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L’AMBASCIATORE IRACHENO A DI BATTISTA: "VUOLE DIALOGARE CON L’ISIS? IL SUO VISTO E’ PRONTO, VADA"


Dialogare con i terroristi e’ “impossibile” ma “se l’onorevole Alessandro Di Battista ha la possibilita’ di entrare in contatto con i terroristi e vuole andare nelle zone sotto il loro controllo per intavolare con loro una discussione, sappia che il suo visto di ingresso in Iraq e’ pronto:

puo’ andare ad Erbil, raggiungere in qualche modo Mosul e convincere i terroristi a fermare il genocidio di cristiani e musulmani come sta avvenendo in questi giorni”. A parlare e’ l’ambasciatore iracheno Saywan Barzani il quale si e’ detto tuttavia convinto che “e’ impossibile per chiunque intavolare discussioni con questa gente”. 

Contattato da TMNews, l’ambasciatore Barzani ha commentato le parole del deputato di M5S, che sabato scorso, analizzando la crisi irachena aveva scritto su facebook: “Dovremmo smetterla di considerare il terrorista un soggetto disumano con il quale nemmeno intavolare una discussione. Questo e’ un punto complesso ma decisivo. Nell’era dei droni e del totale squilibrio degli armamenti il terrorismo, purtroppo, e’ la sola arma violenta rimasta a chi si ribella. E’ triste ma e’ una realta’”. 
Riferendosi a queste dichiarazioni di Di Battista, il diplomatico iracheno ha detto: “Diamo il benvenuto a qualsiasi iniziativa lodevole, quindi anche a quella dell’onorevole Di Battista, atta a porre fine al massacro della minoranza cristiana e yezidi nel Nord del Paese dove i terroristi seminano il terrore uccidendo bambini e rapendo donne su base unicamente identitarie”. Di Battista, oggi, dopo la decapitazione del repoter americano James Foley per mano dei jihadisti, e’ tornato sulla questione, con uno strascico di polemiche. “A James Foley – ha scritto sul suo profilo facebook il deputato M5s – hanno messo addosso una divisa simile a quella indossata dai prigionieri a Guantanamo. 
Io penso che la violenza indecente, barbara, inaccettabile che ha subito quel ragazzo sia, in parte, figlia della violenza indecente, barbara, inaccettabile subita dai detenuti nel carcere di Abu Ghraib”.
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Asca
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DI BATTISTA IN STREAMING CON IL FEROCE SALADINO


Alessandro Di Battista: Caro cittadino Feroce Saladino, sono qui tra voi, giunto dal perfido e vizioso Occidente consumista, per portare al popolo ingiustamente bombardato dall’imperialismo delle multinazionali la solidarietà di chi, pur lontano da qui, lotta al servizio dei vostri stessi obiettivi: la pace e l’autodeterminazione dei popoli. Perché “siamo in guerra!”.


Feroce Saladino: Pace? Autodeterminazione dei popoli? Ma che kensington dici, cane infedele? Qui il popolo deve solo prepararsi a diventare santo attraverso il martirio e la jihad; secondo gli insegnamenti della nostra guida, il califfo dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante Abu Bakr al-Baghdadi, che Allah il misericordioso lo protegga sempre.

ADB: Appunto, misericordia. Non credete anche voi che la non-violenza resta la giusta via per i non allineati, dal tempo della conferenza di Bandung e dei grandi concerti di popolo con Vasco Rossi e gli U2? Perché uno vale uno e il resto è supercazzola, come ci hanno insegnato i profeti del dialogo Gandhi e don Milani, Beppe Grillo e GianRoberto Casaleggio. Dei veri guru, mica dei falsoni.

FS: Bada come parli, miscredente. Quelli sono solo mentitori cristiani e indù, che prima o poi elimineremo anche loro, qui o a Piccadilly Circus. Dal sangue impuro dei Grandi Satana faremo sgorgare il regno annunciato del dodicesimo iman; il successore rimasto nascosto per secoli, dopo il martirio di Muhammad al-Mahdi.

ADB: Ma io vi sono davvero amico. Anch’io odio il Grande Satana con la bandiera stelle-e-strisce (difatti, a differenza di quegli scialacquatori mangia hamburger e bevi Coca Cola, noi del M5Sdi stelle ne sbandieriamo frugalmente soltanto cinque: pizza e bianchetto). Per questo sono pronto, unendomi a voi, a innalzare ancora una volta il classico grido di “Hanoi shirt” Jane Fonda: “Usa go home”.

FS: Infame provocatore, ma cosa dici? Con i crociati che parlano inglese si fanno ottimi affari. Meglio che restino in zona. Anche perché sono eccellenti istruttori in materia di esplosivi e tattiche terroristiche. Difatti sono stati proprio loro che rilasciarono il nostro grande Al Baghdati dal campo-prigione di Bucca, dove era stato internato al tempo della caduta del Piccolo Satana Saddam Hussein. Alla faccia di chi credeva che quelli fossero a Baghdad per fare dell’altro.

ADB: E dai! Siamo in diretta streaming. Non lo volete dare un segno di buona volontà intavolando il dialogo con me? Se no farete la figura di un Matteo Renzi che si chiude a riccio di fronte a Luigi di Maio. Lo dico per voi. In caso contrario, con quelle tute nere da Diabolik che avete indosso, potrebbero scambiarvi per dei criminali, invece che dei portavoce della lotta di liberazione…

FS: Oh sciocco, ma certo che siamo dei criminali, nel nome benedetto del Sommo Profeta! E tu hai cominciato a esserci di troppo come un homeless in Holland Park. Vedi di toglierti di mezzo alla svelta oppure ti mozzeremo tutto quello che ti pende. E non farti più vedere. Altrimenti possiamo sempre venirti a prendere, a Roma o a Civita Castellana; da solo o in compagnia di quel Marco Pannella che andava a rompere gli zebedei agli “acien mujahidin” algerini, i combattenti di liberazione contro l’Oas francese, già cinquant’anni fa. Perché noi con i terzomondismi del vostro calibro ci facciamo il cous-cous e lo shish kebab.

