Beppe Grillo, Giulia Sarti, l'Espresso, Luigi di Maio, mader, Movimento 5 stelle

M5S, LE REGOLE PER LE CANDIDATURE REGIONALI NON ESCLUDONO GLI INDAGATI PER MAFIA


Il Movimento 5 Stelle, unica grande formazione politica non toccata dallo scandalo Mafia Capitale, si prepara alle elezioni regionali. Ma dal regolamento per le auto candidature scompare la richiesta di non essere indagati o condannati in primo grado. E tra gli esponenti c’è chi lancia l’allarme.


“Fuori la mafia dalle istituzioni”: è questo il motto a cinque stelle degli ultimi giorni. Eppure la mafia rischiano, loro malgrado, di farla entrare dalla finestra e proprio all’interno del Movimento, unica grande formazione politica che non è stata coinvolta nello scandalo Mafia Capitale.

Il blog di Beppe Grillo ha pubblicato infatti i criteri per le candidature ai consigli regionali e, a sorpresa, ha lasciato aperto il varco ai condannati in primo grado per reati gravi, così come agli inquisiti per mafia. Sono stati infatti esclusi solo coloro che hanno “condanne penali definitive” o che sono “inquisiti per reati contro la pubblica amministrazione”.

Come funzionano le regionalie.Le auto candidature alle “regionalie” per Campania, Marche, Liguria, Toscana, Puglia e Umbria si sono aperte ufficialmente il 9 dicembre: nonostante i dissapori fra le due anime del Movimento 5 Stelle, l’attività di reclutamento in vista della prossima tornata elettorale non si ferma.

La votazione sarà a doppio turno – la prima su base provinciale per la selezione dei consiglieri, a seguire la scelta del candidato alla presidenza della Regione – e rigorosamente riservata agli iscritti alla piattaforma della Casaleggio Associati. Lo annuncia proprio sul suo blog Beppe Grillo, che precisa i requisiti: “Le autocandidature di residenti in queste regioni iscritti al MoVimento 5 Stelle entro il 30 giugno 2014” che dovranno pervenire entro mezzogiorno del 12 dicembre, varranno esclusivamente per coloro “che non si siano dimessi da un incarico da eletto o abbiano già eseguito due mandati, senza condanne penali definitive, non inquisiti per reati contro la pubblica amministrazione, e che non abbiano corso contro una lista del MoVimento 5 Stelle. Tutti i candidati dovranno presentare il proprio CV online per poter essere valutati e votati entro domenica 14 dicembre”.

Fin qui tutto normale: necessaria appartenenza certificata al Movimento e poche ma precise regole decise dal blog, tra cui la fedina penale limpida. O quasi: a guardar meglio, ci si accorge che proprio questo caposaldo grillino sembra venire meno. Le maglie larghe dei criteri di selezione, infatti, aprono il varco a chiunque sia “inquisito” (termine generico probabilmente da intendersi come indagato) o addirittura condannato in primo grado per qualsivoglia reato purché esuli da illeciti commessi contro la pubblica amministrazione. Quindi, stando a quanto riportato sul blog , anche chi fosse indagato o addirittura condannato in primo grado per associazione mafiosa avrebbe la possibilità di candidarsi e passare le selezioni.

Una leggerezza che potrebbe costare molto all’immacolato pedigree dei 5 stelle, soprattutto in un momento in cui a Roma, a seguito dell’inchiesta Mafia Capitale, impazza uno degli attacchi più feroci dei grillini contro la corruzione all’interno di partiti e istituzioni.

I criteri ricalcano quelli già utilizzati (per la prima volta) in Veneto, ma non in Calabria o in Emilia-Romagna, né in Europa. Criteri che a questo punto sembrerebbero variare di volta in volta. Tanto che l’aggiunta del requisito di “non inquisito” durante le ultime regionalie aveva letteralmente spaccato il Movimento emiliano-romagnolo, a causa dell’esclusione dalle candidature del consigliere regionale Andrea Defranceschi . Sostenuto dal territorio e dalla maggior parte degli eletti, risultava però indagato in quanto capogruppo nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Bologna sulle spese dei gruppi consiliari. A causa di criteri “calati dall’alto” e “non condivisi con una votazione dalla rete”, alcuni dei parlamentari e consiglieri comunali della regione annunciarono perfino l’astensione dalla campagna elettorale.

