Beppe Grillo, Federico Pizzarotti, Grillo, mader

GRILLO: “NON SONO UN DITTATORE”


“Non sono un dittatore: vengo qui tre-quattro volte l’anno e sono impressionato dal clima che c’è qua dentro dove la democrazia e la libertà non esistono più”. Così Beppe Grillo in conferenza stampa al Senato. “Voi giornalisti lo sapete bene che cosa è Renzi.. e me lo dite quando venite a parlarmi all’orecchio”, ha detto. Sul referendum M5S per l’uscita dell’euro, ribadisce: “Noi andiamo avanti ma chissà che non portiamo avanti un risultato storico, porteremo tre milioni di firme “.

La nomina di un direttorio “è l’inizio di una delega. Loro non hanno rapporti con me, ce li hanno col territorio. E’ un esperimento di iper-democrazia questo qua, non vedetela sempre come una cosa calata dall’alto.

Noi facciamo le votazioni su tutto. Se ci sono le espulsioni sono votate, non prendo iniziative io, cerco di fare rispettare le nostre regole”. Il Movimento “ha superato la fase scontrino”, la ridefinizione del suo ruolo: “Cerco di dare una mano, lo faccio per passione”.

E a chi gli chiede dell’esistenza di una corrente Pizzarotti nel Movimento, Grillo replica: “Più che correnti ci sono degli spifferi”.
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Beppe Grillo, Federico Pizzarotti, Il Giornale, mader, Movimento 5 stelle

COLLABORATORE DI BEPPE GRILLO, COSÌ CONTRO PIZZAROTTI: "PARMA, DATEVI FUOCO"


Beppe Grillo e i suoi non l’hanno affatto presa bene. Il rendez vous di Parma organizzato da Federico Pizzarottiè stato un filino indigesto.


Grillo contro grillini pro-Grillo. Nel Movimento 5 Stelle è un vero caos. E per far piazza pulita. Tanto che Walter Vezzoli, che oltre a essere l’autista del comico genovese è sicuramente uno degli uomini-ombra del M5S, su Facebook si è sfogato con un post tutt’altro che politically correct. 

“Parma, datevi fuoco”.

Un post lapidario. E la lapide sembra l’augurio di Vezzoli per i vecchi compagni di strada che adesso vorrebbero fare a meno del guru.

Nell’ultimo videomessaggio Grillo aveva ignorato la kermesse organizzata da Pizzarotti per far dialogare parlamentari e amministratori locali che, da un po’ di tempo a questa parte, dissentono con la gestione del movimento. Al contrario del comico, Vezzoli non sembra aver peli sulla lingua. Tutt’altro.
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Sergio Rame per il Giornale
Beppe Grillo, Federico Pizzarotti, Gianroberto Casaleggio, mader, Movimento 5 stelle, Panorama

LO SCHEMA RENZIANO DI PIZZAROTTI PER IL FUTURO DEL MOVIMENTO


Non uscire dal M5S, ma conquistarlo un pezzo alla volta. Non tagliare il cordone ombelicale con il partito che lo ha fatto vincere a Parma, ma partire proprio dal mitologico territorio per prendersi la leadership del movimento. Federico Pizzarotti dice che non vuole fare correnti o sottocorrenti. “Io non vado da nessuna parte”, spiega da Parma, dove domenica ha organizzato la sua “Leopolda” con 400 persone, consiglieri comunali, parlamentari e dissidenti.

Lo schema renziano
Sono la sua base dentro il partito, insieme a chi lo ha votato. Lo schema assomiglia a quello renziano: far leva, partendo dall’esperienza di sindaco, su una certa diversità antropologica – noi siamo quelli del territorio, loro a forza di stare a Roma hanno perso la rotta – per rovesciare la dirigenza consolidata: i due diarchi Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.
E così come Renzi voleva tornare allo spirito veltroniano del Lingotto, Pizzarotti dice che il M5S deve tornare al 2009, quando il partito di Grillo nacque, perché “oggi siamo in duemila e stiamo peggio di quando eravamo in cinquanta”.

