la Repubblica, Lega, Lega Nord, mader, Movimento 5 stelle, Paola Taverna

LA LEGGE FOTOCOPIA DI PAOLA TAVERNA


Lo scorso mese di maggio Emanuele Prataviera deputato della Lega Nord, presentava un disegno di legge dal titolo “Disposizione in materia di Ferie da parte dei lavoratori in favore di colleghi con figli disabili o affetti da gravi malattie.“

La proposta di un solo articolo, così composto:  “In ottemperanza al diritto del lavoratore al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite di cui al terzo comma dell’articolo 36 della Costituzione, un dipendente può, su sua richiesta e in accordo con il datore di lavoro, cedere anonimamente e senza contropartita fino al 50 per cento dei giorni di riposo maturati e non utilizzati, in favore di un collega con un figlio di età inferiore a 20 anni, affetto da grave malattia, o da handicap grave ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero vittima di un incidente di gravità tale da rendere indispensabile una presenza e cure costanti.”

La senatrice grillina Paola Taverna, insieme ad altri colleghi del M5S, ritenuta condivisibile l’iniziativa del collega del carroccio, all’inizio di agosto presenta un disegno di legge con il titolo uguale, e formata anch’essa da un solo articolo e con una sola piccola variante nel testo, ma con lo stesso identico preambolo: “Nel rispetto dei limiti al diritto del lavoratore al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite di cui al terzo comma dell’articolo 36 della Costituzione, un dipendente può, su sua richiesta e in accordo con il datore di lavoro, cedere anonimamente e senza contropartita fino al 50 per cento dei giorni di riposo maturati e non utilizzati, in favore di un collega con un figlio di età inferiore a venti anni, affetto da grave malattia, o da handicapgrave ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero vittima di un incidente di gravità tale da rendere indispensabile una presenza e cure costanti.”
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articolo originale su repubblica.it/espresso
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La Zanzara, Lega, Lega Nord, mader, Matteo Salvini, Radio24, Roberto Calderoli, Roberto Maroni

QUANDO I LEGHISTI GIUSTIFICAVANO I TERRORISTI


Oggi Matteo Salvini e la Lega Nord sono in prima fila a sciacallare sulla strage di Charlie Hebdo: “L’Islam è pericoloso: nel nome dell’Islam ci sono milioni di persone in giro per il mondo e anche sui pianerottoli di casa nostra pronti a sgozzare e a uccidere.”

E il governatore leghista della Lombardia Roberto Maroni ha persino chiesto di chiudere Schenghen (lui ha scritto Shenghen) per fermare l’orda terroristica.

Una bella figuraccia, visto che i due sospettati dell’attentato sono nati a Parigi.

Ma oggi che la Lega sta lì a sentenziare, in pochi ricordano chi ebbe il coraggio di giustificare un atto di terrorismo come quello di Breivik a Oslo: sì, proprio lui, l’onorevole Mario Borghezio.    Durante   la   trasmissione
La Zanzara di Radio24, nel luglio del 2011, a proposito dell’assassino terrorista norvegese: “E’ una vicenda esemplare che fa capire che le strade del buonismo portano all’inferno, quello vero”, afferma il leghista. Secondo Borghezio, questa tragedia “se l’è cercata una parte dei norvegesi, come i socialisti”, verso i quali il magnanimo europarlamentare ammette di dover esprimere “un minimo di umanità”. E continua: “L’ideologia della società aperta crea mostri. Il killer Breivik è il risultato di questa società aperta, multirazziale, direi orwelliana. Questo tipo di società è criminogeno. Certe situazioni di disagio e di insofferenza è inevitabile che sfocino in tragedia. Quando una popolazione si sente invasa, poi nascono dei fenomeni di reazione, anche se gli eccessi sono da condannare. Quando si diceva prima che la Norvegia e la Svezia accoglievano decine di migliaia di tunisini, bisognava tener conto dell’impatto che un afflusso di questo genere poteva generare. La società aperta e multirazziale non è quel paradiso terrestre che ci voglion far credere coloro che comandano l’informazione. La società aperta e multirazziale fa schifo”.


Borghezio, inoltre, ribadisce le dichiarazioni già ribattute nel pomeriggio dall’agenzia di stampa AgenParl: “”Il “no” alla società multirazziale, la critica dura alla viltà di un’Europa che pare rassegnata all’invasione islamica e financo la necessità di una risposta identitaria e cristiana di tipo templare al dilagare delle ideologie mondialiste, sono ormai patrimonio comune degli europei, fra cui il sottoscritto”. Ricordiamo che Brevik aveva messo all’indice tutti i partiti italiani nel suo “Manifesto”, tranne la Lega.