Tra questi, la deputata riminese Giulia Sarti, che infatti oggi torna sul punto: “Il problema vero è che non si possono scrivere regole in maniera così frettolosa e approssimativa, anche se l’esclusione dei condannati per reati gravi sicuramente è sottintesa”.

Però il problema resta e la Sarti, facente parte della commissione giustizia e antimafia, ha ben presente la delicatezza della questione. C’è il rischio che vi ritroviate candidati condannati per mafia, onorevole?
“Il rischio c’è – ammette – perché le regole sono state scritte male. Sicuramente non è intenzionale: si tratta semplicemente di leggerezza, e sono certa che in ogni caso nessuno dei nostri gruppi locali ne’ lo staff di Milano permetterebbe mai a un condannato in primo grado per reati gravi di potersi candidare – ci tiene a sottolineare – ma ci sarà bisogno di un controllo stringente e auspico che questa lacuna venga colmata il prima possibile”.

Il fatto è, prosegue, che “dobbiamo renderci conto che non siamo più un Movimento di poche persone, stiamo crescendo sempre di più e i nostri territori hanno bisogno di certezze, non di approssimazione”.
In sostanza, ormai i cittadini a 5 stelle non si conoscono più fra loro e i principi condivisi non bastano più a dettar legge – come per altro sembrerebbe confermare l’inasprimento del controllo da parte dei vertici.

Esclude tuttavia senza ombra di dubbio la possibilità di infiltrazioni Jacopo Berti, candidato governatore M5s per la regione Veneto, che spiega: “mi sono occupato io di raccogliere casellario giudiziale e certificato dei carichi pendenti di ciascun candidato. Per quanto ci riguarda, il buon senso viene prima del blog”. Fra i candidati consiglieri già passati dalle griglie delle regionalie venete del mese scorso quindi, nessun dubbio: “al di là di quello che è scritto o non scritto, l’importante è che sei pulito, sennò: cartellino rosso”. E come si spiega allora quella specifica? “Non so dirlo…io non me ne ero nemmeno accorto – ammette – Sarà un refuso”.

Invece è un paradosso: una specifica – “in via definitiva” – che anziché raffinare ancor più la selezione, apre il varco a una macro contraddizione. Non è un problema da poco. Anche perché apre la strada a possibili ricorsi.

“Ci si è preoccupati di escludere gli indagati per reati contro la pubblica amministrazione – conclude Giulia Sarti – lasciando invece campo aperto a condannati in primo grado per qualsiasi reato, anche grave. Queste sono leggerezze che non possiamo permetterci”.

E per il campano Luigi Di Maiotutto a posto? Ormai leader investito del M5s alla testa del direttorio, Di Maio interpellato dall’Espresso sui fatti soprattutto in quanto proveniente da una delle regioni interessate, ha preferito non rispondere.

mader
Ilaria Giupponi per l’Espresso
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Beppe Grillo, Cinque Stelle, Gianroberto Casaleggio, Grillo, l'Espresso, Luis Orellana, mader, Movimento 5 stelle

LUIS ORELLANA: "IL M5S? UNA SRL CHE FOMENTA LE MELE MARCE"


Era il candidato dei Cinque stelle alla presidenza del Senato, una vita fa, quando il movimento aveva appena messo piede a Palazzo. Adesso, Luis Orellana, senatore della componente (ex grillina) Italia lavori in corso nel gruppo misto, è diventato per i grillini un “infame”, una “sanguisuga”, un “verme”. La sua colpa, aver “salvato” il governo, votando il sì determinante all’approvazione, in Senato, della nota di aggiornamento del Def riguardo lo spostamento del pareggio di bilancio al 2017.

 

E’ un po’ poco per darle dell’ “infame”?
“E’ il solito stile. Purtroppo nei Cinque stelle ci sono alcune mele marce, fomentate anche dall’atteggiamento di certi parlamentari – mi riferisco soprattutto ai deputati – che dovrebbero contenere gli eccessi, e invece gli aizzano”.

