Beppe Grillo, Campidoglio, Grillo, Il Fatto Quotidiano, mader, Movimento 5 stelle, Roma

#FORZAVIGILI, GRILLO VUOLE DISTRARRE I SUOI DAI VOLI DI STATO?


Si è fatto attendere 5 giorni Grillo prima di intervenire sulla vicenda dei vigili assenteisti a Roma nella giornata di Capodanno. Sul blog con l’hashtag #forzavigili si schiera al fianco degli assenteisti. E riporta la lettera di un vigile urbano che contesta i dati del comune e spiega le motivazioni della protesta nella notte di S. Silvestro. Fortuna che l’assenza dal lavoro non sembra aver provocato sconquassi nel traffico della capitale.

Ma Grillo evita di raccontare le vere motivazioni delle assenze dal lavoro, ovvero l’entrata in vigore del contratto decentrato per gli oltre 24mila dipendenti comunali che il Campidoglio ha deciso di applicare, con atto unilaterale, a partire dal primo gennaio 2015. Insieme alla massiccia turnazione di dirigenti e funzionari in ossequio alle norme anticorruzione. E c’è di più: addirittura ai poveri vigili hanno tagliato le indennità extra, soltanto perché sono state dichiarate illegali.

Gli ispettori del Tesoro hanno dichiarato illegittimi indennità extra corrisposte per anni: dai 4 euro in più al giorno per fare servizio esterno all’euro aggiuntivo per tenere pulita la divisa, fino ai 6 euro quotidiani per il turno di “seminotte” che però iniziava alle 15,48 e terminava alle 23. Un autentico aumento di stipendio mascherato. E chi se ne frega se i contratti nazionali la prevedono dalle 22 alle 6 del mattino. Noi qui famo come ce pare. E i tanti filmati su  Youtube testimoniano che è davvero così.

A quando gli hastag #forzamacchinisti e #forzaspazzini?
La verità è che Grillo è sceso a fianco dei vigili assenteisti solo per distrarre i suoi dalla brutta figura sul volo di Stato del Presidente del Consiglio dimenticandosi, però, degli autisti del trasporto pubblico locale e dei netturbini.

 
Emblematico il commento di Reload Rabbi su “Il Fatto Quotidiano”:  “ma che avete capito! il grillo è contro gli assenteisti, però mica contro tutti gli assenteisti. ci sono gli assenteisti che si assentano perché esenti e gli esenti che in quanto assenteisti potrebbero assentarsi assentandosi. basta che non si è assenti quando gli altri assenteisti si assentano esentandosi. state sempre a criticare grillo senza capire quello che dice. eddaie!”
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Il Fatto Quotidiano, mader, Marco Travaglio, Movimento 5 stelle

DI MAIO, DI BATTISTA, ROMANO, SIBILIA, CHE NE PENSATE DEI SOLDI DI PANTALONE PER LA FESTA DEL FATTO QUOTIDIANO?


A margine della festa del Fatto Quotidiano, in Versiliana a Pietrasanta Ligure il 6 settembre scorso, Fiorella Mannoia si esibisce in un concerto il cui incasso non riesce a coprire le spese sostenute.


La Fondazione, organizzatrice dell’evento chiede al sindaco, Domenico Lombardi, ai sensi della convenzione stipulata tra le parti, di corrispondere a favore della Fondazione medesima, La Versiliana, parte del mancato incasso per la festa del Fatto Quotidiano, che è evidentemente costata troppo rispetto ai ricavi sperati. Nonostante la presenza eccellente della cantante Fiorella Mannoia.

Il comune aveva già elargito ben 15.000 euro «come contributo alle spese tecniche» per la kermesse del giornale del grande inquisitore e moralista Marco Travaglio.

Sarebbe istruttivo sapere cosa pensano gli onorevoli parlamentari e tutti i seguaci del Movimento 5 Stelle sulla questione, perché mai i contribuenti di Pietrasanta Ligure devono farsi carico delle perdite della festa del Fatto Quotidiano?

In attesa di risposte dai rivoluzionari a 5 stelle condivido in pieno l’osservazione del Tirreno:
Al di là dell’importo, minimo, richiesto per coprire il disavanzo, sembra alquanto inusuale il ruolo del Comune chiamato a rispondere di un “rischio di impresa” legato all’esito di un concerto. Non fosse altro perché di quello stesso rischio deve farsi carico la comunità“.
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Il Fatto Quotidiano, mader

FEDEZ DA CONSIGLI ALLA MAFIA


Dalle pagine del Fatto Quotidiano il rapper Fedez al secolo Federico Leonardo Lucia consiglia i boss di aggiornarsi per essere “cool”.