Dopo la fregnaccia di Borghezio, Calderoli dovette scusarsi con la Norvegia (e prima ancora cercare sull’Atlante dove fosse).
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Carroccio, L'Intraprendente, Lega, Lega Nord, mader, Matteo Borghi, Matteo Salvini

IL LIBERISMO DI MATTEO SALVINI


Partiamo dalla considerazione che un politico, qualunque politico di qualsivoglia colore, punta a dire quel che porta voti. La gente pensa che le tasse siano troppo alte? Abbassiamole; l’immigrazione inizia a rappresentare un problema per molti? Riduciamola; l’Europa è vista come un ente burocratico che soffoca cittadini e imprese con tasse e regolamenti? Usciamone o controlliamola, a seconda degli orientamenti.

Lo fanno tutti da Matteo Renzi a Silvio Berlusconi fino a Beppe Grillo e Matteo Salvini ovviamente non fa eccezione. Giusto questa mattina l’amico Giancarlo Pagliarini faceva notare l’abbandono da parte della nuova Lega di alcune tematiche proprie del Carroccio dei primi tempi. Il che è lapalissiano. Dalla nostra, però, non possiamo non notare nelle dichiarazioni di Salvini un’evoluzione in senso liberalese non addirittura liberista, che non può che farci piacere.

Prendiamo i post della sua pagina Facebook delle ultime ore. «Invece di fare e disfare leggi pro o contro Berlusconi – scriveva qualche ora fa – un governo serio dovrebbe lavorare per cancellare gli STUDI DI SETTORE. In un momento di crisi come questo, sono una follia! Sono l’unico a pensarla così. Sicuramente no, anche noi la pensiamo così. «Nel 2014 sono diminuite dello 0,4% le entrate tributariestatali. Più le tasse aumentano, meno la gente lavora, e quindi non paga. Perché la Sinistra non riesce a capirlo?», ribadiva qualche ora prima citando, forse inconsciamente, la Curva di Laffer. Due giorni fa scriveva: «Flat Tax, via gli studi di settore e la legge Fornero, liberazione dall’Euro. La crisi si combatte così, le vite si salvano così: chi lo spiega a Renzi?».

Il programma, letto superficialmente, appare quasi perfetto. Il problema sta nel fatto che, a fronte dei giusti tagli si imposte, non si prevede una sola riduzione di spesa. Riprendiamo l’ultimo post: Flat Tax e abolizione degli studi di settore riducono i fondi al fisco, l’abolizione della legge Fornero non riduce le uscite. La Fornero andrebbe abolita, per carità, tagliandoperò le pensioni di chi riceve un assegno benpiù pingue di quanto ha versato durante la vita. Ovvero si dovrebbero ricalcolare tutti gli assegni con sistema contributivo. Se non lo si fa l’abolizione della Fornero non farebbe che gravare, ancor di più, le precarie casse dell’Inps; un debito che ricadrebbe sulle future generazioni che già vedono la pensione col binocolo.  E non parliamo solo del post in questione. Nelle 35 pagine del pamphlet Basta Euro, Claudio Borghi Aquilini non sostiene la necessità di alcun taglio di spesa pubblica. Anzi in un’intervista a Liberodel giugno scorso Borghi ha dichiarato: «Intendiamo sposare la filosofia opposta a quella di Mario Monti, che ha aumentato le tasse diminuendo la spesa. Vogliamo fare il contrario». Aumentare la spesa e tagliare le tasse.

Ma è possibile. Sì, direbbe il maître à penser della Lega, perché grazie alla lira uno Stato «se è in difficoltà può spendere di più per sostenere la propria economia» (da Basta Euro). Eppure dovrebbe spiegarci un paio di cose. Come mai in occasione della grande svalutazione della lira del 1992 l’allora presidente del Consiglio Giuliano Amato fu “costretto” (avrebbe potuto tagliare la spesa) a prelevare il sei per mille dai nostri conti e introdurre l’Ici sugli immobili? Perché mai alzare le tassequando si può creare moneta virtuale sfruttando la sovranità monetaria?