Facciamola breve: Alessandro Di Battista l’ha definita “verme”.
“Sì, lo so, ho guardato poco gli insulti, non è piacevole e sarebbero da querela. La verità è che la mia è una scelta politica. E, comunque, non ho più doveri di fedeltà verso un mondo che mi ha estromesso”.

Il movimento?
“Il partito, lo chiami partito perché quello è. Un partito di due persone. Anzi, meglio. Una srl, una società, la Casaleggio e associati, che con il suo staff domina tutte le decisioni”.

L’ha pagata qualcuno per votare per Renzi, ieri al Senato?
“No, assolutamente. E non era un voto neanche così importante. Non era un voto di fiducia, non sarebbe caduto il governo”.

Di Stefano dice che lei è assetato di soldi.
“Di Stefano fa una cosa folle: dice che io prendo 500 euro di diaria dal Consiglio d’Europa, ma io non ci vado mai, sono solo un sostituto, sarò andato una volta. Lui invece è titolare e ci va spesso. Insomma accusa me per una cosa che riguarda lui”.

La dipingono come una specie di Scilipoti.
“Chi è contrario al Fiscal Compact, dovrebbe dare un giudizio positivo al fatto che si sposti al 2017 il pareggio di bilancio: o almeno, dovrebbe comprendere il senso della mia posizione”.

Il suo voto è stato però determinante per non fare andare sotto il governo.
“Non solo il mio. Anche quello di Calderoli, per esempio: e infatti nella Lega viene criticato per aver accettato di presiedere l’Aula, cosa che gli ha di fatto impedito di votare (per prassi, chi guida i lavori non vota anche se in teoria potrebbe, ndr). Ma mica gli danno del verme”.

Si vuol iscrivere al Pd, o almeno avvicinarsi a Renzi?
“No, no. La mia posizione è rimasta la stessa di quando ero nei Cinque stelle. Io dialogo, guardo al merito dei provvedimenti. Nel caso specifico, senza dietrologie, sono rimasto alle parole di Renzi. Lo spostamento al 2017 consente di sostenere il bonus da ottanta euro e il taglio dell’Irap. Punto e basta”.

Che giudizio dà del suo governo?
“Sta promettendo tanto e realizzando meno di quel che dice”.

Come li vede i Cinque stelle?
“In quanto opposizione a Renzi si sono sciolti come neve al sole: certo il premier fatica a trovare in loro degli avversari, cosa di cui invece ci sarebbe bisogno. Al senato il gruppo si sta sfaldando. Eravamo 54, ora sono arrivati a 39 e non è detto che l’emorragia si fermi. Possibile che l’abbiano fatto tutti per soldi? Io mi farei delle domande”.

Ce l’ha con loro perché l’hanno cacciata?
“Che fa, il loro gioco? Mi hanno estromesso a gennaio, dopo che insieme ad altri tre avevo espresso delle perplessità – ripeto, perplessità – per il fatto che Grillo, incontrando Renzi, non l’avesse nemmeno fatto parlare. Un’espulsione ratificata da un voto online taroccato”.

Perché dice taroccato, come fa a saperlo?
“Dico taroccato nel senso che nessuno lo può controllare. E’ fatto da Casaleggio, non da un ente terzo. Peraltro, fu preceduto da una mail arrivata a tutti, quindi anche a me, con allegato un video in cui Grillo spiegava perché bisognava espellerci: non una parola sulla nostra posizione. Nessun bilanciamento. Nessuna possibilità di spiegare, di difenderci. Ma il senso del dibattito democratico non è proprio nelle corde di Grillo”.

L’ha seguita la tre giorni al Circo Massimo?
“Il Circo Massimo è stata una buona apoteosi di ciò su cui si regge il movimento: una mediaticità senza concretezza. La controprova la si è vista a Genova: non appena si mette in una zona non controllata, Grillo viene contestato. Giustamente, secondo me”.

mader
Susanna Turco per l’Espresso
Beppe Grillo, Grillo, l'Espresso, Luca Sappino, mader, Movimento 5 stelle

CAOS NEI 5 STELLE EMILIANI PER LA CANDIDATURA ALLE REGIONALI


Il leader dei pentastellati vorrebbe strappare la regione ai democratici e apre alle selezioni per la presidenza. Ma a queste non potrà partecipare il consigliere Defranceschi, accusatore di Richetti e scelta considerata più ovvia fino ad oggi. Perché anche lui forse è indagato per le spese e il regolamento gli vieta di presentarsi.


