antigone,che talvolta la suprema legge è la giustizia.”
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MIRIAM AMATO, CANDIDATA SINDACO M5S A FIRENZE LASCIA GRILLO


Miriam Amato, candidata sindaco grillina alle ultime amministrative di Firenze, lascia il Movimento 5 Stelle assieme a numerosi consiglieri comunali della provincia e lancia una nuova formazione politica assieme a Massimo Artini, il deputato aretino, espulso nelle settimane scorse dal M5S dopo un “processo” su Internet della base grillina.

Amato, da tempo in rotta con il resto del gruppo, spiega che la neonata formazione si chiamerà “Percorso Comune”: «Lascio perché il M5S ha tradito se stesso.

Non c’è assolutamente democrazia, perché chi osa dissentire con Beppe o Casaleggio viene sistematicamente messo alla gogna – attacca l’ex candidata sindaco di Firenze – 
Adesso è l’ora di ripartire davvero dal basso, ma non sarà il movimento mio e di Artini perché vi stanno aderendo decine di consiglieri ed ex sostenitori di Grillo da tutta Italia».
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Beppe Grillo, Corriere della Sera, Grillo, mader, Movimento 5 stelle

M5S, SCARSE RESTITUZIONI ED ESPULSIONI


M5S nuove espulsioni in vista. Le espulsioni dal partito di Grillo sembrano non finire mai. Ora a rischiare, dopo Artini e Pinna, ci sarebbero altri 20 eletti delle liste del Movimento 5 Stelle. La causa: la mancata rendicontazione delle spese.

Al momento dell’elezione, gli eletti del partito di Grillo, hanno sottoscritto l’impegno di moderare l’uso dei soldi dei contribuenti italiani loro spettanti. Un impegno che pare sia stato rispettato solo in parte da quanto emerge dai dati diffusi dall’amministrazione della Camera dei Deputati: i cinque stelle rinuncerebbero solo al 10% dei rimborsi.

Come riporta un’inchiesta del Corriere, i soldi che spettavano ai deputati grillini tra il 15 marzo ed il 31 dicembre 2013, ammontavano a 19 milioni e 395.218 euro. Di questi risultano ufficialmente erogati 18 milioni e 912.552 euro. Si evince che l’effettivo risparmio per le casse dello Stato non è andato oltre i 305.581 euro. Un risparmio esiguo. Bisogna tener però presente che, pur volendo, i parlamentari grillini non avrebbero potuto rinunciare a gran parte di quei soldi: 14 milioni circa, poiché a tanto ammontano le somme delle indennità e delle diarie alle quali per regolamento non è possibile rinunciare.

Anche tenente presente questo aspetto, le rinunce volontarie sembrano essere state davvero poche. Solo il 5,7% dei 5 milioni e 319.064 euro restanti è rimasto a fare cassa. E per quest’anno le cose non sembrano andare diversamente. Il mese di novembre appena conclusosi ha fatto registrare rinunce per un totale di 27.930 euro. Numeri non lontani dal 5% del totale a cui sarebbe possibile rinunciare. Cifre davvero esigue che si contrappongono invece alle rinunce alle indennità d’ufficio: l’83,5% dei cinque stelle non ha ritirato la somma che, in aggiunta allo stipendio, gli spettava per altri incarichi.

Ma agli eletti del M5S non è possibile non riconoscere un grande merito. Dell’indennità totale, pari a 5.246 euro, i deputati grillini hanno deciso di prendere solo 2.500 euro. La differenza, quello che lo Stato va a risparmiare, viene destinato ad un fondo di garanzia per i finanziamenti alle piccole imprese. Un fondo che ogni tre mesi, come spiega il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, viene alimentato attraverso il “Restitution Day”. L’iniziativa firmata M5S ha già raccolto 7 milioni e 984 mila euro. Non pochi soldi e per una nobile causa: aiutare le piccole imprese. Una nobile causa nell’intento e che per ora rimane tale. Da oltre un anno infatti, grazie ad un decreto sottoscritto dal Ragioniere generale dello Stato, Daniele Franco, quei soldi risultano bloccati. Così il ministero dello Sviluppo Economico non può giovarsene. Non ne giovano le piccole imprese e non ne giovano nemmeno i contribuenti italiani. Un risparmio nullo insomma, almeno per ora.