La storia dell’aumento dell’Iva dovrebbe farci riflettere: era al 12% nel 1973 (prima non esisteva) poi fu portata al 14% nel 1977, al 15% nel 1980, al 18% nel 1982, al 19% nel 1988, al 20% nel 1997. Con la lira è aumentata dell’otto per cento in 24 anni, con l’euro del due per cento in dodici, esattamente la metà. Come mai? La risposta è semplice: le tasse si alzano quando si alza la spesa, indipendentemente dalla valuta adottata.

Ecco l’unica piccola grande fallacia nel pensiero di Salvini.
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Lega, Lega Nord, mader, Matteo Salvini

SALVINI: "IO E MAURIZIO LANDINI POTREMMO SCAMBIARCI LE FELPE"


Matteo Salvini e Maurizio Landini che si scambiano la felpa, loro che, da parti contrapposte, hanno fatto della felpa personalizzata un marchio di lotta politica. Eppure succede anche questo a Legnano, dove Salvini e Landini si ritrovano uniti nella comune lotta per salvare i posti di lavoro della Franco Tosi, storica azienda metalmeccanica.

E’ lo stesso Salvini, leader della Lega, a dire che da tempo “studia” Landini, segretario della “rossa” Fiom.

“E’ da tempo che dialogo con la Fiom – spiega all’Huffington Post Salvini – per il rilancio di una delle più celebri aziende italiane come peraltro sul referendum per abrogare la legge Fornero. Il governo Renzi, come i predecessori, mancano deliberatamente di una seria politica industriale. E se con la Fiom dialoghiamo non mi sembra nulla di incredibile”.

Un dialogo che potrebbe sfociare in uno storico scambio di felpe. Continua Salvini:

“Le felpe sono in effetti un must mio e di Landini. Magari oggi coi rappresentanti della Fiom potremmo scambiarcele. Lo scandalo non è questo come a sinistra qualcuno vorrebbe far credere. La vergogna è che il lavoro sia stato dimenticato come priorità. A sinistra come a destra.”
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Carroccio, Lega, Lega Nord, mader, Matteo Salvini, Roberto Maroni

SALVINI: “LA LOMBARDIA E IL NORD L’EURO SE LO POSSONO PERMETTERE, IL SUD NO”


“La Lombardia e il Nord l’euro se lo possono permettere. Io a Milano lo voglio, perché qui siamo in Europa. Il Sud invece è come la Grecia e ha bisogno di un’altra moneta”, lo ha detto il segretario del Carroccio Matteo Salvini.

I meridionali? “L’euro non se lo meritano”. “La Lombardia e il Nord l’euro se lo possono permettere. Io a Milano lo voglio, perché qui siamo in Europa. Il Sud invece è come la Grecia e ha bisogno di un’altra moneta. L’euro non se lo può permettere”.
Queste le parole pronunciate dall’allora segretario lombardo della Lega Nord, Matteo Salvini, due anni fa, era l’ottobre del 2012.  La proposta era stata già anticipata dal segretario leghista Roberto Maroni, facendo anche riferimento a un articolo del Financial Times che aveva ipotizzato lo scenario del Vecchio Continente diviso in due aree con monete diverse.
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Grillo, la Repubblica, Lega, Lega Nord, mader, Matteo Salvini

SALVINI IL PADRE DELLA PATRIA


L’abilità di Matteo Salvini, e la ragione del suo successo personale destinato a crescere divorando Forza Italia e rosicchiando via via pezzi della sempre più confusa Armata Brancaleone grillista, stanno nell’avere colto l’occasione per strappare la Lega al ridotto alpino e al ghetto padano dove Bossi l’aveva rinchiusa con le puttanate dell’acqua santa del Po, i carri armati di cartone, la scuola in dialetto e i giuramenti con le salamelle e le corna celtiche.

Ne sta facendo un movimento nazionale cavalcando con molta più decisione delle fumisterie referendarie di Grillo. Munge il rancore contro l’Europa.

Prende a prestito teorie di professorini di economia delle quali non capisce nulla e che sono tutte da dimostrare, ma coltivano l’illusione che fuori dall’Euro ci sia la Terra Promessa del latte e del miele.