Non temo l’espulsione
Sarà espulso pure lui dopo i deputati Massimo Artini, che domenica non c’era, e Paola Pinna? “Non mi interessa, sarò in pace con me stesso. Mi sono vergognato e non ho più intenzione di farlo”.

Si è vergognato quando ha visto cacciare dal M5S persone che hanno lavorato bene negli ultimi 5 anni, “persone escluse senza discussione; qua in sala ci sono molte persone espulse, escluse o che si sono dimesse che valgono più di tutti i parlamentari che ha il Pd”.

Quelli del territorio, così diversi da deputati e senatori
E di nuovo ecco che torna quel dualismo; da una parte consiglieri regionali, comunali che vivono i problemi concreti, quotidiani e hanno consenso sul territorio, dall’altra i deputati e senatori che non hanno voti e rispondono soltanto a logiche di partito. Ce l’ha con il Pd, certo, ma ce l’ha anche con quel movimento che s’è snaturato negli anni e si è perso dietro gli scontrini.

Si è leopoldizzato: gioca con il pop
La sfida per la leadership è lanciata ed è una prova di forza anche mediatica. Pizzarotti s’è leopoldizzato, mette spezzoni di telefilm (la scena iniziale di “The Newsroom” sul perché l’America non sia più una grande nazione) e dunque gioca con il pop per lanciare la sfida a viso aperto.

Il Casalgrillo è nudo
Le espulsioni e i diktat, dice, devono “finire: noi dobbiamo essere liberi di dire quello che vogliamo”. Liberi di dire che il Casalgrillo è nudo senza subire attacchi. Ma Pizzarotti fa un passo in più: non chiede solo libertà d’espressione, chiede, di fatto, l’esautorazione di Grillo, di cui accentua il “passo indietro” con la nomina del direttorio composto di cinque parlamentari.

Il M5S siamo noi
Sono i delusi di Parma a rappresentare il vero movimento: “Il M5S siamo noi. La prima cosa che il direttorio dovrebbe fare è convocare una grande assemblea. Un congresso? Lo chiamino come vogliono in una struttura dove 500-600 persone possano parlare. Non possiamo mica incontrarci in nove milioni dal vivo”. Invoca un aiuto, Pizzarotti, ai parlamentari che stanno con lui: “Non posso essere l’unico che ci mette la faccia”.

I deputati e i senatori però non mancavano
E deputati e senatori non mancano all’Hotel Villa Ducale. Ci sono Walter Rizzetto, Giulia Sarti, Cristian Iannuzzi (che sta valutando con la sua base se dimettersi da parlamentare), Mara Mucci, Eleonora Bechis (Grillo che parte per il tour mondiale? “Torna al suo lavoro”), Marco Baldassarre, Sebastiano Barbanti, Gessica Rostellato, Tancredi Turco, la senatrice Michela Montevecchi, l’eurodeputato Marco Affronte. E non mancano gli ex: Maurizio Romani, Alessandra Bencini, Maria Mussini, Laura Bignami. L’ex consigliere regionale Andrea Defranceschi, che era a Parma “a ritrovare il vero Movimento. Quello del territorio. Quello delle origini”. Manca il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, che non ha potuto partecipare, anche se guarda con “interesse” quel che si muove in Emilia.

Ma Grillo si sente più vivo che mai
E Grillo? È “stanchino”, ma – dice con un videomessaggio sul blog, subito dopo la riunione di Pizzarotti – “sono vivo e più vivo che mai. Io non ho fatto un passo indietro, io ho fatto un passo avanti! Il MoVimento 5 Stelle è andato avanti! E’ un movimento complicato, con migliaia di consiglieri comunali e regionali, centinaia di parlamentari, decine di europarlamentari. Non potevo avercelo sulle spalle solo io o Casaleggio”. Giusto: adesso c’è anche il sindaco di Parma.
 