Gongola, Beppe Grillo, e infierisce sui guai del Partito democratico. «Ma un candidato non indagato e sconosciuto alle procure non ce l’avete?», scrive in un post sul suo blog, a commento delle ultime novità emiliane, nell’inchiesta sulle spese pazze.

Due candidati alle primarie del Pd, i renziani Stefano Bonaccini e Matteo Richetti, risultano indagati , e Beppe Grillo inizia così la campagna elettorale, incurante del fatto che anche il suo capogruppo («È una pura formalità», ha detto Andrea Defranceschi) sia oggetto di controlli. «L’ex presidente Pd della Regione Emilia Romagna Vasco Errani» scrive Grillo, «si è dimesso dopo la condanna per falso ideologico nell’ambito del processo relativo al finanziamento da 1 milione di euro alla coop agricola Terremerse presieduta nel 2006 dal fratello Giovanni». Dopo Errani, difeso dal premier Renzi proprio inoccasione della chisura della festa nazionale del Pd, «il Pd ha annunciato le primarie tra Richetti (attualmente deputato) e Bonaccini», che adesso sono «indagati per peculato nelle inchieste sulle spese pazze dei consiglieri regionali in Emilia Romagna». «La logica» accusa l’ex comico «è semplice: sostituire un condannato con un indagato e lasciare che il tempo faccia la sua parte, sulla pelle dei cittadini».

Richetti e Bonaccini, comunque, incassano il sostegno di Matteo Orfini,presidente del Pd, del ministro Boschi, del Pd di Modena, e quello – forse meno gradito – di Fabrizio Cicchitto: «Giustamente» ha detto il senatore alfaniano, «il ministro Boschi dice che un avviso di garanzia non significa affatto sicurezza di colpevolezza e quindi non può comportare nessun passo indietro sul piano politico». «Questa cosa» aggiunge polemico, «deve però valere non solo per il Pd ma per chiunque faccia politica».

Il Movimento 5 stelle, intanto, proprio oggi ha aperto poi le consultazioni per trovare il proprio candidato. Gli aventi diritto hanno due giorni di tempo per avanzare la propria candidatura, che poi verrà valutata e votata dagli iscritti. A quanto risulta all’Espresso, proprio l’accusatore di Matteo Richetti, autore del dossier sull’uso delle auto blu, e capogruppo 5 stelle Andrea Defranceschi, avrebbe desiderato una candidatura, che però sembrerebbe impedita dal regolamento del Movimento che pare fatto apposta per escluderlo: chi vuole candidarsi in Regione non dovrà, infatti, «aver riportato sentenze di condanna in sede penale, anche non definitive, né essere inquisito». Un problema, questa nuova regola, qualora fosse confermata la posizione di Defranceschi.

Il consigliere 5 stelle – che però a quanto risulta all’Espresso non ha ancora ricevuto la comunicazione della Procura, così come, prima della richiesta di informazioni avanzata degli avvocati, non avevano ricevuto nessuna notizia Richetti e Bonaccini – ha sempre parlato di «formalità», e ha sempre rimandato alle spese rendicontate sul sito del gruppo, almeno per quella che è la sua gestione, che è iniziata dopo l’espulsione del collega Favia.

Ma poco importa, e nel Movimento emiliano sono ore di agitazione per una candidatura che sembrava naturale e che ora rischia di saltare per una stretta decisa ai piani alti del Movimento. Poco importerebbe anche che il consigliere, sospeso dal Movimento in seguito alla richiesta di risarcimento indirizzata a lui e ai colleghi consiglieri dalla Corte dei conti, sia stato riammesso a pieno titolo, quando è stato accolto, il 25 giugno, il suo ricorso. A Defranceschi era stato chiesto di rifondere poco meno 22.000 euro che, lo stesso capogruppo a 5 Stelle, aveva dichiarato di aver speso per pagare due contratti di collaborazione, per prestazioni effettivamente erogate.