Sembrerebbe così crollare un’altra importante premessa del movimento fondato da Beppe Grillo. Un fatto che di certo non aiuta ad arrestare il calo di partecipanti ai forum sul famoso blog. Diminuiscono i partecipanti e diminuiscono anche i temi posti in discussione. Un calo al quale fa eco anche lo stallo in cui versano i profili Facebook e Twitter del movimento: i seguaci sembrano non aumentare ormai da molto tempo.
 
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Beppe Grillo, Corriere della Sera, Genova, Grillo, mader, Movimento 5 stelle

GENOVA MANDA A “VAFFA” GRILLO


Beppe Grillo contestato nella «sua» Genova messa in ginocchio dal maltempo. In visita nelle zone alluvionate, il leader del Movimento 5 Stelle è stato preso di mira da un gruppo di volontari che stavano spalando davanti al Museo di storia naturale. “Vieni qua, ti metti un po’ di fango e ti fai fare le foto…”, gli hanno detto gli “angeli del fango”, per poi apostrofarlo con un “vaffa…”


La contestazione raggiunge Beppe Grillo, che per una volta non ne è leader, e lo spiazza. Il Leader del Movimento Cinque Stelle gira in maxiscooter per le zone di Genova più duramente colpite dall’alluvione. 

“Sono solissimo, perchè i parlamentari sono già distribuiti in giro a spazzare. Spalano merda in Parlamento figurati se hanno problemi con il fango qua”, è uno dei botta e risposta tra Grillo, cronisti e cittadini catturato dalle telecamere della tv di Corriere.it.


“Che devo fare? Io ho mobilitato persone, mi sono preso i perchè non spali?. Ci sto, se vi fa piacere prendervela con la politica – si batte le mani sul petto – io sono ‘la politica’. Sfogatevi con me”.

A chi gli fa osservare che vorrebbe un corretto funzionamento delle istituzioni, ciascuna nel proprio ambito, il leader M5S ribatte: “Ma non lo fanno… E’ la seconda volta che il Comune fa il Comune e la Regione fa la Regione. Poi non lo fanno e investono 7 miliardi nelle grandi opere”.

“Se devo scontare quello che non mi sento di avere fatto lo sconto. E’ la mia città, siete i miei concittadini”, e’ il refrain di Grillo che verso la fine della prima missione si scalda con i giovani che lo contestano più apertamente.
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Beppe Grillo, Corriere della Sera, Grillo, mader, Movimento 5 stelle

DOVE SONO I GRILLINI?


A poco più di tre mesi dalle elezioni europee che hanno fatto segnare un ridimensionamento del consenso del Movimento 5 stelle (ha ottenuto 5,8 milioni di voti perdendone quasi 3 rispetto alle Politiche), il giudizio per l’operato del Movimento è positivo per un elettore su quattro (26%) e negativo per il 71%. Tra coloro che hanno votato per l’M5S nel maggio scorso prevale largamente il consenso (78%) mentre il 21% si dichiara deluso.


In generale le opinioni negative prevalgono su quasi tutti gli aspetti considerati nel sondaggio odierno. Vediamoli in dettaglio: il 54% non è disposto a riconoscere che il Movimento abbia contribuito a svecchiare la politica prima che lo facesse Renzi, il 57% non ritiene che coinvolga realmente i cittadini nelle decisioni, il 54% pensa che faccia molte polemiche senza progetti concreti.
Da ultimo, le opinioni si dividono tra coloro che ritengono che le proposte avanzate siano diverse, poco coerenti e finalizzate unicamente a cercare consenso (46%) e coloro che sono di parere opposto (49%). Il consenso per il movimento di Grillo è più elevato nelle classi centrali di età (tra i 30 e i 50 anni) e, ancora una volta, tra i segmenti più toccati dalla crisi: lavoratori autonomi, disoccupati, casalinghe e residenti nelle regioni meridionali.

Sono lontani i tempi in cui i sondaggi sugli orientamenti di voto facevano registrare il M5s al primo posto e Beppe Grillo risultava tra i leader più apprezzati. Oggi il movimento vive una fase di oggettiva difficoltà, non sembra in un momento espansivo, sconta la parziale delusione di oltre un quinto del proprio elettorato attuale e risulta penalizzato dai dissensi interni che periodicamente affiorano.