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David Allegranti per Panorama

Beppe Grillo, Federico Pizzarotti, Giulia Sarti, mader, Movimento 5 stelle

GIULIA SARTI: “VIA IL NOME BEPPE GRILLO DAL SIMBOLO M5S”


“Il nome di Beppe Grillo via dal simbolo del Movimento 5 Stelle“. Finora si diceva solo a mezza bocca, i dissidenti lo pensavano forse, ma non lo dicevano. Figuriamoci pubblicamente. La deputata Giulia Sarti invece l’ha detto a Parma, alla kermesse organizzata da Federico Pizzarotti. Grillo ha replicato via blog, scrivendo che lui è “più vivo che mai”.

“Teniamo conto che la proprietà del simbolo M5S è di Grillo. Sul simbolo c’è scritto beppegrillo.it; è una cosa da discutere”. Togliere il nome dal simbolo? “Sì, è quello che dico”

Sarti ha detto che in futuro si dovrebbe parlare anche della proprietà del simbolo:

“Certo, in futuro si dovrebbe discutere anche di questo. Dev’essere non un tabù ma una cosa di cui si può e si deve parlare”.

Partendo dall’ipotesi di rivedere le espulsioni nel movimento, la parlamentare ha detto che per lei, al momento, non è possibile: “Ci doveva essere un’assemblea? Ma Beppe Grillo è proprietario del simbolo, se ritiene che sono state violate regole e ritiene che due persone non rispondono più ai principi può togliere il simbolo quando vuole. E’ stato fatto anche senza votazioni. E’ su questo – ha concluso – che bisogna ragionare, io vado alla fonte, non è che mi arrabbio perché c’è stata un’assemblea, è alla fonte il problema”.
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Federico Pizzarotti, mader, Movimento 5 stelle

AUTOREFERENZIALE LA LEOPOLDINA DI PIZZAROTTI


E’ un Pizzarotti nervosetto, quello che comincia (con un certo ritardo) la Leopoldina. Fuori dal Villa Ducale, hotel di via Moletolo, tre distinti gruppi di contestatori.Se la prende con le troppe telecamere presenti: un’ottantina, costretti in uno spazio lontano dal palco. In realtà ai giornalisti, così come alla città, del suo regolamento comunale non importa nulla: sono lì per capire se ci sarà lo strappo, e la presentazione del logo da parte di questa ormai malsopportata minoranza interna al M5S. Anche se sul tema Pizzarotti è decisamente di altra opinione: ” non siamo divisi in talebani, dissidenti, critici ed espulsi, ma di persone con la propria opinione e le proprie capacità”.

Resta però il fatto che tra i 280 convenuti (fino a ieri però si parlava di 400 arrivi) ci sono gli espulsi di Occupypalco, e molti altri nomi passati via via nel dimenticatoio pentastellato.


Federico Pizzarotti da il via all’ennesima sbrodolata, di quelle che l’hanno portato ad essere tanto inviso ai cittadini che l’hanno eletto. La scarsa partecipazione agli eventi di democrazia diretta e partecipata, è determinata da una mentalità da allenatori del lunedì del cittadino, e non dalla sensazione ingeneratasi in quest’ultimo che si trattasse di una pagliacciata nella quale le decisioni erano già state prese. Interessante anche il passaggio riservato alle obiezioni non in linea con la propria visione politica, riguardante per esempio i cassonetti dell’indifferenziata, che i cittadini consideravano “tanto comodi”. Una scelta non considerata, in quanto non in linea con la propria idea di società, ma contestualmente un cittadino che viene considerato solo quando deve avvallare.

Segue la consueta umiliazione delle istanze delle opposizioni politiche, ridotte a marionette consigliari. Una esposizione che narra benissimo quale sia la vera natura di Pizzarotti, sui temi della democrazia e del fascismo.

Di lì in poi una serie di considerazioni da parte di Nicoletta Paci e Marco Vagnozzi, che cercano disperatamente di spiegare l’inaccettabile agli intervenuti. Ascoltatevi dieci minuti di incontro e rileggetevi l’articolo.