Il Pd, invece, dovrebbe sciogliere il nodo della candidatura, valutando un’eventuale nome unitario, nella direzione che è slittata a martedì.

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Luca Sappino per l’Espresso
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PAOLO ROSSI: “BEPPE GRILLO? UN BUFFONE CHE HA SALTATO LO STECCATO”

SATIRA:ROSSI CONTRO L'IMPERO DEL MALE,NON SOLO A TEATROBeppe Grillo? Un buffone che ha saltato lo steccato. La definizione è dell’autore e attore comico Paolo Rossi, in un’intervista a L’Espresso nell’ottobre del 2007.

A chi gli chiede se anche lui voglia rivolgersi alla piazza come il “collega” genovese, Rossi risponde: «Grazie no, mi tengo fuori dal mucchio.

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Attualità

LO SFOGO DI SONIA ALFANO: “CONTRO DI ME IL FANGO DEI 5 STELLE”

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«Sono pazzi». L’eurodeputata Sonia Alfano (ex Idv, eletta da indipendente grillina) che ha risposto sì ai renziani che la vorrebbero nel Pd ricandidata alle europee, è alle prese con gli ex compagni del Movimento 5 stelle.

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I GIORNALISTI DI REPUBBLICA A GRILLO: “DICE BUGIE SU NOSTRI CONTI. E LE INCHIESTE GLI FANNO PAURA”

beppe-grillo-matteoderrico“Nella sua intervista al Fatto Quotidiano Beppe Grillo afferma che i mezzi di comunicazione del Gruppo Espresso, presieduto dall’Ingegner De Benedetti, perdono ‘centinaia di milioni di euro l’anno’. Come ampiamente noto, si tratta di una informazione falsa”. Così, in una nota, il Gruppo Espresso risponde alle parole di Beppe Grillo sul Fatto quotidiano di oggi. Ricordando che che “Il Gruppo ha sempre registrato utili e non perdite, nonostante la crisi economica e di settore che ha colpito gravemente l’editoria. E ciò senza essere beneficiario di contributi pubblici”.

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BEPPE GRILLO ALZA I TONI PER ARRIVARE PRIMO ALLE EUROPEE

grillo-matteoderricoPer arrivare primo alle Europee, Beppe Grillo deve alzare i toni. Alza che ti rialza, però, arrivi a chiederti «a quando il reato penale per menzogna pubblica aggravata? Renzie andrebbe subito al 41 bis». E’ vero lo dice a Napoli durante il suo spettacolo, nei panni di comico dunque, ma ormai da tempo Beppe è un leader politico.

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M5S: PIU’ MANDOLINI PER TUTTI

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Più mandolini per tutti. In particolare, ai ragazzini delle scuole medie. La proposta di legge è stata presentata alla Camera il 13 marzo: sono già passate due settimane e ancora non smette di scatenare ironie su blog e social network. “E queste sarebbero le priorità della scuola italiana?”, il grido di twitter.

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COME CI HANNO RIDOTTO VENT’ANNI DI SILVIO

Piero_Ignazi_matteoderrico

La parabola politica del Cavaliere si conclude con un doppio fallimento: la mancata costituzione di un partito liberale e la modernizzazione del Paese. Se la borghesia italiana non prenderà coscienza del suo ruolo guida, il berlusconismo continuerà a circolare sottotraccia. Continue reading “COME CI HANNO RIDOTTO VENT’ANNI DI SILVIO”

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M5S, FUORI ALTRI CINQUE

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Grillo caccia altri cinque senatori, quelli che avevano rassegnato le loro dimissioni da parlamentari dopo le ultime espulsioni, manifestando il loro disagio. La risposta di Beppe Grillo è però senza scampo e non offre spazi di mediazione: «I senatori dimissionari si sono pertanto isolati dal Movimento 5 Stelle e non possono continuare ad esserne rappresentanti ufficiali nelle istituzioni. Bencini, Bignami, Casaletto, Mussini e Romani sono fuori dal M5S». Continue reading “M5S, FUORI ALTRI CINQUE”