Grazie all’ antieuropeismo, Salvini ha buttato i logori stracci e gli orpelli secessionisti e antimeridionalisti dei fondatori per riscoprire, appunto in chiave anti Europa, il nazionalismo. Il paradosso tragicomico del momento è che l’unico partito italiano dichiaratamente nazionalista è la Lega.
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Vittorio Zucconi per la Repubblica
Il Giornale, Lega, mader, Matteo Salvini, Nicola Morra

IL GRILLINO MORRA ALLA CORTE (SEGRETA) DELL’ESTREMA DESTRA


Viaggio nel Foro 753, centro sociale di estrema destra, dove si sono recati il senatore grillino e il leader della Lega Nord (prima delle Europee).

Uncentro sociale? Un movimento politico o una palestra? Il Foro 753 è tutto questo ma anche molto di più. Nasce originariamente nel 2003 in via Capo d’Africa, vicino al Colosseo, con l’occupazione di un ex casa del popolo di cinque piani, abbandonata dagli anni ’50.

Un po’ un paradosso che un edificio che nel Dopoguerra ha ospitato compagni e partigiani, nel ventunesimo secolo sia stato riqualificato da un gruppo di militanti di estrema destra.

Il nome del centro sociale, infatti, richiama l’anno di fondazione di Roma e il concetto di foro romano come luogo di incontro e scambio di idee e posizioni differenti. L’esperienza di via Capo d’Africa dura però solo due anni, come spiega Giacomo Mondini, uno dei responsabili del Foro: “L’edificio era di proprietà della Regione ma Storace non ebbe difficoltà a chiederci di andarcene e anche la sinistra con alcuni suoi esponenti, risultati poi indagati nell’indagine di Mafia Capitale, abitavano in quella zona e premevano affinché noi venissimo sgomberati”.

Il più attivo nel fare quotidianamente queste richiesta era Luca Odevaine, ex vice capo di gabinetto di Walter Veltroni. Ma è proprio all’ex sindaco che si deve il salvataggio del Foro: “Veltroni – racconta Mondini – è l’unico che capiva, a differenza di tanti altri, l’universalità di Roma e ci assegnò questo stabile riconoscendo che le attività che avevamo posto in essere erano valide”. Nel 2007, infatti, il Foro 753 si trasferisce in via Beverino in zona Torrevecchia a pochi metri dal raccordo anulare, in una struttura non agibile che prima fungeva da garage e che è stato rimesso apposto “solo con il nostro impegno”, spiega Mondini. “Nel corso di quei due anni abbiamo posto le basi per attività che attualmente svolgiamo con una palestra di pugilato, una sala conferenza e una cucina”.

Il locale viene messo a disposizione anche degli abitanti per le feste di quartiere a prezzi agevolati, per la donazione del sangue o per le cene di raccolta fondi per Sol.id (Solidarietà Identitaria), l’associazione umanitaria del Foro che ha operato in Paesi come Siria, Kossovo e Birmania. Il Foro 753, a differenza di Casa Pound, non nasce quindi con uno scopo abitativo e non è espressione di alcun partito. “A noi – chiarisce Mondini – interessa relativamente il progetto di un singolo partito però riteniamo che sia opportuno far valere alcune istanze dentro le istituzioni e perciò guardiamo con interesse al discorso della Lega”. Molti militanti del Foro, infatti, sono stati eletti in differenti partiti di centrodestra e il centro sociale apre i suoi dibattiti a esponenti di ogni area politica tanto è vero che di recente è andato in visita strettamente privata anche il grillino Nicola Morra. Curioso è il fatto che mentre ministri come Beatrice Lorenzin e sindaci come Flavio Tosi hanno accettato gli inviti in maniera pubblica, l’ex capogruppo dei Cinque Stelle al Senato ha invece voluto tenere segreta tale partecipazione ma non è stato l’unico. Matteo Salvini, che proprio ieri ha presentato il suo progetto per il Sud, prima delle Europee è stato ad una cena del Foro durante la quale aveva prospettato la nascita di una Lega nazionale.

“Noi – prosegue Mondini – non aspettiamo nessun messia e non crediamo sia vantaggioso fare il tifo per Salvini o per Tosi né ci siamo infatuati di parole d’ordine contro la globalizzazione e per la difesa delle identità e che il mondo non conforme della destra identitaria ha sempre usato”. A telecamere spente Mondini rivela di essere alquanto deluso dalle ultime mosse del segretario della Lega da cui si aspettava molto di più di una semplice lista con il proprio nome fatta con l’intento di “ricostruire insieme alla Meloni e a Forza Italia il centrodestra”.