«Cara Mafia,

“Io non ti conosco, io non so chi sei”: non sto citando Mina/Battisti ma gli italiani,e mi ci metto anch’io.

Mafia, mi permetto di darti del tu perché anche se un po’ vorrei vantarmi nel disconoscerti, so di aver fatto, nella mia pur breve carriera, foto con tante persone quindi non vorrei che dopo questa dichiarazione saltasse fuori una mia foto di classe abbracciato al Buzzi di turno; l’ingenuo Marino fa scuola su questo, e io apprendo abbastanza in fretta.

Seppur non riesca a dare un volto alla tua persona ti sento molto vicina a me per questo mi piace immaginarti come un Wifi con la coppola: non ti si vede ma arrivi dappertutto.

Però ultimamente ti sento triste, abbandonata a te stessa e desiderosa di attenzioni. Insomma, parliamoci chiaro: gli italiani hanno smesso di parlare di te, hanno smesso di scendere in piazza per te, hanno smesso di occuparsi di te…

Con il dovuto rispetto: Mafia, sei fuori moda! Devi capire che ora in fatto di tendenze gli immigrati, gli zingari, i clandestini sono molto più “cool” e creano più clamore della Madia che mangia un cannolo siciliano mentre sbadiglia.Quando ti va bene ti devi accontentare di un misero Hashtag e sperare di restare in tendenza per più di tre giorni al fianco di Valerio Scanu travestito da Anna Oxa.

Capisco che scendere in piazza contro chi ci ruba il lavoro (posto che esistano ancora italiani che hanno voglia di sporcarsi le mani con le professioni più umili, perché altrimenti quello non è “rubare” ma “raccogliere ciò che è stato abbandonato”) è più consolatorio che puntarsi il dito contro.

Ma per gli agitatori di folle poco cambia: i “distrattori di massa” sanno che la piazza a queste cose è sensibile come lo schermo di uno smartphone touch al pollice di un autostoppista.


Cara Mafia,

io capisco che le stai davvero tentando tutte per attirare l’attenzione dell’italico popolo troppo preso dal contare la percentuale di batteria dello smartphone o il numero di immigrati in strada, ma mettersi a gestire cooperative umanitarie per interposta persona facendo perno su un’organizzazione criminale pilotata da un ex terrorista di estrema destra non ti sembra un po’ naif e borghesuccia come strategia? Capisco che di questi tempi corrompere i politici sull’asse Stato-Mafia più che una trattativa è un legittimo scambio di cortesie, ma tolte un paio di trasmissioni indignate di Giletti e quattro salottini politici in cui tutti fingono scandalo e stupore, è un escamotage che non attacca: presto rispetto alle attenzioni degli italiani tornerai a occupare il binario morto dell’indifferenza.

Vedi Mafia,

oggi ci sono temi che scaldano più di te, fanno più ascolti e portano più voti.Vuoi mettere quanto sia più mainstream il dibattito sull’euro o sui barconi di disperati che invadono le nostre coste saccheggiando le nostre navi, facendo razzia di bestiame e stuprando le nostre mogli? Cara Mafia, oggi gli italiani si lasciano abbindolare da ben altre emergenze, al peso della storia preferiscono la leggerezza delle storielle.

Da nativo digitale mi sento di darti qualche consiglio per ritrovare un po’ di freschezza, te le butto li:
– Affiliati fashion blogger che postano foto di scarpe di cemento con il tacco
– Felpe brandizzate con i nomi delle cosche e dei clan
– Selfie nudi coperti soltanto da una coppola verde da rendere virali grazie alle prime pagine dei rotocalchi
– Video tutorial sullo smaltimento delle scorie nucleari

I tempi cambiano e la Pausini che dimentica gli slip è una notizia che fa il giro del mondo mentre gli italiani che dimenticano la Mafia non fanno più notizia.

Per questo Cara Mafia, anche suona un po’ retorico io non ti conosco, ma è con un pizzico d’orgoglio che cerco di non scordarmi mai chi sei.»
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Fedez per Il Fatto Quotidiano
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ALTRO CHE GRILLINI


La definizione di ‘grillini spagnoli’ riferita a Podemos in un recente articolo apparso sul Fatto mi pare non renda giustizia al movimento spagnolo e sia ad ogni modo fortemente criticabile.