 Nota a margine: all’esterno dell’hotel le contestazioni di Leggere tra le Ruspe e fedelissimi all’ortodossia grillina. Per quanto riguarda la città…uscite, e chiedete a cento persone a caso che cosa sappiano dell’incontro di oggi. Poi passate a chiedere che cosa sappiano del Regolamento “proposto dai cittadini”, poi chiedete chi sia Nicoletta Paci e cosa abbia fatto di rilevante per loro.

Alla fine avrete un quadro piuttosto definito di quali siano i contorni della faccenda.
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Cristiano Antonino per Rosso Parma
Federico Pizzarotti, mader, Movimento 5 stelle, Parma

PIZZAROTTI IN GIAPPONE AL FESTIVAL DELLA TAGLIATELLA


Ci sono occasioni per cui i soldi saltano misteriosamente sempre fuori, e per i quali gli amministratori trovano sempre fuori una giustificazione che rafforzi l’ineludibilità dell’evento.Questa legge della politica italica, in effetti molto mitigata dal pudore indotto da questi anni di crisi, potrebbe aver colpito anche il primo cittadino a Cinque Stelle Federico Pizzarotti, che voci nipponiche vorrebbero in arrivo al Kamote Udon Festival.

L’ Udon è un tipo di farina di grano duro che lavorata in alcuni modi produce qualcosa di molto simile alle nostre tagliatelle.

Il Festival è una tradizione della prefettura di Kagawa e si tiene a Shikoku dal 15 novembre al 21 dicembre, anche se si tiene solo di sabato e domenica. La partenza di Federico Pizzarotti sarebbe prevista per il giorno 10, con ritorno il giorno 15.

Negli uffici comunali regna il massimo riserbo, sul tema: bocche cucite e chiappe strette che non ci hanno permesso di verificare i dati, soprattutto quelli relativi all’anticipazione di cassa. Considerati i tagli prospettati al servizio integrativo dei disabili, quest’ultima sarebbe stata una cifra particolarmente significativa. Solo voci? Mettiamola così: se durante il 13 ed il 14 lo vedete in giro per Parma lo sono certamente. Altrimenti è un tassello della mitologia mista “vero non vero” legato a questi anni di politica apparente, schiava dei social.
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Cristiano Antonino per Rosso Parma
Casaleggio, Federico Pizzarotti, Gianroberto Casaleggio, la Repubblica, mader, Movimento 5 stelle

POLVERE DI 5 STELLE


Cappotto pesante scuro e berretto con i classici riquadri scozzesi, il guru torna a Roma dopo lunghi mesi di assenza. E in compagnia del direttorio (che presto si allargherà a qualche senatore) lascia trapelare la linea: «I dissidenti? Li vorrei fuori, magari se ne andassero! Isoliamoli sul territorio».

Come? Disertando il raduno convocato domenica da Federico Pizzarotti. E cambiando la natura del Movimento, fino a farlo somigliare parecchio a un partito. Nel frattempo, si progetta un nuovo mega raduno contro gli scandali capitolini che dovrebbe tenersi già domani a Roma.

Lo sforzo dei cinque scudieri che decideranno pure chi andrà nei talk – mira a frenare la furia dello staff milanese. È Di Maio, zoppicante a causa di una storta, a suggerire il percorso in modo da evitare strappi. La road map pianificata con Roberto Fico (che avrà la delega ai meet up, mentre alla comunicazione andrà Alessandro Di Battista), punta alla riconquista del territorio, funestato da microscissioni (ieri in Toscana). Prosciugare il dissenso silenziosamente, insomma. «Consigliere dopo consigliere».

A sera i cinque si presentano finalmente in assemblea. I falchi plaudono alla svolta. «In questo momento noi non abbiamo nessun potere sui post che escono sul blog», ammette Fico. Cento, tra deputati e senatori, assistono all’incoronazione. Non partecipano invece parecchi dissidenti, protesta silenziosa contro il nuovo corso.