È il Front national l’orizzonte politico cui guarda il Foro 753 che circa un mese ha ospitato il deputato francese Nicolà Bei secondo cui: “il mondo – come racconta Mondini alla fine del suo ragionamento – non è più distinguibile tra destra, sinistra e centro ma tra identitari e fautori della globalizzazione. Sta all’uomo libero sapere dove posizionarsi e non è pensabile essere a favore dell’abolizione della famiglia tradizionale, della delocalizzazione o del lavoro a basso costo nonostante ciò che dicono Renzi o Berlusconi”.
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Beppe Grillo, Grillo, Lega, Lega Nord, mader, Movimento 5 stelle

GRILLO PRESENTA IL REFERENDUM. SALVINI LO STRONCA: "PRESA IN GIRO"


Il leader leghista: “Si tratta di un referendum consultivo che per altro la Costituzione non prevede, con tempi lunghi ed efficacia zero. Commissioniamo allora un sondaggio”.

Gli anti-euro litigano: mentre Beppe Grillo sbarca oggi a Romaper lanciare la raccolta firme per il referendum contro la moneta unica europea, il leghista Matteo Salvini lo stronca: inutile, allora meglio fare un sondaggio.

Missione nella Capitale, oggi, per Beppe Grillo che presenta l’inizio della raccolta firme del M5S per il referendum contro l’euro, previsto per sabato 13 dicembre, giorno di Santa Lucia. Lo annuncia il blog del guru M5S, anticipando anche che la diretta streaming sarà trasmessa sul blog e su La Cosa.

Il referendum di Beppe Grillo per uscire dall’euro è “una perdita di tempo e una presa in giro”, attacca il leader della Lega, Matteo Salvini, alla stampa estera. “Si tratta di un referendum consultivo che per altro la Costituzione non prevede, con tempi lunghi ed efficacia zero“, ha aggiunto ed ha chiosato: “commissioniamo allora un sondaggio”. 

E sul futuro politico della Lega: “Non penso che la Lega farà la fine di Grillo”, dice Salvini ricordando che “l’anno scorso ci davano per morti mentre oggi la situazione è cambiata. Noi abbiamo un progetto per l’Italia e per la Ue; M5S, che pure ha preso tanti voti, non ho ancora capito che progetto abbia per l’Italia e per la Ue”.
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SALVINI, LE PEN, FARAGE. L’ESERCITO DI PUTIN PER DISTRUGGERE L’EUROPA


L’economia russa rischia di entrare in recessione. Questo non ostacola il piano euro-asiatico di Putin, che per indebolire l’Unione europea punta a rafforzare i populismi che mirano a distruggere il sogno di Bruxelles.


Il sogno di Putin e quello di Bruxelles – In altre epoche erano i comunisti che si cimentavano nei viaggi della speranza verso la madre patria Russia e spesso molti partiti comunisti dell’Europa occidentale ricevevano cospicue donazioni in denaro da Mosca. Oggi, però, i tempi sono cambiati. Se in meglio o in peggio lo deciderà la storia. Quello che interessa mettere in evidenza, invece, sono i nuovi alleati dell’ex Unione sovietica. Lo zar dei nostri giorni, l’ex agente de Kgb, Vladimir Putin, dopo lo scoppio della questione ucraina ha ridimensionato, per utilizzare un eufemismo, i rapporti con l’Europa e gli Stati Uniti. Sono venuti meno contratti commerciali e contatti diplomatici. Del resto non potrebbe essere altrimenti, perché il progetto euro-asiatico del presidente russo stride con quello dell’Unione europea. Un nuovo impero che dovrebbe essere una via di mezzo tra l’Unione sovietica e il periodo zarista. Ricostituire stati cuscinetto intorno alla Russia, per avere maggiore protezione e usufruire delle risorse naturali di quelle zone. L’Ucraina, la Georgia, la Moldavia e, chissà, anche la Polonia. Putin vorrebbe ridisegnare la geopolitica dell’Europa dell’est, ma si sta scontrando contro il progetto di Bruxelles di includere, con il trascorrere del tempo, i vari stati dell’est del vecchio continente nel sogno comunitario.