In primo luogo perché se si vuole fare riferimento alla formazione politica promossa da Grillo e da altri, occorre semmai utilizzare l’espressione “Movimento Cinque Stelle”. Ricordo che una signora me lo fece presente, giustamente piccata, in uno dei primi post da me dedicati a Grillo e al Movimento. Da allora ho cercato sempre di distinguere fra i due concetti, anche perché ho sempre sperato che il Movimento Cinque Stelle possa andare ben al di là di Grillo.

In secondo luogo e a maggior ragione perché il programma di Podemos differisce notevolmente da quello dello stesso Movimento, pur presentando qualche similarità con quella che a mio avviso ne costituisce la parte migliore e da valorizzare.

Ma veniamo al programma di Podemos. Mi limiterò su questo post a trattarne la parte dedicata all’economia. Si tratta di dodici punti. Vediamone gli aspetti essenziali.

  1. Una politica di investimenti e politiche pubbliche per l’occupazione, la riduzione della settimana lavorativa a 35 ore e dell’età pensionabile a 60 anni, una pensione pubblica dignitosa per tutti di importo pari al salario minimo, la fine delle leggi e dei meccanismi che incentivano la precarietà del lavoro.
  2. Analisi del debito pubblico e privato per identificarne le parti che sono illegittime e quindi non vanno pagate, ristrutturazione del resto del debito, eliminazione delle clausole vessatorie nei rapporti debitori.
  3. Controllo democratico sulla Banca centrale europea, che va orientata al conseguimento di obiettivi di interesse pubblico, in particolare occupazione, contrasto degli attacchi speculativi e sostegno al debito pubblico dei singoli Stati membri dell’Unione europea.
  4. Creazione di un’Agenzia europea di rating pubblica che prenda il posto di quelle private esistenti che non garantiscono alcuna obiettività e sono viziate da evidenti quanto enormi conflitti d’interesse.
  5. Riorientamento del credito verso le iniziative di rilievo sociale, tassazione dei profitti bancari, proibizione degli strumenti finanziari speculativi.
  6. Recupero del controllo pubblico sui settori strategici dell’economia quali ad esempio telecomunicazioni, energia, alimentazione, trasporti, sanità, educazione, medicinali.
  7. Cooperazione effettiva e trasparente tra le autorità fiscali dei vari Paesi europei.
  8. Obbligo di rendicontazione da parte delle imprese multinazionali, anche al fine di porre fine ai loro abusi fiscali e di altro genere.
  9. Persecuzione dell’evasione fiscale, che va penalizzata a partire dall’importo di 50.000 euro, con appesantimento delle sanzioni previste.
  10. Politica fiscale orientata alla redistribuzione del reddito, con eliminazione di tutti i meccanismi di elusione delle imposte.
  11. Sostegno alla ricerca pubblica e riequilibrio dello sviluppo fra i vari Paesi europei.
  12. Introduzione di un reddito di base garantito non sostitutivo delle prestazioni sociali già in essere.
Come si vede un ampio ed ambizioso programma, la cui attuazione implica evidentemente la liquidazione delle attuali politiche europee di cosiddetta austerità, improntate esclusivamente al beneficio della finanza e dell’impresa parassitarie. L’esatto opposto di quello che vanno predicando Renzi, Berlusconi e i loro vari accoliti, come pure la Merkel, Cameron, Farage, ecc.
Non si agitano obiettivi demagogici e volti solo a creare un consenso momentaneo, come l’uscita dall’euro, ma si chiedono cambiamenti totali di direzione da parte delle istituzioni europee e nazionali. In questo senso, il programma di Podemos presenta analogie ben maggiori con forze come l’Altra Europa, anche se possono cogliersi concordanze interessanti con gli aspetti migliori del programma del Movimento Cinque Stelle, come il reddito di cittadinanza.

Altro che grillini spagnoli, quindi! Una forza con una netta identità di sinistra (si vedano le nette proposizioni in tema di diritti dei migranti, altro che le menate razzistoidi di Grillo, oggi spiazzato dal razzista DOC Salvini) che, alleata ad Izquierda Unida, può raggiungere, secondo i sondaggi la maggioranza dei voti espressi, prospettiva che evidentemente terrorizza i vecchi arnesi della casta iberica, dal PP al PSOE. Un po’ come sta avvenendo in Grecia, dove Syriza raggiunge la maggioranza a scapito di PASOK e ND. E in Italia che si aspetta a rottamare PD, Forza Italia e cespugli vari, prima che siano tali forze a rottamare il Paese, in un crescendo di sfrenata corruzione e piatta subalternità ai poteri forti nazionali, europei e internazionali?