E non mancano momenti di tensione, come quando Cristian Iannuzzi minaccia le dimissioni da deputato. L’ala critica, in ogni caso, mostra parecchie crepe e solo il raduno di Federico Pizzarotti – domenica a Parma – potrà fissare una linea politica comune. «Propongo che venga il direttorio», rilancia Giulia Sarti.

«Non ci saremo, vogliamo evitare strumentalizzazioni», la gela Fico, come riporta l’Adnkronos. Non dovrebbe esserci neanche Artini, affossato dallo scivolone a Piazzapulita. La ferita della sua espulsione, però, non sembra rimarginata. E quando l’epurato interviene in commissione Difesa, la sua collega Tatiana Basilio scoppia in lacrime.
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Tommaso Ciriaco per “la Repubblica
Federico Pizzarotti, Parma, Parmatoday, PD

ALLUVIONE, DALL’OLIO A PIZZAROTTI: "NON BASTA UN TWEET PER DARE L’ALLERTA"


“Ora che l’emergenza post-alluvione è in corso di superamento -si legge in una nota di Nicola Dall’Olio, capogruppo del Pd in Consiglio Comunale- ci si può domandare se quell’emergenza è stata gestita al meglio, soprattutto nelle fasi iniziali di allerta e di allarme. Molti cittadini e operatori dei presidi socio-sanitari allagati si sono lamentati del ritardo con cui è stato comunicato l’arrivo dell’onda di piena. Da Marzolara a Parma il colmo di piena impiega più di due ore. Alle 13 si sapeva già di precipitazioni eccezionali in Val Parma e Val Baganza e di esondazioni a Calestano e più a valle. 

C’era quindi il tempo di avvertire per portare in zone più elevate autovetture, attrezzature e mobili e ridurre i rischi per le persone. La Protezione Civile regionale ha emanato alle 14 a tutti gli enti un comunicato di pre-allerta alluvione, l’allarme vero e proprio, con successivo dispiegamento della Polizia Municipale per chiudere le strade e evacuare le zone a rischio di esondazione, è arrivato alle 16.00 quando ormai l’acqua stava per uscire dagli argini e rimaneva solo il tempo per mettere in sicurezza le persone. Perché questo ritardo?

Le ragioni sono purtroppo quelle tipiche italiane che emergono sempre durante questi avvenimenti: mancanza di coordinamento, frammentazione di competenze, carenza di risorse per monitoraggio e manutenzione. Sembra incredibile ma nonostante si sappia che il principale rischio idraulico per la città è rappresentato da una possibile concomitanza delle piene del Torrente Parma e del Torrente Baganza, la competenza per la gestione idraulica dei due torrenti non è unitaria, ma divisa fra due enti: AIPO, (Agenzia Interregionale fiume Po) per il torrente Parma, Regione, attraverso il Servizio Tecnico di Bacino, per il torrente Baganza. E’ una separazione che ha pesato molto nella mancata allerta. Mentre infatti AIPO dispone di un servizio di monitoraggio delle piene, dovendo anche gestire la cassa di espansione sul torrente Parma, il Servizio Tecnico di Bacino non ce l’ha.

La Provincia aveva a suo tempo realizzato una rete di stazioni idrometriche per misurare in tempo reale la portata del torrente Parma e del torrente Baganza da monte fino alla città, ma tale rete di monitoraggio è ferma dal 2011. 
La Provincia non ha infatti ceduto le stazioni ad ARPA, il centro funzionale che dovrebbe raccogliere in modo unitario i dati idrometrici e meteorologici per tutti gli enti, ed è stata poi costretta ad interrompere il rilevamento per mancanza di risorse, sia per la manutenzione degli idrometri che per la trasmissione via telefono dei dati. Si è creato quindi un “buco” informativo e di competenze sul Torrente Baganza che non ha aiutato a prevedere, con tempismo e precisione, ora di arrivo e portata della piena. Per fortuna questo non è avvenuto sul Torrente Parma dove il sistema di gestione della cassa di espansione ha funzionato perfettamente salvando la città da un disastro ben maggiore.