La crisi economica e la strategia di Mosca – Un muro contro muro che ha prodotto alcuni risultati negativi in campo economico. La Germania, che ha un rapporto privilegiato con la Russia nel campo dell’import export, ne sta pagando le conseguenze, ma le sanzioni economiche decise da Stati Uniti ed Europa sembrano mettere in ginocchio l’economia russa. In realtà anche il brusco abbassamento del prezzo del petrolio ha messo e metterà a dura prova la Russia, che sta per andare incontro a una violenta recessione. Già nel 2014 il governo di Mosca ha previsto una crescita negativa fissata allo 0,8 per cento, ma nei prossimi anni dovrebbe entrare in netta recessione. Mosca ha bisogno di liquidità. Un bel problema considerando che con le sanzioni imposte dall’Occidente le banche europee non garantiscono prestiti per finanziare il debito di Mosca. Una situazione critica che Putin spera di ribaltare con qualche invasione come quella della Crimea. Però nei piani del presidente russo c’è un’altra idea: far collassare la traballante Unione europea, foraggiando quei movimenti populisti e nazionalisti che si stanno diffondendo nei principali paesi del continente.

La malattia populista che rafforza la Russia – Putin ha trovato qualche sponda in alcuni personaggi della politica europea. Uno di questi è proprio Matteo Salvini, che nel nome di un nuovo nazionalismo non perde occasione di tessere le lodi dell’ex agente del Kgb e della Russia. Nei suoi vari viaggi all’estero, come quello in Corea del Nord che sembrava quasi un film comico di terz’ordine, c’è da registrare il continuo “vai e vieni” da Milano a Mosca. Si, Salvini vede gli uomini vicini a Putin quasi con scadenza mensile e nelle ultime ore ha ribadito il no della Lega alle sanzioni occidentali ed esaltato la Russia, perché «qui non ci sono clandestini, lavavetri o campi rom». Il dialogo continua e non è un caso che all’ultimo congresso leghista che nominò Matteo Salvini segretario, erano presenti esponenti del partito putiniano Russia Unita. L’amicizia è ben salda, perché l’obiettivo è comune: distruggere l’Unione europea e tornare ai singoli stati nazionali che da soli non potrebbero controbattere l’egemonia di Mosca. Per un simile motivo anche Nigel Farage, leader degli xenofobi britannici, pone su un piedistallo Vladimir Putin, si è schierato da tempo dalla sua parte e ha difeso l’azione del presidentissimo in Crimea, accusando l’Ue di imperialismo in Ucraina e di aver offerto “false speranze” a chi ha rovesciato Yanukovich, un presidente eletto democraticamente. Sulla stessa scia (non chimica!) Marine Le Pen, che vede nel ritorno allo Stato nazione l’unico futuro possibile per la Francia. Come potrebbe non piacere un simile atteggiamento a Putin, che spera nell’indebolimento europeo per allungare la mano sui paesi confinanti?
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MATTEO SALVINI E IL CORO CONTRO I NAPOLETANI


Festa di Pontida 2009. Un bicchiere di birra in mano, il deputato ed europarlamentare della Lega Matteo Salvini, con un bicchiere di birra in mano e attorniato da con un gruppo di persone lancia un ritornello: «Senti che puzza,scappano anche i cani. Sono arrivati i napoletani…».


Il video risale al 13 giugno 2009 e Salvini, noto soprattutto per provocazioni razziste come quella di creare vagoni della metropolitana separati per gli extracomunitari, è attorniato da un gruppo di militanti con i bicchieri in mano che scattano foto con lui e gli intonano un coretto. Poi l’esponente leghista alza il bicchiere e canta, seguito dai presenti che lo chiamano “capogruppo” (Salvini è consigliere comunale a Milano e segretario provinciale della Lega Nord): «Senti che puzza, scappano anche i cani. Sono arrivati i napoletani…Son colerosi e terremotati…Con il sapone non si sono mai lavati…».

l leghista si è poi dimesso da deputato del parlamento italiano dopo la lunga giornata di polemiche.L’esponente del Carroccio, che è eletto anche al Parlamento europeo non rinuncia però all’incarico comunitario.

Matteo Salvini, in una nota, torna a precisare che le sue dimissioni da deputato sono dovute «solo ed esclusivamente a motivi burocratici» legati all’elezione al Parlamento europeo «e alla scadenza dei termini per l’opzione». «Non sono assolutamente riconducibili – aggiunge – alle polemiche relative alla mia persona».

Salvini rivolge quindi «i migliori auguri» a Marco Desiderati, sindaco di Lesmo, che gli subentrerà alla Camera. «Mi preparo – conclude – a lavorare come parlamentare europeo nell’interesse del Nord, di Napoli e dei napoletani»
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