A cosa è dovuto questo mutato atteggiamento nei confronti del M5s? Indubbiamente il successo di Renzi, le sue proposte e il suo modo di fare politica hanno indebolito il movimento di Grillo. Infatti, alcuni dei temi messi in agenda dal premier fin dall’inizio del suo mandato rappresentano i tradizionali cavalli di battaglia del M5S, basti pensare ai costi e ai privilegi della politica (e non solo): i provvedimenti che hanno riguardato le Province, la riduzione delle auto blu, il tetto agli stipendi dei manager pubblici, la proposta di riforma del Senato, solo per fare qualche esempio, sono andati nella direzione auspicata dall’opinione pubblica.

Inoltre Grillo e il suo movimento da sempre hanno dato voce ad una domanda, molto diffusa nel Paese, di rinnovamento, di ricambio generazionale e, soprattutto, di «disintermediazione»: una sorta di messa in discussione della rappresentanza da parte della base. Ebbene, Renzi ha un piglio decisionista ed evita di confrontarsi con i corpi sociali intermedi, a partire dal sindacato e dalle associazioni di categoria, ritenendoli spesso un elemento di freno. Insomma, il premier mette in atto una sorta di disintermediazione «dall’alto».

Tutto ciò ha determinato un’erosione, da parte del Pd, del largo consenso ottenuto lo scorso anno dal M5s testimoniato dall’analisi dei flussi elettorali: oltre un milione di elettori del 2013 hanno abbandonato il movimento di Grillo preferendo il Pd alle Europee, contro quasi 300 mila che hanno fatto il percorso inverso.

Il Movimento 5 stelle quindi appare in mezzo a un guado: ha posto le basi per avviare un processo di profondo cambiamento ma non riesce a portare a casa i dividendi. E le molte proposte che avanza si scontrano con due difficoltà: innanzitutto non vengono considerate come parte di un progetto complessivo.

A questo proposito solo il 39% ritiene che ciò sia responsabilità dei media che non forniscono una corretta informazione (85% tra gli elettori grillini). In secondo luogo per far approvare le proposte è necessario avere i numeri in parlamento e, quindi, ricercare le alleanze.

 

Ma la ricerca di alleanze rischia di compromettere l’immagine di «diversità» del movimento rispetto ai partiti tradizionali. E questa diversità rappresenta il tratto distintivo e il principale denominatore comune di un elettorato che non appartiene a un blocco sociale omogeneo ma ha caratteristiche e provenienze diverse ed esprime bisogni e aspettative non sempre convergenti sui principali temi: lavoro, crescita, immigrazione, tasse, servizi, Europa.
E il dilemma sembra proprio questo: conviene continuare a puntare sull’antipolitica e sulla disintermediazione pur nella consapevolezza che rispetto al passato sono armi spuntate oppure promuovere proposte innovative ricercando alleanze in Parlamento, con il rischio di contaminarsi con la politica tradizionale e di perdere il principale fattore identitario?
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Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera
Beppe Grillo, Corriere della Sera, Grillo, mader

DI BATTISTA, GRILLO E IL TIFO PER MAHMUD AHMADINEJĀD E BIN LADEN


In fondo Alessandro Di Battista non ha fatto altro che ribadire il pensiero grillino in merito al terrorismo islamico. Già Beppe Grillo in un’intervista a Menachem Gantz, corrispondente del quotidiano israeliano Yediot Aharonot, ripresa da Francesco Battistini sul Corriere della Sera del 25/06/2012, a pag.11, con il titolo ” Dal Mossad all’Iran. Le parole di Grillo, un caso in Israele”.

«Mia moglie è iraniana, lì la donna è al centro della famiglia Bin Laden non era tradotto bene, me lo ha detto mio suocero.»

“GERUSALEMME – I massacri in Siria? «Ci sono cose che non possiamo capire. Non sappiamo se sia una vera guerra civile o si tratti d’agenti infiltrati nel Paese». L’Iran di Ahmadinejad? «Un giorno ho visto impiccare una persona, su una piazza di Isfahan. Ero lì. Mi son chiesto: cos’è questa barbarie? Ma poi ho pensato agli Usa. Anche loro hanno la pena di morte: hanno messo uno a dieta, prima d’ucciderlo, perché la testa non si staccasse. E allora: che cos’è più barbaro?». E i diritti delle donne? «Mia moglie è iraniana. Ho scoperto che la donna, in Iran, è al centro della famiglia. Le nostre paure nascono da cose che non conosciamo».