Si richiede a tale fine, come ho pù volte scritto, la convergenza fra le migliori forze ed idee del Movimento Cinque Stelle e una sinistra finalmente rigenerata, ma soprattutto i movimenti di massa che, su vari temi, nonostante tutto continuano ad esistere in questo Paese disastrato.
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Beppe Grillo, Carlo Tecce, Grillo, Il Fatto Quotidiano, mader, Movimento 5 stelle

ENRICO SASSOON: “ECCO PERCHÉ CASALEGGIO SCELSE GRILLO”


In questa intervista di Carlo Tecce per Il Fatto Quotidiano, del marzo 2013, Enrico Sassoon, ex socio di Casaleggio racconta la genesi della collaborazione con il comico.

Dodici anni in società con Gianroberto Casaleggio, un profilo internazionale, un’araldica complessa, scrittura e relazioni, economia e Internet, poi Enrico Sassoon ha scritto una lettera, lo scorso settembre, per sigillare proprio quei dodici anni. E in poche righe, pubblicate in evidenza sul Corriere della Sera, si è liberato di quelle ricostruzioni su complotti, massoneria, servizi segreti che – dice – l’hanno perseguitato.


Quando ha incontrato Casaleggio?
Ci siamo conosciuti nel 2000, quando sono entrato a far parte del Cda di Webegg come consigliere indipendente. Quando nel 2004 Casaleggio fonda la sua società di consulenza e strategie di rete (che cura il sito di Grillo), mi propone di acquisire una quota e io entro come socio di minoranza con il 10%. In quell’epoca ero l’ad di American chamber of commerce. Ho lasciato la Casaleggio Associati perché c’erano fazioni in rete, esterne e interne al Movimento, che mi diffamavano. Né Grillo né Casaleggio mi hanno difeso. Sono stato costretto a lasciare pur non avendo mai scelto di fare politica con il M5S. Non mi ha colpito la rete, ma persone che hanno trovato la mia figura professionale poca consona al Movimento.

Come può un sito attirare milioni di visite che diventano milioni di voti?
Perché Grillo ha toccato corde di carattere sociale e politico che hanno persuaso un numero crescente di persone. Credo che il blog sia un’idea di Casaleggio, penso che Grillo non sapesse proprio nulla di Internet quando gli fu proposto. Casaleggio ha notato il successo di Grillo che faceva spettacoli con una componente di critica sociale e politica molto aggressiva. Ha pensato che potesse essere utile sfruttarlo e inserire Internet, le connessioni immediate, negli spettacoli in maniera tale che potesse far vedere le cose di cui parlava, ricordo ad esempio la vicenda Telecom. Hanno usato molto la famosa mappa del potere, elaborata da Casaleggio e Associati, che dimostrava come poche persone controllano molti Cda.

È stato anche un affare economico?
È convenuto per un breve periodo di tempo. Che io sappia, Grillo non ha mai pagato niente, non ha speso un euro, ma ha dato in concessione la vendita di dvd e libri. Pubblicità? Non ho idea. La Casaleggio ha un passivo non drammatico per una società che non supera 1,5 milioni di fatturato. Pura fantasia che la Casaleggio Associati abbia costruito un impero con quel fatturato.

Otto anni governando la rete, ora Grillo segnala “gruppi pagati per gettare fango”, i troll.
Mi sembra strano che si lamenti di interventi in rete di cui lui è stato il primo esempio. Come leggo nei commenti al blog, quelli più seguiti e votati, la maggior parte sono molto critici con la sua denuncia. La presa di posizione di Grillo è oggettivamente molto curiosa: lui ha fatto esattamente quello che lamenta in questo momento, e solo perché è rivolto contro di lui…

Ma Internet è davvero sinonimo di trasparenza?
La rete è uno strumento come il telefono o come la televisione, ma ha barriere di accesso più basse. La rete non significa democrazia, se usata male può anche significare attentato alla democrazia. Chi vuole identificare la rete come democrazia, e si immagina un popolo della rete, dice cose sostanzialmente sbagliate. La rete è lo strumento più potente per fare politica, nessuno, però, la usa in maniera sistematica come loro.

L’hanno usata per le Parlamentarie: poca partecipazione, tante polemiche.
Quando si selezionano persone per creare dei candidati queste persone dovrebbero essere selezionate per capacità, competenze, onestà, storie personali, quanto tutto questo sia stato possibile verificarlo attraverso le Parlamentarie, non ne ho idea e non ce l’ha nessuno se non chi le ha organizzate mettendo i filtri.