ADB: In nome della e-democracy… di Gaia… della decrescita felice…

FS: Via!
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CARDINALE FILONI: “CHI GIUSTIFICA L’ISIS VENGA A VEDERE LE FACCE DI QUESTI BAMBINI”


Quelli, come Alessandro Di Battista, che fanno commenti sui terroristi dell’Isis vengano a guardare negli occhi le mamme alle quali hanno portato via le figlie. Farebbero bene a stare zitti”. Parola del cardinale Fernando Filoni, prefetto di Propaganda Fide, e inviato speciale di Papa Francesco sul teatro della crisi umanitaria che colpisce i cristiani in Iraq.


Cardinale Filoni, innanzitutto quanti sono i profughi?
Si stimano 120 mila rifugiati. Tanti dormono attorno alle chiese. Sono cristiani ma anche yazidy e di altre etnie. Io ho visitato le varie parrocchie e i centri di accoglienza e devo dire che nessuno era preparato, siamo stati presi tutti un po’ alla sprovvista.

Cosa ha visto al suo arrivo?
Ho visto tanta gente dormire all’aperto. Anche se è vero che qui ci sono 47 gradi però dormire per terra comporta problemi sanitari e di gestione del cibo, dell’acqua. Molto è stato fatto e molto ancora si potrà fare. Ho trovato grande generosità. Il volontariato in questa zona quasi non esisteva e per miracolo tutti si sono resi protagonisti con il loro aiuto.

Che storie le raccontano?
Per i nostri cristiani c’è stata ‘solo’ la cacciata e la fuga con l’abbandono delle proprie case e dei propri averi. ‘Solo’ perché non hanno subito altri problemi come gli yazidi, contro i quali, come loro stessi dicono, è in atto un genocidio.

I cristiani sono stati costretti a convertirsi?
Ai cristiani è stato detto: se non vi convertite potete rimanere pagando una tassa altrimenti dovrete andarvene. Per gli yazidi è stato diverso. A loro è stato detto: o la morte o la conversione. Siamo in una situazione nella quale ci sembra di tornare indietro di chissà quanto tempo.

Il segretario della Cei ha avuto parole dure per l’Europa e la Rai. Monsignor Galantino ha detto che la Ue si occupa della misura delle banane e si disinteressa dell‘Iraq. Si è lamentato anche della disattenzione della Rai.
Qui i commenti italiani non arrivano. Io sono stato inviato dal Papa come suo occhio e orecchio. Ho visto le situazioni più drammatiche e ora riporterò le voci raccolte al Santo Padre. Tutti, cristiani e non, sono stati riconoscenti al Santo Padre che ha inviato un interprete della sua preoccupazione. Nelle decine di insediamenti visitati ho trovato drammi enormi.

Qual è il racconto che più l’ha impressionata?
Scegliere tra i tanti drammi è difficile. Mi è stata raccontata una storia che mi ha davvero impressionato: due ragazze rapite erano state mandate a lavarsi per poi essere oggetto delle attenzioni di questi terroristi. Le due ragazze però hanno preferito suicidarsi anziché ritornare dai loro carnefici. Queste sono le cose che ho ascoltato con le mie orecchie con grande patema d’animo.

Cosa chiedono i cristiani e gli yazidi che lei ha incontrato?
Alcuni chiedono solo di andare via. Altri invece vorrebbero tornare nei loro villaggi ma chiedono alla comunità internazionale di creare una cintura di sicurezza che garantisca loro di potere vivere in tranquillità nelle loro case. Questo potrà accadere solo se le organizzazioni internazionali e gli stati più importanti si faranno carico di questa situazione di sicurezza. Almeno per ora, poi spetterà allo Stato iracheno.

Nel 2003, quando Bush lanciò la guerra contro Saddam, Giovanni Paolo II si oppose. Oggi ci sono migliaia di vite in pericolo ma la situazione è ribaltata: la comunità internazionale è alla finestra e la Chiesa in prima linea.
Voi giornalisti siete testimoni di questa debolezza che è emersa. Ora, fare la guerra chiaramente porta alla distruzione però è un obbligo morale mettere il paese in condizione di ritrovare la strada della sicurezza per la ricostruzione. Purtroppo l’Iraq è una realtà complessa con le sue divisioni religiose e tante etnie. E’ difficile lavorare per unire ma questo è il compito che dovremmo assumerci: dobbiamo aiutare l’Iraq a ritrovare la strada della convivenza.

Alessandro Di Battista del M5S ha giustificato l’Isis dicendo che bisogna capire e parlare anche con i terroristi. Secondo lui il terrorismo è l’unica arma per chi viene bombardato dall’alto da aerei ultratecnologici come quelli americani. Secondo lei è stata compresa la minaccia dell’Isis? Lei come lo vede?
Guardi io non do giudizi su cose nelle quali non posso entrare però vorrei che tutti quelli che fanno dei commenti, quelli che vorrebbero saperne di più, vengano a guardare le facce di queste donne e di questi bambini distrutti, sguardi persi nel vuoto, senza i loro mariti, senza le loro figlie, senza le loro madri. Poi probabilmente più che parlare si farebbe meglio a stare zitti.

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