In questo quadro anche il Comune, in particolare il Sindaco che è per legge l’autorità di Protezione Civile, ha le sue responsabilità. Responsabilità che partono da lontano, da una totale sottovalutazione, per non dire ignoranza, di quanto attiene la protezione civile e la gestione del rischio. Non solo Pizzarotti in due anni e mezzo non si è mai interessato della cassa di espansione del T. Baganza, nonostante l’opera sia prevista all’interno del territorio comunale, ma non ha nemmeno mai individuato chiaramente all’interno della sua Giunta, dandogli adeguato rilievo, una delega per la protezione civile. Basta dare un’occhiata sul sito per scoprire che nessun assessore ha esplicitamente una delega alla protezione civile.

Tutto questo ha portato a non affrontare i nodi critici rimasti in sospeso (come la cassa di espansione) e a trascurare le attività informative e le procedure di allerta da attivare con la popolazione. Molta retorica si è fatta sulla partecipazione, ma non si ricorda un solo incontro di quartiere, un solo opuscolo od iniziativa per informare i cittadini sui rischi che sussistono nei loro luoghi di residenza e di lavoro e su come muoversi e comportarsi in caso di emergenza. Non sorprende quindi che quando alle 14.00 è arrivata l’allerta della protezione civile regionale, il Comune l’abbia del tutto sottovalutata e non si sia prodigato per diramarla per tempo alla popolazione interessata che, in ogni caso, non disponeva di istruzioni e automatismi sui comportamenti da tenere.


„Come abbiamo avuto modo di sottolineare più volte in passato, l’inadeguatezza e l’improvvisazione al governo hanno un costo, costo pesante che si fa ancora più sentire quando si affrontano situazioni critiche che hanno a che fare con la sicurezza dei cittadini. Non bastano infatti i tweet, le video interviste e i post su facebook per amministrare una città e gestire l’emergenza.
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Avanti!, Beppe Grillo, Federico Pizzarotti, Gianroberto Casaleggio, Grillo, mader, Marco Travaglio, Michele Santoro, Movimento 5 stelle

IL CONTRAPPASSO DI POPULISTI E MANETTARI


I populisti giustizialisti sono non sull’orlo, ma in piena crisi. Di nervi e di missione.

Sclerano in diretta televisiva Santoro e Travaglio anche se, in considerazione della caduta libera di ascolti che subiscono dall’inizio di stagione ‘Servizio pubblico’ e i talk show politici è forte il dubbio che la lite tra le due comari manettare di ieri sera sia stata una sceneggiata messa su allo scopo di cercare di recuperare un po’ di visibilità, soprattutto in rete, per ricordare al pubblico televisivo, in overdose di vaniloqui e urla da Vucciria, che esistono ancora.

 Dopo il flop del Circo Massimo e gli sberleffi dei ragazzi genovesi a “o sciu Grillo”, il M5S sembra aver imboccato definitivamente la strada del “cupio dissolvi”.

Non passa giorno che Dio manda in terra che non giungano notizie di litigi o, più semplicemente cattive notizie come quella arrivata da Bruxelles che racconta della dissoluzione dello stravagante gruppo Grillo/Farage al Parlamento europeo. Un bel guaio per i grillini in trasferta perché il regolamento del PE relega i deputati non iscritti ad una sorta di limbo permanente.

Sarà un film interessante seguire le transumanze dei “cittadini europei” in gruppo o singolarmente in cerca d’autore (e di casa) nell’aula del consesso continentale.

In Italia intanto, l’ineffabile deputato Di Battista, dopo qualche settimana di (apprezzato) silenzio, a seguito della demenziale uscita sulle ragioni dei macellai dell’Isis, ha amabilmente apostrofato il sen. Orellana (quello che un anno fa era candidato di bandiera alla presidenza della repubblica per il M5S) definendolo “un uomo che fa schifo”.