Quanto durerà il M5S in Parlamento?
La proposta politica di Grillo dipenderà dalla capacità di trasformare in programmi quelle che sono finora essenzialmente parole d’ordine peraltro abbastanza elementari e in parte solo di protesta. Per fare questo mi sembra che venga utilizzata una tecnica che ricorda molto quella economica del crowdsourcing (chiedere supporto alle folle, ndr), cioè quando un’azienda o una persona si rivolge a una comunità online, più o meno specialistica, per risolvere un problema e ricevere proposte che poi dovrà scegliere, premiare e infine utilizzare. Questo richiede due condizioni: la prima che esista un pensiero strutturato, la seconda che ci sia un’organizzazione capace di filtrare quello che arriva. Ascoltando Grillo che utilizza questi termini in maniera piuttosto confusa, che sono certamente patrimonio culturale di Casaleggio, ho la netta sensazione che si illudano di fare crowdsourcing politico non avendo per ora né una struttura organizzata né un pensiero realmente definito.

Chi è imprescindibile per il Movimento: Casaleggio o Grillo?
Mi pare che l’uno non viva senza l’altro. La parte ideologicamente più preparata mi sembra sia quella di Casaleggio, Grillo è un megafono che ripropone delle elaborazioni che non necessariamente gli appartengono.
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Beppe Grillo, Grillo, Il Fatto Quotidiano, mader, Movimento 5 stelle, Paola Taverna

IL DISINCANTO DELL’ELETTORE GRILLINO


La contestazione a Paola Taverna rivela che il Movimento 5 Stelle non sia più il terminale privilegiato della protesta e della rabbia.

La Taverna ha ripetuto di “non essere una politica”, desiderosa di ribadire quella diversità tra “noi” e “loro” che molto funzionò alle politiche 2013 e oggi risulta meno efficace. In un tale contesto, drasticamente mutato rispetto anche solo a sei mesi fa (quando qualcuno credette addirittura al sorpasso), come si sente un elettore 5 Stelle?

Non un attivista convinto, non uno di quelli che si informa in Rete. Alludiamo, qui, all’elettore “comune”: cosa pensa? Probabilmente lo rivoterebbe, considerato che i sondaggisti continuano a dare il M5S al 20%. La cifra, più o meno, ottenuta a maggio. I voti potenziali, anzi, sono aumentati, perché l’astensione è scesa. Non è però calato Renzi, non abbastanza almeno per i 5 Stelle. E nel frattempo cresce la Lega Nord. L’elettore 5 Stelle probabilmente lo rifarebbe, ma più freddamente. Forse li rivoterebbe perché non c’è niente di meglio; forse perché Landini non scende in campo; forse perché per morire democristiani, e dunque renziani, c’è tempo. È però un voto meno convinto e fatalmente disilluso. Più che la vittoria, la speranza pare essere una sconfitta onorevole: un’opposizione onesta.

Cosa ha raffreddato l’elettore 5 Stelle? Forse non vederli più in tivù, forse il non sapere quasi nulla di quel che fanno: il talebano risponderebbe che “in Rete c’è tutto”, ma il pensionato o la casalinga compulsano assai di rado la pagina facebook di Vito Crimi. L’elettore 5 Stelle si è raffreddato perché, soprattutto dopo le Europee, ha visto molti parlamentari comportarsi come se il loro fosse un club d’elite: un circolo d’essai per iniziati, che non cerca nuovi iscritti ma preferisce convincere i già convinti e dirsi (da solo) “noi siamo i più bravi”. Esattamente quel che vuole Renzi. L’elettore 5 Stelle si è raffreddato perché, pur non essendosi mai fidato di Bersani né avere mai amato Prodi, pensa che in certi snodi i 5 Stelle avrebbero dovuto essere più tattici e meno duropuristi.