IN IRAN L’ECONOMIA VA BENE – Nemmeno un po’ preoccupato da quel regime? «Quelli che scappano, sono oppositori. Ma chi è rimasto non ha le stesse preoccupazioni che abbiamo noi all’estero. L’economia lì va bene, le persone lavorano. È come il Sudamerica: prima si stava molto peggio. Ho un cugino che costruisce autostrade in Iran. E mi dice che non sono per nulla preoccupati». Ma Ahmadinejad vuole cancellare Israele dalle mappe… «Cambierà idea. Non penso lo voglia davvero: lo dice e basta. Del resto, anche quando uscivano i discorsi di Bin Laden, mio suocero iraniano m’ha spiegato che le traduzioni non erano esatte…». Perché, nessun dubbio, c’è una lobby ebraica che controlla il sapere: «Tutto quel che in Europa sappiamo su Israele e Palestina, è filtrato da un’agenzia internazionale che si chiama Memri. E dietro Memri c’è un ex agente del Mossad. Ho le prove: Ken Livingstone, l’ex sindaco di Londra, ha usato testi arabi con traduzioni indipendenti. Scoprendo una realtà mistificata, completamente diversa».

MEDIO-ORIENTE – Beppe Grillo e la politica estera. In un’intervista di un’ora e mezza al più diffuso quotidiano israeliano, Yedioth Ahronot, il leader anti-casta s’avventura su un terreno per lui insolito come il Medio Oriente. Facendo capire soprattutto una cosa: nel Movimento 5 Stelle, quella di David non è la più splendente. Mentre l’Iran… «Se un giorno Grillo farà parte del governo italiano – scrive il corrispondente Menachem Gantz -, il suocero avrà un ruolo fondamentale nella politica estera». Il giornalista è severo col comico: «È confuso, prigioniero di pregiudizi: le sue idee su Israele si possono capire dai suoi show e dal suo blog». Il riferimento è ad alcuni post, dove gli israeliani sono qua e là paragonati ad Attila («dopo di noi non cresceranno più palestinesi») o a una «dittatura militare» pronta a scatenare una terza guerra mondiale, mentre più teneri sembrano altri giudizi: «L’Islam non è una religione fondamentalista. E qualunque Stato, quando gli ammazzano gli scienziati nucleari o lo attaccano coi virus informatici, si sente sotto attacco». Grillo rivela d’essere stato invitato dall’ambasciatore americano a Roma, nel 2008. Dice che Israele è dietro molte decisioni Usa. Che «noi italiani siamo sotto occupazione dell’America, colpevole di parte della crisi economica europea». Che in ogni caso «parlare d’Israele è un tabù, come parlare dell’euro: appena lo tocchi, subito ti dicono che sei antisionista e razzista».

MATRIMONI GAY? FORSE – Il panorama dalla casa ligure è fantastico, nota il giornalista, e la lunga chiacchierata lascia spazio ad altri temi. Grillo spiega d’aver avviato «una rivoluzione culturale, non politica»; che da sette anni il suo blog è opera del fidato Gianroberto Casaleggio, «io parlo, lui scrive»; dà una mezza risposta sui matrimoni gay (favorevole? «Forse»); compara il M5S a Occupy Wall Street, ai Pirati tedeschi e agli Indignados spagnoli, «anche se noi non ci siamo scontrati con la polizia»; prima dribbla la domanda sull’uscita dall’euro («studieremo l’argomento»), poi confida di sentirsi europeo, ma «come gli inglesi, senza stare per forza nella moneta unica»; attacca Monti, «sta facendo il lavoro sporco, ma sulla casa e con la riforma del lavoro sta colpendo duro»; promette che non farà mai il premier o il segretario politico, «non ne ho la statura». E mentre sul web risponde al Corriere , che ieri criticava la lentezza del neosindaco di Parma («Pizzarotti s’è preso il suo tempo. Non ha nominato cani e porci. Altrimenti ci avrebbe messo un attimo»), qui riconosce: «La verità è che non abbiamo esperienza di governo. Entrare in Parlamento sarà un’altra faccenda. Anch’io non capisco del tutto il movimento. Forse, che cos’è, lo capiremo tra 15 anni». Alla fine, il giornalista è spazientito: ma perché, sbotta, mi dai risposte così vaghe? «Non ho gli elementi per decidere. È la gente che deve pronunciarsi, coi referendum sulla rete». Giudizio finale dell’osservatore straniero: «Grillo è un buon attore che sa che cosa vuole il suo pubblico. Ma non sa dire che cosa vuole».”
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LIVORNO, STRISCIONE ANTI- ISRAELE: SINDACO NOGARIN (M5S): «SOLO UNA FRASE GENERICA»


L’intervista del Corriere della Sera al primo cittadino grillino di Livorno: «Quel manifesto è un’idea dei centri sociali. E può stare lì».