Pochi giorni prima al Circo Massimo, il sempre più inquietante Casaleggio, ben noto per il suo scarso bon ton, aveva invitato i giornalisti a “levarsi dai coglioni” e infine ieri il capo supremo, in evidente debito di argomenti e probabilmente ancora sotto choc dopo la fallita spedizione mediatica genovese, non ha trovato niente di meglio che cacciare, con tanto di gogna telematica, il sindaco grillino di Comacchio Marco Fabbri che oggi piagnucola e strilla contro la deriva “fascista” del Movimento ritenendo forse che chi lo legge o lo ascolta non si ponga la domanda: “ma non lo sapevi prima in che razza di compagnia di giro che ti sei candidato?”

Della considerazione in cui è tenuto dall’inner circle grillista il sindaco di Parma Federico Pizzarotti è meglio non parlare mentre da San Ferdinando di Rosarno, comune della provincia di Reggio Calabria giunge la notizia del fermo, non certo per un divieto di sosta ma per bazzecole come concorsi esterno in associazione mafiosa, traffico di droga, estorsioni, danneggiamenti, intimidazioni, del consigliere comunale Giovanni Pantano, tra i fondatori nel 2013, del locale meet up.

Non c’è male per un movimento nato e cresciuto issando la bandiera della democrazia orizzontale, della legalità e della trasparenza.

Il contrappasso che sta colpendo populisti e giustizialisti è pesantissimo perché il moltiplicarsi di episodi imbarazzanti e gaffes da dilettanti, la deriva fatta di urla e strepiti contro chi osa accennare a recitare un ruolo diverso da quello di corifeo sta mettendo a nudo da lato un il vuoto di cultura politica che è la cifra che caratterizza il carro di Tespi messo su dal duo Grillo Casaleggio, dall’altro l’usura imbarazzante dei professionisti della legalità alla Travaglio che, uscito Berlusconi dalla comune, appaiono in evidente deficit di argomenti che abbiano sostanza.

Probabilmente l’opinione pubblica sta aprendo gli occhi e sta scoprendo l’altra faccia della medaglia. Anni di chiacchiere degli uni e poco più di un anno di inutile presenza in parlamento degli altri hanno messo a nudo la loro dannosa inutilità.
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Emanuele Pecheux per Avanti!
Beppe Grillo, Federico Pizzarotti, Grillo, la Repubblica, mader, Movimento 5 stelle

FEDERICO PIZZAROTTI: PAROLE GRILLO LONTANE DAL TERRITORIO


“Le parole di Grillo di ieri? Sono concetti ovviamente un pò lontani dai discorsi che ogni giorno devono fare i sindaci sul territorio.

“Quegli argomenti è giusto vengano trattati con i parlamentari – ha concluso il primo cittadino di Parma – Sono tematiche che ognuno affronta in modo diverso in base al suo livello amministrativo” commenta il sindaco Federico Pizzarotti a margine di una conferenza stampa in Comune il giorno dopo l’adunata del M5s al Circo Massimo a Roma.

Parole non casuali dopo che su Fb aveva sottolineato che “se vogliamo arrivare ad essere forza di maggioranza sono essenziali il punto di vista critico e una politica fondata sulla realtà e la concretezza”.

Il primo cittadino dice la sua anche sull’espulsione dal Movimento di Andrea Defranceschi, il consigliere regionale 5 Stelle condannato dalla Corte dei Conti per le interviste a pagamento. “Era stata la base a fare espressamente richiesta al gruppo regionale di andare in televisione e adesso la base sembra dimenticarsi di tutto questo. Adesso c’è stata una condanna ed è giusto prenderne atto, ma va anche atteso con serenità il termine del processo amministrativo”. “Va comunque va riconosciuto il lavoro svolto non si può pensare di cancellare il grandissimo lavoro fatto da Andrea senza nemmeno un ringraziamento”.

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