L’elettore 5 Stelle si è raffreddato perché certi post di Grillo paiono masochistici e se continui ad attaccare ad minchiam i giornalisti finisce che vien quasi voglia di rivalutarli tutti, ma proprio tutti, persino Pigi Battista e Menichini. L’elettore 5 Stelle si è raffreddato perché c’è qualcosa in Casa-leggio che proprio non lo convince. L’elettore 5 Stelle si è raffreddato perché l’accordo con Farage, per quanto strategicamente “necessario”, resta indigesto ieri come oggi (e l’elettore 5 Stelle è un tipo esigente, non è aduso a ingoiare rospi. Infatti non vota Pd). L’elettore comune 5 Stelle si è al momento raffreddato perché, se prometti l’utopia ma non la mantieni, poi la disillusionerisulta brutale. E a quel punto, chi ha “osato” incarnare il cambiamento vero, paga al di là dei suoi demeriti. Ricevendo più critiche di quanto meriti.
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Beppe Grillo, Grillo, Il Fatto Quotidiano, Lega, Lega Nord, mader, Matteo Salvini, Movimento 5 stelle

SALVINI RUBA LA SCENA A GRILLO


Caro Movimento 5 Stelle, voglio parlarvi della mia vicina, di gas e di termodinamica. La mia vicina, signora sulla sessantina, non ha il computer, si informa con un quotidiano (non il Fatto) e soprattutto con la tv (come la maggioranza degli italiani). Cosa sa del vostro lavoro? Quello che le viene raccontato, secondo le due linee guida imperanti: oblio o attacco.

Non fate nulla o, se fate qualcosa, la fate male; non esistete o, quando esistete, è solo perché avete fatto una gaffe, o siete fascisti, squadristi, razzisti, potenziali stupratori… Se si parla di voi, è per sparare a zero.

Anche se, bisogna ammettere, talvolta ci mettete del vostro, con uscite imbarazzanti e, soprattutto, con la scelta (discutibile) di non partecipare ai talk . Vi fanno neri e voi non ci siete a dire “non è così, è falso”; sicché i vostri detrattori continuano tranquilli a darsi di gomito.

Gas e termodinamica. La politica è un po’ come i gas: tende a occupare lo spazio disponibile, appena si crea un vuoto va a riempirlo. E mira all’equilibrio, cioè a creare un sistema stabile. Così il vostro vuoto mediatico viene occupato dalla Lega di Salvini, che imperversa ovunque e cresce nei sondaggi, e ricrea il sistema politico e informativo (stabile) che ci ha accompagnato negli ultimi 20 anni (ahimè).

Voi fate paura, lui no; voi siete fascisti, squadristi, razzisti, potenziali stupratori, lui – anche se ce l’ha con immigrati, rom, meridionali, è alleato con l’estrema destra di Le Pen, minaccia la rivolta fiscale, sogna la secessione – è solo un “provocatore” che fa “sparate”, “boutade” (gli eufemismi usati per la Lega negli anni), e se “visita” un campo nomadi gli “estremisti” sono quelli che protestano e vengono investiti (generando una reazione comunque sbagliata, sia chiaro); voi venite attaccati per aver bloccato i messaggi vergognosi contro Bersani ricoverato, lui può permettersi di non censurare nella sua pagina Fb commenti come “Chel mora”, “Uno di meno”, “Larva, se muori, non sarai utile neanche come concime”. Salvini è un passato noto, in quanto tale tranquillizzante e tollerato. E ha anche due pregi inestimabili: fa apparire di sinistra pure Renzi e fa lievitare gli ascolti malandati dei talk.

Caro M5S, capisco le difficoltà, ma avete un patrimonio di milioni di voti, e – come avete sempre detto giustamente – siete riusciti a incanalare una protesta che altrove è finita nell’estrema destra: allora perché ora lasciate questa prateria a Salvini? Perché gli regalate il ruolo mediatico di unica opposizione a Renzi? Perché alle loro due voci non aggiungete quella di un Di Maio?

Volete davvero cambiare il Paese o solo i nomi (Renzi al posto di Rutelli-D’Alema, Salvini al posto di Bossi-Berlusconi)? Capisco la coerenza, ma come hanno dimostrato la legge elettorale e la Consulta, potete modificare la termodinamica del Nazareno (anche senza denunce), o almeno stanare Renzi, mostrando agli italiani con chi è in equilibrio. Perché non fate lo stesso sul nuovo capo dello Stato, stanandolo sui candidati (Prodi, Rodotà)? Non vorrei che il vuoto, dalla tv, passasse anche nelle urne. Un cordiale saluto.
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I GRILLINI PRESENTANO ESPOSTO CONTRO SE STESSI PER LE REGIONALI IN EMILIA ROMAGNA:”LISTA IRREGOLARE”


Al via la corsa alla Regione Emilia Romagna per il Movimento 5 stelle. Ma ai blocchi di partenza c’è già una prima grana. Proprio nel giorno della presentazione ufficiale dei candidati al dopo Errani, dalla Procura di Bologna arriva la notizia dell’apertura di un fascicolo conoscitivo, su presunte irregolarità nella raccolta firme per la lista. E la denuncia è frutto del fuoco amico. Arriva infatti da due militanti di Monzuno, comune nel bolognese, da tempo molto attivi nell’ala più critica dei 5 stelle, che alcuni giorni fa hanno deciso di rivolgersi ai carabinieri della compagnia di Vergato.