«Suvvìa…».


Suvvìa, cosa, sindaco Nogarin?
«L’è un problema inventato…».
Inventato? «Oh, va bene, s’è capito: allora devo spiegargliele per benino io le cose…».
(Tra qualche riga capirete che il sindaco grillino di Livorno Filippo Nogarin – un ingegnere aerospaziale destinato a finire nei libri di storia politica per aver conquistato nel giugno scorso il municipio dell’ultima fortezza rossa d’Italia – non minimizza: è davvero convinto che quello striscione appeso due settimane fa sul muro dell’ex carcere del quartiere Venezia – «Fermare il genocidio a Gaza. Israele vero terrorista» – possa e debba restare lì ).
«Lo striscione è stato attaccato durante i festeggiamenti di “Effetto Venezia”, un festone estivo molto allegro e divertente organizzato nel nostro famoso quartiere, che è chiamato Venezia perché in alcuni suggestivi scorci sul serio ricorda un po’ la città della laguna e…».
Lo striscione, sindaco.
«Ah, beh, certo… Mhmm… fu un’idea dei centri sociali, degli antagonisti, di gente giovane e meno giovane, roba varia…».

Sì, e quindi?
«Quindi che? Tutto qui. L’hanno attaccato, e lì sta».

A lei il contenuto di quello striscione non sembra grave?
«Grave…».

Ci pensi bene.
«Mah, a me sembra una frase generica».

Sindaco, con il rispetto dovuto: lei sta scherzando o sta parlando seriamente? Perché se ha intenzione di scherzare, l’intervista la chiudiamo qui.
«Ma che discorsi sono? Certo che sono serio! Quello striscio ne aiuta a sviluppare un ragionamento…» .

La frase «Israele vero terrorista» aiuta a sviluppare un ragionamento?
«Senta: premesso che poi è sempre una questione di coscienza, perché è chiaro a tutti ciò che sta accadendo nella Striscia di Gaza… io penso che quello striscione un merito ce l’abbia di sicuro: aiuta a far salire l’attenzione su questa nuova ondata di morte e terrore».

Continui.
«Non c’è altro da dire. Per me lo striscione può restare lì».

Le ha scritto l’ambasciatore d’Israele in Italia, Naor Gilon.
«Sì, è stato gentile…».

No, era sconcertato.
«Okay, d’accordo: ma io cosa posso farci? Gli ho spiegato che, per quanto mi riguarda, lo striscione non ha alcuna accezione antisemita. E poi… non è compito mio rimuoverlo. So che prefetto e questore sono informati, credo che sia stata informata anche la magistratura… e se non intervengono loro, abbia pazienza, perché mai dovrei intervenire io?».

A lei quello striscione piace.
«A me fa piacere che scateni un bel dibattito, questo certamente. Del resto noi qui a Livorno siamo piuttosto sensibili… e non a caso dal 2008 il Comune ha avviato un percorso di collaborazione con Gaza. Anzi, le dico di più: proprio in questi giorni stavamo anche ragionando sull’idea di un gemellaggio… ma poi, sa com’è, abbiamo pensato che l’iniziativa potesse essere strumentalizzata».

Ha sentito Beppe Grillo sulla storia dello striscione?
«No. Avrei dovuto?».
(Nei tragici giorni in cui ancora si dibatteva sul metodo Stamina, il Comune di Livorno prese posizione in favore del suo ideatore, Davide Vannoni, poi rinviato a giudizio con le accuse di «associazione a delinquere» e «tentata truffa» ). 


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Fabrizio Roncone per Il Corriere della Sera

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TRA LA PROTESTA E LA SCENEGGIATA, L’INCONCLUDENZA A CINQUE STELLE


Esiste un confine tra la protesta e la sceneggiata, tra la critica anche dura e la sparata quotidiana, tra amministrare in modo più vicino alla sensibilità dei cittadini e assecondare le pulsioni istintive e disperate. Questo confine i 5 Stelle lo stanno oltrepassando. Al punto che il movimento, divenuto appena 18 mesi fa il primo d’Italia, rischia oggi di sgretolarsi, senza che i partiti abbiano concluso molto più di nulla nella riforma della politica e nel rilancio dell’economia.