Nelle tre pagine, corredate da un cd con documenti e immagini scaricati dalla rete, i due militanti segnalano alcune presunte anomalie. In particolare, una delle raccolte sarebbe stata organizzata a Roma durante la kermesse Italia 5 stelle, tra il 10 e il 12 ottobre (farebbero fede le foto pubblicate su Facebook e alcuni commenti apparsi sempre sui social network). Se la circostanza fosse verificata sarebbe un problema per i 5 stelle: secondo recente giurisprudenza, non si dovrebbe uscire dal territorio di competenza. 
In un’altra occasione, denunciano, la raccolta è avvenuta a Vergato, senza la presenza del diretto interessato, cosa invece prevista dalla normativa in materia. Allo stesso modo, secondo gli autori dell’esposto, in due occasioni non sarebbero stati presenti i consiglieri comunali Massimo Bugani e Marco Piazza. Si tratta, in un caso, di un evento organizzato in un ristorante bolognese, abituale ritrovo del gruppo M5s, il 15 ottobre e, nell’altro, del Firma-day in programma qualche giorno dopo.

Il fascicolo si trova ora sul tavolo del procuratore aggiunto Valter Giovannini, e per il momento è senza indagati, né ipotesi di reato. E se è vero che sarà la magistratura a fare luce sulle accuse, sul piano politico si tratta di un grattacapo non da poco per il Movimento, piombato proprio agli esordi della campagna elettorale. Una guerra delle firme, tutta interna, scatenata da attivisti contro altri attivisti, rischia di gettare un’ombra e oscurare la corsa per viale Aldo Moro. Ridando slancio, allo stesso tempo, alle faide interne che da anni ormai dilaniano il Movimento 5 stelle emiliano romagnolo.

Ed è forse anche per questo che la candidata alla presidenza della Regione, Giulia Gibertoni, cerca di smorzare i toni. “In qualunque forza politica democratica c’è una percentuale di dissenso. È fisiologica. Ma se ci sono delle irregolarità da accertare che si faccia. Io non drammatizzerei”. Approccio meno soft quello di Massimo Bugani, consigliere comunale di Bologna, che alla tre giorni romana ha ricoperto il ruolo di presentatore. “È grottesco che la denuncia provenga dall’interno del Movimento stesso” dice senza nascondere amarezza. “Ma non mi stupisco che sia stata fatta dai ragazzi di Monzuno, che fanno di tutto per danneggiare il Movimento e non ci hanno nemmeno aiutato a raccogliere le firme”. In serata poi l’annuncio: “Abbiamo già dato mandato al nostro avvocato, Giulio Cristofori, di querelare questi due simpaticoni di Monzuno. La cifra che incasseremo dal risarcimento sarà devoluta in beneficenza”.

E poi va avanti: “Abbiamo fatto un firma day insieme a tutti i consiglieri comunali e in poche ore abbiamo raccolto il doppio delle firme necessarie. Non siamo arrivati con l’acqua alla gola. E dove non c’erano i consiglieri, c’erano dipendenti comunali autorizzati dai sindaci a certificare”. Per quanto riguarda le presunte sottoscrizioni raccolte sotto i gazebo del Circo Massimo, invece, ammette la possibilità che qualcosa sia sfuggito al controllo. “Forse qualcuno ha fatto una cazzata. Non lo posso escludere, anche se a me non risulta. Di sicuro non si era detto di raccogliere le firme a Roma”.

Insomma, la gara per i 5 stelle non parte sotto i migliori auspici. Anche se per il momento i candidati preferiscono pensare più alla sfida elettorale che alle denunce depositate in procura. “Siamo l’unica lista che non ha indagati al suo interno” sottolinea Gibertoni, che il 23 novembre si contenderà la carica più importante di viale Aldo Moro. “Tutte gli altri, compreso il Pd con Stefano Bonaccini, hanno problemi con la giustizia. Noi siamo persone che fanno politica per passione civile, senza soldi e senza rimborsi elettorali”.
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Giulia Zaccariello per Il Fatto Quotidiano
Beppe Grillo, Europarlamento, Il Fatto Quotidiano, mader, Movimento 5 stelle, Nigel Farage

DUE FALSI MITI DELL’ALLEANZA M5S E UKIP


Due dei principali motivi per cui il M5S ha stretto l’alleanza con l’Ukip in realtà non stanno in piedi.


Premesso che ogni partito o movimento politico in Europa sceglie le alleanze che meglio gli convengono, due delle motivazioni principali con le quali i cinque stelle hanno da sempre giustificato la loro alleanza con il partito di Nigel Farage non reggono, andiamo per ordine.

Primo: “Con l’Ukip abbiamo libertà di voto, con gli altri no”. In realtà nessun gruppo politico al Parlamento europeo prevede vincolo di mandato per i propri deputati. Il sito Votewatch.eu, ad esempio, tra le varie classifiche presenta anche quella di “fedeltà al proprio gruppo”, una classifica che non sarebbe possibile se i gruppi politici prevedessero il vincolo di voto. Un esempio su tutti: Sergio Cofferati ha una fedeltà con il gruppo socialista del 63,57 per cento, insomma è liberissimo di votare come vuole. Basti pensare che è stato l’unico a votare contro la Commissione Junckerquando proprio il collega di partito e presidente S&D, l’italiano Gianni Pittella, si era pronunciato a favore. Succede che i policy advisor dei gruppi politici preparano delle liste di voto prima delle sessioni plenarie con le indicazioni di voto in linea con i principi condivisi dal proprio gruppo, ma si tratta appunto di indicazioni non di obblighi. Insomma non è vero che il gruppo Efdd è l’unico che prevede la libertà di voto.

Secondo: “Uniti nel nome dell’euroscetticismo”. I deputati M5S si dichiarano fieramente “euroscettici che vogliono cambiare l’Europa”. Qui il problema è nelle parole e nel loro significato: “euroscettico” non vuol dire “contro l’euro” bensì “contro l’Unione europea”. “Contro” non nel senso di “voler cambiare” bensì nel senso di “voler distruggere”. Insomma euroscettico è Nigel Farage e l’Ukip, dichiaratamente contro l’Unione europea, mentre gli eurodeputati del M5S non sono “euroscettici” bensì semmai “euro-critici”. Solo una questione di parole? Assolutamente no, dietro le parole ci sono dei contenuti, degli interi mondi che meritano chiarezza concettuale. Critici nei confronti dell’Unione europea come questa è oggi sono altri gruppi, come i Verdi e la Sinistra Unita, mentre l’Efdd – precedentemente Efd – è contro tutta l’Unione europea, contro la sua stessa esistenza.

Insomma, il M5S è liberissimo di scegliere le proprie alleanze in Europa come in Italia, gli unici a cui deve dare conto sono i suoi attivisti che effettivamente nel referendum online lanciato lo scorso giugno scelsero il gruppo Efd. Tuttavia questa scelta dovrebbe essere basata su informazioni corrette e chiare per tutti.

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Alessio Pisanò per Il Fatto Quotidiano
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PARLA L’EURODEPUTATO IL DEPUTATO POLACCO ALLEATO DI GRILLO


Dopo aver salvato l’eurogruppo di Grillo e Farage, il polacco Robert Iwaszkiewicz, del partito di estrema destra Knp, intervistato ai microfoni de Il Fatto Quotidiano non smentisce le dichiarazioni imputategli sulla violenza alle donne e il fatto che il suo partito è favorevole alla reintroduzione della pena di morte.

“Il mio è un partito liberista economicamente, ma conservatore socialmente”. “E ognuno conserva le proprie idee personali”. Con il Movimento 5 Stelle dice: “Lavoreremo contro l’Unione europea e contro le ingerenze di Bruxelles nelle politiche nazionali”.

Lo scorso 31 maggio intervistato dalla Gazeta Wroclawska affermò che “picchiare la moglie in certi casi la aiuterebbe a tornare con i piedi per terra”. E che “non è giusto che lo stato dica come dobbiamo educare i figli, se gli dò un ceffone rischio di andare in galera, invece rafforzerebbe il loro carattere e permetterebbe loro di affrontare meglio le situazioni di crisi”.

Inoltre nell’intervista il polacco difendeva il leader del partito, Janusz Korwin-Mikke, negando che fosse un negazionista dell’Olocausto: “Ha semplicemente detto che non ci sono prove che Hitler ne fosse a conoscenza e se fosse rimasto vivo sarebbe stato difficile provare che lo fosse”.

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