Certo, le cose non vanno bene per nessuno. Il governo Renzi, dopo un avvio promettente e il successo elettorale, procede alternando proclami ed errori. Berlusconi sembra aver rinunciato a fare del centrodestra un’alternativa credibile, accontentandosi di una sorta di appoggio esterno all’esecutivo per gestire il proprio declino. L’Italia è l’unico grande Paese che non ha ripreso a crescere: la sfiducia e il disagio sociale si toccano con mano. Eppure la forza che si proclama unica opposizione non soltanto non trae alcun beneficio dall’impasse , ma continua a dare prove di inconsistenza.

La battaglia contro una riforma che non convince i costituzionalisti e non appassiona certo i cittadini è senz’altro legittima; ma i grillini non sono riusciti ad aggregare il dissenso né dentro né fuori dal Senato, e ne escono di fatto sconfitti, con il consueto corollario di scene imbarazzanti e difficoltà ortografiche. Mentre i parlamentari dimostrano la loro inadeguatezza, il Comune più importante conquistato dai 5 Stelle alle ultime e elezioni, Livorno, si schiera in difesa di Stamina. Alla crisi del movimento si aggiunge quella del leader. Beppe Grillo in questi anni ha dimostrato straordinarie doti di rabdomante e di comunicatore, ha intercettato e dato voce a un disagio trascurato dai partiti; ma ora appare intento a disperdere quel patrimonio con una serie di dichiarazioni balneari – è l’unico politico già in vacanza – con cui un giorno definisce Bossi «il più grande statista degli ultimi cinquant’anni», il giorno dopo sostiene che i suoi avversari sono peggio di un dittatore da migliaia di morti, in un crescendo che sarebbe ridicolo se non fosse preoccupante.

Liquidare il Movimento 5 Stelle come un’ondata populista destinata a rifluire rapidamente sarebbe sbagliato, oltre che irrispettoso del vastissimo consenso raggiunto alle elezioni politiche (e in parte confermato alle Europee). Al netto di un linguaggio inaccettabile, Grillo poteva rappresentare non soltanto uno sfogo alla protesta, ma anche una novità utile a scardinare un sistema ingessato. Chi l’ha votato, oltre a denunciare corruzione e privilegi scandalosi, voleva sbloccare un assetto in cui al fallimento di Berlusconi corrispondeva l’inadeguatezza del Pd di Bersani. Grillo è stato il volto italiano di una tendenza diffusa in tutto l’Occidente (determinante anche per il successo di Renzi): la rivolta contro le élites , il rigetto dell’establishment ; e la dinamica in cui i 5 Stelle si muovono non è più tra destra e sinistra, ma tra l’alto e il basso della società. È un fenomeno che può anche avere effetti positivi, se diventa motore del cambiamento. Ma se alimenta un falò di rabbia in cui ardono allo stesso modo colpevoli e innocenti, se liquida il dissenso con il rito catartico del linciaggio e dell’espulsione online , se asseconda le paure e le superstizioni antiscientifiche, se specula sulla fragilità e sulla rassegnazione di un Paese piegato dalla crisi, allora Grillo non serve a nessuno, neppure a se stesso.

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di Aldo Cazzullo per Il Corriere della Sera
Attualità, Politica

ANTONIO RAZZI: ”IL SENATO? SAREBBE UNA CASA CHIUSA FENOMENALE”

«Sono un fan, un suo dipendente, un fanatico. Schiavo? Sì, anche schiavo. È lui il capo, è lui che mi paga e sono al suo guinzaglio». Parole del senatore di Forza Italia, Antonio Razzi, che a La Zanzara su Radio 24 aggiunge, a proposito del voto sulle riforme e della fronda dentro Forza Italia «a Scilipoti dico “fatti i cazzi tuoi e vota con Berlusconi”».

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Attualità, Politica

CASALEGGIO RIDIMENSIONA GRILLO

Gianroberto-Casaleggio-Beppe-Grillo-matteoderricoIl giorno dopo l’altalena con il Pd sul tavolo delle riforme, è ancora lui a prendere in mano la situazione. Luigi Di Maio — ospite a Un giorno da pecora su Radiodue — punge Matteo Renzi («se si fida solo di Berlusconi, lo dica») e ironizza sui democratici, in attesa del prossimo vertice. «Guerini ha detto che dovrebbe essere la prossima settimana — sostiene il vicepresidente della Camera —, e comunque voglio dire una cosa: il Pd doveva essere il partito della velocità. Sono 20 giorni che dobbiamo incontrarci. Meno male che è il partito della velocità…».

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